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domenica 31 ottobre 2021

Storia Medioevale. 1347. La conquista di Calais da parte di Edoardo III. Le condizioni di resa e la risposta.

 

QUANDO LE ULTIME TRUPPE DELL’ESERCITO DI Filippo IV lasciarono Calais alla città non rimase altra scelta se non di consegnare le proprie chiavi, nella speranza che le vite dei suoi abitanti venissero risparmiate quale riconoscimento dell’eroismo mostrato nell’assedio. Ma l’Inghilterra, desiderosa di ricompensare le ore trascorse in quella campagna bellica e le vite dei suoi uomini, non aveva intenzione di rinunciare a quel tributo di sangue. Sebbene alcuni dei suoi cercassero di convincerlo ad accettare la capitolazione, Edoardo III pose la condizione che la sottomissione della città venisse pagata con il sacrificio di sei notabili. Quando il sindaco di Calais radunò la popolazione per comunicare i termini richiesti per l’accordo, i cittadini piansero e si rinchiusero in un silenzio disperato. A quel punto uno dei patrizi più ricchi, Eustache de Saint-Pierre si alzò e si disse pronto ad andare. Dopo di lui fecero altrettanto altri cinque uomini illustri, completando così quel corteo di morte che, in cambio delle chiavi della disfatta, avrebbe portato lo strumento della salvezza. A ricordare quella giornata del 1347 , illustrata dall’eroismo di sei persone, alle quali, pur di ottenere il perdono regale al resto dei concittadini non importò di rinunciare alle proprie vite ed ai propri interessi, c’è una, monumentale scultura in bronzo di Auguste Rodin così espressiva che si dirette modellata a mani nude mentre ancora era incandescente. Che epoca buia quel Medioevo che ha dato tanto personaggi degni di un piedistallo!

Quando oggi ci accostiamo a racconti di questo tipo, ci si presentano molte prospettive. Certamente una delle prime reazioni è un sentimento di ammirazione e di nostalgia. Ma come mai proviamo simili sentimenti di fronte ad un episodio triste segnato dal pericolo e dalla guerra? Forse abbiamo nostalgia dell’onore, del valore, del sacrificio fatto. Non è improbabile che sorga in noi la domanda: quanti dei nostri leader sarebbero capaci di questo gesto eroico? Quanti dopo aver visto tanti scandali ……………………avranno compreso che i loro privilegi non sono stati concepiti per proteggerli, ma per indurli a prodigarsi per gli altri?

 

Da “Come fare storia ai tempi della postverità?, di Pedro Rodriguez Lopez, S.I., in La Civiltà Cattolica 2021 II, 332-346 n. 4102 (15 maggio/5 giugno 2021, pag 332.

 

sabato 23 ottobre 2021

La Storia: omaggio ad un reduce di Russia.

 l 19 Ottobre il Direttore del CESVAM in rappresentanza del Presidente Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro alla Cerimonia dell'Alza bandiera, alla Caserma intitolata alla Medaglia d'Oro Oreste Salomone presenti le massime autorità militari e le rappresentanze delle Associazioni d'Arma e Combattentistiche continuando una tradizione in essere al Comando delle Forze Operative Nord e dei precedenti Comandi.

Erano anche Presenti il Presidente della federazione di Padova, Pelizza, ed il presidente della federazione di Rovigo, Maron, oltre a numerosi Soci.

Nell'Occasione  è E stata consegnata al reduce di Russia Brizzi, (102 anni di età) La Medaglia delle Vittoria edita coniata del 2018 dall'istituto del Nastro Azzurro in occasione del centenario della Grande Guerra

mercoledì 20 ottobre 2021

ERmanno d'Alessandro Rapporto sui fatti d'ARme di Rossoch. Russia 1942

 

Complementi del 3° Savoia Cavalleria

 

STRALCIO DEL RAPPORTO SUI FATTI D’ARME DI ROSSOSCH E DELLA RITIRATA DEL

S.Ten.  spe Ermanno D’ALESSANDRO - MAVM - C.F.  II cl..

 

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Nel novembre 1942 parte, dall'Italia, la tradotta con i complementi di Savoia con una forza di 2 squadroni armati di moschetti 91, 3 breda 37 e 6 fucili mitraglieri.

Il reparto viene sbarcato a OREL e, a mezzo camion, uomini e cavalli raggiungono:       

NICOLAJEVKA: cdo rgt. e I grp. sq. (1° e 2° sq.)

NIKITOVKA: II grp. sq. (3° e 4° sq.).         

Il 4 gennaio 1943 il Comando del C.d'A. Alpino chiede il Savoia quale "rinforzo".

Il 6 gennaio, reperiti gli automezzi, parte da NIKITOVKA uno squadrone di formazione comandato dal Cap. Luigi BOERO. Esso è così composto: un plotone del II sq. comandato dal S.Ten. Lucino Ruggero, da due plotoni del IV sq. comandati rispettivamente dal S.Ten. Ermanno D'ALESSANDRO e dal Serg. Magg. Bruno MANNOZZI. Un plotone mitraglieri del 5° Novara comandato dal S.Ten. Arrigo BERTOLOTTI.

Lo squadrone  giunse a Rossosch, sede del comando del corpo d’armata alpino, il mattino del giorno 8, e fu assegnato come presidio a tre capisaldi che dovevano costituire sbarramento per la frontiera da nord-est. Ai capisaldi denominati Roma, Firenze e Torino furono assegnati rispettivamente i plotoni dei S.Ten. Bertolotti, d'Alessandro, Ruggero, mentre a 4 km. circa, presso il comando del battaglione genio artieri del corpo d'armata alpino rimaneva il cap. Boero con il plotone del Serg. Magg. Mannozzi.

I giorni successivi furono impiegati per completare le opere difensive, per costituire sbarramenti anticarro e nell'addestramento degli uomini, molti dei quali da pochi giorni giunti dall'Italia.

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio al caposaldo "Firenze" che trovavasi al centro del suddetto schieramento veniva dato l'allarme per l'avvistamento di un          automezzo che all'intimazione dell'alt faceva un rapido dietro-front sparando alcune raffiche di mitragliatrice; verso l'alba erano avvistati in distanza due carri armati russi che dopo qualche minuto si allontanavano (si fa presente che i capisaldi non erano dotati di alcun pezzo di artiglieria, ma solamente di mitragliatrici Breda). Informato della cosa il comando del corpo d'armata, questi provvedeva ad inviare al caposaldo "Firenze" un plotone genio con alcuni elementi guastatori; nel corso della giornata non essendoci alcun altro segno di allarme il suddetto plotone veniva ritirato. Il resto della giornata e la successiva notte proseguirono nella più assoluta calma benché continuamente i tre capisaldi fossero in allarme. Nelle prime ore del mattino successivo (16 gennaio) venivano avvistati altri due carri armati, sempre            in direzione del caposaldo "Firenze",            ma contrariamente a quelli del giorno precedente questi continuarono la loro marcia, seguiti a distanza da altri, sparando sul caposaldo con il pezzo e con le mitragliatrici di bordo. Da parte degli uomini del caposaldo veniva risposto con il fuoco delle due mitragliatrici in dotazione, dei fucili mitragliatori e dei moschetti. I due carri, giunti ad una cinquantina di metri, si arrestarono ed in questo frattempo si approfittò per far ripiegare sul caposaldo "Firenze" gli uomini del caposaldo "Roma" comandato dal S.Ten. Bertolotti. Il caposaldo, forte ora di quattro mitragliatrici, poteva opporre una maggiore resistenza, ma ciò nonostante un carro riprese la marcia fino a portarsi in posizione da poter prendere di infilata la trincea nella quale erano ripartiti gli uomini a difesa del caposaldo. Prevedendo questo pericolo, il S.Ten. d'Alessandro ed il Serg. Camporese si erano sistemati in una buca posta sulla strada e costituita appunto per l'assalto ai carri armati, e di lì assalivano il carro con bombe a mano ed incendiarie ottenendone l'arresto ed eliminando così l'immediato pericolo. 

La resistenza continuò ancora            per una mezz'ora poi quando già i carri sovietici erano entrati in Rossosch, fu dato ordine per telefono verso le ore 10, agli uomini del caposaldo "Firenze" di unirsi a quelli del caposaldo "Torino" e ripiegare verso Olikowatcka, ove lo squadrone avrebbe dovuto ricostituirsi. 

Il ripiegamento fu iniziato al completo dell'armamento, i fucili mitragliatori e mitragliatrici a spalla; ma queste, dopo qualche ora, non resistendo più gli uomini, si dovettero abbandonare dopo averle rese inutilizzabili. Lungo il cammino si incontravano parecchi soldati italiani e tedeschi, ma tutti sbandati senza alcuna forma di inquadramento. Spesso si era attaccati da piccoli reparti di partigiani e franchi tiratori che causavano molte perdite. Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio il freddo intensissimo originò parecchi casi di congelamento, per cui si fu costretti a lasciare in casa russa i maggiormente     colpiti e i feriti (circa 15).

Finalmente, i1 mattino del 17, si riuscì a riprendere contatto con il quartier           generale del corpo d'armata alpino che ancora quasi al completo degli effettivi  ripiegava ordinatamente.

Verso mezzogiorno in una località imprecisata ad ovest di Olikowatcka si era attaccati da preponderanti forze nemiche, i1 grosso del quartier generale veniva catturato, mentre alcuni gruppi isolati, tra cui il nostro, riuscivano ad allontanarsi senza cadere in mano al nemico. Dopo questo scontro il gruppo risultava diminuito di un 'altra ventina di uomini tra cui i1 Serg. Camporese, tutti da considerarsi dispersi. Al nostro gruppo si univano alcuni elementi sbandati alpini e genieri, con i quali si continuava la marcia nel tentativo di raggiungere le nostre linee.

Verso l'imbrunire, mentre il nostro gruppo stava attraversando un campo di girasoli, venivano fatti segno ad un nutrito fuoco di fucileria proveniente da un centro abitato posto su di una collinetta alla nostra sinistra.            Immediatamente il nostro gruppo si disponeva a sostenere l'attacco, mentre il S.Ten. Bertolotti, con            una quindicina di uomini tentava sulla destra           un'azione di aggiramento.

Il nostro tentativo doveva rimanere infruttuoso, data la scarsezza di armi di          cui ancora disponevamo nella quasi impossibilità di poterle usare dopo che erano state per circa due giorni           completamente esposte al gelo ed all'umidità;            le perdite tra i nostri uomini, che erano tutti allo scoperto e quasi completamente in balia del nemico che faceva fuoco da dentro le case e con buone armi automatiche, furono subito sensibili, e numerosi i feriti. Il S.Ten. Ruggero veniva quasi subito colpito, alla spalla destra ma incurante del dolore continuava a far fuoco con il suo mitra Beretta, un altro colpo lo raggiungeva al torace ed egli si abbatteva esanime; il cavaliere Natale Riva, nel tentativo di soccorrere il proprio ufficiale, veniva mortalmente ferito alla gola. Il S.Ten. Ruggero, mentre    con un supremo sforzo si era rialzato e prendeva l'arma incitando i suoi uomini ad attaccare, veniva da una terza pallottola colpito mortalmente in fronte. Il S.Ten. Bertolotti dal canto suo, perduta gran parte degli uomini mentre gli altri tentavano di sganciarsi, veniva colpito al braccio ed alla gamba destra rimanendo sotto il tiro del nemico ed impossibilitato a muoversi.

Il S.Ten. d 'Alessandro riusciva a raggiungerlo e portarlo al coperto, ove, ormai completamente esaurita la nostra resistenza, venivano catturati insieme ai pochi superstiti. Arrivati verso l'abitato fummo rinchiusi in una stanza ove si avvicendavano partigiani e soldati russi nella loro opera di spoliazione completa dei prigionieri; a questi rimaneva solo il puro indispensabile per coprirsi alla meno peggio. Il secondo giorno, 19 sera, i prigionieri venivano presentati al commissario sovietico del reparto che occupava la zona, il quale procedeva ad un breve interrogatorio e ad un'ennesima perquisizione. Nel corso di queste venivano trovate al S.Ten. Bertolotti due medagliette sacre che egli era miracolosamente riuscito a sottrarre alle precedenti perquisizioni; toltegliele, venivano gettate in terra; il S.Ten. Bertolotti in un generoso slancio si chinava per raccoglierle ma veniva brutalmente allontanato e redarguito con aspre parole dal commissario. La mattina del giorno successivo (20 gennaio) il S.Ten. Bertolotti veniva brutalmente assassinato con un colpo di pistola alla nuca.

ll giorno 22 mentre i prigionieri erano già pronti per essere avviati verso i campi di concentramento, venivano liberati da reparti della divisione Tridentina, che nella loro marcia di ripiegamento avevano incontrato la resistenza di detto reparto russo.

 

 

Tenente Ermanno d’Alessandro

IV Squadrone, Reggimento Savoia Cavalleria

1 M.A.V. - 2 Croci 2a cl. Tedese

 

 

 

 

 

 


mercoledì 13 ottobre 2021

Bollettino Notizie del Centro Studi sul Valore MIlitare Anno VIII, 10, N. 10, 1 ottobre 2021

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO VIII, 10, N. 10, 1 Ottobre 2021

VIII/10/426 - La decodificazione di questi numeri è la seguente VIII anno di edizione, 10 il numero progressivo di Infocesvam, 426 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

VIII/10/427. Contributo del CESVAM al Bilancio dell’Istituto. Come noto nel 2020 e nel 2021 il CESVAM ha contribuito alle entrate  dell’Istituto con la somma di oltre 14.000.Euro. Si prevede che nel semestre accademico in corso il contributo proveniente dalla patnerschip con la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma  possa attestarsi su altri 10.000, facendo salire il totale complessivo a circa 24.000. La cifra è solo una stima.

VIII/10/428. Supplemento I. A questo numero del supplemento è allegato il dossier della Presidente del Consiglio dei Ministri edito dal Sistema di Informazioni per la sicurezza della Repubblica, Palazzo Dante, Roma dal titolo Relazione sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza. (2020) edito nel febbraio 2021.

VIII/10/429 Supplemento II. La precedente pubblicazione è stata inviata a tutti i componenti del CESVAM ed estesa alle Federazioni dell’Istituto del Nastro Azzurro nell’ambito della campagna di informazione e divulgazione il giorno 29 settembre 2021 per non appesantire l’invio.

VIII/10/430 Supplemento III. La pubblicazione Relazione sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza. (2020) nell’ambito del Master di Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale, sarà oggetto di base per eventuali tesi finali di Master a partire della Sessione estiva di laurea del 2022

VIII/10/431 La Rivista QUADERNI,  in edizione a colori  per le Scuole di ogni ordine e grado in base alla iniziativa Storia in Laboratorio/Milite Ignoto, stampata in 3000 Copie è stata distribuita alle scuole che ne hanno fatto richiesta nel numero delle copie desiderate.

VIII/10/432 E’ stato predisposto il manoscritto n. 5 del Volume I “Vicende dei Militari Italiani in Russia, nell’ambito del Progetto 2020 dedicato alla Campagna di Russia

VIII/10/433 Dizionario minimo della Grande Guerra in 12 volumi. A tutte le scuole che parteciperanno al Progetto Storia in Laboratorio ed ai Frequentatori del Master che sceglieranno una tesi sul Milite Ignoto sarà offerta, su loro richiesta, una serie di detta pubblicazione-

VIII/10/434 Il Blog www.valoremilitare,blogspot.com per il mese di settembre 2021 ha avuto un numero di accessi mensile oltre le duemila unità,  mantenendosi nei livelli dei mesi precedenti.

VIII/10/435 La Campagna di divulgazione ed informazione, che iniziata il 1 agosto è in pieno svolgimento. Nel mese di settembre sono stati organizzati tre invii; nel mese di ottobre si prevede un invio a cadenza di cinque giorni l’uno dall’altro

VIII/3/436 Come annunciato nel Bollettino precedente, con il nuovo anno accademico L’Istituto del Nastro Azzurro/Cesvam ha attivato, per laureati, riedizione di un precedente master, Corso di aggiornamento e perfezionamento dal Tema “Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale. L’Edizione di questo anno sarà la VII. L’Approntamento delle lezioni avrà termine alla fine di questo mese

VIII/10/437 Sono stati pubblicati sul Sito del Nastro Azzurro/CESVAM e sulla Piattaforma www.cesvam gli Indici del mese di settembre della Rivista QUADERNI ON LINE

VIII/10/438 E’ stato predisposto il manoscritto n. 3 del Volume III “Vicende dei Militari Italiani in Russia, nell’ambito del Progetto 2020 dedicato alla Campagna di Russia

VIII/10/439. Si ribadisce che Il Progetto Capire la Grande Guerra si articola in tre volumi. Il Volume III dedicato ai Generali della Grande Guerra è stato pubblicato. I Volumi I  ,Né Alleati né Amici, ed il Volume II, “Una Vittoria sul Campo” sono nella fase di editing. Si ritiene utile aspettare anzichè andare in una terza Casa Editrice per ragioni di omogeneità

VIII/10/440 Progetto Prigionia 2017/2.  Il volume II della serie dedicato alla prigionia è stato stampato. Ed è disponibile presso la Segreteria dell’Istituto

VIII/10/441. La Rivista LIMES, dedicata alla crisi afgana, è disponibile presso la Emeroteca del CESVAM, Roma Piazza Galeno 1.

VIII/10/442. Note sulla situazione in Italia sono presenti in www.atlanteitalia.blogspot.com, collegato agli altri blog geografi, parte integrante dell’offerta formativa esterna del Master in Politica Militare Comparata dal 1960 ad oggi, edizione II (www.unicusano.ut/master)

VIII/10/443. Il sito dell’istituto, www.istitutodelnastroazzurro.blogspot,com, nei suoi banner è aggiornato alla data del 30 settembre, mentre è stato predisposto il palinsesto fino alla data del 31 ottobre 2021. Il comparto CESVAM è aggiornato alla data del 30 settembre, con la cadenza di pubblicazione ogni tre giorni, ed il palinsesto è stato predisposto fino alla data del 30 novembre 2021.

VIII/10/444. Progetto Guerra di Liberazione. Osvaldo Biribicchi, associato al CESVAM, ha completato la revisione del volume dedicato al 1944, che passa adesso alla fase di Editing.

VIII/10/445. Giorgio Madeddu ha comunicato che, in relazione al Progetto della Croce Nera d’Austria di contribuire ad edificare un monumento ai Prigionieri Austriaci all’Asinara, qualora detto monumento non fosse accettato dagli Enti preposti è allo studio l’ipotesi di disponibilità di Iglesias. Tutto è alla fase di proposta.

VIII/10/446. Chiara Mastrantonio ha completato con Chiara Luzi la revisione per il completamento tecnico della Piattaforma CESVAM che si era interrotto nel febbraio 202° causa COVID -19

VIII/10/447. Alessandro Andò ha proposto al CESVAM la possibilità di tenere una conferenza a Padova presso il Museo della III Armata nel ottobre 2022. Il tema sarà “Le vicende dei militari italiani in Russia”.

VIII/10/448. Il CESVAM REPORT Settembre 2019 – Agosto 2021 sarà edito dalle Edizioni ARCHEOARES per il 15 ottobre 2021 e sarà distribuito in occasione del Congresso Nazionale di Arezzo. Con tale pubblicazione il CESVAM ha dato conto delle sue attività, considerando il CESVAM REPORT settembre 2014 – Agosto 2019, già edito dal settembre 2014 all’agosto 2021.

VIII/10/449 Rivista QUADERNI. Si ribadisce, ANCORA UNA VOLTA, che non verranno presi in considerazione i contributi già pubblicati su altre riviste o edizioni, né parti di opere già pubblicate e soggette a Diritti di autore pertinenti ad altri soggetti

VIII/10/450 Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 ottobre 2021. I precedenti numero di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblica su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM

 

domenica 10 ottobre 2021

Vittorio LUoni Note sulla campagna di Russia

 


PRO-MEMORIA DI VITTORIO LUONI (nato a Novara il 20/X/1914)

Ufficiale di complemento del 54° rgt.f. "SFORZESCA" (sede NOVARA)

combattente in Francia al Monginevro, poi in ALBANIA (F. Vojussa - Mali Scindeli - Mali Trebescines) e, infine, in RUSSIA (Ucraina: da Stalino al F. Don e poi nel caposaldo di Millerovo) come espongo ora:

 

in luglio, nella steppa, il caldo era afoso e soffrimmo anche un pò di sete. Le tende mimetiche erano preferibili alle "isbe" perchè le abitazioni russe pullulavano di parassiti.

 

Sul F. Don arrivammo, dopo vari combattimenti contro le retroguardie sovietiche, nella prima decade di agosto.

Il Ten. cpl. del 17° a.camp. Paolo Nesta fu sempre al mio fianco ma, sul F. Don venne destinato in altro settore (di fronte al bosco a forma di topo): quello del 53° rgt.f.

 

Il 17/8 all'alba i russi fecero superare il fiume (largo un centinaio di metri) da un reparto ardito che attaccò il settore della 6a cp. fucilieri     (com.te il Ten. Manlio Pirini); sfondarono, provocarono numerose perdite (2 ufficiali morti, 3 feriti e 15 uomini di truppa deceduti) e si ritirarono in fretta mentre il sottoscritto con i suoi arditi, chiamato d'urgenza dal ten.col. Enrico Spighi (II/54° rgt.f.) correva quale rincalzo. Il fuoco russo (mitragliatrici, mortai) era quanto mai intenso ed il sottoscritto, con un gran fiatone causa la lunga corsa, riuscì a vedere alcuni russi che scomparivano fra i cespuglioni e poi rastrellò tutto il settore, aiutò i feriti, si rese conto delle perdite e rappezzò la linea. Il Ten. Pirini era andato a riferire al comando di battaglione.

I russi forse non si accorsero di avere sfondato le nostra linea difensiva che era diluitissima, dislocata sul margine del fiume fra isbe, cespuglioni e staccionate e lunga una decina di chilometri.

 

Il 17/8 sera il Ten.col. Spighimi dettò (come aveva già fatto all'arrivo sul Don) altre richieste di spostare la difesa indietro di un km circa per sfruttare il gradino della steppa degradante verso il corso d'acqua, ma fu inutile. Oltre tutto sulla destra, dove avrebbero dovuto esserci delle unità tedesche della 6a Armata del Gen. Paulus, non c'era anima viva ed i russi sbarcavano tranquillamente, a loro piacere, nel villaggio di  Bobrowskij ogni notte.

 

Il 20/8 i sovietici attaccarono a massa tutta la fronte della "Sforzesca” (53° f. del Col.Contini e 54° f. del Col. Viale) e verso le ore 13 (l'attacco era iniziato all'alba) sfondarono. Ricordo che del II/54°

ci siamo ritrovati in circa ottanta a nord di Tschebotarewskij.

La "Pasubio” costituì un fianco difensivo verso est, la "Tagliamento" si fece sotto ed il "Savoia" cavalleria avanzò, unitamente a “Novara" e finì per caricare il nemico a Isbuscenskij.

 

Giornate terribili che non si possono dimenticare. Combattimenti ed atti eroici a non finire. Ma, infine, per il valore delle fanterie e delle CC.N N. il nemico venne arrestato. Il caposaldo di Jagodnij ebbe peso determinante. Il Ten.Col. Spighi ferito alle gambe venne portato in salvo, fortunosamente, dal sottoscritto con un pugno di arditi.

Ma gli  italiani, camerati dell'Asse Roma-Berlino, dovevano stare sul Don per cui la zona Jagodnij, Gorbatovo fino al fiume venne consegnata ai romeni (3a Armata, con 7a Divisione confinante con la “Sforzesca” che ritornò sul fiume di fronte a Vescenskaja). Come prima: con il 53° f. a sinistra (confinante con la “Celere”) ed il 54° f. a destra (confinante con i romeni).

 

Venne la neve: la prima cadde il 20 novembre e fece subito molto freddo.

 

Il 23 fummo inviati, in autocarro, nel settore romeno seriamente attaccato ed in netta minoranza perché le unità di fanteria erano rimaste senza munizioni che dovevano approvvigionare i tedeschi. La situazione venne ripristinata e si rientrò il 29/11 (era il II/54° f., meno la 6a cp., del magg. Salottolo).

I romeni vennero aiutati ancora due volte. Il 16/12, non appena arrivati venimmo trasportati in tutta fretta a Kalinoskij (6° bersaglieri) dove arrivammo il 17 mattina. I  russi erano già penetrati più ad ovest e noi avemmo l'incarico (gr.tattico “Vaccaro” con parte del (II/53° del II/54° e il II/17°) di attaccarli sul loro fianco sinistro.

 

Ne seguì una serie di combattimenti, senza sosta o quasi, di giorno e di notte, fra la neve, il freddo intenso, i russi che sbucavano da tutte le parti sparando all'impazzata con gli Spaghin, i Tokarev ed i fucili con pallottole traccianti. Le perdite furono elevatissime da entrambe le parti, sia i siberiani, i mongoli ed i tartari, sia noi non avevamo il tempo di fare dei prigionieri. Avanzando calpestavamo, coperti dalla neve e perciò invisibili agli occhi, dei corpi umani...

Lungo il Don, sui loro affusti, senza serventi, ho visto (affusti con 4 ruote) 4 cannoni di grosso calibro abbonati. E niente rancio!

 

Dopo due giorni e circa tre notti di feroce lotta iniziò il ripiegamento dei  superstiti verso est lungo i Don (gelato) ossia verso il 53° f.

Il Magg. Salottolo ed il Ten. Pirini in testa ed io con il S.Ten. Rossi Giacomo in coda ad una trentina di uomini. Sembrava di essere in zona polare o in un girone dell'inferno dantesco. Ad un certo punto, all'alba, con tempo brutto e densa nebbia venne perso il contatto con la testa e in pochi raggiungemmo il comando del 53° f. da dove venimmo rispediti verso Kalinowskij senza però trovare anima viva: nemmeno russa. Ritornammo indietro a riferire e trovammo il 53° f. in pieno ripiegamento.

 

Fra aerei che mitragliavano a bassa quota impunemente, scontri con pattuglioni meccanizzati, ecc. si giunse, la sera del giorno dopo, a Kamenka dove un concitato ten.col. del comando "Sforzesca” urlava che dovevamo invertire la marcia di tornare sul Don.

Ci orientammo ad ubbidire ma, a sera tardi, il borgo venne attaccato da fanterie e T 34 russi per cui ci si dovette ritirare verso sud-ovest.

 

Io mi trovai, con vari italiani, nel caos di quella notte, assieme a due colonne di romeni ed un centinaio di loro uomini. I romeni avevano le carte topografiche della zona ma io avevo la bussola! Così andammo subito d'accordo. Si camminò, si combattè e si sperò, tanto, di cavarcela. Uno dei colonnelli parlava perfettamente la lingua russa e fu quindi, di grande aiuto.

All'altezza di Maltceskaja ci imbattemmo in due autocarri italiani i cui autisti scesero con le braccia alzate. Noi accorremmo e li abbraciammo festosamente. Poi ci presentammo al comando dove, senza volerlo, entrammo in una lussuosa mensa, regalmente imbandita per almeno trenta coperti. Non ci dettero nemmeno un tozzo di pane e non ci credettero quando li avvertimmo che i  russi erano ormai a pochi chilometri

I romeni andarono per loro conto e noi italiani (forse una trentina) ci dirigemmo verso Millerovo.

Al Comando Tappa 303 il cui comandante Ten.Col. Boriani volle vedere se avevo i gradi (molti, mi disse, li avevano strappati via) che erano, ovviamente, al loro posto (anche se un po’ sporchi perchè ho sempre combattuto in 1a linea).

 

La vigilia di Natale, mentre i tedeschi del 144° Alpenjager stavano organizzando la città a caposaldo perché, dissero, stava avanzando un loro corpo d'armata corazzato e la 6a Armata (Stalingrado) doveva  trovare un punto d'appoggio valido in caso di ripiegamento, i russi centrarono un vasto deposito tedesco di munizionamento. Saltò per aria diventando un grande fungo in mezzo al quale si aprivano numerosi paracadute.

In quel  tempo non si sapeva nulla della "bomba atomica" ma in seguito, pensando all'accaduto, quel fungo era una atomica in miniatura: probabilmente, poichè c'era vicino il campo d'aviazione, si        incendiarono anche dei carburanti.

Intanto Maltcheskaja venne raggiunta dai russi e tutto quel presidio, senza avere il coraggio di far saltare i depositi minati, si riversò a Millerovo. Ho sentito dire che si trattava d i 300 ufficiali e oltre 2.000 uomini di truppa.

I tedeschi, intanto, si accorsero di non farcela a chiudersi in caposaldo con le loro sole forze per cui chiesero aiuto al comando tappa mentre i russi stavano accerchiando la città con parecchi  T 34 e fanterie. L'abitato era soggetto solamente ad alcune cannonate di carri  T 34 ed a qualche incursione aerea. Sul campo d'aviazione sono arrivati due o tre aerei e ne sono partiti altrettanti con feriti e (vds. libro di Marco Crociani "Eroi senza croce e senza medaglia”) con dei “fuggitivi”. Dalla stazione è partito anche un treno blindato verso Voroscilovgrad.

 

In questa situazione la sera del 26/XII/1942 vennero riuniti circa 300 ufficiali in un grande capannone ai quali il Col. Tolotti, con vibrate parole di amore patrio ed onore delle armi italiane, venne chiesto di offrirsi volontari per costituire una compagnia di arditi da schierare in linea con i tedeschi.

Uno solo alzò la mano, mentre il S.Ten. Giacomo Rossi che gli era vicino gli tirava una falda della giubba sussurrando: "Ma chi te lo fa fare??”: ero io, neo capitano di complemento del II/54° rgt.f. "Sforzesca”, convinto che così dovevasi fare per l'onore dell'ARMIR.

 

Da parte della truppa si offrirono un centinaio di uomini, soprattutto dei Servizi (che non conoscevano le armi automatiche): non c'erano alpini perchè schierati molto più a nord.

In un secondo tempo si offrirono volontari anche il Cap. Lachelli (più anziano di  me ma che accettò di stare in sottordine e che io incaricai della branca logistica), poi il Ten. Del Bono anch'egli della "Sforzesca" e Rossi Guido, Pozzi Piero, Grenzi Massimiliano e Rocchetti Osvaldo della motorizzazione.

Seppi poi  che nel caposaldo c'erano anche il Ten. Col. Squillaci (mai visto in linea) e degli artiglieri. Mai visti.

La compagnia venne costituita con tre plotoni e indossò le tute mimetiche (bianche e oliva) donate dai tedeschi.

Si andò in linea la sera del 27/XII passando sotto le traiettorie di alcuni carri T 34 nemici che erano penetrati nella periferia est e che vennero distrutti da speciali squadre c.c. tedesche. Passammo vicino alle carcasse fumanti dei carri, con cadaveri di bruciati  vivi sopra e vicino ai cingoli ci schierammo della fornace fino al Mulino del1'o1io (circa un km) fronte ad est in vista del villaggio di Spassovska.

Si costruirono subito degli appostamenti ed i n due casi vennero fuori dalla terra dei resti umani gelati. La Fornace era piena di munizioni italiane (persino pallottole cal. 9 per la mia Glisenti) di ogni tipo.

C'erano anche dei razzi Camocini e 2.000 bombe di  mortaio 81 (ma non si disponeva di tale arma).

Le fanterie nemiche attaccarono quasi subito ma la compagnia era fornita di due o tre Breda (i fucili mitragliatori non funzionavano) e vennero respinte. Poi, traendo pezzi dal mucchio delle armi "fuori uso" vennero composte altre Breda e dotate di 5.000 cartucce ciascuna di cui un gran numero già su piastrina. Dopo qualche giorno, con l'aiuto dell'officina tedesca, riuscì a mettere insieme un mortaio da 81 (senza congegni di puntamento) con il quale (aiutato da alcuni volontari addestrati in loco) sparai in zona Spassovska tutte le bombe disponibili.

Il caposaldo era un continuo inferno: incursioni aeree di giorno ed abbattimento di aerei tedeschi in arrivo, attacchi di fanteria e T 34, bombardamenti con "Katiusce", artiglierie e mortai senza un minuto di respiro. Purtroppo il magg. Sleck, comandante il III/144° (settore della cp. "Luoni") venne colpito da una granata e noi italiani perdemmo un comandante tedesco che ci voleva bene. Fui presente alla sua sepoltura.

 

Una sera una bomba cadde oltre un'isba che avevo davanti e, causa lo spostamento d'aria, rimasi accecato per oltre un'ora. Temetti la cecità. Poi si seppe che radio Mosca aveva già annunciato la caduta di Millerovo (7/1) mentre, invece, il caposaldo era ancora integro. E si seppe anche che il famoso C.A. corazzato era arrivato fino ad un certo punto e poi era stato sconfitto.

Di perdite ne avemmo poche e la cp. assolse molto bene il suo compito perchè i russi non riuscirono mai a rompere la cerchia armata. Poi una sera, venne personalmente in ispezione il Gen. Kreysing (morirà poi sul fronte francese in Alsazia) che lodò tutto e informò (con un mio pessimo interprete) che l a 6a A. non sarebbe passata da Millerovo (o disse qualcosa di simile) dando l'incarico di resistere strenuamente sul posto.

Intanto al comando del III/144° il  comportamento del Capitano comandante e degli altri "tuder" era semplicemente odioso.

La notte di Capodanno gli italiani cantavano mentre loro facevano delle specie di orgie: poi protestarono per i nostri  canti... Verso il 15/1 mi si disse che ci sarebbe stato un cambio di btg. in linea ed invece il Ten. Rossi Guido mi telefonò che i tedeschi stavano abbandonando tutto e se ne erano andati.

Il mattino vidi corrermi incontro un tedesco con un foglio in mano ma venne colpito in pieno da una granata e di lui rimasero solamente alcuni brandelli di carne sul muro di un'isba e sui rami spogli di un albero.

Intanto la Fornace era diventata un rogo inabitabile e dovetti far arretrare il plotone di Del Bono che la presidiava.

Il mattino del 15/1 i russi avanzarono con sole fanterie e vennero respinti mentre in lontananza, verso sud-ovest, si vedeva la colonna tedesca che stava allontanandosi da Millerovo dove c'erano loro pattuglie.

 

Dopo avere respinto un altro tentativo di avanzata da Spassovska il 16/1 iniziai a mia volta il ripiegamento passando attraverso Millerovo in gran parte incendiata e con fusti di carburante che scoppiavano in vari posti.

Mi avviai, in ordine sparso, sulle orme del 144° e precisamente lungo la ferrovia in direzione di Voroscilovgrad, soggetto a vari colpi di artiglieria. La sera del 16/1 mi congiunsi con i tedeschi all'altezza della stazione ferroviaria di  Nikolaevskij dove venivamo trattati come degli intrusi, con villania ed arroganza.

Il mattino dopo iniziò l'attacco al blocco nemico di fanterie (a sinistra) e carri T 34 (a destra). La battaglia fu terribile e, per fortuna, c'erano alcuni semoventi da 88 che incendiarono vari T 34 russi e facilitarono la ritirata. La scena che vidi è indescrivibile: materiali e pezzi di corpi umani un pò dappertutto. Purtroppo splendeva il sole ed eravamo facile bersaglio per il nemico. Vidi anche un semovente travolgere uno dei loro appiedato (forse credevano trattarsi di un italiano??)  e cose del genere. Venne dato il "si salvi chi può" e la corsa, sparacchiando (inutilmente) in tutte le direzioni, si protrasse per oltre 10 km.

A Krasnofka c'erano unità  delle SS (così  mi dissero) giunte in aiuto del 144° i cui superstiti vennero caricati su autocarri dove respinsero noi italiani. Proseguimmo a tappe forzate e, per fortuna, ci fu del nevischio che ci nascose.

Quando mi presentai al Comando "Sforzesca" con la certezza di essere elogiato, venni incriminato dal Capo di S.M. che mi chiese se ero stato in ltalia e poi ritornato. Per fortuna a Rikovo dove eravamo c'era il Ten.Col. Boriani del Comando Tappa 303 che fu il primo a definirmi l'Eroe di Millerovo. Poi a Gomel, il Gen. Biglino, di fronte a tutti i suoi Colonnelli, fece altrettanto e, infine, ci fu anche chi, per ordine, credo, di Biglino, inoltrò una proposta di M.A.V.M.. Intanto aspettavo il diploma della Croce di Ferro.

Feci male, durante l'assedio, a non mandare messaggi esaltati valorizzando quanto stavo facendo; ma non sapevo nemmeno se la “Sforzesca" esisteva ancora e dove si trovava. Ed ero tanto, ma tanto ingenuo.

Per il mio comportamento sul  F. Don il 17 ed il 20-26/8 ebbi, per fortuna, una M.B.V.M. ma, in verità, avrei meritato benissimo una M.A.V.M. anche perchè, se Spighi si salvò, lo si deve soprattutto al mio intervento di fuoco ed organizzativo.

Per una stupida e superficiale interpretazione all'Ufficio Storico non si valorizzò l'episodio di Millerovo (cosa, invece, fatta per Tschertkovo dove i nostri non erano in 1a linea come a Millerovo, ma erano presenti dei  Generali) perchè - mi si disse - Millerovo era "fuori settore". Semplicemente assurdo infatti i limiti di settore dell'8a A. erano stati spostati per cui Millerovo si trovava "fuori".

 

Anche per "Savoia" dissero che Insbuscevskij era nel settore tedesco ma che vuol dire? Bene fece il Col. Bettoni ad attaccare i russi che provenivano da quella parte!

O, forse, doveva ignorarli perchè stavano attaccando la "Sforzesca" e la "Tagliamento" provenendo dalla zona della 6a A. tedesca???

Quanti morti rimasero sui campi di battaglia! Poi vennero seppelliti in fosse comuni chissà dove.

A Kalinoskij chi è andato nell'estate del 2001 disse di avere trovato, su quelle quote, ossa, resti di fucili ecc. mentre nell'abitato i ragazzini giocavano con delle baionette arrugginite.

Peccato che il Ten. Paolo Resta del 17° rgt.a. "Sforzesca" non sia stato con me (perchè non mandato al II/54° come nel luglio 1942): avrebbe certamente condiviso valorosamente l'epica difesa del caposaldo di Millerovo. E quanti atti eroici non sono stati visti e non premiati!

 

Generale di Corpo d'Armata s.p.e. (congedo assoluto) Vittorio Luoni - Via A. Govoni l6 00136  Roma - tel. 06/35496076.

 

Marzo 2002

con n° 3 allegati

 

 

 

NOTA: i superstiti della "Sforzesca" vennero trasferiti, nel marzo 1943, alla gloriosa D.f. "Ravenna" dove il Ten. MAVM De Carlini, che diverrà Com.te FTASE (n° 4 stellette come Generale) ammirò molto l'operato del Cap. V. Luoni a  Millerovo.