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venerdì 13 dicembre 2013

La rinascita di Forte Bramafam

Pierivo Facchini
Passeggiando per i sentieri nei dintorni di Bardonecchia (TO) è impossibile non essere attratti dalla fortificazione, tipica del periodo fine ottocento ed inizi del novecento, eretta sull’altura del Bramafam e che domina tutta la vallata circostante. Incuriositi, si scoprirà che quella struttura è Forte Bramafam, la più importante fortificazione delle Alpi Cozie.

Le origini del forte
Allo scopo di controllare la fondamentale conca di Bardonecchia, ove confluiscono il traforo ferroviario del Frejus e gli sbocchi delle valli di Rochemolles e della Rhò, intorno al 1880 furono inizialmente posizionate sul Bramafam due batterie di artiglieria armate con cannoni da 9 ARC Ret[1] aventi calibro da 87 millimetri e gittata di circa 6.900 metri (successivamente denominati da 87 A).
L’idea di realizzare una fortificazione sul Bramafam, scaturì dalla necessità di poter proteggere tali batterie da un eventuale attacco dalle sovrastanti alture. Alla fine degli anni ottanta iniziarono, quindi, i lavori per la realizzazione del forte che avrebbe occupato la sommità dell’altura espandendosi su un’area di circa 64.000 metri quadrati. Nella messa in opera della fortezza furono adottate per la prima volta tecniche innovative abbinando ad una tradizionale struttura in pietra una copertura in calcestruzzo. Anche l’armamento era di nuova concezione e comprendeva installazioni d’artiglieria in cupola Gruson e torrette a scomparsa. Considerato completamente operativo già a metà degli anni novanta[2], il forte poteva contare su una dotazione di:
-          2 cannoni da 120/21 in installazioni a pozzo Gruson;
-          4 cannoni a tiro rapido da 57 in torrette a scomparsa;
-          6 cannoni da 9 BR Ret [3] nella batteria bassa;
-          2 cannoni da 15 GRC Ret [4] nella batteria occidentale;
-          4 mortai da 9 BR Ret disponibili presso il magazzino artiglieria.
Presso il forte, gestito da un distaccamento del 6° Reggimento d’Artiglieria da Fortezza, stazionavano circa 200 uomini che, in caso di necessità, potevano essere aumentati di ulteriori 280 uomini in sistemazioni “di fortuna”.
Durante la Prima Guerra Mondiale, a similitudine di quanto avvenne per le altre fortificazioni ubicate nel settore occidentale italiano, i pezzi di artiglieria di Forte Bramafam furono inviati sul fronte austriaco ed il forte fu trasformato in campo di prigionia per gli austriaci che lavoravano in zona alla manutenzione delle strade militari e della Galleria del Fréjus.
Al termine del conflitto il forte, ritenuto operativamente obsoleto, fu sede della 516^ batteria dell’VIII Settore della Guardia alla Frontiera[5] che disponeva di 8 obici da 100/17 Skoda e dei 2 cannoni da 120/21 nelle installazioni a pozzo. Con il deterioramento dei rapporti con la Francia nel corso degli anni Trenta, il forte tornò ad assumere una rilevante importanza difensiva. Furono quindi potenziate le difese esterne con opere in caverna per mitragliatrici e cannoni anticarro tra cui, la più importante, era il Centro di Resistenza 14, che si affaccia sui versanti nord e ovest dell'altura. Tale postazione era armata con sei mitragliatrici, un osservatorio corazzato attivo sotto cupola e presidiata da 42 uomini. A seguito dell’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, a causa della lontananza degli obiettivi militari, il forte rimase praticamente “inattivo”[6] fino alla dichiarazione dell’Armistizio dell’8 settembre 1943 allorquando tutto il settore occidentale fu messo in stato d’allarme e furono attuati interventi di sbarramento del tunnel del Frejus che si concretizzarono con il brillamento delle cave da mina del traforo e la conseguente ostruzione della galleria. Dopo l’abbandono da parte delle truppe italiane, il forte fu occupato da un distaccamento tedesco ed adibito a deposito di esplosivi e dal 19 aprile 1945 fu sede del Comando del 100° reggimento tedesco Gebirrgsjager fino all’alba del 27 dello stesso mese quando il Comando di Reggimento iniziò la ritirata dal settore occidentale italiano.
Nel successivo Trattato di Pace di Parigi del 1947, si stabilì che il forte, già oggetto di saccheggio, sarebbe dovuto essere completamente abbandonato e smantellato avviando così un lungo periodo di atti vandalici ed asportazioni di buona parte dei manufatti e delle parti metalliche.

La struttura
Le murature perimetrali, realizzate successivamente alla struttura principale del forte vero e proprio, prevedono, presso il cancello di ingresso, due inferriate laterali munite di feritoie a cui segue un muro, anch’esso dotato di feritoie, per battere tutta la zona antistante l’entrata mediante un fuoco incrociato. Dietro a tale muro si sviluppava una trincea sino al raggiungimento del costone roccioso. Verso nord, invece, la piazza d’armi è contornata da un muraglione di circa 6 metri posto a strapiombo sul costone che degrada verso Bardonecchia lungo il quale si trova una trincea con una banchina per i fucilieri.
Sulla piazza d’armi, davanti alla struttura principale delle caserme si trova la costruzione del Magazzino d’artiglieria realizzato per stipare i magazzinaggi della fortezza in tempo di pace.
Il blocco principale del forte è costituito dalla “Caserma Ufficiali” (prima opera ad essere stata realizzata) e dalla caponiera[7] di ingresso, entrambe separate dalla piazza d’armi da un fossato, a cui si aggiunse la “Caserma Truppa”. L’ingresso al forte avviene tramite un raro esempio di ponte scorrevole azionato mediante due volantini posizionati su due supporti a colonna posti ai lati del ponte.

La caponiera d’ingresso, contenente il corpo di guardia ed una prigione, grazie ad un’infilata di feritoie, consentiva il controllo dell’ingresso al forte e di tutta la piazza d’armi.
Il blocco Ufficiali, caratterizzato dalle finestre riquadrate in pietra che danno verso la piazza d’armi, si presenta come una struttura elevata in pietra con copertura a prova di bomba costituita da voltini in mattoni e putrelle in ferro con spessa colata di calcestruzzo e comprendeva sei camerette (tra cui il centralino e la mensa), la cucina e le latrine. All’estremità degli alloggi Ufficiali si scende al blocco delle caponiere ed alla prima delle quattro torrette girevole a scomparsa Gruson per il cannone a tiro rapido da 57 millimetri (gittata di 5.500 metri)[8].
Casella di testo: Sezione di una torretta girevole a scomparsa Gruson per il cannone a tiro rapido da 57 millimetri. (Immagine tratta dal sito www.fortificazioni.net)Il blocco destinato alla truppa, caratterizzato dalle finestre riquadrate in pietra del primo e del secondo piano a cui si alternano le feritoie, comprendeva al piano terra il magazzino viveri, la cucina truppa, sei camerate per i Sottufficiali (la 1^ camerata) e la truppa e le latrine, mentre al primo piano si trovavano 5 camerate per la truppa, le latrine ed un magazzino. L’estremità del blocco termina in prossimità del cancello d’ingresso alla piazza d’armi ed è dotato di feritoie per battere l’area di ingresso.
L’intera struttura era superiormente ricoperta in calcestruzzo a sezione curva, che successivamente al 1908 fu livellata per impermeabilizzarla con i cartoni bitumati.
Casella di testo: Sezione di una torretta girevole Gruson per il cannone da 120 millimetri. (Immagine tratta dal sito www.fortificazioni.net)Dall’androne, inoltre, si accede alla via di comunicazione coperta che, risalendo sino alla parte superiore della fortificazione, porta alla seconda torretta girevole a scomparsa Gruson. Da qui si accedeva alla caponiera della Galleria di gola[9] dotata di posizioni di fucileria e delle latrine o alla Galleria di gola formata da vari locali con feritoie che potevano anche essere destinati a dormitorio per la truppa[10]. Di fronte a tale galleria si trova il Cortile della Galleria di gola ove, in caso di necessità, potevano essere piazzati i mortai da 9 BR Ret (gittata di 2.850 metri) per battere gli angoli morti alle pendici del monte. Nel relativo parapetto, inoltre, vi erano le posizioni di fucileria. Al termine della galleria vi è un locale adibito a dormitorio da cui si raggiunge il camminamento scoperto interno, l’ulteriore corridoio dove vi era il locale di caricamento dei proietti e due riservette e la “Torre B” (una delle due installazioni Gruson girevoli ed a scomparsa, ospitanti i cannoni da 120/21 aventi gittata di 7.700 metri)[11]. Continuando lungo la galleria si perveniva presso la citata Torre di Comando, struttura corazzata da dove venivano dirette tutte le operazioni di tiro. Al termine della galleria si trovava l’imbocco di un’altra galleria che portava alla “Torre A” del tutto identica alla “Torre B”. Prima di giungere a tale torre, un cunicolo portava alla caponiera occidentale (denominata “K”) strutturata su due piani al di sotto dei quali vi era la polveriera con i relativi idonei ambienti per lo stoccaggio degli esplosivi ed i laboratori. Dalla polveriera mediante una scala interna si raggiungevano due riservette e quindi la strada interna del Bassoforte (area più occidentale e meno elevata della fortezza) che portava alla Batteria occidentale costituita da due postazioni in barbetta[12] ospitanti i due cannoni da 15 GRC Ret. Dalla piazzola di sinistra si dipartiva una galleria che portava ad un’altra torretta a scomparsa Gruson per il cannone da 57 millimetri.
Tornando verso il blocco Ufficiali, accessibile direttamente dall’androne, si trova la Batteria bassa suddivisa in tre sezioni ognuna delle quali alloggiava 6 cannoni da 9 BR Ret (dalla gittata di 6.900 metri poi sostituiti da cannoni da 75/27 nei primi anni del novecento) con cannoniere a cielo aperto per meglio battere l’area di Bardonecchia. Ogni sezione era separata dalle altre mediante traverse[13] entro le quali erano ricavate le riservette; mentre tra la prima e la seconda sezione si apriva una breve galleria che portava all’ultima torretta a scomparsa Gruson per il cannone da 57 millimetri. Sempre alle spalle del blocco Ufficiali, infine, si trovava il deposito munizionamento della batteria da 87 millimetri ed il deposito cartucce.
Il forte oggi
Forte Bramafam, raggiungibile in auto mediante la stessa vecchia strada utilizzata dai traini di artiglieria che diparte dalla Statale Oulx – Bardonecchia poco prima di Rocca Tagliata, fino al 1995 compariva desolatamente in rovina sia esternamente ma, soprattutto, internamente. Oggi, grazie all’assiduo e volontario impegno dei soci dell’Associazione per gli Studi di Storia e Architettura Militare, il forte è divenuto uno delle poche fortezze italiane visitabile quasi nella sua completezza e costituisce, quindi, una rara occasione per poter contemplare l’architettura dei forti italiani. Inoltre, all’interno del blocco principale del forte è stata realizzata un’area museale di circa 2.000 metri quadrati contenente varie ambientazioni storiche. In particolare sono state ricostruite alcune stanze del forte risalenti agli ultimi anni dell’ottocento con manichini in uniforme ed impianti d’epoca originali tra cui l’ufficio del comandante del forte, la stanza di un ufficiale del presidio ed una camerata truppa di inizio secolo (includenti gli arredi originali ed il corredo individuale), la cucina e la mensa per gli ufficiali. L’esposizione comprende anche una collezione di uniformi del Regio Esercito da fine ‘800 al 1945 con oltre 150 soldati in divisa[14], tutti completi di armamento individuale e vari spaccati e scenari del periodo bellico. Degni di nota la postazione di artiglieria in barbetta, la riproduzione di una trincea della Grande Guerra e la ricostruzione di un’opera in caverna riproducente l’interno di una batteria in caverna realizzato con armi ed equipaggiamenti originali tra i quali il gruppo elettrogeno funzionante ed il gruppo di ventilazione, filtrazione e rigenerazione aria, per il ricambio dell’aria all’interno dei vasti ambienti sotterranei. Non ultimo, l’unico esempio di artiglieria di fine ottocento ancora esistente che si conosca da 120 GRC, montato su una ricostruzione storica di affusto e sottoaffusto da casamatta modello 1888.
Al secondo piano si trovano le sale espositive del Novecento dall’avvento del Fascismo fino al 1945, in cui sono conservate le prime pagine dei quotidiani dell’epoca riportanti i principali resoconti e bollettini delle operazioni militari del periodo in questione.
Nella piazza d’armi, infine, è stata allestita una mostra statica contenente alcuni mezzi del Regio Esercito come un autocarro Lancia 3 Ro ed un Trattore Pesante Campale 30/A di costruzione FIAT.
Casella di testo: Esposizione delle divise ed equipaggiamenti relativi alla “Campagna d’Africa”. (Immagine tratta dal sito www.bardonecchiafortificata.it)


Bibliografia:
“Forte Bramafam” di P. G. Corino
“Guida ai forti italiani ed austriaci degli Altipiani” di E. Acerbi, A. Povolo, C. Galtera, M.


[1]     Arma realizzata in acciaio con canna rigata e cerchiata a retrocarica.
[2]     Nel 1892 una relazione del Deuxième Bureau - il servizio di spionaggio francese - segnalava come il forte poteva definirsi ormai completo e che presto sarebbe stato dotato di artiglieria in cupola.
[3]    Arma realizzata in bronzo con canna rigata a retrocarica.
[4]    Arma realizzata in ghisa con canna rigata e cerchiata a retrocarica.
[5]    Corpo avente il compito di presidiare le frontiere e le fortificazioni alpine.
[6]    unica eccezione fu un attacco aereo francese che provocò solo lievi danni alla struttura esterna
[7]        Detta anche “capannato” è una costruzione introdotta nel fossato con lo scopo di fiancheggiarlo con fuoco di mitragliatrici e fucileria.
[8]     Per lo svolgimento delle operazioni di sollevamento della torretta, fuoriuscita del cannone, caricamento e tiro erano necessari almeno due uomini, mentre per il munizionamento era stato creato un magazzino per 600 proiettili nell’avancorazza lungo le pareti del pozzo.
[9]     Per gola si intende il lato del bastione rivolto verso l’interno della difesa opposto al fronte di attacco. Indicava genericamente il retro forte e serviva per far affluire i rifornimenti ed i rinforzi al riparo. Ove presente il suo fossato era propriamente la via di questo afflusso.
[10]    A tal proposito i locali erano forniti di canne fumarie per l’eventuale installazione di stufette.
[11]    La struttura era divisa in due piani collegati da una scala interna ed in collegamento con la Torre Comando mediante dei tubi portavoce. Il piano superiore era destinato alla manovra del pezzo ed al tiro, mentre in quello sottostante sono stati realizzati entro l’incastellatura metallica di sostegno all’avancorazza 66 scomparti chiusi, ciascuno capace di contenere 22 proietti che mediante un elevatore venivano inviati al piano superiore e qui custoditi in vani realizzati lungo la parete. Nel piano inferiore era anche piazzato un grosso ventilatore a motore che immetteva aria nella camera di tiro, permettendo quindi l’evacuazione dei fumi prodotti durante lo sparo attraverso bocchette circolari praticate nella cupola. Per le complesse operazioni di tiro erano necessari 4 servienti che garantivano una rotazione di 360° della torretta in circa 30 secondi.
[12]    Piattaforma, posta sulla parte più elevata del terrapieno, che permetteva il tiro sopra il parapetto di un’opera fortificata.
[13]    Costruzione posta al di sopra dei terrapieni, come protezione dai tiri nemici.
[14]    Tra cui le prime uniformi degli Alpini realizzate in panno turchino.

domenica 8 dicembre 2013

I Guerra Mondiale. Verso il Centenario

LE OPERAZIONI TERRESTRI.  LE OPERAZIONI MARITTIME

MASSIMO COLTRINARI
(ricerca23@libero.it)

La guerra iniziatasi nell'agosto del 1914 e conclusasi nel no­vembre del 1918 fu il primo grande conflitto armato dell'epoca industriale. Fu una lotta in grande per il potere economico; chiamò in causa le maggiori potenze e ne impegnò a fondo non solo le forze militari, ma tutte le energie morali e materiali. La posta in giuoco non fu la conquista di territori, ma il predominio politi­co-economico. Le armi psicologiche ed economiche vi svolsero un ruolo non meno determinante delle mitragliatrici, del filo spinato, delle navi di superficie e subacquee. Obiettivo della guerra fu l'annientamento del potenziale economico, oltreché di quello militare del nemico.
Sul piano tecnico-militare rivoluzionò i concetti di spazio, di tempo e di massa e le nuove e diverse dimensioni non furono né previste, né subito percepite, né esattamente comprese. I grandi eserciti nazionali, creati per la salvaguardia dei diritti e degli interessi dei singoli Stati, trasci­narono con il loro semplice peso le nazioni in una lotta senza limiti. I piani di guerra, una volta messi in moto, elusero il controllo dei capi politici e militari e non si lasciarono più gover­nare. Le forze militari cessarono di essere una macchina quasi a sé stante, capace, se bene oliata, di lavoro autonomo, ma diven­nero un congegno di un meccanismo assai complicato del quale condizionarono il funzionamento e dal quale furono a loro volta condizionate in misura mai vista fino ad allora.
La visione che la guerra dette ben presto di sé fu tragica. Alla  fine del 1914, dopo appena sei mesi, il conflitto non aveva più nulla in comune con quello franco-prussiano del 1870, con quello russo-nipponico del 1904-1905 e neppure con quelli più recenti localizzati nei Balcani.
Da guerra di movimento e di rapido corso, com'era stata impostata secondo le dottrine del tempo ispirate al prevalere dell'azione offensiva, si era trasformata, contro ogni aspettativa, in guerra di posizione e di logoramento.
Fallito, per una serie di motivi sui quali si è tanto discusso, il piano dello Schlieffen la guerra giunse ad un punto morto per uscire dal quale nessuna delle due parti possedeva la chiave di volta.
Dopo gli scontri iniziali conclusisi senza decisione, la guerra ristagnò nelle trincee; mancò il mezzo per rendere tatticamente attuabile ciò che era strategicamente desiderabile. A quel punto l'alternativa fu tra la soluzione diplomatica e la lotta di logoramento

Ad un accordo onorevole non avrebbe dovuto essere d'impe­dimento l'avvenuta occupazione di qualche provincia, mentre alla lotta di logoramento avrebbero dovuto opporsi il senso politico e la consapevolezza del reale. Prevalsero l'irragionevolezza e l'incom­prensione dell'avventura alla quale si sarebbe andati incontro.
Il fallimento del piano Schlieffen ebbe una conseguenza deci­siva: impedi alla Germania di vincere la guerra. Quali ne siano stati i motivi - l'incapacità professionale del Moltke iunior  non fu l'ultimo - era troppo tardi quando il Falkenhayn, succeduto al Moltke nella carica di capo di stato maggiore il 14 settembre, volle ritentare l'impresa non riuscita al predecessore.

Quando la Dottrina non da risposte sufficienti per gestire gli avvenimenti, occorre interrompere subito questi avvenimenti e ripensare. Se si continua senza indicazioni di sorta, si va incontro a disastri, come è successo,APPUNTO, nella prima guerra mondiale

I numerosi tentativi del Moltke e del ]offre miranti ad aggirare il fianco occidentale dell'avversario erano andati a monte; ad ottobre la battaglia intrapresa attorno a Ypres non dimostrò altro che si era determinata la superiorità della difesa sull’attacco. La battaglia di Ypres permise ai franco-britannici di realizzare la continuità del fronte tra la Svizzera ed il mare determinando così quella situazione di stallo della guerra sul fronte occidentale dalla quale nessuna delle due parti , nonostante i tentativi per aggirarla o batterla, riuscì nell’intento nei successivi quattro anni di guerra.
 Elencare le battaglie che si sono succedute rappresenta un mero esercizio scolastico di elencazioni di fatti: la realtà che tutte le operazioni fino allì11 novembre 1918 sono una dimostrazione chiara della superiorità della difesa sulla offensiva, in cui non furono trovati rimedi sostanziali.
 Nel corso della guerra i tedeschi provarono a sfondare o aggirare il fronte avversario 2 volte
-                    la prima il 21 febbraio 1916 a Verdun[1]
-                    la seconda il 21 maggio del 1918 sul fronte della Somme
I Franco britannici nel 1915 lanciarono quattro offensive, due nell’Artois[2] e due nello Champagne[3]; nel 1916 la grande offensiva della Somme, che protrattasi da maggio a settembre, non ottenne che 30 km quadri di territorio strategicamente insignificanti e la perdita di 500.000 uomini contro 268.000 tedeschi
     Nel 1917, dopo quella del gen. Neville, che impegnò la 1, la 3 e la 5 armata francese e cinque Armate Britanniche conseguì vantaggi territoriali insignificanti nell’Artois e nello Champagne. Poi l’offensiva di Haig nelle Fiandre dall’ 11 luglio al 10 novembre costò 240 mila uomini  per la conquista di due alture.
 L’unica offensiva del 1917 che avrebbe potuto avere effetti strategici rilevanti fu quella tentata a Cambrai ove, senza preparazione di artiglieria, furono lanciati 300 carri armati contro la linea Sigfrido, riuscendo ad aprire una breccia di 6 km e profonda 8  catturando 10 mila prigionieri tedeschi e 200 pezzi di artigliaria contro la perdita di 1500 uomini. Ma il successo andò in fumo perché l’unica riserva disponibile per sfruttarlo era la cavalleria,quella montata, la cui mobilità era stata da tempo neutralizzata dalle armi moderne.
La scarsa attenzione dei tedeschi al carro armato fu pagata amaramente ed ebbero modo di pentirsi amaramente. L’'8 agosto 1918 il generale inglese Rawlin­son, nel quadro della controffensiva alleata, lanciò all'attacco 456 carri armati, evento che indusse successivamente il generale tedesco Zwhel a dire: «non fu il genio del maresciallo Foch a batterci, ma il generale Tank» ed il generale Ludendorff a scri­vere: «gli attacchi in massa dei carri armati... rimasero da allora in poi il nostro più pericoloso nemico» . Un poi che ebbe bre­ve durata, perché le enormi perdite subite nell'offensiva del mar­zo-luglio 1918 ma soprattutto lo scoramento che invase i Capi tedeschi in seguito all'insucces­so, ovvero alla incapacità culturale e dottrinale di fare fronte alla nuova arma, indussero i tedeschi in uno stato di prostrazione,soprattutto motivazionale, tale da confes­sarsi battuti, quando ancora vi era ampio margine di possibilità operative sole se si fosse adottata una dottrina e procedimenti d’impiego totalmente diversi ed innovativi.
(chi non desidera questo post lo comunichi a ricerca23@libero.it)




[1] La battaglia di Verdun, impegna per cingerla prima che l’impero britannico fosse in grado di intervenire con l’esercito professionale che Lord Kichcner stava preparando, ancorché condotta su un piano di battaglia estremamente intelligente e secondo la tattica appropriata all’attacco di fortezze, preponderanza della artiglieria ed economia di fanteria, ebbe termine con la vittoria della difesa. I francesi vi persero 419 uomini , mentre i tedeschi ne persero 350.000 mila. Al termine i tedeschi, che avevano inizialmente guadagnato posizioni e terreno, si ritrovarono sulle basi di partenza.
[2] La prima  20 dicembre 1914- 15 gennaio 196 e 16 febbraio-20 maggio 1915; la seconda  9 maggio- 27 maggio .
[3] Spiegatesi nell’autunno non ebbero altro risultato che la perdita di 190 mila.uomini fra gli Alleati e 50 mila fra i tedeschi.

giovedì 28 novembre 2013

Master in Strategia globale e sicurezza Scadenza 17 dicembre 2013

Anche per il 2014 è stato attivato il Master in Strategia Globale e Sicurezza (informazioni e bando su www.strategiaglobale esciurezza.it). Il Master prevede anche moduli di Storia e Strategia. Per la parte Difesa il modulo  sarà curato dal sottoscritto come per l'anno passato. Informazioni di dettagli: massimocoltrinari@libero.it.
Riporto la lettera che gli amici dello IsAG hanno preparato in merito:

 

Buongiorno,

con la presente abbiamo il piacere d'informarvi che, a partire dall'edizione 2014, l'IsAG sarà co-organizzatore del Master in Geopolitica e Sicurezza Globale dell'Università Sapienza di Roma, in partnership con CeSI e altri istituti. Le lezioni anche il prossimo anno si svolgeranno da gennaio a dicembre presso il Palazzo Marina, sede della Marina Militare.

Il Master, di II livello, grazie al suo approccio multidisciplinare alle questioni internazionali si rivolge a una pluralità di categorie: a laureati magistrali (o V.O.) di Scienze umane e dell'ambiente, di Lettere o di Giurisprudenza, a professionisti di tutti i settori in cui la realtà estera è rilevante, a dipendenti della P.A., delle FF.AA. e delle rappresentanze diplomatiche e consolari. Direttore del Master è il professor Gianfranco Lizza, che presiede un consiglio d'accademici che include anche il presidente dell'IsAG Tiberio Graziani.

I moduli didattici del Master coniugano gli inquadramenti generali con quelli specifici dell’analisi strategica e delle politiche di sicurezza. I partecipanti potranno acquisire i necessari approfondimenti culturali per accedere ai concorsi pubblici e alle aziende di settore al fine di migliorare il loro profilo professionale.

Il programma didattico del Master si articola in 18 moduli, per un totale di 60 cfu, per oltre 200 ore di lezioni frontali tenute da importanti accademici, professionisti del settore, diplomatici e militari. I moduli spaziano dallo storico-geopolitico al diritto internazionale, dalla finanza alle risorse energetiche, dalla difesa alla criminalità organizzata, affrontando poi l'analisi di singoli scenari geografici.

Ai frequentanti del Master sarà offerta la possibilità di inserirsi e confrontarsi col mondo del lavoro tramite stage presso centri di ricerca internazionalistici, studi legali specializzati nell'internazionalizzazione d'impresa, rappresentanze diplomatiche e aziende.

Nel sito ufficiale del Master (clicca qui per raggiungerlo) è possibile consultare gli elenchi integrali dei docenti e delle lezioni, delle opportunità di stage già attivate, e trovare le istruzioni dettagliate su come effettuare l'iscrizione. Il costo di iscrizione è pari a € 2500 e il Master dura 12 mesi. La scadenza per le iscrizioni è prevista al 17 dicembre prossimo.
 

Cordiali saluti,

Daniele Scalea

sabato 23 novembre 2013

Guerriglia. L'Udo dei Droni

Lotta al terrorismo
Droni che mirano, colpiscono e dividono
Mario Arpino
11/11/2013
 più piccolopiù grande
Tattici strumenti che eliminano chirurgicamente pericolosi terroristi evitando l’invio di truppe sul terreno o armi da bandire viste le vittime collaterali che mietono? È questo il dilemma che attanaglia il dibattito sui droni.

Tattica o strategia?
Prendendo in esame solo alcuni degli attacchi tra gennaio 2012 e agosto 2013, un recente rapporto di Amnesty International si sofferma sulla segretezza del programma e la conseguente impossibilità di perseguire per via giudiziaria la “sistematica violazione degli standard basilari sui diritti umani”.

Lasciando agli esperti di diritto internazionale ogni considerazione etica e di legittimità, vale la pena chiedersi se l’impiego dei droni armati risponde davvero a esigenze politiche e strategiche o è solamente tattica.

Gli esperti si dividono in due correnti, i cui pareri non sono tuttavia così netti da poterne trarre giudizio certo. Comuni ai due gruppi ci sono diverse aree grigie che possono prestarsi a diverse interpretazioni. Più facile è il gioco dei sostenitori dell’efficacia tattica dei droni, i quali confutano anche la maggior parte dei dati che circolano sul numero dei “civili” uccisi durante questo tipo di operazioni.

Sebbene, il presidente statunitense Barack Obama abbia più volte affermato di voler ridurre la dipendenza della lotta dall’efficacia dei droni, questi di fatto rimangono l’arma preferita dalla sua amministrazione. Infatti, se durante l’epoca di George W. Bush erano stati condotti meno di 50 attacchi, negli ultimi cinque anni il numero è salito ad oltre 400, rendendo di fatto il drone l’arma più usata contro il terrorismo.

Efficacia tattica
Secondo i dati forniti dalla New America Foundation, nel corso della presidenza Obama con i droni sono stati uccisi circa 3.300 qaedisti, talebani ed operativi del jihad, inclusi una cinquantina di capi riconosciuti. L’efficacia tattica risulta pertanto indiscutibile.

Secondo i sostenitori, i vantaggi dei droni non si limitano a questo. La continua presenza nei cieli impedisce l’uso di mezzi di comunicazione elettronici, rende difficoltosa la raccolta e l’addestramento di gruppi consistenti di nuove reclute, ostacola le attività minori, ma vitali, come quelle dei falsificatori di documenti, dei preparatori degli ordigni esplosivi, dei reclutatori, dei raccoglitori di fondi e dei corrieri.

Secondo questa corrente, il numero delle vittime civili - fornito da fonti non indipendenti - oscillerebbe tra le 150-500 vittime e i 900 non-combattenti (di cui 200 bambini) di cui parla l’organizzazione Pakistan Body Count.

All’estremo opposto, i responsabili governativi Usa partono dal presupposto che, essendo l’intelligence accurata, tutti i maschi in età militare raggruppati nell’area del bersaglio siano da considerarsi combattenti. Per esempio, quando è stato colpito il capo Baitullah Mashd, è rimasto ucciso anche il suo medico curante: è da considerarsi un civile?

A fornire altri due argomenti a favore sono anche il Bureau of Investigative Journalism e alcune fonti ufficiali dell’intelligence. Anche ammettendo che il rateo di vittime civili sia di 1 a 3, questo è di sicuro minore rispetto a quello che si avrebbe se venissero usati F-16 con bombe guidate o missili da crociera.

In aggiunta, essendo impossibile per le forze Usa andare a dar la caccia ai terroristi nel loro territorio, si potrebbe demandare questo compito alle truppe governative dei paesi che li ospitano. Cosa che in qualche misura viene attuata in Waziristan, in Yemen e in Somalia. È dimostrato però che queste operazioni, a parità di efficacia, sono molto più devastanti, anche per ciò che riguarda i civili, di quelle condotte solo con i droni.

Consenso in erosione 
Anche coloro che si dimostrano contrari all’uso dei droni, ne riconoscono la validità sotto il profilo tattico. La loro contrarietà ad un uso estensivo, sistematico e continuato si basa sulla considerazione che, a distanza, questo potrebbe trasformarsi in un catastrofico auto-goal strategico. La lotta al terrorismo, sostengono, non si può vincere senza un sostegno solido e condiviso sia all’interno che all’estero. Questa condivisione, anche ridimensionando per quanto possibile ciò che risulta dalle statistiche, è proprio l’elemento che, pericolosamente, si riduce ogni giorno di più.

Anche all’interno degli States il consenso va scemando. Si discute se l’atto, che alcuni ritengono una vera e propria “licenza di uccidere”, dodici anni dopo l’11 settembre abbia ancora un senso. Siccome, si dice, è assai improbabile che i droni riescano a uccidere più terroristi di quanti se ne riproducano ogni giorno anche a causa del loro impiego, sarebbe meglio rivedere alcuni concetti. Il grande errore strategico, si dice, è che continuando così gli Stati Uniti si stanno assicurando un nemico certo per molti anni a venire.

Barack Obama lo sa bene, ma sa anche che non gli è permesso spendere di più per la voce sicurezza e difesa e che i droni gli evitano almeno il tabù politico degli “scarponi sul terreno”. Con angoscia, non può far altro che promettere una revisione delle regole.

Mario Arpino è giornalista pubblicista. Collabora con diversi quotidiani e riviste su temi legati a relazioni internazionali, politica militare e medio-oriente. È membro del Comitato direttivo dello IAI.
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venerdì 22 novembre 2013

Gen Anders a Palagiano

Da Stefano Esposito


il filmato allegato ritrae in data 7-15 agosto 1946 a Milano la sfilata organizzata dalla 4a Brigata di Fanteria Wolyn (Volinia) in occasione della Festa del soldato polacco. La suddetta Brigata era inserita nella 5a divisione di Fanteria Kresowa. Presente insieme al generale Nikodem Sulik (comandante della Kresowa) anche il vescovo castrense Gawlina. Dopo la Santa Messa nella cattedrale il gen. Anders decora il generale Luigi Efisio Marras comandante del Commiliter milanese.
Segue il filmato che ritrae l'ispezione del gen. Anders a Palagiano dove erano di stanza le Ausiliarie Volontarie della 316a Compagnia Trasporti poi i giovani studenti della scuola primaria e media di Mottola ( tutti in divisa militare ) ed infine il personale militare di stanza nel Comando Base polacco di Mottola e Palagianello. E' ritratto anche il brigadiere generale Marian Roman Przewlocki comandante della base di Mottola.
Infine la visita di Anders nel Salento, a Squinzano ( si nota il cannone dell'Artiglieria pesante ) e Gallipoli dove ispeziona i carristi dei Centri di Addestramento di Alezio, Galatone e Galatina. Nella parte terminale sono ritratti gli studenti del liceo polacco n. 2 di Matino.
Sono certo che vi farà piacere visionare il filmato.
 
                       http://www.youtube.com/watch?v=z716rB9z2VE&feature=youtu.be

mercoledì 20 novembre 2013

Proposta di argomenti sul tema della Guerriglia







  1° G. di L.
Siria 2011-2013. L’opposizione al regime. Lo scontro tra sunniti (maggioranza) e sciti-alauiti (minoranza)
La Guerriglia su base religiosa. La ricostruzione delle componenti della opposizione siriana e la guerriglia di “tutti contro tutti” e l’impossibilita di una soluzione (Ginevra 2). Ricostruzione del quadro generale delle parti. Analisi e considerazioni attuali

  2° G. di L.
1932-1937. Cina La lotta tra nazionalisti e comunisti. La lunga Marcia
Chiang Kai-schek pone come obbiettivo primario la vittoria sulla guerriglia comunista; il gruppo dirigente comunista risponde con la “Lunga Marcia”( dalla regione di Kiangsi alla regione di Shensi). Guerriglia su base politico-ideologica.
Quadro generale, analisi e considerazioni attuali
  3° G. di L.
2003-2013   La lotta del popolo kurdo per uno Stato.
Guerriglia a base etica contro Turchia, Iran e Siria per la costruzione del Kurdistan. Stato attuale, analisi e considerazioni attuali
  4° G. di L.
1964-2013 Colombia. La lotta delle Farc e le attuali possibili soluzioni
Guerriglia a base ideologica. L’organizzazione guerrigliera FARC ha condotto in Colombia una guerriglia ultradecennale per contrastare le politiche sia del Governo centrale che quella dei Narcotraffici. Accordi in corso a l’Avana per una soluzione politico-diplomatica per dare alla Colombia una nuova configurazione statuale. Analisi e considerazioni e prospettive future.
  5° G. di L.
Etiopia 1937-1941: La guerriglia anti italiana nell’A.O.I
Conquistato l’Impero, ma non distrutto il potenziale bellico, Gli Etiopici conducono un guerriglia che durerarà fino al 1941. Analisi e considerazioni attuali
  6° G. di L.
Penisola Iberica: 1807-1808. Invasione Napoleonica. La Guerriglia spagnola
La popolazione spagnola, guidata dalla nobiltà, praticando la tattica della guerriglia,su base patriottica, riuscì a tenere testa all’esercito francese. Analisi e considerazioni attuali
  7° G. di L.
1844-1857. I Fratelli Bandiera e Pisacane. La guerriglia per bande.
Attraverso la teorizzazione di Mazzini, la “rivoluzione” e la “controrivoluzione” nello Stato Borbonico pre unitario. Analisi e considerazioni attuali
  8° G. di L.
1917-1924. La guerriglia senussa contro l’Italia e la riconquista della Libia.
La guerriglia su base etnica e religiosa, per la lotta alla occupazione coloniale e la reazione come di “grande operazioni di polizia”.Analisi e considerazioni attuali
  9° G. di L.
1796-1799. L’Insorgenza nell’Italia Centrale (Marche) contro i Francesi.
La guerriglia, su base religiosa, delle popolazioni, guidate dalla nobiltà, al “nuovo” rivoluzionario. Quadro generale, analisi e considerazioni attuali
10° G. di L.
1965-1967.  Repubblica Democratica del Congo e Bolivia. L’esportazione della “guerriglia”. Il caso “Che” Guervara.
Al pari della “democrazia”, la guerriglia si può esportare? Analisi e studio della vicenda guevarriana del 1965-1967e considerazioni all’epoca attuale
11° G. di L.
1861-1870. Regno d’Italia. La guerriglia borbonica detta “Brigantaggio”
Guerriglia a base dinastica per la restaurazione della dinastia dei Borbone a Napoli La controguerriglia italiana (Cialdini). Analisi e considerazioni attuali.
12° G. di L.
!956-1959. Cuba. La guerriglia castrista contro Fulgenzio Batista e la presa del potere
Guerriglia a base ideologica. La lotta per interposta persona tra le due superpotenze USA ed URSS. Analisi e conseguenze della presa del potere e considerazioni attuali
13° G. di L.
1935-1948. La costruzione dello Stato d’Israele.
Guerriglia su base etnico-religiosa antiinglese del popolo ebraico. L’Haganat, L’Agenzia Ebraica e le operazioni di Soccorso. Analisi, quadro generale e considerazioni attuali.
14° G. di L.
2001-2013. La Guerriglia Talebana in Afganistan
Guerriglia su base clanica, tribale e religiosa. Il contrasto all’Occidente e la “counterinsorgensy”. Analisi e considerazioni in vista del ritiro di ISAf nel 2014
15° G. di L.



In data 21 novembre 2013 sono stati elaborati gli argomenti di cui sopra in merito al tema della Guerriglia. Cardine fondamentale della tematica è l'espressione dell'esercizio del potere, ovvero lo Stato (1. Le Caratteristiche dello Stato, La democratizzazione e globalizzazione, l'alternativa autoritaria, e dove porta la crescita economica) a cui fa da corollario l'Antistato, ovvero la tribu e il clan. Oltre alla base ideologica è stato anche preso in considerazione il fattore Religione dimodochè ogni espressione di guerriglia è stato vista attraverso l'ideologia, gli aspetti etnici, razziali, religiosi oltre che politici ed economici.
Per ogni altro approfondimento in merito vedasi G. Lizza  Geopolitica delle prossime sfide, Torino Utet, 2012, in cui l'appendice riguardante le operazioni a sosteno della pace,intese come uno strumento per il ripristino dell'ordine statuale, è a cura del sottoscritto.


Assemblea Generale della Società di Storia Militare


Guerriglia. Documenti

Che Guevara top secret. La guerriglia boliviana nei documenti del Dipartimento di Stato e della Cia

di Mario J. Cereghino, Vincenzo Vasile

Descrizione

Quarant'anni dopo, gli archivi desecretati del Dipartimento di Stato e della CIA restituiscono un piccolo tesoro: la versione americana del fallito tentativo insurrezionale dell'argentino Ernesto "Che" Guevara in Bolivia. Un vero e proprio contro-diario scritto giorno per giorno da Washington e dall'ambasciata USA a La Paz nei caldi mesi del 1967, quando sembrava imminente l'esplodere di un "nuovo Vietnam" dal Rio Grande alla Terra del Fuoco. Le carte rivelano in tutta la sua drammaticità la fragile, contraddittoria politica dell'amministrazione Johnson nei confronti dell'America Latina, e completano il celebre Diario in Bolivia del Che, un cult mondiale della rivolta giovanile del 1968.

Dettagli del libro italiano

martedì 19 novembre 2013

Guerriglia. Teorizzazione

G. BRECCIA
L'arte della guerriglia

Collana "Biblioteca storica"

pp. 304, € 25,00
978-88-15-24440-6
anno di pubblicazione 2013
Copertina 24440


«Nella guerriglia, bisogna scegliere la tattica di far finta di venire dall’oriente, e attaccare da occidente; evitare il solido, e attaccare il vuoto; aggredire, ritirarsi, infliggere un colpo con la rapidità del lampo, cercare una soluzione fulminea. Se i guerriglieri affrontano un nemico più forte, si ritirano quando avanza, lo disturbano quando si ferma, lo colpiscono quando è stanco, lo inseguono quando si ritira»
Mao Zedong
Il termine che la definisce ha poco più di due secoli, ma la guerriglia, intesa come lotta ingaggiata dal più debole contro il più forte con tattiche elusive, accompagna tutta la storia dell’uomo. Anche oggi non v’è area del globo che ne sia immune. Questo libro racconta la guerriglia così come è stata teorizzata o praticata (da Sun Tzu a Clausewitz, da Lawrence d’Arabia a Che Guevara), ripercorrendo vicende concrete relative alla resistenza degli indiani d’America, al Vietnam, all’Algeria, alla Cecenia, e da ultimo all’Afghanistan, di cui l’autore ha potuto avere esperienza diretta al seguito del contingente italiano nella primavera del 2011.
Gastone Breccia insegna Storia bizantina nell’Università di Pavia. Tra le sue pubblicazioni, «L’arte della guerra. Da Sun Tzu a Clausewitz» (a cura di; Einaudi, 2009) e «I figli di Marte. L’arte della guerra nell’antica Roma» (Mondadori, 2012).

mercoledì 13 novembre 2013

Guerriglia: strategia del debole verso il forte. Terrorismo

Cina
Cina 126
Il 28 ottobre un’auto è esplosa dopo essersi schiantata a forte velocità contro le barriere di sicurezza a piazza Tienanmen, uccidendo i tre occupanti e provocando due vittime e decine di feriti fra i turisti presenti. La piazza è un sito altamente sensibile per via della repressione delle proteste del 1989 ed è considerata uno dei luoghi più sorvegliati al mondo. Le persone all’interno della vettura, due donne e un uomo, appartenevano alla irrequieta minoranza uigura, i cui membri, musulmani turcofoni originari della turbolenta provincia dello Xinjiang, lamentano discriminazione culturale e religiosa da parte delle autorità di Pechino. Queste hanno compiuto alcuni arresti di uiguri sospetti nella capitale e stanno investigando l’incidente come un attacco terroristico. Le misure di sicurezza nella capitale dello Xinjiang, Urumqi, sono state rafforzate.

giovedì 31 ottobre 2013

Rimini: 8 settembre 1943.L'intrigo.

L  CONVEGNO SULLA CRISI ARMISTIZIALE SI E' TENUTO A RIMINI ED HA AVUTO UN
NOTEVOLE SUCCESSO. LA TESI ESPOSTA E RIPORTATA NEL  VOLUME SALVARE IL SALVABILE. L'ASSOCIAZIONE ARIES INTENDE SULLA SCIA DI QUESTO SUCCESSO APPROFONDIRE ULTERIORMENTE GLI STUDI SU QUESTA TEMATICA STORICA




La Stampa locale ha dato rilievo al Convegno



giovedì 24 ottobre 2013

Rimini 26 ottobre 2013 L'armistizio del 43: un Intrigo

Traccia dell'intervento di Massimo Coltrinari al convegno di Rimini come riferimento di ricerca 

Premessa

La ricerca, iniziata nel 1989, parte da un presupposto: non si può comprendere la crisi armistiziale del 1943 senza tenere presente i suoi due opposti: la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 e la mancata attuazione di un “processo di Norimberga” in Italia, ovvero la chiamata di responsabilità i una classe di vertice,o parte di essa, che ha tradito popolo, tradizioni,  e ideologia.
La conseguenza è un “unicum” di continuità la cui onda ancora oggi incide nella situazione di crisi etica, morale e politica dell’Italia di cui la crisi economica, il sostanziale impoverimento del popolo italiano è una conseguenza.

Introduzione.

Primo punto: la dichiarazione di guerra del 1940. Perchè siamo entrati in guerra? Quale era lo scopo strategico dell’Italia nel 1940, a fronte della disastrosa situazione economica e la impreparazione delle forze armate. 
La politica estera del fascismo, come presenza italiana nel Mediterraneo, l’attività dell’Istituto Italiano di Cultura per l’Oriente, dal 1934 al 1940, porta a minare la presenza della Gran Bretagna e della Francia in Medio Oriente. Sviluppi e Considerazioni.
Una Gran Bretagna impegna dalla Germania, deve necessariamente ritirarsi dalle sue posizioni imperiali; una politica di neutralità avrebbe dato all’Italia immensi vantaggi.
Consderazione: la prima e la seconda guerra arabo-israeliana sono state combattute anche con armi italiane fornite dal SIM agli arabi.

Secondo Punto: mancata attuazione di una “Norimberga Italiana”. E proprio tutta colpa di Mussolini, o Mussolini è lo scudo dietro al quale si nascondono coloro che furono gli artefici di disastri frutto di errori ma anche di personalismi, tradimenti e doppi-giochi? La commissione di inchiesta per la mancata difesa di Roma e la sua interruzione di lavori è il primo dato da analizzare.
IL profondo dissidio tra Americani e Britannici nella conduzione della guerra a livello strategico porta alla infinita serie di errori nella campagna d’Italia, una campagna inutile, dispendiosa, assurda e quanto mani non incidente sull’andamento della guerra. Una campagna che inizia a luglio con lo sbarco in Sicilia e che continua con lo sbarco a Salerno nel settembre 1943. Errori: sbarco di Anzio, scelta iniziale della direttrice tirrenica con il “cul de sac” di Firenze (agosto 1944); cambio di gravitazione e fallimento dell’offensiva  del settembre 1944.

Tra questi due punti, si inserisce la crisi armistiziale del 1943 che può essere vista con queste cadenze:

25 luglio1943: Perché il PNF nella sua totalità non difese Mussolini ed il fascismo. La teoria dei traditori non regge in quanto nessuno tradì, ma tutti furono giocati dall’azione del re e da una parte del vertice politico-militare.

Trattative dell’armistizio: una sequela di “incaricati”; tutti si sentono in dovere di andare a trattare con gli alleati. Perché questo polverone? Perché non sono mai stati coinvolti gli ambienti del Ministero degli esteri?

Contenuti dell’Armistizio: Armistizio lungo ed armistizio corto? Un assurdità dal punto di vista della politica della “exit strategy”? Una volta arresi non si ha più alcuna possibilità di negoziazione.

Contenuti delle Clausole: perché si abbandonano 31 divisioni italiane all’estero?. Perché non si chiede la restituzione dei prigionieri; perché si manda un generale che non conosce la lingua inglese a condurre le trattative?

Situazione Militare: Lo schieramento delle forze italiane alla fine di agosto inizi settembre 1943 ha un andamento est ovest, quando il nemico è a sud? Analisi dello schieramento. Concetrazioni di forze terrestri e aeree nell’Italia centrale.

Situazione Politica. Il concentramento di 10.000 uomini della ex MVSN a Chiedi è il preludio dello spostamento di Mussolini dall’Isola di Favignana al Gran Sasso. Il presunto sbarco sulle coste laziali. Il concentramento delle forze corazzate (36 carri tigre a Chiusi) in Toscana. L’appuntamento degli stormi della Sardegna a 15 miglia di fronte a Civitavecchia. La rotta della Flotta e l’affondamento della “Roma”.

Sviluppo degli avvenimenti

Annuncio dell’Armistizio. La questione della data. L’Incidente della difesa di Roma e la 3 divisione paracadutisti. Una scena di un fil “La Spada nella Roccia”. Crecchio. Pescara e la mattinata sul “Baionetta”. L’approdo a Brindisi: il Re in ostaggio degli Alleati.

Chi sapeva dell’8 settembre è finito alle Fosse Ardeatine. Dardano Fenulli ed altri. L’azione della divisione Ariete il 10 settembre. Le testimonianza: il carrista Ramaccia e gli M13 a porta San Paolo.

Un ufficiale fallito: Il cap. Priebke e Tompkins a Roma: la testa di ponte di Anzio salvata da un cattolico austriaco.

La Commissione per la mancata difesa di Roma. Zangrandi e il suo suicidio nel 1970. Le due valige mancanti. La continuità OVRA-SIM- SIFAR. La lotta tra Il SOE e l’OSS, 

Le altre storie.

Conclusione

Ipotesi di studio: Il re e una parte dello Stato Maggiore organizzano una uscita dalla guerra a favore della Germania.
Il precedente di Dieppe. Badoglio e le sue trappole, in cui è il primo a caderci (Caporetto). La teoria di Haushofer e le panregioni mondiali (La vicenda Hesse e il suo volo solitario in  Scozia). Siccome non si può vincere la guerra, occorre una pace con un nuovo ordine mondiale basato sulle panregioni di Hashofer. L’Italia deve fare il primo passo. Che non riesce.

Nessuno ha interesse a parlare e tutti i documenti vengono cancellati. Occorre andare alla ricerca di quelli che sono sfuggiti a questa opera di distruzione 

venerdì 18 ottobre 2013

Società di Storia Militare. Pubblicazioni


Rimini: la crisi armistiziale. 26 ottobre 2013

ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE
          (Iscritta al Registro delle Ass.ni della Provincia di Rimini con provv.to n.156 del 11 dicembre 2008)


Con il Patrocinio del Comune di Rimini

A Rimini, il 26 ottobre, alle ore 17
presso la Sala del Buonarrivo, corso d’Augusto 231

INVITA a presenziare alla conferenza-confronto a due voci sul tema:

8 SETTEMBRE 1943: L’ INTRIGO

Nuove e documentate ipotesi, tratte dalla pubblicazione del volume Salvare il salvabile di Giorgio Prinzi e Massimo Coltrinari.


Saranno presenti il generale Massimo Coltrinari, della Società di Storia Militare ed il dott. Andrea Santangelo, storico militare, modera l’avv. Gaetano Rossi.


lunedì 7 ottobre 2013

Al Centro di Cultura Italo-Russo di Roma

Presentazione del progetto “La Battaglia di Stalingrado”

L’8 ottobre alle 17:00 al Centro russo di scienza e cultura verrà presentato un progetto, dedicato al 70° anniversario della gloriosa conclusione della Battaglia di Stalingrado e al 70° anniversario della Battaglia di Ortona (Italia) tra le forze armate degli alleati occidentali e il Wehrmacht.
Al progetto parteciperanno il Sindaco di Ortona Vincenzo d'Ottavio, il Consigliere Consiglio Comunale Ortona Giulio Napoleone, il Rettore dell’Accademia Statale della formazione nel settore didattico di Volgograd, dott. N.Bolotov, il Vicedirettore del Museo-panorama “La Battaglia di Stalingrado” S.Mordvinov, il Direttore del Liceo №5 “U.Gagarin” (Volgograd), un gruppo di studenti delle scuole superiori. Saranno inoltre esibito i materiali illustrativi raccolto degli studenti.
Подбитый немецкий танк

Презентация проекта «70-летие Сталинградской битвы и 70-летие битвы при Ортоне»

8 октября в 17:00 в Российском центре науки и культуры состоится презентация проекта в честь 70-летия победоносного завершения Сталинградской битвы и 70-летия битвы при Ортоне (Италия) между силами западных союзников и Вермахта.
В проекте принимают участие мэр Ортоны Винченцо д'Оттавио, советник городского совета Ортоны Джулио Наполеоне, ректор Волгоградской государственной Академии повышения квалификации и переподготовки работников образования, доктор исторических наук, профессор Н.А.Болотов, заместитель директора Музея-панорамы «Сталинградская битва» С.В.Мордвинов, директор Лицея № 5 имени Ю.А.Гагарина, группа старшеклассников. Будет развернута выставка, подготовленная школьниками Волгограда.
Подбитый немецкий танк


giovedì 3 ottobre 2013

Tesi di Laurea

Per gli Studenti che intendono chiedere la Tesi di Laurea si prega di utilizzare il seguente blog: www.studentiecultori della materia.blogspot.com

Inoltre, in via propedeutica, si prega di consultare anche il blog: www.storiainlaboratorio.blogspot.com, in particolare il volume n. 3 della collana "Storia in Laboratorio", disponibile all'Università la Sapienza, Società Editrice Nuova Cultura (www.nuovacultura.it all'indirizzo Collabora con Noi/ Collane Scientifiche/ Storia in Laboratorio/pag. 1 Volume "La Ricostruzione di un avvenimento storico-militare di Massimo Coltrinari e Laura Coltrinari, Roma, Società Editrice Nuova Cultura 2009).
Nel predetto volume si consulti il Capitolo 1 - Paragrafo 2 "La tecnica Procedurale" e l'Appendice "Come si scrive una tesi di Laurea o di dottorato.
Per ulteriori contatti: ricerca23@libero.it
Internate in Germania. maggio 1945, al momento della liberazione