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domenica 14 luglio 2013
mercoledì 3 luglio 2013
Aprilia liberata il 23 maggio 1944 : perplessità sul documento del 23 maggio 1944
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| Sotto è riportata la descrizione del documento |
Si riporta il documento pubblicato sul Corriere del Lazio in merito alla vicenda della liberazione di Aprilia. Si asserisce che questo documento permette di stabilire che la liberazione di Aprilia sia avvenuta il 23 maggio 1944 in base ai contenuti di detto documento. Avevamo pubblicamente detto che non conoscevano i contenuti di questo documento.
Peraltro avevamo nel convegno del 15 giugno u.s. (vds post precedenti) asserito che le fonti tedesche e le fonti statunitensi non riportavano alcunchè in merito alla caduta di Aprilia (da parte tedesca) o alla conquista di Aprilia (da parte statunitense). Si era prodotta una carta in cui l'andamento del fronte il 23 maggio 1944 ben chiaramente stabilisce che Aprilia è in mano ai tedeschi.
Di seguito il Diario Storico della 14° Armata tedesca che non fa menzione alcuna della caduta di Aprilia il 23 maggio 1944.
Come si può ben leggere il documento attesta che determinati cittadini di Aprilia, di cui viene riportato solo il primo nome, hanno collaborato con gli Alleati nella evacuazione della testa di ponte di Anzio; hanno dimostrato di essere dei lavoratori volontari. Si deduce che la prestazione volontaria dura nel tempo e che è stata anche pericolosa, come facilmente intuibile. Inoltre il documento è stato tradotto in Italiano.
Stabilire che questo documento dimostri che Aprilia sia stata conquista dagli Alleati il 23 maggio 1944 appare quanto mai arduo.
Le fonti Statunitensi e le fonti Tedesche non dicono questa cosa, sopratutto in termini di linee di operazioni e sviluppo del piano per la uscita dalla testa di ponte.
Ma la cosa più interessante è che il documento è rilasciato da un Ufficio del Comando Statunitense (VI Corpo d'Armata -Affari Civili, che dovrebbe essere il J9). E' ormai acclarato che aprilia è stata liberata il 28 maggio da truppe britanniche.
Ora il rilascio di un attestato in data 23 maggio 1944 da parte di un Ufficio (Affari Civili) del VI Corpo d'Armata Statunitense a lavoratori italiani cittadini di Aprilia stia a significare che Aprilia, al contrario di tutte le altri fonti, dimostri che Aprilia sia stata liberata il 23 maggio, si ripete, appare quanto mai arduo da sostenere.
Sarebbe interessante conoscere, alla luce del metodo storico, quali sono le argomentazioni ulteriori poste alla base di questa interpretazione, che vuole Aprilia liberata il 23 maggio 1944
(per risposta: ricerca23@libero.it)
La Battaglia di Aprilia: un ulteriore contributo
Riportiamo, per documentazione, quanto apparso sul Corriere del Lazio a seguito del Convegno del 15 giugno u.s.
domenica 23 giugno 2013
Rassegna Stampa: L'articolo del giornale del Lazio. Dove vai son cipolle cosa porti vado a Firenze
Ritorneremo sull'argomento, ma ancora una volta quando si viene a contatto con la stampa, sopratutto quella locale, che persegue scopi e finalità che a volte non pongono in primo piano le superiori forme di ricerca scientifica, si rimane sorpresi nel constatare che di quello che si è detto si prende solo in necessario per sostenere la propria tesi ma non l'articolato ragionamento basato sui documenti proposti. Un vero peccato. ed una occasione perduta.
Fare storia non è fare sport, ove nello sport la competitività, è la base e l'essenza. Nel fare Storia significa far emergere la realtà come si è palesata.
La Storia non può essere al servizio di nessuno.
Peraltro, se l'articolista era in sala, è un peccato che non abbia partecipato al dibattito più volte sollecitato, se ha scritto l'articolo tramite intermediari, dovrebbe richiamarli ad una maggiore professionalità e serietà per quello che gli hanno riportato.
Sorprende che nell'articolo non sia stato fatto cenno alle fonti tedesche, più volte citate e a quelle statunitensi tutte concordi che Aprila fino al 28 mattina era in mano tedesca.
Come si possono ignorare queste fonti, per sostenere tesi diverse?
Oppure siamo di fronte all'ennesima situazione che si hanno due diverse definizioni, che non si è d'accordo su che cosa intendiamo per "Liberazione".
Se una pattuglia Alleata arriva dietro le linee nemiche e dichiara che quel posto è stato liberato, o vi sono altre iniziative, peraltro documetate,
allora è bene confrontarsi e chiarirsi per evitare "querelle" che, con tutto il rispetto, non abbiamo nessuna intenzione ne di parteciparvi e nemmeno di esserne coinvolti.
Aprilia: La relazione introduttiva di Elisa Bonacini
Vi ringrazio di aver voluto
partecipare al secondo convegno “28 maggio a day to remember” dal tema
"Aprilia in guerra: la battaglia di Aprilia", che si onora
della consulenza storica del Generale Massimo Coltrinari Titolare
di Storia Militare nella cattedra di Dottrine Strategiche e del Generale
Luigi Marsibilio Vice presidente della “Sezione Studenti e Cultori della
materia” della Associazione Nazionale Combattenti della guerra di liberazione
inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate.
Un convegno fortemente
voluto dall'Associazione “un ricordo per la pace” e dalle Associazioni
D'arma e combattentistiche di Aprilia qui presenti.
Questo secondo appuntamento
assume per me una valenza diversa, poiché l'anno trascorso ha portato a
compimento seppure parzialmente il progetto che ho perseguito per 14 anni con
tutte le mie forze : un'
esposizione museale che accogliesse i reperti e cimeli della seconda guerra mondiale collezionati da mio fratello Ostilio Bonacini in più di trent'anni di appassionata ricerca. Il desiderio della
mia famiglia dopo la sua scomparsa è stato infatti sin da subito quello di
volere condividere questo patrimonio storico con la collettività, documento di memoria delle migliaia di vittime del conflitto e delle sofferenze che dovettero subire anche i civili, costretti allo
sfollamento ed a dovere affrontare a guerra finita, la gravosa opera della
ricostruzione e della bonifica dei campi minati. Grazie all'impegno preso dal Comune di Aprilia ed alla
disponibilità del Dirigente dell'Istituto Rosselli Dott. Galassi si è potuto realizzare questo nuovo
allestimento espositivo, inaugurato lo scorso 24 aprile, in attesa di un locale
più idoneo nel centro storico di Aprilia. Tale esposizione rappresenta
il primo tassello di un futuro museo civico di Aprilia, sarà utilizzata a fini didattici, educativi e
di studio, e resa accessibile al pubblico gratuitamente. Si avvarrà presto di
un sistema multimediale informativo aperto che si adatterà alle differenti tipologie di
visitatori (bambini, adulti, visitatori di altre nazionalità), approfondendo
gli aspetti storici e descrittivi dei reperti. E' imminente anche la creazione
di una mostra on-line tramite sito internet, collegato al sito
del Comune di Aprilia, che contribuirebbe ad eventuali collegamenti e scambi
culturali con altri musei italiani ed esteri ed a pubblicizzare le nuove
iniziative.
L'anno trascorso ha dato modo, grazie alla sensibilità
dell'Amministrazione uscente, riconfermata nella figura del Sindaco Antonio
Terra di realizzare quello che da tempo Aprilia attendeva, Aprilia città
martire durante il secondo conflitto mondiale a soli 7 anni dalla sua
fondazione, quando citando le parole dello storico apriliano Bernardino Tofani
“tutto odorava ancora di calce ed i nuovo” . La proposta di istituire una data nella quale
celebrare annualmente la Liberazione di Aprilia il 28 maggio, a tutti gli
effetti la rinascita di Aprilia era
stata presentata al Comune di Aprilia nel maggio 2012 su
iniziativa dell'Associazione “Un ricordo per la Pace” e delle Associazioni
d'Arma e Combattentistiche di Aprilia ed
il consenso di altre Associazioni locali .
Un ringraziamento particolare deve andare quindi alle
Associazioni che hanno aderito con
entusiasmo a questo progetto, sostenendolo nel tempo con grande convinzione
affinché l'Amministrazione arrivasse presto a concretizzarlo attraverso i
necessari atti istituzionali.
Il Consiglio Comunale di Aprilia lo scorso 31 gennaio ha
istituito, individuandola nel 28
Maggio di ogni anno ed intitolandola “28 maggio 1944: la Battaglia di
Aprilia”, in memoria dei caduti.
L'idea di istituire ad
Aprilia una giornata del ricordo era maturata
anche dal contatto con alcuni
veterani che hanno combattuto nel nostro territorio, tra cui l'inglese Harry
Shindler e dal contatto con diversi
testimoni oculari ancora viventi
residenti ad Aprilia, discendenti degli affidatari dei poderi dell'Opera
Nazionale Combattenti negli anni '30. Da qualche anno sto raccogliendo queste
toccanti testimonianze in video-documentari quale arricchimento multimediale
della futura struttura museale.
“I giovani devono capire -
sostengono le Associazioni d'Arma di Aprilia - quale fu il sacrificio
di quella generazione ed occorre
l'impegno di tutti affinché non si ricommettano gli stessi errori”.
Aprilia, ed i Comuni coinvolti negli avvenimenti del 1944 sono
oggi città multi-culturali dove è necessario non perdere le nostre radici,
ed avere dei punti di riferimento della nostra identità storica.
E' un bisogno culturale che necessita di azioni concrete, di un
progetto comune , favorire la raccolta di materiali,
documentazione e delle ultime testimonianze, un patrimonio culturale collettivo
da difendere e da tutelare, una risorsa per il nostro territorio.
Promuovere quindi un turismo culturale nei comuni coinvolti
.
Valorizzare i centri storici con installazioni
permanenti di pannelli artistico- fotografici che riportino al periodo,
con una segnaletica chiara che possa condurre il visitatore- turista nei luoghi
storicamente più importanti; offrendo la possibilità
di percorsi guidati ben
organizzati; proponendo quindi un'
offerta di prodotti culturali adeguati alle curiosità ed alle esigenze
sempre maggiori del pubblico.
Investire nel settore culturale per portare una favorevole ricaduta sul benessere economico di questo territorio.
E' necessario, secondo la mia opinione, trovare un piano comune
per accedere a grandi finanziamenti europei per favorire la realizzazione
di questi progetti.
Ma questi progetti, devono essere accompagnati dall'impegno delle
Istituzioni, degli operatori scolastici e delle famiglie stesse. E'
fondamentale cercare di sensibilizzare i giovani, rivolgersi alle nuove
generazioni, artefici del nostro futuro affinché possano con convinzione
portare avanti nel tempo il nostro lavoro. E' fondamentale educare i
giovani ad una cultura di pace e di tolleranza, di rispetto per le diversità e
di fraterna collaborazione per il bene comune.
Favorire la cultura del creare, del costruire insieme, ognuno con le
proprie diverse capacità ed attitudini.
Le nuove generazioni, la parte sana, il germoglio ancora integro e
vitale di questa società malata.
A loro è stato rivolto il concorso “l'albero della pace”,
iniziativa patrocinata dal Comune di Aprilia. I ragazzi delle Scuole medie di
Aprilia hanno risposto dimostrando grande sensibilità. Ho organizzato i loro
elaborati ed i loro pensieri nel video I COLORI DELLA PACE. Lascio
quindi con piacere la parola ai ragazzi con un monito che è una speranza per il
futuro :
“ Stop
alla violenza ed alla guerra!”
venerdì 14 giugno 2013
Il Piano Alleato per l'uscita dalla testa di ponte di Anzio 21- 31 maggio 1944
Il piano alleato relativo alla uscita dalla testa di ponte di Anzio prevedeva una finta a destra dello schieramento, per fissare sul posto le migliori divisioni tedesche, con altre finte concernenti minacce di sbarco a Terracina o alle foci del Tevere. In realtà l'attacco principale aveva per obiettivo Velletri. Se riusciva si tagliavano le vie di alimentazione logistica del fronte di Cassino e quindi tutto il fronte meridionale tedesco crollava, come in effetti avvenne
Aprilia: Liberata il 28 maggio o il 23 maggio 1944 Le fonti
In merito alla ricerca volta ha stabilire se Aprilia sia stata liberata il 23 o il 28 maggio 1944, si riportano le fonti consultate, sia di parte Alleata che di parte Germanica. In particolare il Diario della 14 Armata che alla data del 23 maggio 1944 non cita minimamente che Aprilia sia sta o evacuata o addirittura persa.
Per gli Alleati The Factory è caduta il 28 maggio 1944i
I Primi due soldati britannici entrati ad Aprilia nella mattina del 28 maggio 1944.
mercoledì 12 giugno 2013
Quando è stata liberata Aprilia?
Secondo questo documento, si sostiene che Aprilia sia stata liberata presumibilmente il 23 maggio 1944. E' una ipotesi suggestiva. i Podestà della zona, compromessi con il fascismo e sicuri di dover rispondere delle loro prevaricazioni, lasciaro la zona tra il 21 ed il 25 maggio, riparando prima a Roma poi nel Nord Italia. Non è possibile una esegesi completa del documento, ma qui interessa che il dato che Aprila sembra essere stata liberata il 23 maggio.
Ora occorre precisasarre che cosa si intende per "liberare una città".
Se le forze di occupazione tedesche, o le autorità fasciste, lasciano una città, senza che questa sia stata occupata dalle forze Alleate, non si può parlare di liberazione ma di abbandono o ritirata.
Per liberazione, almeno nella accezione del 1944, si intende il momento in cui le forze Alleate o le forze del CLN prendevano possesso della città.
Vedremo in un successivo intervento che le forze Alleate e le forze tedesche il 23 maggio, così come il 24, il 25 ed il 26 maggio, in piena battagllia per l'uscita dalla testa di ponte da parte del Vi Corpo d'Armata Statunitense, ancora non avevano raggiunto Aprila. Dalla lettura del Diario di Guerra della 14 Armata tedesca risulta che il 26 maggio ancora non era stato dato l'ordine di evacuare Aprila.
Su queste basi si può approfondire il tema proposto.
La nota in cui viene pubblicato l'interessante documento del 23 maggio 1944
giovedì 6 giugno 2013
Lo Sbarco in Normandia 6 giugno 1944 Fotografie Storiche
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| La Cerimonia commemorativa due anni dopo lo sbarco, tenuta essenzialmene dai Francesi, che sottolineano come lo sbarco dagli Anglo Americani sia chiamato l'Invasione |
mercoledì 5 giugno 2013
La Legione romana.Schede di Sintesi
La Storia delle Legioni di Roma, il proprio ordinamento e le vicende passate attraverso i secoli sono riportate in schede per l'Associazione "la Tavola Rotonda" che gestisce la
Civica Galleria del Figurino Storico, di Osimo (Ancona)
Ogni scheda riporta il motto, i nomi dei Comandanti, e una breve sintesi della sua storia, con una figura di riferimento
Nel riquadro a destra l'elenco delle schede pubblicate e la data di pubblicazione su
"www.figurinostorico.blogspot.com"
venerdì 24 maggio 2013
Museo di Vienna L'automobile dell'Arciduca
L'Automobile su cui viaggiava l'Arciduca d'Austria edere al Trono il giorno dell'Attentato di Sarajevo, che diede l'avvio all'ultimatum austriaco alla Serbia, causa dello scoppio della I Guerra Mondiale. L'automobile è conservata al Museo Militare di Vienna
giovedì 9 maggio 2013
I L’approccio della Germania nei confronti della guerriglia ed alla guerra per bande
Nel quadro degli studi per la Guerra di Liberazione, intesa come una guerra su cinque fronti, si è dato mano ad una bozza di ricerca riguardante il tema in titolo. Questa ricerca è essenziale per comprendere quello che consideriamo il II Fronte della guerra di Liberazione, cioè il movimento ribellistico, o "partigiano" che si è sviluppato nel Nord Italia. Sono quattro note, naturalmente da rivedere ed integrare. ( Per contatti: ricerca23@libero.it)
I
Prima di analizzare gli aspetti rigaurdanti il
secondo fronte, ovvero la guerra partigiana condotta nel Nord Italia, occorre
fare una riflessione su come la
Germania , e di conseguenza, i Nazisti, affrontarono e
considerarono, soprattutto da un punto di vista dottrinale e concettuale, quello
che nell’anteguerra si chiamata “guerra per bande” o “guerriglia”, e che poi
nel secondo dopoguerra assurse al nome di “movimenti di Resistenza”.[1]
E’ fondamentale questo passaggio per capire come mai
i tedeschi in generale, ed i nazisti in particolare, si crearono così tanti
nemici non in divisa, in tutti i paesi che occuparono e comprender eperchè non
riuscirono, nonostante i vari governi collaborazionisti, a neutralizzare o
ridurre al minimo i fenomeni di ribellione, fenomeni che sempre is manifestano
quando di attua un regime di occupazione militare di territori di Stati
militarmente sconfitti in battaglia o in guerra. E’ un aspetto che riserva
molte sorprese ed è poco studiato.[2]
Qui si può fare solo un accenno ai rapporti tra gli occupanti tedeschi, le
popolazioni occupate, i movimenti di resistenza ed i collaborazionisti. Mentre,
ad oltre 60 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, vi è una vasta
prodruzione scientifico-letteraria sugli eventi della guerra di liberazione, che
hanno studiato a fondo gli aspetti della lotta partigiana, lo sfruttamento, le
atrocità, le violenze, i soprusi che hanno punteggiato la occupazione sia
nazista che giapponese, e le vicende connesse con l’attività parallela dei
collaborazionisti, poco o nulla è stato approfondito 3 studiato su come era
organizzata l’attività repressiva germanica, quale evoluzione ha avuto nel
corso della guerra, anche frutto delle esperienze acquisite sul campo, quale
funzione avessero al suo interno le violenze, le rappresaglie, le atrocità, che
necessariamente non erano fine a se stesse, almeno in linea di principio.
E’ evidente che non può essere accettato il semplice
fatto che i Tedeschi adottassero questi sistemi di violenza, ricorrendo ad ogni
sorta di crudeltà verso le popolazioni occupate e sostanzialmente inermi, non
solo in Italia ma in tutta Europa compresa la Russia perche “cattivi” o ubbidienti ciecamente
ad un “pazzo”. Troppo semplicistico e superficiale. I Tedeschi così
rappresentati non possono essere “veri” ed il loro regime di occupazione
sostanzialmente un brutto periodo da dimenticar ein fretta.
Questa
percezione è da respingere perché non è ipotizzabile pensare all’apparato
poliziesco- repressivo germanico-nazista come semplicemente una formidabile
macchina di violenza ed atrocità, a cui si contrappone in modo statico e,
spesso nelle rievocazioni degli ultimi decenni, apologetico apparato
partigiano, tutto virtù ed idealità, teso alla vittoria del bene sul male.
Questo approccio sottovaluta e sottostima la capacità reattiva, di elaborazione
dottrinale, di evoluzione dell’impiego delle forze, e, in sintesi, della
capacità innovativa della lotta antipartigiana nazista. Perché se si accetta
questo ne discende , in definitiva, che tutti i movimenti partigiani siano
sottostimati e, in pratica, li si denigri nella sostanza, non riconoscendone i
meriti.
E’ necessario, quindi, riproporre un quadro dinamico
e e dialettico della azione condotta dai protagonisti della Guerra di
Liberazione, soprattutto quelli che hanno dato vita al movimento partigiano,
che noi consideriamo come Secondo Fronte. Questo anche al fine di sottolineare,
ancora una volta, che il movimento partigiano non è stato condotto da una sola
parte ma da tutte quelle componenti, politiche e non politiche della nostra società
che non accettavano imposizioni, violenze e quant’altro i Tedeschi imponevano.
Ed ancor più per sottolineare con maggiore energia
le varie categorie di lacerazioni che l’occupazione tedesca ha prodotto, e
quale portata politico-sociale, economica, religiosa abbiano avuto i successi
del movimento partigiano.
Questo approccio, di studiare l’azione tedesca in
regime di occupazione, può aiutare ancor di più a comprendere come nella
mentalità, nelle scelte, nella essenza della ideologia nazista, si può trovare
la impossibilità di avere un qualsivoglia rapporto positivo ed ottimale con le
popolazioni occupate. E, conseguentemente, trarre le conseguenze del caso in
termini di adesione, di consenso e di aiuto da parte delle popolazioni al
movimento di partigiano, al distacco e all’allantonamento dalle proposte
germaniche e collaborazionistiche e, in termini più ampi, per alcuni di
apologia, di rimpianto, e di negazionismo più o meno esteso.
[1] Molti esempi possono
essere fatti in questa materia, riandando indietro nel tempo. Basti ricordare
la guerriglia condotta dagli Spagnoli contor le truppe Napoleoniche, che
praticamente furono messe in condizione di non poter controllare appieno il
territorio per lumghi periodi. Questa esperienza diede vita poi a teorizzazioni
anche di alto livello. Si può citare il celebre volume di Giuseppe Mazzini “La Guerra per bande” ecc.
II L’approccio della Germania nei confronti della guerriglia ed alla guerra per bande. La Guerra
II
L’esperienza della Guerra
Non vi è lo spazio per uno studio approfondito, ma
alcuni cenni alla soluzione delle dottrine che hanno guidato l’attività
germanica in tema di attività di controguerriglia exstraurbana può aiutare a
comprendere alcuni capisaldi di quello che poi in sostanza è il comportamento
del “nemico” quando si parla di Guerra di Liberazione.
Una rapidia presentazione dei principali documenti,
così come sono stati presentati ed elaborati dauna ricerca edita dall’Ufficio
Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito,[1]
può dimostrare che la
Germania affrontò il problema della Guerriglia già in fase di
preparazione ad una guerra futura negli anni trenta. Si tratta di una
esercitazione di polizia del maggio 1936[2],
presentata sotto forma di un ordine di operazioni, in cui lo scenario
ipotizzato è di guerra totale, in cui occorre contrastare un ipotetico nemico
che opera nelle retrovie, in coordinazione con l’esercito regolare e
l’aviazione strategica, tramite bande irregolari. Lo scopo della esercitazione
è di eserciatre tutti i componenti la polizia ad affrontare queste bande
irregolari superando, anche d’iniziativa, conflitti di competenza e situazioni
di emergenza. Si deduce dal documento che l’azione is svolge su territori
nazionale e che i possibili nemici erano la Polonia e la Cecoslovacchia e
che le forze armate tedesche fossero sulla difensiva.[3]
L’importanza di questa esercitazione sta nel fatto che già nel 1936 si voleva
preparare i quadri di polizia a fronteggiare attacchi di irregolari nelle
retrovie, in un quadro di guerra totale. Cardine fondamentale adottato
l’impiego brutale e spietato della forza laddove le necessità lo richiedevano.
Da questi elementi, ed altri che si possono scorgere nella esercitazione,
emerge il fatto che non è accettabile la tesi che la spirale di violenze
reciproche abbia portato la controguerriglia tedesca a livelli di crudeltà ed
efferatezza che sono noti in tutta Europa.
Secondo Politi “è
stato un fattore che ha soltanto facilitato l’esprimersi di una attitudine
mentale ricevuta in addestramento” [4]da cui è facile
dedurre che è nella dottrina tedesca insito il fatto che la controguerriglia,
in quanto tale, deve avere i caratteri della efferetazza, della crudeltà e
della spietatezza, che trova ampio margine di accoglienza nella ideologia
nazista.
Il primo documento tedesco che tratti di
controguerriglia sulla scorta di esperienza belliche è del 22 settembre 1941 ed
è intitolato “Manuale per l’addestramento delle unità di polizia riunite al
combattimento di polizia”.[5],
in cui si può cogliere le direttive per il comportamento delle unità tedesche
nella fase iniziale della controguerriglia, con prevalenza per la difesa da
imboscate e la relativa reazione, più
che ad azioni per annientare il nemico partigiano.
I vertici tedeschi, dopo due anni di guerra ormai
avevano ampiamente affrontato il tema della lotta antipartigiana, tanto che si
arrivò ad un accordo tra la componete militare e quella di polizia della
Germania, ovvero l’accordo tra la
Wehrmacht , rappresentata dal gen. Wagner e il RSHA (Reich
Sicherheitshauptamt – Ufficio Centrale per la sicurezza del Reich)[6],
rappresentato da Heydrich. L’accordo Wagner-Heydrich, sigliato il 26 marzo
1941, divideva le competenze nella lotta antipartigiana. La Wehrmacht era competente
per la lotto contro i partigiani a ridosso e sulla linea del fronte a contatto
con il nemico, l’SD[7]
nel territorio retrostante con il compito primario di reperire, appena
conquistato il territorio, archivi e documentazione utile a individuare le
organizzazioni ostili al reich ed arrestandone i quadri, decapitando sul
nascere ogni forma di guerriglia già sul nascere. Le unita SD erano aggregate
ai grippi di Armate, da cui ne dipendevano logisticamente, ma erano ai diretti
ordini di Himmler per l’impiego. Unico punto di contatto operativo con la Wehrmacht era quello
informativo. L’accordo era sostanzialmente di natura politica, volto a dare
equilibrio di potere tra la
Wehrmacht e gli apparati di sicurezza del Partito Nazista;
sul terreno operativo, sommato alla scarsa consistenza degli organi dello SD, e
delle forze di retrovia della Wehrmacht, si rilevò pineo di lacune, lacune che
permesiero le azioni inziali delle forze partigiane sovietiche. Infatti questo
accordo era stato voluto proprio in funzone della invasione della Unione
Sovietica, che iniziò il 22 giugno 1941, in cui nella occupazione del territorio
operavano le due organizzazioni tedesche, però in modo parallelo.
[1]
Politi A., Le dottrine tedesche di
controguerriglia 1936-1944, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore
dell’Esercito, Ufficio Storico, 1991
[2] Il
testo della esercitazione “Besprechung
der prufungsarbeit fue Major-Anwarte. (Mai 1936) in Polizeiverwendung.(Von
Polzeioffizierschule aufgestellt.) Aufgabe: Postdam-Groben
(Luftschtz-Polzeikampf) è riportato in Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 196-225.
[3] Per
la consistenza e la specifica di questa esercitazione ed i suoi contenuti si
rimand ala citato volume di Politi, dalla pag. 3 a pag. 10.
[4]
Politi A., Le dottrine tedesche di
controguerriglia 1936-1944, cit., pag.10
[5]
“Merkblatt fur die Ausbildung der geschlossenen Polizeienheiten im Polizeikampf
herausgegeben vom Chef der Ordungspolizei 1941.” , riportato in
italiano in Politi A., Le dottrine
tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 224-230.
[6] Nato
il 27 settembre 1936 era l’organo cui faceva capo tutto il ramificato ed esteso
apparato di polizia della Germania Nazista, posto sotto l’autorità del
Reichfuhrer-SS H. Himmler
[7] SD
Sicherheits Dienst. Servizio di Sicurezza. Era diviso in servizio interno, con compiti di scoperta e soppressione
delle opposizioni politiche, e servizio esterno, spionaggio e controspionaggio.
Era in concorrenza con l’Abwehr, diretto dall’ammiraglio Canaris, che era il
servisio di spionaggio e controspionaggio della Wehrmacht.
III. L’approccio della Germania nei confronti della guerriglia ed alla guerra per bande. Esperienze
III
Le ulteriori esperienze della
guerra
Dopo quattro mesi di guerra, l’esperienze acquisite
furono raccolte in un documento del 25 ottobre 1941 “Direttive per la lotta
antipartigiana” edito dall’OKH[1]-Gen.St.d.H./Ausb.Abt
(Ia) n. 1900/41 e fu diffuso come testo
di istruzione ed addestramento tra le unità di polizia apartire dal 17 novembre
1941.[2]
Il documento riprende i principi della esercitazione di polizia del
1936 è sottolinea che la lotta antipartigiana deve essere condotta dalle sole
forze di polizia, e si sottolinea che l’azione deve essere, dura, energica e
spietata, mentre persiste il fatto che i rapporti con la popolazione sono
sempre di scarsa importanza e posti sullo sfondo di ogni concetto espresso.
Con l’opuscolo
“Waldkampf” (combattimento nei boschi)[3],
dato 31 marzo 1942, edito dall’Oberkommando des Heres, in cui la lotta
antipartigiana è focalizzata
sull’ambiente operativo e sulle implicazioni che esso ha sulla azioni di
contorguerriglia. Questo documento è una ulteriore affinamento di quelli
precenti ed è estremamente preciso. Nei
documenti precedenti vari concetti erano espressi in modo generalizzato, qui si
chiarisce con precisione e chiarezza Ad esempio “gli uomini colpevoli di fiancheggiamento partigiano nella famiglia e a
volte dell’intera stirpe vanno giustiziati. Le donne condotte in campi di
concentramento, i bambini nel reich e li esaminato il loro valore razziale. I
beni vengono confiscati” . Concetto che prima era confuso, ora chiarito in
modo definitivo.
I tedeschi impiegarono anche unita controguerriglia,
nella convizione che agendo con le stesse tecniche e formazioni partigiane
avrebbero avuto facilmente partita vinta. Si tratta delle unità Jadgkommando[4],
letteralmente “distaccamento di caccia. Queste unità specializzate erano
composte, nella loro struttura organica,
di 39 uomini con una dotazione di
armi particolare[5] ed
operavano in n ciclo di operazioni di 8-14 giorni di azione, 8 di riposo 3 di
esercitazione per un toale di 10-25 giorni tra due inizi di operazione. Gli
obbiettivi erano chiari: l’annientamento del maggior numero di partigiani, la
scoperta dei reparti più consistenti, lo sconvolgimento della reta logistica e
organizzativa dei partigiani, la diffusione della insirucrezza tra le formazioni
nemiche, la creazioni di condizioni operative sempre più difficili. La tattica
era semplice: lo Jadgkcommando, di notte, occultato, si stabiliva in una
determinata zona, a piedi, percorrendo strade alternative. Acquisiva
informazioni , e per circa 72 al massimo aspettava che unità partigiana
cadessero nel tranello ed attacca, sfruttando l’elemento sorpresa usando le
stesse tattiche partigiane; poi si ritirava e lasciava la zona; se si imbatteva
in un reparto più consistente, non si impegna in combattimento, ma chiamava le
unità di polizia territoriali e si sganciava. Ma l’impiego dello Jadgkcommando
non diede i risultati sperati, anzi essi furono uno strumento che rese più
sanguinosa l’azione e la vittoria partigiana in quanto senza l’appoggio di una
azione politica tesa ad isolare il movimento partigiano dalla popolazione sotto
occupazione e di una propaganda tale ad acquisire il consenso, cose tutte
godute dal movimento aprtigiano, non si può sperare di eliminare qualsiasi
movimento partigiano. I tedeschi capirono, con l’impiego di queste unità, che i
sistemi di presidio, i grandi rastrellamenti ed i colpi di mano lasciano in
piedi il movimento partigiano e solo mettendosi sullo stesso piano dei
partigiani si può contrastare questa forma di lotta. Cosa che invece non riusci
ad esser capita dai quadri e dai dirigenti militari della Repubblica Sociale
Italiana nel loro contrasto al movimento partigiano.
Da notare, infine, che ai Jagdkommando furono
affiancati, nel sistema repressivo tedesco, unità collaboratrici, ordinate
organizzamene per meglio contrastare la guerriglia ed avere unità aguli per la
controguerriglia.
Interessante un altro documento, “Der Kampf gegen
die Partisanen”[6]
in cui tra le tante cose affermate[7],
si riafferma il principio che la totta antipartigiana e spietata. Una volta
enunciato all’inizio “non si parlerà più
nel resto dello scritto del carattere selvaggio di questa lotta, ma non bisogna
trascurare che prima ancora delle qualità del combattente e dei suoi
comandanti, conta la sua durezza. E’ facile, guardando questi documenti
precdeneti, osservare la continuità di questo principio variamente espresso e
accentuato , ma ben presente. Finchè per spiegare la crudeltà dei tedeschi nei
paesi occupati si farà ricorso all’analisi delle sequenze di azioni partigianie
e rappresaglie tedesche, ci sarà sempre spazio per spiegazioni
irrazionalistiche le quali si appellano a oscure elucubrazioni sul fondo
barbarico del popolo tedesco, o altre con intenti giustificazionismi che
citeranno analoghe crudeltà partigiane oppure sosterranno che non era possibile
agire diversamente.”[8]
Nella lotta
antipartigiana i tedeschi arrivarono ad impegare su larga scala anche la
componente aerea[9],
la cui importanza è notevole in quando i suoi contenuti[10],
che qui non v è lo spazio di riportare, rappresentato i capostipiti delle
successive teorizzazioni post-belliche, compreso l’impiego degli elicotteri.
Da questi documenti si evince un dato essenziale. La Germania , nella seconda
metà degli anni ‘30 dedicò studi e riflessioni su come affrontare il fenomeno
della guerriglia, in un quadro di guerra totale. Coloro che erano proposti allo
studio della guerra e come condurla, cioè coloro che elaborarono la dottrina,
non sfuggì questo aspetto, e non ne sottovalutarono assolutamente il peso che
una qualsiasi forma di guerra non “convenzionale” avrebbe potuto avere in un
grande conflitto come si andava delinenando e come si sperava che andasse. Le
riflessioni dei pensatori tedeschi in quell’epocapartivano dal concetto che la
componente partigiana non fosse che una versione aggiornata dei Freikorps (o
corpi franchi) che tanto spazio ebbero all’indomani della Prima Guerra
mondiale. Ma con questa elaborazione vennero poste le basi dottrinali, come ad esempio l’azione
coordinata di tutte le forze disponibili, ricorrendo anche alla terza
dimenzione, per il contrasto e l’annimetimento degli elementi componenti la
guerriglia, o dir si voglia il movimento partigiano. Emerge con sopresa, ma
fino ad un certo punto, che la elaborazione tedesca del contrasto al movimento
partigiano come la formulazione delle principali tecniche di rastrellamento, il
corretto impiego della aviazione, a quell’epoca l’elicottero non era così
sviluppato da essere impiegato a massa, la formazione di unita specializzate di
controguerriglia, sono la risultante delle esperienza maturate sul campo,
specialmente nei Balcani e in Russia. Nulla toglie alla validità di questa
elaborazione, ancorché inserita in un quadro politico-strategico da non
accettare, alla validità intrinseca dei criteri operativi e tattici adottati,
tanto che si può dire che essi riemergono con altre etichette, ma
sostanzialmente immuati, negli anni del primo dopoguerra in Algeria da parte
delle truppe speciali francesi, nella guerra di indipendenza alegerina e
soprattutto in seno all’Esercito degli Stati Uniti in Vietnam.
E’ importante sottolinearre che questa documentazione permette di
affermare che l’uso del terroe quale mezzom intimiditario nella lotta
antipartigiana vien previsto in funzione antibande già prima che la guerra
iniziasse; questo sgombra il campo da tutte quelle asserzioni che è la guerra
partigiana che alimenta la crudeltà eche i tedeschi ne furono coinvolti e
costretti. Il successivamente inasprimento della guerra non farà che accentuare
questa premessa di fondo. Questo si inserisce nel tradizionale pugno di ferro
che gli eserciti tradizionali europeo trattano i combattenti irregolari ed i
loro fiancheggiatori, specie nelle cosiddette operazioni di pacificazione dopo
la conclusione delle ostilità. E’ difficile, nel comportamento dei tedeschi
scindere quanto vi è nelle concezioni terroristiche da essi applicate in
funzione antipartigiana, appartengono al patrimonio europeo della prassi
politico-militare di repressione e quali sono invece gli elementi
specificamente nazisti. Il fronte orientale fu la fonte di esperienze ed il
terreno della elaborazione delle dottrine tedesche di controguerriglia, con
tutti il quadro di crudeltà e violenza che in quel fronte si andava applicando.
La elaborazione dottrinale si affina sempre più e raggiunge il culmine nel
1944-1945.[11]I
tedeschi apprendono che la controguerriglia si basa sulla parcellizzazione
delle forze e delle azioni, piuttosto che sulla concentrazione di esse nel
tempo e nello spazio. Queste devono essere decise e spietate e da qui la
puntule sequenza di atrocità in tutti i territori occupati dai tedeschi
Un particolare cenno occorre fare alle rappresaglie. Queste nella
coscienza collettiva nazionale rappresentato ferite ancora non rimarginate. Ad
ogni ricorrenza, nelle commemorazioni, spesso ci si chiede perché tanta
crudeltà. E’ un problema inquietante che la rappresaglia solleva, ponendo
grossi interrogativi alla coscienza umana, che totalemtne la respinge, anche
con accenti permeati di parole di ripugnanza, dall’altro, se ci si mette nelle
parti di chi subisce l’attacco partigiano e guerrigliero, è una continua
tentazione ricorre ad essa, per le possibilità che essa offre per tentare di
porre un freno al continuo stillicidio di perdite, spesso innocenti ed
apparentemente non coinvolte nella lotta, causate da nemici inafferrabili e
senza volto. E’ un aspetto che occorre tenere presente.
Ma nel affrontare la descrizione del fronte nemico, la componente
italiana della coalizione hitleriana, ovvero la Repubblica Sociale
Italiana, non si può non tenere presente come i tedeschi affrontavano gli
oppositori loro e dei loro collaboratori, ovvero i fascisti repubblichini,
ovvero il movimento partigiano che noi
abbiamo definto secondo fronte.
Ma un elemento ulteriore occorre sottolineare, forse il più importante,
quale suggerito dalla presentazione delle dottrine antiguerriglie tedesche. I
successi in questo campo hanno sempre una efficacia temporanea, non definitiva.
I Nazisti, i tedeschi in genere ed i loro collaboratori e sostenitori si
accorgono che l “Ordine Nuovo” attira qualche singolo, ma non dice nulla alle
grandi masse, che rimangono lontane. Più che azioni di antiguerriglia,
necessita un grande piano politico che attiri le masse, e su questo successo,
si inerirebbe il movimento aprtigiano; allora le azioni antiguerriglia, rivolte
verso pochi, isolati dalla popolazione, avrebbe successo definitivo. Ma questo
piano politico non c’è, le masse
rimangono lontano , ed il solo antibolscevismo non basta, essendo solo un
elemento negativo e non propositivo. I Nazisti sembrano impotenti di fronte a
questo dilemma. Allora lo sterminio degli oppositori politici e la rappresaglia
non diventano più una inspiegabile aberrazione, ma una possibile soluzione. Sostiene
Politi “quanto essa sia logica e vantaggiosa dipende dal regime politico che
la attua, dai costi politici che comporta in una data congiuntura e dia metodi
adottati. Le tesi che sostengono si tratti di uan follia collettiva
verificatosi sotto il regime nazista o sono giustificazioni o tendono a
ignorare che in tempi e situazioni
diverse si sono usati i medesimi sistemi. Per il nazismo fu una scelta logica e
perdente.”[12]
[1] Oberkommando des Herees,
Comando Supremo dell’Esercito
[2] Riportato in italiano in
Politi A., Le dottrine tedesche di
controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 233-252. L’esegesi del documento è da
pag. 16 a
pag. 45
[3]
Questo documento è conservato ad Udine, presso l’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di
Liberazione (Misc. 2-14 numero di
ingresso 898)
[4] Reichfuhrer-SS Kommandostab RF-SS
Tgb. Nr. Ia 607/42 geh. St. Qu.dem 25. August
1942 Geheim “ Begehl zur Aufstellung von Jagdkommandos zur Bandenbekampfung”. Riportato
in italiano in Politi A., Le dottrine
tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 4 e see. L’esegesi del
documento è da pag. 283 a
pag. 289
[5] 4 mitragliatori leggeri, 11
pistole mitragliatrici, 24 fucili, di cui 8/4 per il tiro di precisione.
[6] “La
lotta contro i Partigiani”, di datazione controversa ma presumibilmente nella
primavera del 1943, riportato in
italiano in Politi A., Le dottrine
tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 82 e segg. L’esegesi del
documento è da pag. 294 a
pag. 313
[7] Ad
esempio, dopo aver dato alla fiamme un villaggio intero, tutti coloro che hanno
opposto resistenza armata vanno fucilati durante o alla fine del combattimento.
La popolazione va portata via, a meno che non vi sia l’ordine di fare
“trattamento speciale” (Sonderbehanglung) che indica “l’esecuzione, anche in
massa. Se gli abitanti sfuggono alla cattura, dopo la distruzione del loro
centro abitato, diventano nuovi mebri delle bande partigiane, ottenendo
risultati opposti a quelli che si volevano conseguire.
[8] Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia
1936-1944, cit, pag. 84
[9] Merkblatt Eissatz von
Flugzeugen bei der Deutschen Polizei” (Impiego di aerei presso la polizia
tedesca)
[10] Vds.Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia
1936-1944, cit, pag. 102 e segg. L’esegesi del documento è da pag. 343 a pag. 369
[11]
Scrive Politi “ I procedimenti tattici
furono ulteriormente affinati e codificati sia nel campo delle grandi
operazioni che in quelle delle piccole.L’aerocoperazione riceve una organica
sistemazione e viene portata ad un grande livello di efficacia, impostando e in
parte risolvendo problemi largamente studiati solo con l’avveno
dell’elicottero. Gli Jagdkommando assumono la fisionomia che manterranno, con
qualche cambiamento nel nome e nell’equipaggiamento, in tutto il dopoguerra”
Riportato in italiano in Politi A., Le
dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag.187
[12] Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia
1936-1944, cit, pag. 188
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