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giovedì 30 settembre 2021

Gruppo di Combattimento "Folgore" Operazioni 1945

 


Gruppo di Combattimento “Folgore”

Il Gruppo di Combattimento “Folgore, che aveva assunto il nome della Divisione “Folgore che si era ben distinta in Africa settentrionale e soprattutto alla battaglia di El Alamein, era integralmente composto da elementi della Brigata “Nembo” del disciolto Corpo Italiano di Liberazione. Si era costituito il 24 settembre 1944 ed era al comando del generale Giorgio Morici, e come vicecomandante il col. Ezio de Michelis, e come capo di SM il ten. Col..Giovanni De Martino Il “Folgore” inquadrava il Reggimento fanteria paracadutisti “Nembo”, il Reggimento di marina 2San Marco” il Reggimento artiglieria “Folgore”, un  battaglione misto genio, due sezioni di Carabinieri Reali, un reparto trasporti e rifornimenti, ed i servizi divisionali (amministrazione, sussistenza, sanitario, automobilistico, munizioni, carburanti ecc.). Era inserito nell’organico il 53° BLU, il nucleo di collegamento composto da ufficiali britannici.

 

“Il "Folgore", posto alle dipendenze del XIII Corpo britannico, venne schierato sulle posizioni fra il Senio ed il Santerno nella notte del 1° marzo 1945. Gli vennero assegnati rinforzi britannici.

La linea affidata al Gruppo si estendeva per circa 14 chilometri, in un terreno molto accidentato, dal fondo in massima parte argilloso, reso ineguale da numerosi rilievi di altezza modesta ma inframezzati da speroni con dorsali molto ripide, e solcato da diversi corsi d'acqua a regime torrenziale; nel centro, all'altezza di Tossignano (punto di forza dello schieramento avversario) stavano le posizioni contrapposte di Vena del Gesso, aspro gradino roccioso. In parole brevi, un settore difficile per chi si proponeva di svolgervi azioni offensive, e favorevole invece a chi vi era sistemato a difesa.

Nel mese di marzo si ebbe una intensa attività di pattuglie da entrambe le parti. I paracadutisti, per saggiare la capacità di reazione del nemico, assalirono di sorpresa le posizioni "i boschi dell’Acqua Santa" e quelle di casa Colonna.

Il 10 aprile l'intero fronte alleato era in movimento. Nuclei esploranti del "Folgore" accertarono che il nemico si accingeva a sgomberare Tossignano. Fu impartito l'ordine di avanzare, e i reparti del Gruppo, attraversando campi minati, agganciarono le retroguardie nemiche. L'11 aprile venne occupata Tossignano. Il 14, dopo aspri combattimenti, furono conquistate le posizioni di Pieve Sant'Andrea, monte Bello, Casalpidio.

Il 19 aprile venne espugnato, dai paracadutisti, il caposaldo tedesco di Grizzano. L'indomani il reggimento Nembo raggiunse Matteuzza e Parrocchia di Cappella, mentre il battaglione Caorle, del reggimento San Marco occupava l'abitato di Poggio Ribano.

Bologna era ormai vicina, ma un ordine superiore indirizzò il Gruppo in altra zona, mentre le ostilità volgevano ormai al termine.

Il "Folgore", in due mesi di ininterrotto impiego, aveva subito queste perdite: 164 caduti, 244 feriti, 14 dispersi.”[1]



[1] Loi S. I Rapporti fra alleati e italiani nella cobelligeranza, cit., pag. 154

 

lunedì 20 settembre 2021

Russia 1942 Concessione Medaglia d'Argetno sul Campo.

 

Reggimento Savoia Cavalleria

Comando

 

P.M. 171 - 14 Sett. 1943

Oggetto: Descrizioni S. Ten. d’Alessandro Ermanno

 

Con ordine permanente n. 22 del Corpo Armato Alpino è stata concessa la medaglia d'argento al V.M. sul campo al S. Ten. d'Alessandro Ermanno del Reggimento Savoia Cavalleria con la seguente motivazione:

“Comandante di caposaldo in zona particolarmente delicata del fronte, resisteva per due giorni all'attacco di preponderanti forze nemiche. Attaccato con carri armati continuava la resistenza, benché con armi insufficienti e scarsezza di munizioni, Alimentando con il proprio esempio il magnifico comportamento dei suoi uomini.

Giunto, un carro sovietico in posizione particolarmente pericolosa per il caposaldo, con decisione e sprezzo del pericolo, lo attaccava con bombe a mano ed incendiarie ottenendone l'arresto e la cattura dell'equipaggio. Ripreso il suo posto continuava l'eroica resistenza fino all'ordine di ripiegamento.”

Rossoch, 14-16 Gennaio 1943 (Fronte Russo)

 

Si dichiara inoltre che in data 6 agosto 1943 è stata inoltrata da questo Comando al Ministero della Guerra con n. 0778 di Prot. la pratica per la concessione della medaglia d'argento al V.M. al S.Tenente d'Alessandro Ermanno con la seguente motivazione:

“In fase di ripiegamento, caduto il proprio capitano, assumeva il comando dello squadrone portandolo vittorioso attraverso vari combattimenti e rompendo più volte tentativi di accerchiamento.

In un ultimo combattimento, caduti la maggior parte dei suoi uomini, accerchiato da forze rilevanti, non cedeva ma proseguiva con un pugno di eroi l'ultima difesa. Visto cadere, sotto il micidiale fuoco russo, un proprio ufficiale, in un supremo slancio di generosità accorreva al suo fianco per strapparlo al nemico, ma sopraffatto era catturato. Il suo cuore indomito ancora non cedeva è preparata la fuga, riusciva ad attuarla con i propri uomini.

Lo slancio, la generosità, l'eroismo fondono in lui le più belle qualità del cavaliere antico.”

Rossosch - olikovacha 16-22 Gennaio 1943 (Fronte Russo)

Il Colonnello

Comandante del Reggimento

Alessandro Bettoni

 

Per C.G.

C’A Maggiore in 1°

XXX XXX Conforti

 

 

venerdì 10 settembre 2021

Volume dedicato allìopera di Padre Giovanni Minozzi a favore degli orfani e dei soldati della Grande Guerra

 


Il presente volume riporta le ricerche attivate nell’ambito di due progetti presentati al Ministero della Difesa e da questi accettati riguardanti la Prigionia nella grande guerra progetti che vogliono sottolineare il valore del combattente disarmato, di entrambi gli schieramenti, sia quello italiano sia quello austro-ungarico con la individuazione dei campi di concentramento per prigionieri in Italia e la geografia dei campi di concentramento in Austria e, nel prosieguo delle ricerche anche in Germania. Tutto questo in un quadro di studio ed approfondimento della articolazione delle modalità relative alla gestione dei prigionieri nel primo conflitto mondiale per contribuire non solo alla conoscenza di questo aspetto della Grande Guerra, ma anche di preservarne la memoria e gli insegnamenti che da questo fenomeno si possono trarre anche oggi. Il cittadino in armi che come soldato è chiamato, disarmato, a continuare ad essere fedele al giuramento presto in mano del nemico rappresenta un aspetto veramente degno di nota del valore militare. Aspetto da sottolineare anche alla luce che, mentre il combattente quando compie atti di valore è costante il suo riconoscimento anche tangibile, mentre il combattente disarmato, anche compie atti di abnegazione e valore, è per lo più non riconosciuto. Il presente volume è inserito nelle edizioni fuori collana dedicate alla prigionia.

 


 

Massimo Squillaci, Socio della Federazione di Ancona dell’Istituto del Nastro Azzurro. E’ docente al Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea dal 1796 al 1960 attivato presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma.