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lunedì 29 luglio 2024

sabato 20 luglio 2024

Giovanni Cecini Canale Storico You Tube Presentazione del Volume "La Giudeofobia nella nostra società"

  Mercoledi 22 maggio 2024 Giovanni Cecini ha presentato nel suo canale you tube Alessia Biasiolo autrice del volume qui riprodotto, edito dal Centro Studi sul Valore Militare dell'Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valore Militare


Chi volesse ascoltare la trasmissione su You tube può andare appunto su You Tube,
digitare Giovanni Cecini  - Alessia Biasiolo, La Giudeofobia nella nostra Società



ALESSIA BIASIOLO, IL DIVERSO, TRA PASSATO E FUTURO, La giudeofobia nella nostra società, Roma, Società Editrice Nuova Cultura – Università Sapienza, Collana I Libri del Nastro Azzurro, Pag. 296, ISBN 978 88 3365 3259, Euro 30

Prefazione, Gen Dott. Massimo Coltrinari, Direttore del Centro Studi sul Valore Militare.

 

Affrontare il tema della giudeofobia significa addentrarsi nel mondo millenario dei nostri Padri, scritto a partire dai testi sacri che costituiscono la storia dell’Umanità. Capire le nostre origini e approfondire argomenti troppo spesso sulle bocche di tutti soltanto per notizie di cronaca o per fatti riportati senza verifica e senza contraddittorio, magari a sostegno dell’ideologia del momento, è doveroso in una società che si vanta della propria evoluzione, ma che retrocede in tema di comprensione di testo e di cultura. Il vanto di non aver mai letto un libro da parte di molti, si scontra con la profonda cultura che ha da sempre caratterizzato il mondo ebraico, dal quale la cultura italiana ha tratto molti insegnamenti e più di una radice. Il piacere della cultura, di conoscerla e di tramandarla, così come di crearla innovando la società, è proprio delle anime elette di ogni tempo e luogo, e di certo è sempre stato proprio della cultura ebraica. Nel presente volume, l’accento è posto su questo particolare tratto ebraico, ma anche su tanti motivi o su tante scusanti per definire, considerare, vivere l’ebreo come diverso. I dati storici qui riportati sono una meditata sintesi che traccia un percorso puntuale, capace di dare una spiegazione dell’odio atavico verso gli ebrei, origine della giudeofobia.

Molte sono state le ragioni per detestare gli ebrei e molte le loro ragioni per nascondersi o non apparire per quello che erano: persone colte, istruite, desiderose di riuscire, spesso benestanti proprio grazie ai loro studi o in risposta ai limiti loro imposti. Spesso, invece di imparare i migliori aspetti della cultura ebraica, sono stati usati per giustificare ruberie, soprusi e violenze, teorie e leggi razziali, epurazioni ed eliminazioni sistematiche. È evidente che la società tutta non accetta la diversità nel suo interno, mentre è più semplice accettare le diversità di chi non mette in gioco il potere e il sapere della società stessa. Il denso excursus che ne risulta in questo lavoro, permette di avere un quadro chiaro di quanto siamo tutti chiamati a difendere lo studio e la conoscenza, per non cadere in errori che, come è chiaro in questo volume, si sono ripetuti nei secoli sempre presentandoli come le migliori novità.

 

Alessia Biasiolo, ricercatrice di Storia e agiografa, giornalista e scrittrice, professoressa di Storia, Geografia e Lingua Italiana presso un Istituto superiore della Provincia di Brescia, Docente del Master di Storia del CESVAM presso l’Università Niccolò Cusano di Roma, è Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Socia dell’Istituto del Nastro Azzurro, di A.N.C., di UNUCI e dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, fa parte del CESVAM dell’Istituto del Nastro Azzurro come associata, del Collegio dei Redattori della Rivista “Quaderni” e del Comitato di Redazione del periodico “Il Nastro Azzurro”. Per anni si è attivamente occupata della difesa dei diritti umani.

Ha al suo attivo varie collaborazioni con testate giornalistiche, una delle quali dirige, e numerose pubblicazioni di carattere storico e letterario, tra le quali: “Barricate e battaglie. Vita a Brescia negli anni dell’Indipendenza italiana”; “L’emozione dell’Unità. Analisi di un fenomeno sociale a Brescia”; “Ieri e Oggi. Brescia e la sua birra”, ArTi ed.; “Metina. Un mistero in Franciacorta”; “Una Casa. Una Storia”; “Beata Maria Domenica Mantovani”, San Paolo ed.; “Beato Giuseppe Nascimbeni”, San Paolo ed.

 

Nel volume sono riprodotte opere originali di Ivo Compagnoni, espressamente ispirate dalle presenti pagine di Alessia Biasiolo. 

Il volume è acquistabile in tutte le librerie. Oppure

Presso la Casa Editrice, (Società Editrice Nuova Cultura attraverso la email:

ordini@nuovacultua.it o il sito: www.nuovacultura.it/ collane scientifiche)

Presso la Segreteria dell’Istituto del Nastro Azzurro (segrreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

Informazioni e dettagli su www.cesvam.org



mercoledì 10 luglio 2024

Giovanni Riccardo Baldelli Regio Esercito Italiano 1940 1946 Mezzi ed Equipaggiamenti Parte IV

 

 

Caratteristiche carro P/40

 

Il carro “P” venne trattato per la prima volta nella pubblicazione Impiego delle unità carriste del 1° dicembre 1938. L’impiego dei carri “P” prevedeva che fossero utilizzati per integrare l’azione dei carri “M” in azioni manovrate (in modalità decentrata o a massa), o in azioni di rottura (una compagnia carri “P” per ogni Battaglione carri “M”). Nel corso dello sviluppo del progetto vi furono delle incertezze sulla tipologia di armamento da installare, che comportarono nel 1942 la riprogettazione della torretta e dello scafo. Vi furono anche alcune incertezze riguardanti la tipologia di motore da installare, diesel o benzina, che prolungarono oltremodo lo sviluppo del progetto. Alla fine, il carro venne adottato il 25 novembre 1942, anche se nessun esemplare entrò mai in servizio con il Regio Esercito. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 alcuni esemplari, infatti, furono utilizzati dai tedeschi che dopo aver ordinato all’Ansaldo di riprendere la costruzione del carro li utilizzeranno interrandoli, senza motore, in postazioni fisse.

La Formazione di guerra del Battaglione carri P, prevedeva:

-      un Comando Battaglione, su: plotone comando, plotone recuperi e plotone rifornimento munizioni;

-      tre compagnie carri P, ciascuna su: plotone comando e tre plotoni carri da 4 carri ciascuno,

con una forza di: 25 Ufficiali, 65 Sottufficiali e 632 militari di truppa (di cui 101 automobilisti) e una dotazione di: due carri comando, una autoblindo comando e 40 carri P (di cui uno per la compagnia comando).

 

Equipaggio:                        4 uomini;

Peso con equipaggio:      24.000 kg circa;

Lunghezza:                        5,870 m;

Larghezza:                          2,700 m;

Altezza:                               2,450 m;

Armamento:                       un cannone da 75/18 o da 75/32 e mitragliatrice Breda in calibro 8 in torretta girevole;

due mitragliatrici Breda in calibro 8 in casamatta;

Motore:                                 diesel a 12 cilindri;

Potenza:                               330 HP;

Velocità max:                     40 km/h su strada;

Autonomia:                        250 km su strada; 10 ore su terreno vario;

Protezione max:               50/40 mm.

 

Nicola PIGNATO e Filippo CAPPELLANO, Gli autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano – Volume Secondo (1940-1945), op. cit., pp. 283-289



 


giovedì 20 giugno 2024

Missioni Umanitarie di pace. Raccolta testimonianze

 


L’Istituto del Nastro Azzurro (tramite il CESVAM  - Centro Studi sul Valore Militare (contriostudicesvam@istitutonastroazzurro.org),  intende raccogliere testimonianze di appartenenti  alle Forze Armate Italiane  e ai Corpi di Polizia che hanno partecipato a Missioni “Fuori Area” Umanitarie o di altro tipo. La Testimonianza consiste in un contributo di due facciate  (6000) caratteri (vds scheda) da pubblicare in un volume che si prevede possa raccogliere circa 90 testimonianze suddivise per Forza Armata e Corpi di Polizia in proporzione. L’obiettivo è quello di fare memoria per un tratto di storia recente che sta passando dalla cronaca alla storia. La partecipazione a questa iniziativa è a titolo gratuito, secondo le consuetudini del CESVAM – Centro Studi sul valore Militare. Ai partecipanti sarà consegnata la pubblicazione che si prevede possa vedere la luce alla fine del presente anno. La email di contatto è la presente ricerrca.cesvam@istitutonastroazzurro.org

 Scheda – Traccia per la Testimonianza

Vuole essere un contributo tratta della esperienza personale e professionale vissuta nella Missione Umanitaria scelta ed indicata volta a contribuire una “memoria collettiva”, ancorchè limitata, e circoscritta alle esigenze della pubblicazione. Di seguito con ampia possibilità di interpretazione si indicano, per una questione anche di omogeneità, criteri di massima nella compilazione.   Il criterio generale è la descrizione divulgativa.

Titolo della Esperienza, a cui seguirà  Nome e Cognome[1]

Inquadramento generale della Missione – Area Geografica - Periodo Storico Obiettivo generale

Reparto di appartenenza e il suo ruolo della Missione

Aspetti  particolari che si crede opportuno indicare riguardo a quanto sopra  (aspetti di geografia umana, etnica, ecc)

Proprio ruolo svolto nella Missione[2]  (evitare ogni considerazione di carattere operativo

Particolari aspetti che si vuole evidenziare  (evitare ogni considerazione di carattere operativo)

Proprie considerazioni  conclusive  di carattere personale

Retaggio di questa esperienza sotto il profilo personale ed eventualmente professionale

 

Note Tecniche

Carattere  Paladino Lynotipe  Carattere 12  Spazio 1

Lunghezza  di massima tutto compreso due pagine word..(6000 Caratteri)

1 Foto Personale  1 Carta Geografica (da non inserire nel testo)

 

Nella Pubblicazione, vi sarà il Titolo seguito dal Nome e Cognome, In nota si pubblicherà una scheda anagrafica con i seguenti dati:

(Cognome………………)  (Nome…………………..)

Anno di Nascita……………….

Forza Armata di appartenenza…………………..(all’epoca della Missione

Arma/Corpo di appartenenza…………………….(all’epoca della Missione)

Specialità, ………………………………………..(Specialità all’epoca della Missione)

Unità o Reparto…………………………………...(all’epoca della Missione)

Missione…………………………..Area Geografica di intervento………………….

Periodo in cui si è svolta la missione………………….

Grado al momento dello svolgimento della Missione…………

Eventuale Decorazione al Valore di Forza Armata Ricevuta……………………………..

 

Mario Rossi, 1960, Esercito, Fanteria, Bersaglieri, 8° Reggimento, II Battaglione, 1a Compagna, Libano I, Libano – Beirut, ottobre novembre 19, Tenente



[1]      Si inseriranno i dati della scheda anagrafica

[2]      Eventuali pubblicazioni edite con il proprio nome  messe in nota (articoli, saggi, libri pubblicati)

domenica 9 giugno 2024

Progetto LIbano Volume 2° Documetazione e Lineamenti

 




Missioni Umanitarie di Pace

Lineamenti del progetto di esecuzione   

 

 

1. Pubblicazione del Volume 2  del Progetto “Libano. Riflessioni nel 40° Anniversario”. (Gabinetto del Ministro Progetto 2021). Autori  Massimo Coltrinari  Claudio Fiori

 

2. Il Volume vuole essere un primo  contributo di materiale testimoniale per il Museo delle Missioni Umanitarie di Montervachi – Ricasoli-  Riferimento Federazione di Arezzo – Siena – Stefano Magiavacchi  ( Scheda )

 

3. Contenuti del Volume.

     10% del testo dedicato al Museo delle Missioni Umanitarie (anche parte iconografica 16 foto)

     90% Pubblicazione di testimonianze di partecipanti alle missioni umanitarie dal 1982 ad oggi.     

 

4. Struttura del Volume. Secondo le Pubblicazioni del CESVAM (Copertina a Colori Presentazione Prefazione, Indice, Ringraziamenti, Nota dell’Autore/Autori, Premessa, Introduzione, Capitolo I, II, III, IV, Conclusione, Indice dei Nomi propri Geografici e Militari, Bibliografia, Collana Libri del Nastro azzurro. ) Pagine 200/220 (20 editing e foto/20 Museo/180 Testimonianze per 2 pagine a testimonianza)  Formato 17x24, Copie da Stampare 200 Costo 1500/2000 Euro, Prezzo di vendita 15 Euro, Possibilità di II, III Edizione. Spese di Edizione a carico CESVAM.

 

4.1  Tempi e Realizzazione.

Il Volume sarà predisposto entro il mese di giugno 2024 il Manoscritto 5. La Casa Editrice  è Archeoares Viterbo Bozza 1 e Bozza 2 Mese di Luglio Stampa a Seguire. Il Volume sarà distribuito secondo i criteri in Uso CESVAM. La presentazione del medesimo sarà inserito nei programmi del Club Ufficiali marchigiani e CESVAM Un cronoprogramma sarà predisposto dal Direttore del Progetto.

 

5. Limiti di ricerca.

Le testimonianze possono essere illimitate, considerando che oltre 60.000 militari italiani hanno partecipato almeno ad una missione umanitaria. I Criteri sono riferti ai due patnerschip realizzativi del progetto.     Criteri di scelta delle testimonianze:

a. Ufficiali subalterni e giovani ufficiali superiori al tempo della Missione

b. Ricercati nell’ambito del Club Ufficiali Marchigiani (iscritti potenziali circa 300)

c. Proporzione tra Testimonianze di Esercito Marina Aeronautica Carabinieri Guardia di Finanza

d. Ricerca di testimonianze di decorati al Valor Militare

e. Segnalazioni del Presidente del Club Ufficiali Marchigiani o suoi delegati; degli Autori; del Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro, del Direttore del Museo dell Missioni Umanitarie

 

6. Struttura della testimonianza.

Una apposita scheda guida (con una parte anagrafica) sarà predisposta al fine di dare una struttura di riferimento a tutte le testimonianze, per un contributo omogeneo.

Per i contenuti, che devono essere originali e predisposti apposta per questa esigenza,  un Membro del Club Ufficiali Marchigiani ed un Socio della Federazione Provinciale di Ancona, designato dal presidente, avranno cura di adeguare la testimonianza ai criteri di pubblicabilità in relazione ai rispettivi Statuti. La predetta scheda sarà preceduta da una lettera-invito a firma del Responsabile del progetto sulla base della Main Listi dei iscritti al Club Ufficiali Marchigiani

 

7. Obiettivi correlati.

Per l’Istituto del Nastro Azzurro e per  il Club Ufficiali Marchigiani significa sviluppare la campagna di adesione secondo i criteri dello Statuto associativo anche con il recupero di Ufficiali che momentaneamente si sono allontanati; Per l’Istituto del Nastro Azzurro significa  avvicinare militari con esperienze  operative fuori dal territorio nazionale (Operazioni diverse della guerra) ed aumentare il numero di soci simpatizzanti di estrazione militare di generazioni recenti.

 

Contatto ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org

Per ragguagli: Massimo Coltrinari ( direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org

 

 Ancona Novembre 2023.

venerdì 31 maggio 2024

Giovanni Riccardo Baldelli. Regio Esercito Italiano 1940 -1946 Mezzi ed Equipaggiamenti III Parte

  


Caratteristiche carro armato L6/40 e derivati

 

Della genesi e degli organici delle unità che furono equipaggiate con il carro L6/40 e derivati si è già parlato nel testo. Pertanto, di seguito, sono indicate solamente le caratteristiche principali.

 

Equipaggio:                        3 uomini (pilota, cannoniere e mitragliere);

Peso con equipaggio:      6.840 kg (L6/40); 6.825 kg (L6/40 semovente);

Lunghezza:                        3,820 m (L6/40 e semovente 47/32);

Larghezza:                          1,800 m;

Altezza:                               2,300 m;

Armamento:                       un cannone mitragliera Breda contraerei da 20/65 mod. 35 in torretta girevole (carro L6/40) e mitragliatrice Breda 37  in calibro 8;

un cannone Bohler da 47/32 in casamatta (semovente su scafo L6/40);

Motore:                                 SPA da 4.053 cm3 a benzina a 4 cilindri in linea;

Potenza:                               70 HP;

Rapporto p/HP:                10,29;

Velocità max:                     33,900 km/h su strada; 14,000 km/h su terreno vario;

Autonomia:                        200 km su strada; 10 ore su terreno vario;

Protezione max:               30 mm sulla fronte (scafo e torretta); fianchi 15 mm (scafo); 8 mm (cielo); 6 mm (copertura motore); 10 mm (fondo).

 Fonte: Nicola PIGNATO e Filippo CAPPELLANO, Gli autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano – Volume Secondo (1940-1945), USSME, Roma 2002, pp. 193-205



lunedì 20 maggio 2024

Giorgio Madeddu. L'Arma del Genio e la Cartolina di Paolo Caccia Dominioni.

 



La bandiera del Genio è decorata, ad oggi, di un Ordine Militare d’Italia, una medaglia d’oro, una d’argento e una di bronzo al Valore Militare, due medaglie d’oro al Valore dell’Esercito, una medaglia d’oro al Valore Civile, una medaglia d’oro al Merito Civile e una medaglia d’Oro di Benemerenza.

La cartolina ci consente di ricordare, se pur brevemente la figura di Paolo Caccia Dominioni militare e ingegnere italiano (1896 – 1992). Volontario nella Grande Guerra, veniva decorato di medaglia di bronzo al Valore Militare (1917), in Africa Orientale gli veniva conferita la croce di guerra al Valore Militare (1936) mentre nella Seconda Guerra Mondiale si distingueva a El Alamein meritando la medaglia d’argento al Valore Militare (1942). Dopo l’8 settembre 1943, assumeva il comando di un distaccamento partigiano, catturato, sopportava atroci torture senza svelare informazioni dal nemico rimanendo permanentemente invalido e meritando la seconda medaglia di bronzo al Valore Militare. Il nome di Paolo Caccia Dominioni rimarrà legato alla sua opera di ricerca dei caduti italiani e al Sacrario Militare di El Alamein da egli voluto e costruito. Per questa sua missione, in occasione del 60° anniversario della battaglia di El Alamein (2002) il Presidente della Repubblica conferiva, “alla memoria” del col. Caccia Dominioni, la medaglia d’oro al Valore dell’Esercito.

La cartolina è stata messa a disposizione dal socio William Lampis di Iglesias.








martedì 30 aprile 2024

Giovanni Riccardo Baldelli . Regio Esercito 1940 - 1946 Mezzi ed Equipaggiamenti II

 Caratteristiche del carro armato M 11-39

 

Il 16 maggio del 1938 fu presentato al Capo del governo protempore il nuovo carro di rottura. In seguito ad alcune modifiche apportate al prototipo iniziale, il primo carro di preserie uscì dagli stabilimenti a luglio 1939. L’agosto seguente, una compagnia dei carri M 11 di preserie partecipò alle manovre estive del 1939, per essere presentato a Mussolini, con alcune lievi modifiche rispetto ai primi esemplari prodotti, il 26 ottobre successivo. Al momento dell’ingresso in servizio dell’M 11 era stata definita un’esigenza di equipaggiare tre divisioni corazzate ciascuna dotata di un massimo di tre battaglioni da 184 carri ciascuno, con un fabbisogno totale di 584 unità. Le formazioni di guerra approvate sempre nel 1939, prevedevano un Battaglione articolato in:

-      un Comando di Battaglione, su: 7 Ufficiali, 10 Sottufficiali 42 Graduati e militari di truppa, 5 carri M 11, autovettura, 3 autocarri SPA “Dovunque”, 7 autocarri pesanti trattori, 1 trattore pesante campale, 2 rimorchi Mangiapan o Pavesi Tolotti, 2 autobotti, 1 autofficina e 4 motociclette biposto;

-      due compagnie carri, per un complessivo: di 10 Ufficiali, 24 Sottufficiali 152 Graduati e militari di truppa, 26 carri M 11, 2 autovetturette, 2 autocarri SPA “Dovunque”, 30 autocarri pesanti trattori, 26 carrelli, un adeguato numero di trattori pesanti campali, di rimorchi Mangiapan o Pavesi Tolotti e autofficine e 4 motociclette biposto.

 

Equipaggio:                        3 uomini (pilota, cannoniere e mitragliere);

Peso:                                     11.000 kg circa;

Lunghezza:                        4,730 m;

Larghezza:                          2,180 m;

Altezza:                               2,300 m;

Armamento:                       un cannone da 37/40 in casamatta a destra dello scafo;

due mitragliatrici Breda 38 calibro 8 mm in torretta girevole;

Motore:                                 da 11.140 cm3 a ciclo diesel a 8 cilindri;

Potenza:                               105 HP a 1.800 giri;

Rapporto p/HP:                9,54;

Velocità max:                     33,900 km/h su strada; 14,000 km/h su terreno vario;

Autonomia:                        200 km su strada; 10 ore su terreno vario;

Protezione max:               30 mm sulla fronte (scafo e torretta); fianchi 15 mm (scafo); 8 mm (cielo); 6 mm (copertura motore); 10 mm (fondo).

 

Nicola PIGNATO e Filippo CAPPELLANO, Gli autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano. Volume primo (dalle origini fino al 1939), USSME, Roma 2002, pp. 591-605



mercoledì 24 aprile 2024

Conferenza. Testimonianze sulla Guerra di Liberazione. Roma 3 maggio 2024.

 L’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti decorati al Valore Militare tramite il CESVAM Centro Studi sul Valore Militare

VENERDI 3 MAGGIO 2024 ORE 16,30  a Piazza Galeno 1 Viale Regina Margherita Sala Grande della Presidenza Nazionale  parlerà un protagonista di allora su:

TESTIMONIANZE  SULLA GUERRA DI LIBERAZIONE

di VINCENZO D’ANTRASSI

 

Nell’occasione dell’80°mo anniversario (1944), sarà illustrato   un volume del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione:   1944 Dalla Speranza alla delusione  (Compendio e Glossario)

Interverranno gli autori : Osvaldo Biribicchi, Massimo Coltrinari.

 

Info. Segreteria Generale   cell.  3517968406

sabato 20 aprile 2024

L’ 8 settembre visto da un allievo del’Accademia Navale di Livorno

 

 

L’ 8 settembre visto da un allievo del’Accademia Navale di Livorno

Sergio  Benedetto  Sabetta

 

            Quanto riportato di seguito è tratto dalla lettera spedita nel 1944 dall’allievo di ruolo del II anno Giuseppe Andreatta al padre Comandante Ernani Antonio, internato in Tailandia con l’equipaggio della motonave “Sumatra”, autoaffondatasi nel 1941.

            Dal testo emerge chiaramente la sorpresa, lo smarrimento sia degli allievi che dei loro ufficiali istruttori alla improvvisa notizia dell’armistizio all’alba dell’8 settembre 1943, con le conseguenti indecisioni, ma nonostante tutto si cerca di riorganizzarsi con la decisione dell’Alto Comando della Regia Accademia Navale di continuare i corsi nonostante la perplessità degli allievi:

            “… Spuntava l’alba dell’8 settembre e le due navi (“Vespucci” e “Colombo”) si preparavano ad una delle solite uscite della durata di 12 ore nel Golfo di Trieste, per dare modo a noi allievi di imparare qualcosa sull’arte del veleggiare, quando improvvisamente giunse l’ordine di sospendere ogni movimento. Le domande più disparate si incrociavano alle più impensate risposte, le opinioni più strambe si alternavano alle discussioni più assurde. Verso le 14, giunse l’ordine di salpare per destinazione ignota. Alle 16 lentamente e maestosamente le due navi una dietro l’altra lasciavano il porto e dirigevano su Pola. La velocità non era molto elevata, sei nodi, il mare e il tempo magnifici: una tonda Luna illuminava le acque e dava a tutto il paesaggio un aspetto meraviglioso.

            Tutte le navi che si trovavano nel porto al più presto cercarono di salpare e di dirigere verso sud. Ci passarono dinanzi il “Saturnia” e il “Giulio Cesare” e altri mercantili. Alle 2, il Comandante della nave diede a tutti la notizia dell’armistizio accolto dai marinai con segni di giubilo, da noi con un senso di penoso scoramento. Mi trovavo di vedetta sulla “coffa di trinchetto” e la notizia mi fece una impressione enorme: la guerra inevitabilmente perduta, tutte le nostre aspirazioni, i nostri sogni, il nostro futuro distrutto.

            La vita cominciava a darmi i primi colpi: fulminea, istantanea sorse in me l’idea che ormai non c’era più niente da fare, che la mia carriera era distrutta e impossibile: non mi restava che dare le dimissioni non appena fossimo giunti a destinazione. Ma le cose non erano così semplici: il destino ci attendeva al varco per divertirsi. E così fu. Da allora tutta la mia vita non è stata che una beffa ironica.

            Giungemmo a Pola alle 2 di notte del 9 settembre ed ivi restammo sino alla mattina per far viveri. Verso le 9, un aereo tedesco ci sorvolò senza dar segno di aggressione, la corazzata “Giulio Cesare” si preparava a partire. Interrompemmo i rifornimenti e salpammo alla volta di Lussino. La nostra odissea che doveva durare sei giorni era cominciata: le condizioni atmosferiche erano sempre ottime e tutti noi presi dalla bellezza della navigazione tra quelle isole di sogno vivevamo inconsci del pericolo che da ogni parte ci poteva sovrastare.

            Intanto la radio annunciava le prime notizie: i tedeschi si impadronivano dell’Italia, i soldati italiani si consegnavano spontaneamente credendo che presto sarebbero andati a casa, altri se ne andavano direttamente, la disorganizzazione più completa regnava ovunque. Peggio di così un armistizio non si poteva fare. Gli alleati di ieri sono i nemici di oggi: abbiamo tradito i tedeschi e non ci restava che consegnarci agli  ex nemici. Così pensavano gli alti comandi  e così tentarono di fare: gran parte di noi allievi non la pensava così: le discussioni si accendevano, i partiti si formavano, gli equipaggi borbottavano. A bordo del “Vespucci” sorse qualche disordine, sul “Colombo” la calma era relativa. Tutta l’Italia era in fiamme.

            A Lussino non c’è acqua, non ci si può fermare e dopo lunghi giri dinanzi all’isola si prende l’alto mare e si dirige per sud. Sono in plancia, al brogliaccio intercetto per caso una cifratura di un dispaccio  ricevuto in quel momento “Dirigere su Cattaro alt – rotta d’altura – alt”: così diceva il cifrato si avvista una motovedetta tedesca che fortunatamente scompare quanto prima all’orizzonte. La sagoma di un sommergibile ci fa rabbrividire tutti per un istante ma anche questa scompare. La fortuna ci assiste e ci assisterà in un modo sfacciato. Credo che le uniche armi a bordo fossero stati i moschetti del picchetto. La magnifica alberatura della quale le due navi andavano fiere diventava ora immensamente pericolosa. “Scroccammo” i “controvelacci” e disalberammo gli alberetti per diminuire un poco la visibilità. Il mare era sempre calmissimo ed il tempo stupendo.

            All’altezza di Cattaro, ricevemmo una comunicazione la quale diceva che in quella località si trovavano i tedeschi: aggiungeva tra l’altro di non comunicare più con nessuno e di non fare affidamento su alcuna trasmissione. Eravamo dunque soli in mezzo all’Adriatico nell’impossibilità di comunicare: radio Roma aveva cessato di trasmettere. I viveri non erano molto abbondanti ma più che sufficienti, l’acqua scarsa, il combustibile abbondante, le macchine erano una incognita. Si inverte la rotta, poi si accosta di 90° e si dirige per Ovest, indi si decide, o meglio, i Comandanti decidono inconsciamente di ritornare verso Nord a Venezia, dato che hanno saputo che quella città è ancora libera e resiste ai tedeschi. Ma di preciso non si sa niente, soltanto che queste due “antiche caravelle” cariche di allievi si trovano in completa balia del destino. E questo fu fin troppo benevolo dato che ne abusammo più di quello che non fosse necessario.

            All’altezza del Po, incontrammo un peschereccio che scappava da Venezia poiché la città stava per essere presa dai tedeschi: “Invertite la rotta! I tedeschi hanno già preso il porto e l’idroscalo; la motonave “Saturnia” dopo aver preso a bordo gli allievi (erano questi gli allievi o meglio i concorrenti del primo corso che si trovavano a Venezia per sostenere gli esami di concorso) è partita verso il Sud!” così dicevano i pescatori.

            E per l’ennesima volta cambiammo rotta: la calma incomincia a mancare, i nervi si tendono sempre più, la paura che la fortuna ci abbandoni diventa sempre maggiore; basterebbe un aereo con due bombe per spacciarci. Decidono allora di puntare su Ancona per vedere s quella zona era ancora libera ma ben presto si ritorna sopra su quella decisione per invertire la rotta ancora una volta allo scopo di dirigere alle foci del Po: quivi le navi sarebbero andate in secca e ognuno sarebbe andato per i fatti suoi: l’incoscienza del comando era massima.

            Poco più sopra di Ancona, il grido di una vedetta ci fa sussultare: “ Sommergibile a dritta!” Infatti una torretta, coronata da due poderosi baffi bianchi a prora, veniva verso di noi con rotta di collisione. Per un momento la sensazione che tutto era finito, che la nostra odissea sarebbe terminata tragicamente aleggiò su tutti noi; se non che, le precisazioni del Comandante che assicurò, dopo aver scrutato attraverso il cannocchiale, che la bandiera risultava nazionale, risollevò d’un colpo gli spiriti. Si trattava infatti del sommergibile “Ametiste”  che anch’esso come noi girovagava per l’Adriatico in cerca di un asilo sicuro. Breve intervista tra i comandanti e, per un’ ultima  volta, si inverte la rotta: la meta è rappresentata dalle isole Tremiti, sotto il Gargano, dove sembra che non ci siano tedeschi. Considerando però che queste isole erano sotto la diretta minaccia degli aerei di base a Foggia, poco distante per via aria, decidono alla fine di dirigere su Brindisi. All’altezza di questa località due corvette italiane ci vengono a prendere; ansimando le due navi si accingono all’ultima fatica, ma la macchina del “Colombo” non resiste e con un profondo sospiro seguito da uno schianto metallico si arresta.

            Per fortuna, ci sono i motori ausiliari che permettono di continuare. Dopo sei giorni di vicissitudini, di cielo e di mare, di timori e di speranze, di notti passate in coperta, finalmente un poco di riposo e di quiete.

            A Brindisi troviamo sia gli allievi della 1° e 3° classe che erano fuggiti da Venezia sulla motonave “Saturnia” assieme a tutti professori e al personale dell’Accademia. … “

Da : Memorie di guerra e di naufragi, 53 -55, in E. Andreatta, C. Gatti, B. Malatesta, B. Sacella, P. Schiaffino, Le storie nella scia. Tutti hanno il loro mare, Tipografia Meca, Recco, 2022.

 

giovedì 4 aprile 2024

CONFERENZA. Le centurie del Genio nella Grande Guerra. Roma, Piazza Galeno 1, Venerdi 12 aprile 2024, ore 16,30. INVITO




 L'Istituto del Nastro Azzurro  - Centro Studi sul Valore Militare  CESVAM 

invita a partecipare,   per Gli incontri con l'Autore, alla conferenza tenuta da

LUIGI INFUSSI 

sul tema
 
"Le centurie del Genio nella Prima Guerra mondiale" 

 Introdurranno: Massimo Coltrinari ed Osvaldo Biribicchi

VENERDI 12 APRILE 2024 ORE 16.30   ROMA PIAZZA GALENO 1  SEDE
ISTITUTONAZIONALE DEL NASTRO AZZURRO

INFO: ricerca.cesvam@istitutonastro azzurro- contatti :3345856938

Si ringrazia della attenzione ed anticipatamente  della partecipazione.

LA DIREZIONE DEL CESVAM
 

domenica 31 marzo 2024

Giovanni Riccardo Baldelli . Regio Esercito 1940 - 1946 Mezzi ed Equipaggiamenti

 

Caratteristiche carro armato L3/ 33 -35

 

Nel 1928 venne messo allo studio l’opportunità di dotare il Regio Esercito di un carro armato leggero che potesse essere utilizzato in compiti di esplorazione e di appoggio alla fanteria. I progettisti dell’Ansaldo, che iniziarono i primi studi nel 1930, si ispirarono al carro inglese Carden-Lloyd Mark VI, sul cui scafo realizzarono alcuni prototipi. Una prima serie di carri armati fu classificata come CV 21. Nel 1933, da qui l’appellativo di Carro Veloce 33 (C.V. 33), si arrivò a realizzare una prima versione definitiva, che nell’anno successivo, in seguito ad alcune modifiche apportate all'armamento (installazione di due mitragliatrici FIAT mod 35) e ad altre componenti, portò alla definizione di una seconda serie di 500 Carri Veloci che vennero definiti come Ansaldo tipo Carro Veloce 35 (C.V. 35). Nel 1938 i carri di nuova produzione installarono due mitragliatrici BREDA in luogo delle FIAT.

Alcuni carri sopravvissero alla Seconda Guerra Mondiale e furono utilizzati nell’immediato dopoguerra dai reparti del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza (attuale Polizia di Stato).

 

Equipaggio:                        2 uomini (capocarro mitragliere e pilota);

Peso:                                     3.100 kg (L3-33); 3.456 kg (L3-35); 3.200 kg (L3-33);

Lunghezza:                        3,167 m (L3-33); 3,150 m (L3-35); 3,200 m (L3-33);

Larghezza:                          1,400 m (L3-33); 1,400 kg (L3-35); 1,460 kg (L3-33);

Altezza:                               1,287 m (L3-33); 1,28 m (L3-35); 1,300 m (L3-33);

Armamento:                       una mitragliatrice FIAT AV (L 3-33), due mitragliatrici FIAT mod. 14/35 (L 3-35); due mitragliatrici Breda 38 (L 3-38);

Motore:                                 da 2.745 cm3 benzina a 4 cilindri;

Potenza:                               43 CV;

Rapporto p/HP                 13,87 (L3-33); 12,44 (L3-35); 13,43 (L3-33);

Velocità max:                     38/42 km/h su strada; 14,4/15 km/h su terreno vario;

Autonomia:                        130/140 km su strada; 5/6 ore su terreno vario;

Protezione max:               14 mm (fronte); 8 mm (fianchi); 7 mm (cielo).

 

 

 Fonte:

Nicola PIGNATO e Filippo CAPPELLANO, Gli autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano. Volume primo (dalle origini fino al 1939), USSME, Roma 2002, pp. 529-531 e pp. 558-559