BLOG DI RIFERIMENTO PER STUDENTI UNIVERSITARI,DI MASTER, FREQUENTATORI DI CORSI DI FORMAZIONE PER INDICAZIONI, APPROFONDIMENTI,RICERCHE, LAVORI INDIVIDUALI E DI GRUPPO, REFERENZE BIBLIOGRAFICHE. Blog di riferimento del Master di I Livello "Storia Militare Contemporanea 1796 - 1960 - UNICUSANO Universtà Telematica Roma (direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
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lunedì 29 luglio 2024
Rivista QUADERNI n. 1 del 2024, Anno LXXXV, Supplemento XXXII, 2024, n 1, 31° della Rivista, Gennaio - Marzo 2024
sabato 20 luglio 2024
Giovanni Cecini Canale Storico You Tube Presentazione del Volume "La Giudeofobia nella nostra società"
Mercoledi 22 maggio 2024 Giovanni Cecini ha presentato nel suo canale you tube Alessia Biasiolo autrice del volume qui riprodotto, edito dal Centro Studi sul Valore Militare dell'Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valore Militare
ALESSIA BIASIOLO, IL DIVERSO, TRA PASSATO E FUTURO, La giudeofobia nella nostra società,
Roma, Società Editrice Nuova Cultura – Università Sapienza, Collana I Libri del
Nastro Azzurro, Pag. 296, ISBN 978 88 3365 3259, Euro 30
Prefazione, Gen Dott.
Massimo Coltrinari, Direttore del Centro Studi sul Valore Militare.
Affrontare
il tema della giudeofobia significa addentrarsi nel mondo millenario dei nostri
Padri, scritto a partire dai testi sacri che costituiscono la storia
dell’Umanità. Capire le nostre origini e approfondire argomenti troppo spesso
sulle bocche di tutti soltanto per notizie di cronaca o per fatti riportati
senza verifica e senza contraddittorio, magari a sostegno dell’ideologia del
momento, è doveroso in una società che si vanta della propria evoluzione, ma
che retrocede in tema di comprensione di testo e di cultura. Il vanto di non
aver mai letto un libro da parte di molti, si scontra con la profonda cultura
che ha da sempre caratterizzato il mondo ebraico, dal quale la cultura italiana
ha tratto molti insegnamenti e più di una radice. Il piacere della cultura, di
conoscerla e di tramandarla, così come di crearla innovando la società, è
proprio delle anime elette di ogni tempo e luogo, e di certo è sempre stato
proprio della cultura ebraica. Nel presente volume, l’accento è posto su questo
particolare tratto ebraico, ma anche su tanti motivi o su tante scusanti per
definire, considerare, vivere l’ebreo come diverso. I dati storici qui
riportati sono una meditata sintesi che traccia un percorso puntuale, capace di
dare una spiegazione dell’odio atavico verso gli ebrei, origine della
giudeofobia.
Molte sono
state le ragioni per detestare gli ebrei e molte le loro ragioni per
nascondersi o non apparire per quello che erano: persone colte, istruite,
desiderose di riuscire, spesso benestanti proprio grazie ai loro studi o in
risposta ai limiti loro imposti. Spesso, invece di imparare i migliori aspetti
della cultura ebraica, sono stati usati per giustificare ruberie, soprusi e
violenze, teorie e leggi razziali, epurazioni ed eliminazioni sistematiche. È
evidente che la società tutta non accetta la diversità nel suo interno, mentre
è più semplice accettare le diversità di chi non mette in gioco il potere e il
sapere della società stessa. Il denso excursus che ne risulta in questo lavoro,
permette di avere un quadro chiaro di quanto siamo tutti chiamati a difendere
lo studio e la conoscenza, per non cadere in errori che, come è chiaro in
questo volume, si sono ripetuti nei secoli sempre presentandoli come le
migliori novità.
Alessia Biasiolo, ricercatrice di Storia e agiografa, giornalista e
scrittrice, professoressa di Storia, Geografia e Lingua Italiana presso un
Istituto superiore della Provincia di Brescia, Docente del Master di Storia del
CESVAM presso l’Università Niccolò Cusano di Roma, è Commendatore dell’Ordine
al Merito della Repubblica Italiana.
Socia dell’Istituto del Nastro Azzurro, di A.N.C., di UNUCI e
dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, fa parte del CESVAM
dell’Istituto del Nastro Azzurro come associata, del Collegio dei Redattori
della Rivista “Quaderni” e del Comitato di Redazione del periodico “Il Nastro
Azzurro”. Per anni si è attivamente occupata della difesa dei diritti umani.
Ha al suo attivo varie collaborazioni con testate giornalistiche, una
delle quali dirige, e numerose pubblicazioni di carattere storico e letterario,
tra le quali: “Barricate e battaglie. Vita a Brescia negli anni
dell’Indipendenza italiana”; “L’emozione dell’Unità. Analisi di un fenomeno
sociale a Brescia”; “Ieri e Oggi. Brescia e la sua birra”, ArTi ed.; “Metina.
Un mistero in Franciacorta”; “Una Casa. Una Storia”; “Beata Maria Domenica
Mantovani”, San Paolo ed.; “Beato Giuseppe Nascimbeni”, San Paolo ed.
Nel volume sono riprodotte opere originali di Ivo Compagnoni,
espressamente ispirate dalle presenti pagine di Alessia Biasiolo.
Il
volume è acquistabile in tutte le librerie. Oppure
Presso
la Casa Editrice, (Società Editrice Nuova Cultura attraverso la email:
ordini@nuovacultua.it
o il sito: www.nuovacultura.it/
collane scientifiche)
Presso
la Segreteria dell’Istituto del Nastro Azzurro (segrreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)
Informazioni
e dettagli su www.cesvam.org
mercoledì 10 luglio 2024
Giovanni Riccardo Baldelli Regio Esercito Italiano 1940 1946 Mezzi ed Equipaggiamenti Parte IV
Caratteristiche
carro P/40
Il
carro “P” venne trattato per la prima
volta nella pubblicazione Impiego delle
unità carriste del 1° dicembre 1938. L’impiego dei carri “P” prevedeva che fossero utilizzati per integrare l’azione
dei carri “M” in azioni manovrate (in
modalità decentrata o a massa), o in azioni di rottura (una compagnia carri “P” per ogni Battaglione carri “M”). Nel
corso dello sviluppo del progetto vi furono delle incertezze sulla tipologia di
armamento da installare, che comportarono nel 1942 la riprogettazione della
torretta e dello scafo. Vi furono anche alcune incertezze riguardanti la
tipologia di motore da installare, diesel o benzina, che prolungarono oltremodo
lo sviluppo del progetto. Alla fine, il carro venne adottato il 25 novembre
1942, anche se nessun esemplare entrò mai in servizio con il Regio Esercito.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 alcuni esemplari, infatti, furono
utilizzati dai tedeschi che dopo aver ordinato all’Ansaldo di riprendere la
costruzione del carro li utilizzeranno interrandoli, senza motore, in
postazioni fisse.
La
Formazione di guerra del Battaglione
carri P, prevedeva:
-
un Comando Battaglione, su: plotone comando, plotone recuperi e plotone rifornimento munizioni;
-
tre compagnie carri P, ciascuna su: plotone comando e tre plotoni carri da 4 carri ciascuno,
con
una forza di: 25 Ufficiali, 65 Sottufficiali e 632 militari di truppa (di cui
101 automobilisti) e una dotazione di: due carri
comando, una autoblindo comando e 40 carri
P (di cui uno per la compagnia
comando).
Equipaggio: 4 uomini;
Peso
con equipaggio: 24.000 kg circa;
Lunghezza: 5,870 m;
Larghezza: 2,700 m;
Altezza: 2,450 m;
Armamento: un cannone da 75/18 o da 75/32
e mitragliatrice Breda in calibro 8 in
torretta girevole;
due mitragliatrici
Breda in calibro 8 in casamatta;
Motore: diesel a 12
cilindri;
Potenza: 330 HP;
Velocità
max: 40 km/h su
strada;
Autonomia: 250 km su strada; 10 ore
su terreno vario;
Protezione max: 50/40 mm.
Nicola
PIGNATO e Filippo CAPPELLANO, Gli
autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano – Volume Secondo
(1940-1945), op. cit., pp. 283-289
domenica 30 giugno 2024
giovedì 20 giugno 2024
Missioni Umanitarie di pace. Raccolta testimonianze
L’Istituto
del Nastro Azzurro (tramite il CESVAM -
Centro Studi sul Valore Militare (contriostudicesvam@istitutonastroazzurro.org),
intende raccogliere testimonianze di
appartenenti alle Forze Armate
Italiane e ai Corpi di Polizia che hanno
partecipato a Missioni “Fuori Area” Umanitarie o di altro tipo. La
Testimonianza consiste in un contributo di due facciate (6000) caratteri (vds scheda) da pubblicare
in un volume che si prevede possa raccogliere circa 90 testimonianze suddivise
per Forza Armata e Corpi di Polizia in proporzione. L’obiettivo è quello di
fare memoria per un tratto di storia recente che sta passando dalla cronaca
alla storia. La partecipazione a questa iniziativa è a titolo gratuito, secondo
le consuetudini del CESVAM – Centro Studi sul valore Militare. Ai partecipanti
sarà consegnata la pubblicazione che si prevede possa vedere la luce alla fine
del presente anno. La email di contatto è la presente ricerrca.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Scheda – Traccia per
la Testimonianza
Vuole essere un contributo tratta della esperienza personale e
professionale vissuta nella Missione Umanitaria scelta ed indicata volta a
contribuire una “memoria collettiva”, ancorchè limitata, e circoscritta alle
esigenze della pubblicazione. Di seguito con ampia possibilità di
interpretazione si indicano, per una questione anche di omogeneità, criteri di
massima nella compilazione. Il criterio
generale è la descrizione divulgativa.
Titolo della Esperienza, a cui seguirà Nome e Cognome[1]
Inquadramento generale della Missione – Area Geografica - Periodo
Storico Obiettivo generale
Reparto di appartenenza e il suo ruolo della Missione
Aspetti particolari che si crede
opportuno indicare riguardo a quanto sopra
(aspetti di geografia umana, etnica, ecc)
Proprio ruolo svolto nella Missione[2] (evitare ogni considerazione di carattere
operativo
Particolari aspetti che si vuole evidenziare (evitare ogni considerazione di carattere
operativo)
Proprie considerazioni
conclusive di carattere personale
Retaggio di questa esperienza sotto il profilo personale ed
eventualmente professionale
Note Tecniche
Carattere Paladino
Lynotipe Carattere 12 Spazio 1
Lunghezza di massima tutto
compreso due pagine word..(6000 Caratteri)
1 Foto Personale 1 Carta
Geografica (da non inserire nel testo)
Nella Pubblicazione, vi sarà il Titolo seguito dal Nome e Cognome,
In nota si pubblicherà una scheda anagrafica con i seguenti dati:
(Cognome………………) (Nome…………………..)
Anno di Nascita……………….
Forza Armata di appartenenza…………………..(all’epoca della Missione
Arma/Corpo di appartenenza…………………….(all’epoca della Missione)
Specialità, ………………………………………..(Specialità all’epoca della Missione)
Unità o Reparto…………………………………...(all’epoca della Missione)
Missione…………………………..Area Geografica di intervento………………….
Periodo in cui si è svolta la missione………………….
Grado al momento dello svolgimento della Missione…………
Eventuale Decorazione al Valore di Forza Armata Ricevuta……………………………..
Mario Rossi, 1960, Esercito,
Fanteria, Bersaglieri, 8° Reggimento, II Battaglione, 1a Compagna,
Libano I, Libano – Beirut, ottobre novembre 19, Tenente
domenica 9 giugno 2024
Progetto LIbano Volume 2° Documetazione e Lineamenti
Missioni Umanitarie di Pace
Lineamenti del progetto di
esecuzione
1.
Pubblicazione del Volume 2 del Progetto
“Libano. Riflessioni nel 40° Anniversario”. (Gabinetto del Ministro Progetto
2021). Autori Massimo Coltrinari Claudio Fiori
2.
Il Volume vuole essere un primo
contributo di materiale testimoniale per il Museo delle Missioni
Umanitarie di Montervachi – Ricasoli-
Riferimento Federazione di Arezzo – Siena – Stefano Magiavacchi ( Scheda )
3. Contenuti
del Volume.
10% del testo dedicato al Museo delle
Missioni Umanitarie (anche parte iconografica 16 foto)
90% Pubblicazione di testimonianze di partecipanti
alle missioni umanitarie dal 1982 ad oggi.
4. Struttura
del Volume. Secondo le Pubblicazioni del CESVAM (Copertina a Colori
Presentazione Prefazione, Indice, Ringraziamenti, Nota dell’Autore/Autori,
Premessa, Introduzione, Capitolo I, II, III, IV, Conclusione, Indice dei Nomi
propri Geografici e Militari, Bibliografia, Collana Libri del Nastro azzurro. )
Pagine 200/220 (20 editing e foto/20 Museo/180 Testimonianze per 2 pagine a
testimonianza) Formato 17x24, Copie da
Stampare 200 Costo 1500/2000 Euro, Prezzo di vendita 15 Euro, Possibilità di
II, III Edizione. Spese di Edizione a carico CESVAM.
4.1 Tempi e Realizzazione.
Il
Volume sarà predisposto entro il mese di giugno 2024 il Manoscritto 5. La Casa
Editrice è Archeoares Viterbo Bozza 1 e
Bozza 2 Mese di Luglio Stampa a Seguire. Il Volume sarà distribuito secondo i
criteri in Uso CESVAM. La presentazione del medesimo sarà inserito nei
programmi del Club Ufficiali marchigiani e CESVAM Un cronoprogramma sarà
predisposto dal Direttore del Progetto.
5. Limiti
di ricerca.
Le
testimonianze possono essere illimitate, considerando che oltre 60.000 militari
italiani hanno partecipato almeno ad una missione umanitaria. I Criteri sono
riferti ai due patnerschip realizzativi del progetto. Criteri di scelta delle testimonianze:
a.
Ufficiali subalterni e giovani ufficiali superiori al tempo della Missione
b.
Ricercati nell’ambito del Club Ufficiali Marchigiani (iscritti potenziali circa
300)
c.
Proporzione tra Testimonianze di Esercito Marina Aeronautica Carabinieri
Guardia di Finanza
d.
Ricerca di testimonianze di decorati al Valor Militare
e.
Segnalazioni del Presidente del Club Ufficiali Marchigiani o suoi delegati;
degli Autori; del Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro, del
Direttore del Museo dell Missioni Umanitarie
6. Struttura
della testimonianza.
Una
apposita scheda guida (con una parte anagrafica) sarà predisposta al fine di
dare una struttura di riferimento a tutte le testimonianze, per un contributo
omogeneo.
Per
i contenuti, che devono essere originali e predisposti apposta per questa
esigenza, un Membro del Club Ufficiali
Marchigiani ed un Socio della Federazione Provinciale di Ancona, designato dal
presidente, avranno cura di adeguare la testimonianza ai criteri di
pubblicabilità in relazione ai rispettivi Statuti. La predetta scheda sarà
preceduta da una lettera-invito a firma del Responsabile del progetto sulla
base della Main Listi dei iscritti al Club Ufficiali Marchigiani
7. Obiettivi
correlati.
Per
l’Istituto del Nastro Azzurro e per il
Club Ufficiali Marchigiani significa sviluppare la campagna di adesione secondo
i criteri dello Statuto associativo anche con il recupero di Ufficiali che
momentaneamente si sono allontanati; Per l’Istituto del Nastro Azzurro
significa avvicinare militari con esperienze operative fuori dal territorio nazionale
(Operazioni diverse della guerra) ed aumentare il numero di soci simpatizzanti
di estrazione militare di generazioni recenti.
Contatto
ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Per
ragguagli: Massimo Coltrinari ( direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Ancona Novembre 2023.
venerdì 31 maggio 2024
Giovanni Riccardo Baldelli. Regio Esercito Italiano 1940 -1946 Mezzi ed Equipaggiamenti III Parte
Caratteristiche
carro armato L6/40 e derivati
Della
genesi e degli organici delle unità che furono equipaggiate con il carro L6/40 e derivati si è già parlato nel
testo. Pertanto, di seguito, sono indicate solamente le caratteristiche
principali.
Equipaggio: 3 uomini (pilota,
cannoniere e mitragliere);
Peso
con equipaggio: 6.840 kg (L6/40);
6.825 kg (L6/40 semovente);
Lunghezza: 3,820 m (L6/40 e
semovente 47/32);
Larghezza: 1,800 m;
Altezza: 2,300 m;
Armamento: un cannone mitragliera Breda contraerei da 20/65 mod. 35 in torretta
girevole (carro L6/40) e mitragliatrice Breda 37 in calibro 8;
un cannone
Bohler da 47/32 in casamatta (semovente
su scafo L6/40);
Motore: SPA da 4.053 cm3
a benzina a 4 cilindri in linea;
Potenza: 70 HP;
Rapporto
p/HP: 10,29;
Velocità
max: 33,900 km/h su
strada; 14,000 km/h su terreno vario;
Autonomia: 200 km su strada; 10 ore
su terreno vario;
Protezione max: 30 mm sulla fronte (scafo e
torretta); fianchi 15 mm (scafo); 8 mm (cielo); 6 mm (copertura motore); 10 mm (fondo).
Fonte: Nicola PIGNATO e Filippo CAPPELLANO, Gli autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano – Volume Secondo (1940-1945), USSME, Roma 2002, pp. 193-205
lunedì 20 maggio 2024
Giorgio Madeddu. L'Arma del Genio e la Cartolina di Paolo Caccia Dominioni.
La bandiera del Genio è decorata,
ad oggi, di un Ordine Militare d’Italia, una medaglia d’oro, una d’argento e
una di bronzo al Valore Militare, due medaglie d’oro al Valore dell’Esercito,
una medaglia d’oro al Valore Civile, una medaglia d’oro al Merito Civile e una
medaglia d’Oro di Benemerenza.
La cartolina ci consente di
ricordare, se pur brevemente la figura di Paolo Caccia Dominioni militare e
ingegnere italiano (1896 – 1992). Volontario nella Grande Guerra, veniva
decorato di medaglia di bronzo al Valore Militare (1917), in Africa Orientale gli
veniva conferita la croce di guerra al Valore Militare (1936) mentre nella
Seconda Guerra Mondiale si distingueva a El Alamein meritando la medaglia
d’argento al Valore Militare (1942). Dopo l’8 settembre 1943, assumeva il
comando di un distaccamento partigiano, catturato, sopportava atroci torture
senza svelare informazioni dal nemico rimanendo permanentemente invalido e
meritando la seconda medaglia di bronzo al Valore Militare. Il nome di Paolo
Caccia Dominioni rimarrà legato alla sua opera di ricerca dei caduti italiani e
al Sacrario Militare di El Alamein da egli voluto e costruito. Per questa sua
missione, in occasione del 60° anniversario della battaglia di El Alamein (2002)
il Presidente della Repubblica conferiva, “alla memoria” del col. Caccia
Dominioni, la medaglia d’oro al Valore dell’Esercito.

venerdì 10 maggio 2024
martedì 30 aprile 2024
Giovanni Riccardo Baldelli . Regio Esercito 1940 - 1946 Mezzi ed Equipaggiamenti II
Caratteristiche del carro armato M 11-39
Il
16 maggio del 1938 fu presentato al Capo del governo protempore il nuovo carro
di rottura. In seguito ad alcune modifiche apportate al prototipo iniziale, il primo
carro di preserie uscì dagli stabilimenti a luglio 1939. L’agosto seguente, una
compagnia dei carri M 11 di preserie partecipò alle manovre estive del
1939, per essere presentato
a Mussolini, con alcune lievi modifiche rispetto ai primi esemplari prodotti,
il 26 ottobre successivo. Al momento dell’ingresso in servizio dell’M 11 era
stata definita un’esigenza di equipaggiare tre divisioni corazzate ciascuna
dotata di un massimo di tre battaglioni da 184 carri ciascuno, con un
fabbisogno totale di 584 unità. Le formazioni di guerra approvate sempre nel
1939, prevedevano un Battaglione
articolato in:
- un Comando di Battaglione,
su: 7 Ufficiali, 10 Sottufficiali 42 Graduati e militari di truppa, 5 carri M
11, autovettura, 3 autocarri SPA
“Dovunque”, 7 autocarri pesanti trattori, 1 trattore pesante campale, 2
rimorchi Mangiapan o Pavesi Tolotti, 2 autobotti, 1
autofficina e 4 motociclette biposto;
- due compagnie
carri, per un complessivo: di 10 Ufficiali, 24 Sottufficiali 152 Graduati e
militari di truppa, 26 carri M 11, 2 autovetturette, 2 autocarri SPA “Dovunque”, 30 autocarri pesanti
trattori, 26 carrelli, un adeguato numero di trattori pesanti campali, di
rimorchi Mangiapan o Pavesi Tolotti e autofficine e 4
motociclette biposto.
Equipaggio: 3 uomini (pilota,
cannoniere e mitragliere);
Peso: 11.000 kg circa;
Lunghezza: 4,730 m;
Larghezza: 2,180 m;
Altezza: 2,300 m;
Armamento: un
cannone da 37/40 in casamatta a destra dello scafo;
due mitragliatrici Breda 38 calibro 8 mm in torretta
girevole;
Motore: da
11.140 cm3 a ciclo diesel a 8 cilindri;
Potenza: 105
HP a 1.800 giri;
Rapporto
p/HP: 9,54;
Velocità
max: 33,900
km/h su strada; 14,000 km/h su terreno vario;
Autonomia: 200
km su strada; 10 ore su terreno vario;
Protezione max: 30 mm sulla fronte (scafo e
torretta); fianchi 15 mm (scafo); 8 mm (cielo); 6 mm (copertura motore); 10 mm
(fondo).
Nicola
PIGNATO e Filippo CAPPELLANO, Gli
autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano. Volume primo (dalle
origini fino al 1939), USSME, Roma 2002, pp. 591-605
mercoledì 24 aprile 2024
Conferenza. Testimonianze sulla Guerra di Liberazione. Roma 3 maggio 2024.
L’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti decorati al Valore Militare tramite il CESVAM Centro Studi sul Valore Militare
VENERDI 3 MAGGIO 2024 ORE 16,30 a Piazza Galeno 1 Viale Regina Margherita Sala Grande della Presidenza Nazionale parlerà un protagonista di allora su:
TESTIMONIANZE SULLA GUERRA DI LIBERAZIONE
di VINCENZO D’ANTRASSI
Nell’occasione dell’80°mo anniversario (1944), sarà illustrato un volume del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione: 1944 Dalla Speranza alla delusione (Compendio e Glossario)
Interverranno gli autori : Osvaldo Biribicchi, Massimo Coltrinari.
Info. Segreteria Generale cell. 3517968406
sabato 20 aprile 2024
L’ 8 settembre visto da un allievo del’Accademia Navale di Livorno
L’ 8 settembre visto da
un allievo del’Accademia Navale di Livorno
Sergio Benedetto
Sabetta
Quanto
riportato di seguito è tratto dalla lettera spedita nel 1944 dall’allievo di
ruolo del II anno Giuseppe Andreatta al padre Comandante Ernani Antonio,
internato in Tailandia con l’equipaggio della motonave “Sumatra”,
autoaffondatasi nel 1941.
Dal testo
emerge chiaramente la sorpresa, lo smarrimento sia degli allievi che dei loro
ufficiali istruttori alla improvvisa notizia dell’armistizio all’alba dell’8
settembre 1943, con le conseguenti indecisioni, ma nonostante tutto si cerca di
riorganizzarsi con la decisione dell’Alto Comando della Regia Accademia Navale
di continuare i corsi nonostante la perplessità degli allievi:
“… Spuntava l’alba dell’8 settembre e le due
navi (“Vespucci” e “Colombo”) si preparavano ad una delle solite uscite della
durata di 12 ore nel Golfo di Trieste, per dare modo a noi allievi di imparare
qualcosa sull’arte del veleggiare, quando improvvisamente giunse l’ordine di
sospendere ogni movimento. Le domande più disparate si incrociavano alle più
impensate risposte, le opinioni più strambe si alternavano alle discussioni più
assurde. Verso le 14, giunse l’ordine di salpare per destinazione ignota. Alle
16 lentamente e maestosamente le due navi una dietro l’altra lasciavano il
porto e dirigevano su Pola. La velocità non era molto elevata, sei nodi, il
mare e il tempo magnifici: una tonda Luna illuminava le acque e dava a tutto il
paesaggio un aspetto meraviglioso.
Tutte le navi che si trovavano nel porto al più presto
cercarono di salpare e di dirigere verso sud. Ci passarono dinanzi il
“Saturnia” e il “Giulio Cesare” e altri mercantili. Alle 2, il Comandante della
nave diede a tutti la notizia dell’armistizio accolto dai marinai con segni di
giubilo, da noi con un senso di penoso scoramento. Mi trovavo di vedetta sulla
“coffa di trinchetto” e la notizia mi fece una impressione enorme: la guerra
inevitabilmente perduta, tutte le nostre aspirazioni, i nostri sogni, il nostro
futuro distrutto.
La vita cominciava a darmi i primi colpi: fulminea,
istantanea sorse in me l’idea che ormai non c’era più niente da fare, che la
mia carriera era distrutta e impossibile: non mi restava che dare le dimissioni
non appena fossimo giunti a destinazione. Ma le cose non erano così semplici:
il destino ci attendeva al varco per divertirsi. E così fu. Da allora tutta la
mia vita non è stata che una beffa ironica.
Giungemmo a Pola alle 2 di notte del 9 settembre ed ivi
restammo sino alla mattina per far viveri. Verso le 9, un aereo tedesco ci
sorvolò senza dar segno di aggressione, la corazzata “Giulio Cesare” si
preparava a partire. Interrompemmo i rifornimenti e salpammo alla volta di
Lussino. La nostra odissea che doveva durare sei giorni era cominciata: le
condizioni atmosferiche erano sempre ottime e tutti noi presi dalla bellezza
della navigazione tra quelle isole di sogno vivevamo inconsci del pericolo che
da ogni parte ci poteva sovrastare.
Intanto la radio annunciava le prime notizie: i tedeschi
si impadronivano dell’Italia, i soldati italiani si consegnavano spontaneamente
credendo che presto sarebbero andati a casa, altri se ne andavano direttamente,
la disorganizzazione più completa regnava ovunque. Peggio di così un armistizio
non si poteva fare. Gli alleati di ieri sono i nemici di oggi: abbiamo tradito
i tedeschi e non ci restava che consegnarci agli ex
nemici. Così pensavano gli alti comandi e così
tentarono di fare: gran parte di noi allievi non la pensava così: le
discussioni si accendevano, i partiti si formavano, gli equipaggi borbottavano.
A bordo del “Vespucci” sorse qualche disordine, sul “Colombo” la calma era
relativa. Tutta l’Italia era in fiamme.
A Lussino non c’è acqua, non ci si può fermare e dopo
lunghi giri dinanzi all’isola si prende l’alto mare e si dirige per sud. Sono
in plancia, al brogliaccio intercetto per caso una cifratura di un
dispaccio ricevuto in quel momento
“Dirigere su Cattaro alt – rotta d’altura – alt”: così diceva il cifrato si
avvista una motovedetta tedesca che fortunatamente scompare quanto prima
all’orizzonte. La sagoma di un sommergibile ci fa rabbrividire tutti per un
istante ma anche questa scompare. La fortuna ci assiste e ci assisterà in un
modo sfacciato. Credo che le uniche armi a bordo fossero stati i moschetti del
picchetto. La magnifica alberatura della quale le due navi andavano fiere
diventava ora immensamente pericolosa. “Scroccammo” i “controvelacci” e
disalberammo gli alberetti per diminuire un poco la visibilità. Il mare era
sempre calmissimo ed il tempo stupendo.
All’altezza di Cattaro, ricevemmo una comunicazione la
quale diceva che in quella località si trovavano i tedeschi: aggiungeva tra
l’altro di non comunicare più con nessuno e di non fare affidamento su alcuna
trasmissione. Eravamo dunque soli in mezzo all’Adriatico nell’impossibilità di
comunicare: radio Roma aveva cessato di trasmettere. I viveri non erano molto
abbondanti ma più che sufficienti, l’acqua scarsa, il combustibile abbondante,
le macchine erano una incognita. Si inverte la rotta, poi si accosta di 90° e
si dirige per Ovest, indi si decide, o meglio, i Comandanti decidono
inconsciamente di ritornare verso Nord a Venezia, dato che hanno saputo che
quella città è ancora libera e resiste ai tedeschi. Ma di preciso non si sa
niente, soltanto che queste due “antiche caravelle” cariche di allievi si
trovano in completa balia del destino. E questo fu fin troppo benevolo dato che
ne abusammo più di quello che non fosse necessario.
All’altezza del Po, incontrammo un peschereccio che
scappava da Venezia poiché la città stava per essere presa dai tedeschi: “Invertite
la rotta! I tedeschi hanno già preso il porto e l’idroscalo; la motonave
“Saturnia” dopo aver preso a bordo gli allievi (erano questi gli allievi o
meglio i concorrenti del primo corso che si trovavano a Venezia per sostenere
gli esami di concorso) è partita verso il Sud!” così dicevano i pescatori.
E per l’ennesima volta cambiammo rotta: la calma
incomincia a mancare, i nervi si tendono sempre più, la paura che la fortuna ci
abbandoni diventa sempre maggiore; basterebbe un aereo con due bombe per
spacciarci. Decidono allora di puntare su Ancona per vedere s quella zona era
ancora libera ma ben presto si ritorna sopra su quella decisione per invertire
la rotta ancora una volta allo scopo di dirigere alle foci del Po: quivi le
navi sarebbero andate in secca e ognuno sarebbe andato per i fatti suoi:
l’incoscienza del comando era massima.
Poco più sopra di Ancona, il grido di una vedetta ci fa
sussultare: “ Sommergibile a dritta!” Infatti una torretta, coronata da due
poderosi baffi bianchi a prora, veniva verso di noi con rotta di collisione.
Per un momento la sensazione che tutto era finito, che la nostra odissea sarebbe
terminata tragicamente aleggiò su tutti noi; se non che, le precisazioni del
Comandante che assicurò, dopo aver scrutato attraverso il cannocchiale, che la
bandiera risultava nazionale, risollevò d’un colpo gli spiriti. Si trattava
infatti del sommergibile “Ametiste” che
anch’esso come noi girovagava per l’Adriatico in cerca di un asilo sicuro.
Breve intervista tra i comandanti e, per un’ ultima volta, si inverte la rotta: la meta è
rappresentata dalle isole Tremiti, sotto il Gargano, dove sembra che non ci
siano tedeschi. Considerando però che queste isole erano sotto la diretta
minaccia degli aerei di base a Foggia, poco distante per via aria, decidono
alla fine di dirigere su Brindisi. All’altezza di questa località due corvette
italiane ci vengono a prendere; ansimando le due navi si accingono all’ultima
fatica, ma la macchina del “Colombo” non resiste e con un profondo sospiro
seguito da uno schianto metallico si arresta.
Per
fortuna, ci sono i motori ausiliari che permettono di continuare. Dopo sei giorni
di vicissitudini, di cielo e di mare, di timori e di speranze, di notti passate
in coperta, finalmente un poco di riposo e di quiete.
A Brindisi troviamo sia gli allievi della 1° e 3° classe
che erano fuggiti da Venezia sulla motonave “Saturnia” assieme a tutti
professori e al personale dell’Accademia. … “
Da : Memorie
di guerra e di naufragi, 53 -55, in E. Andreatta, C. Gatti, B. Malatesta, B.
Sacella, P. Schiaffino, Le storie nella scia. Tutti hanno il loro mare,
Tipografia Meca, Recco, 2022.
giovedì 4 aprile 2024
CONFERENZA. Le centurie del Genio nella Grande Guerra. Roma, Piazza Galeno 1, Venerdi 12 aprile 2024, ore 16,30. INVITO
L'Istituto del Nastro Azzurro - Centro Studi sul Valore Militare CESVAM
domenica 31 marzo 2024
Giovanni Riccardo Baldelli . Regio Esercito 1940 - 1946 Mezzi ed Equipaggiamenti
Caratteristiche
carro armato L3/ 33 -35
Nel
1928 venne messo allo studio l’opportunità di dotare il Regio Esercito di un
carro armato leggero che potesse essere utilizzato in compiti di esplorazione e
di appoggio alla fanteria. I progettisti dell’Ansaldo, che iniziarono i primi
studi nel 1930, si ispirarono al carro inglese Carden-Lloyd Mark VI, sul cui scafo realizzarono alcuni prototipi.
Una prima serie di carri armati fu classificata come CV 21. Nel 1933, da qui l’appellativo di Carro Veloce 33 (C.V. 33), si arrivò a realizzare una prima
versione definitiva, che nell’anno successivo, in seguito ad alcune modifiche
apportate all'armamento (installazione di due mitragliatrici FIAT mod 35) e ad altre componenti,
portò alla definizione di una seconda serie di 500 Carri Veloci che vennero definiti come Ansaldo tipo Carro Veloce 35 (C.V. 35). Nel 1938 i carri di nuova
produzione installarono due mitragliatrici BREDA in luogo delle FIAT.
Alcuni
carri sopravvissero alla Seconda Guerra Mondiale e furono utilizzati nell’immediato
dopoguerra dai reparti del Corpo delle
Guardie di Pubblica Sicurezza (attuale Polizia di Stato).
Equipaggio: 2 uomini (capocarro
mitragliere e pilota);
Peso: 3.100 kg (L3-33);
3.456 kg (L3-35); 3.200 kg (L3-33);
Lunghezza: 3,167 m (L3-33); 3,150 m
(L3-35); 3,200 m (L3-33);
Larghezza: 1,400 m (L3-33); 1,400
kg (L3-35); 1,460 kg (L3-33);
Altezza: 1,287 m (L3-33); 1,28
m (L3-35); 1,300 m (L3-33);
Armamento: una mitragliatrice FIAT
AV (L 3-33), due mitragliatrici FIAT mod. 14/35 (L 3-35); due mitragliatrici
Breda 38 (L 3-38);
Motore: da
2.745 cm3 benzina a 4 cilindri;
Potenza: 43 CV;
Rapporto
p/HP 13,87 (L3-33); 12,44
(L3-35); 13,43 (L3-33);
Velocità
max: 38/42
km/h su strada; 14,4/15 km/h su terreno vario;
Autonomia: 130/140
km su strada; 5/6 ore su terreno vario;
Protezione max: 14 mm (fronte); 8 mm (fianchi); 7
mm (cielo).
Nicola
PIGNATO e Filippo CAPPELLANO, Gli
autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano. Volume primo (dalle
origini fino al 1939), USSME, Roma 2002, pp. 529-531 e pp. 558-559

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