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venerdì 16 novembre 2018

202° Anniversario della fondazione del Corpo di Commissariato dell'Esercito.


SI RIPORTA  LA RELAZIONE
TENUTA AL CONVEGNO DEL 2003
A CINQUE ANNI DALLA FUSIONE DEL CORPO DI AMMINISTRAZIONE E DEL CORPO DI COMMISSARIATO AVVENUTA NEL 1998.


 L’Amministrazione ed il Commissariato sono sempre stati le due facce di una  stessa medaglia, in relazione ad un contenitore unico. Nel corso dei secoli vi sono state delle diversificazioni o delle convergenze che si sono dilatate o si sono ristrette a seconda delle varie epoche storiche, all’interno di questo contenitore.  Ai nostri fini identifichiamo il contenitore nell’Esercito Italiano, inteso oggi come tale, ieri come Regio Esercito e l’altro ieri come Armata Sarda. E’ noto che l’Esercito Italiano nasce dalla diretta emanazione dell’Esercito Sardo, al momento della proclamazione del Regno d’Italia.(1861).Compito e scopo di questa relazione è quello di individuare quel filo rosso che lega, nella dinamica del tempo, l’Amministrazione e il Commissariato all’interno dell’Armata, poi Esercito Sardo, e quindi Regio Esercito ed Esercito Italiano, individuando i segmenti salienti di questo filo rosso che unisce coloro che, ieri come oggi, sono preposti alla “Logistica dell’Uomo”.

1.                  L’EVOLUZIONE SEI - SETTECENTESCA: IL VEEDORE GENERALE – L’UFFICIO GENERALE DEL SOLDO – IL COMMISSARIATO GENERALE DI GUERRA ( 1581 – 1796).

Ogni riferimento all’Esercito Sardo non può che iniziare da uno dei momenti qualificanti della istituzione degli ordinamenti amministrativi Sardi. Questo momento si può individuare nell’opera istituzionale del Duca Emanuele Filiberto, messa in essere all’indomani del trattato di Chateax Cambresis (1559).Sarà da questa opera che nascono gli ordinamenti amministrativi sabaudi che, sviluppatisi per oltre tre secoli, giungeranno fino a noi. [1]L’organizzazione amministrativo-contabile varata nel 1561[2] previde il seguente ordinamento
·        un Veedore[3]   Generale;
·        un Condadore Generale
·        Un Tesoriere Generale di Guerra
Il Veedore Generale era il supremo controllore amministrativo e coordinava l’attività degli altri due.
Il Contadore Generale sovrintendeva al controllo della forza alle armi, al suo sostentamento, ed alla predisposizione dei pagamenti [4]  .
A tali pagamenti presiedeva e provvedeva il Tesoriere Generale di Guerra.
In caso di guerra, il Comandante Generale era affiancato da un “Commissario Generale”, che presiedeva alla amministrazione delle truppe e fungeva da raccordo con il Veedore Generale.Sarà questa l’organizzazione, al momento “in nuce”, che si svilupperà per tutto il settecento e fino al periodo pre-napoleonico che lo eliminerà; riportato in essere al momento della restaurazione si innesterà su di esso l’organizzazione logistico-amministrativa sabauda dell’ottocento.Col la salita al trono di Carlo Emanuele I (1580 - 1630), coinvolto lo Stato  nelle guerre tra Spagna e Francia[5], l’organizzazione amministrativa si perfezionò, con una più marcata articolazione, con un aumento del personale e con una maggiore precisione nei compiti. Vittorio Amedeo II (1684 – 1730), nuovo Re di Sardegna, introdusse riforme tese a separare il potere civile da quello militare [6]. Nel 1688 fu creata la “Segreteria di Guerra”[7], mentre le funzioni amministrative furono affidate ad un “Ufficio Generale del Soldo”, che concentrò in se i compiti del Veedore, del Contatore e del Tesoriere Generale; in un secondo momento  l’Ufficio  del Veedore e la direzione di tutti gli aspetti amministrativi passò al “Contatore Generale”.
Con editto del 21 giugno 1709 l’Ufficio Generale del Soldo fu riordinato e ripartito in branche, di cui tre amministrative ed una contabile; alle prime tre fu preposto un Commissario di Guerra, la quarta (contabile) fu costituita in Tesoreria Generale.
I.                   Il (primo) Commissario, che seguiva in autorità il Contadore presiedeva :
§  ai contratti in genere;
§  ai conti generali dell’Azienda di Guerra, cioè i bilanci;
§  alla parte amministrativa delle truppe.
II.                Il (secondo) Commissario presiedeva:
§  agli affari amministrativi delle Armi di fanteria e artiglieria.
III.              Il  (terzo) Commissario presiedeva:
§  agli affari amministrativi della cancelleria e dello Stato Maggiore (ruoli, riviste, paghe, pane, vestiario, caserme, armamenti).
IV.              La Tesoreria Generale provvedeva alle riscossioni ed ai pagamenti.
Come Organo esterno vi era un Controllore Generale, organo del Generale delle Finanze, sovrintendente al controllo finanziario di Tesoreria.
Il Regio Viglietto 17 febbraio 1717 suddivideva l’Amministrazione economica dello Stato in n. 4 Aziende:
§  Azienda delle Finanze, con a capo il Generale delle Finanze, supremo dirigente dell’amministrazione finanziaria;
§  Azienda di Guerra, con a capo il Contadore Generale, supremo dirigente dell’Ufficio del Soldo, che abbracciava tutta la materia amministrativa e contabile dell’Esercito;
§  Azienda di Artiglieria, con a capo l’Intendente Generale di artiglieria;
§  Azienda di Corte, con il Consiglio di Corte, che provvedeva alle spese di Corte.
La Segreteria o Gabinetto di Guerra, con a capo un Primo Segretario, Ministro di Stato.
In questa organizzazione [8]  l’Ufficio Generale del Soldo acquistò particolare importanza perché, con la direzione dei servizi amministrativi, accentrò il controllo di tutti gli affari economici e contabili dell’Esercito, le cui spese assorbivano metà delle pubbliche entrate[9].
Questa ordinamento si manterrà per tutto il settecento, sotto Carlo Emanuele III (1730 –1773) e Carlo Emanuele IV [10]Carlo Emanuele IV, appena salito al trono, avviò delle riforme che investirono tutta la struttura amministrativa dell’Armata; tra le altre determinazioni ordinative vi fu quella di trasformare l’Ufficio Generale del Soldo in un “Commissariato Generale di Guerra”. L’invasione francese costringeva il Re  e tutta la sua Corte ad abbandonare il Regno nei suoi territori continentali e rifugiarsi in Sardegna. Alle strutture sabaude subentrarono progressivamente quelle francesi, di altra impostazione ordinativa.[11]

LA RESTAURAZIONE. GLI ORDINAMENTI DELLA PRIMA META’ DEL SECOLO XIX FINO ALLA PRIMA GUERRA D’IMDIPENDENZA
Caduto Napoleone, il Re di Sardegna rientra nei suoi Stati ed esprime subito la volontà di riportare in vita tutta l’organizzazione stautale prenapoleonica. Non fa eccezione l’ordinamento dell’Armata. Tra le altre determinazioni si ha il Regio Biglietto 27 settembre 1814, con il quale si rimette in vigore l’Ufficio Generale del Soldo[12]L’Ufficio generale del Soldo, tipica istituzione settecentesca, negli anni 1814-1815 si rileverà troppo macchinoso per i tempi e per le esigenze, chiedendo l’Armata un sistema logistico-amministrativo più snello. Ma tutto il sistema amministrativo dello Stato necessitava di un radicale rinnovamento. Questo si attua con il Regio Biglietto 31 marzo 1817, con il quale tutta l’amministrazione dello Stato viene organizzata in 9 Aziende (Ministeri).[13] Le Aziende Militari, che sono della Guerra, di Artiglieria e della Marina, dipendono direttamente dalla Segreteria di Guerra e di Marina.Nella Azienda Generale di Guerra[14]confluiscono tutte le mansioni esercitate dall’Ufficio Generale del Soldo. Questi, con le Regie Patenti del 19 Novembre 1816 viene riorganizzato e trasformato in Intendenza Generale di Guera, diretta da un Intendente Generale di Guerra coadiuvato da Vice Intendenti[15] Su queste basi abbiamo, nella prima metà del secolo XIX una serie di regolamenti di amministrazione e di contabilità incentrati sulla unicità della contabilità sia in contanti che in natura.; sarà questa la struttura che, seppur con alcune modifiche, giungerà fino al 1853.[16]
Con la salita al trono di Carlo Alberto[17] si ha,infatti,  nel Regno di Sardegna una crescente attività di riforme, tutte volte, secondo la volontà del Sovrano, a dare un ruolo più dinamico al Regno. Le riforme arlbertine investono anche l'Azienda di Guerra. Due sono i provvedimenti: uno del 17 marzo 1832 ed uno del 5 marzo 1833, in base al quale l'Azienda Generale di Guerra venne ripartita in un Ufficio Centrale, con sede a Torino, che rispondeva direttamente al Re tramite il Primo Segretario di Guerra e Marina ed era soggetto al controllo della Segreteria delle Finanze, ed in Uffici divisionali incaricati del controllo sul territorio.[18] Con queste strutture ordinative, stabilizzatesi negli anni quarantasi affronterà la campagna del 1848 – 1849; anche per la branca amministrativa gli esiti non sono felici,  tanto che qualche autore  sostiene che questo il poco felice esito della campagna stessa sia dovuto anche alle carenze logistiche-amministrative.
All’indomani della Prima Guerra di Indipendenza, inizia quell’opera di riforma ed innovazione conosciuta come “decennio di preparazione” che investe tutti i settori dello Stato. Per il nostro settore, , viene emesso il Regio Decreto 13 dicembre 1850 nel quale, oltre ad ammette le lacune dimostrate nella campagna si riconosce l'eccesso di controlli peculiari e la compilazione di norme  e nei procedimenti contabili con i molteplici scritture, difficilissime da tenere aggiornate, soprattutto in guerra. Nel contempo si fa strada il concetto che occorre, date  le esigenze  dell'Armata, in continua evoluzione ed espansione,m ,è necessario meglio articolare il sistema amministrativo contabile. Su questa  esigenza di fondo si procede alla separazione della contabilità, dando vita alla contabilità quella in contanti e quella in natura. E’ un  momento, questo, discendente dalla realtà funzionale della separazione della contabilità, che determina l’origine dei due “Servizi”, e quindi, di due “Corpi”, uno detto “Contabile” o di “Amministrazione” e uno detto di “Commissariato” La contabilità  in contanti è prerogativa del Servizio Contabile, o Servizio di Amministrazione, mentre quella in natura (vestiario, equipaggiamento, vettovagliamento ecc.) è prerogativa del  servizio di Commissariato. Tale divisione rimarrà in essere fino al 1998.

L'ABOLIZIONE DELL’AZIENDA GENERALE DI GUERRA E LA CREAZIONE DEI CORPI E SERVIZI (1853)
Le Aziende non rispettano più le esigenze dei tempi. Da qui la decisione di procedere alla loro abolizione.
La Legge di soppressione porta la data del  23 marzo 1853 [19].
Tutta la legislazione successiva ne è direttamente conseguente di questa decisione.
Viene creata la Direzione Generale del Materiale e dell'Amministrazione militare, presso il Ministero della Guerra,[20] a cui venne creato il servizio amministrativo.
Con la legge 26 dicembre 1853, nel creare gli uffici della Intendenza Militare, si creava anche il Corpo d'Intendenza Militare, i cui organici furono ampliati con il Regio Decreto 19 luglio 1855.
Con la Legge 9 agosto 1855 il Regio Magazzino delle Merci, assunse la denominazione di Magazzino Centrale delle Merci da cui dipendevano i magazzini succursali, a cui fu preposto il Corpo del "Personale contabile per l'amministrazione della guerra".
Sempre la Legge 26 dicembre 1853, istituiva il Corpo del "Personale contabile per il materiale d'artiglieria" ed il Corpo del "Personale contabile per il servizio del genio militare"
Con il Regio Decreto del 10 marzo 1858  si istituì il Corpo del "Personale contabile dei magazzini del genio"
Accanto a questi provvedimenti ve ne furono altri che discendevano da un provvedimento del 1848, il Regio Decreto 25 settembre 1848, con il quale si istituì il "Corpo per il servizio delle sussistenze militari", posto "all'immediata dipendenza dell'Azienda Generale di Guerra ma in un ramo distinto e separato da quella riflettente l'amministrazione militare cui detta Azienda è chiamata per la propria istituzione a dirigere e a sovrintendere".
Il Regio Decreto 4 aprile 1855, riunisce la truppa delle Sussistenze nella "compagnia d'operai militari per il servizio delle sussistenze destinate ai lavori manuali occorrenti all'esecuzione del servizio per i magazzini e panifici militari, sotto la sorveglianza dei funzionari del Corpo delle Sussistenze" creare la Compagnia di Sussistenza.  Si crea, quindi, la compagnia di Sussistenza.
Con il Regio Decreto 14 Dicembre 1856, si procedette a riunire, insieme alla Compagnia di Sussistenza,  gli infermieri, i contabili degli ospedali, i nuclei dei conducenti, fabbri e maniscalchi in un battaglione "di operai per i servizi d'amministrazione", comunemente noto come "battaglione di amministrazione"[21] .
Con questi provvedimenti si ha la conferma e la  codificazione del graduale processo di scissione tra le due branche principali dell'Amministrazione, che il regolamento del 1840 citava nel capitolo II, la contabilità in contanti, che rimaneva prerogrativa dei vari Corpi contabili, e la contabilità in natura ( vestiario, equipaggiamento, vettovagliamento, arredi ecc.) che,con il progressivo accrescersi delle esigenze in questo settore, rese indispensabile la creazione di organi direttivi ed esecutivi appositi. [22]
Le campagne del 1859 e quella del 1860, portarono alla Unificazione del Nostro Paese, come quella del 1866, fecero emergere la necessità di gestire direttamente, e non dare in appalto,  i Servizi per l’Armata. La scienza e l'industria mettono a disposizione materiali totalmente nuovi, che impongono nuove soluzioni organiche e quindi ordinative.
A questo si provvede con l'ordinamento Ricotti - Magnani (1870- 1873) che permea gli anni postunitari; e che sarà ulteriormente perfezionato dall'ordinamento Ferraro (1884) con i quali si arriverà fina alla vigilia della Prima Guerra mondiale
L'ordinamento Ricotti-Magnani abbatte del tutto i diaframmi tra Quadri e Servizi (con la sola eccezione per i farmacisti, che rimangono assimilati al grado militare) e quadri delle Truppe combattenti, costringendo l' "operativo" ad interessarsi di logistica, a al "Logistico" fino allora un semimilitarizzato, ad essere un Ufficiale a tutti gli effetti.
Questa riforma, che fu accetta con molta fatica dai quadri delle Armi combattenti, che quasi non tolleravano " il veder messi alla pari i servigi di penna coi servigi di spada" conferisce  lo status di Ufficiali a tutti gli effetti a medici , commissari,  veterinari e contabili. E' una innovazione che è unica negli eserciti europei del tempo,  che aumenta  il tasso di militarizzazione dei servizi che permetterà al nostro Esercito di giungere agli inizi del secolo al passo con i tempi.
 La Riforma Ricotti-Magnani, preceduta dal Regio Decreto 13 novembre 1870 "per il riordinamento degli ospedali Militari e per la soppressione del Corpo di Amministrazione[23]creato nel 1856 , e dal Regio Decreto 18 ottobre 1872, che detta norme sul “personale degli Uffici Contabili”,  abolisce il Corpo di Intendenza. Con Regio Decreto n. 1591 del 30 settembre 1873,  che unisce in un contesto unitario,  Stati Maggiori, Armi,  Corpi e Servizi, si crea:
-                      il Corpo Sanitario Militare
-                      il Corpo di Commissariato Militare
-                      Il Corpo Contabile Militare
-                      Il Corpo Veterinario Militare
Con la creazione del Corpo Contabile Militare, i compiti degli Ufficiali Contabili sono così definiti: "attendono al servizio della contabilità, nei Corpi dell'Esercito, negli istituti, ospedali e magazzini contabili militari: Il personale degli Ufficiali contabili è esclusivamente tratto dagli Ufficiali e Sottufficiali dell'Esercito".
Il Corpo di Commissariato ha cosi definiti i suoi compiti, “..per delegazione della Amministrazione Centrale della guerra e sotto l'autorità  dei Comandanti Generali e di quelli delle divisioni, sovrintende ai servigi delle sussistenze, dei foraggi, del casermaggio e di altri approvvigionamenti per l'Esercito. Da questo personale traggono il loro i commissariati dei Comandi Generali e di quelli di divisione.
I provvedimenti degli anni successivi completano l’ossatura della riforma Ricotti-Magnani, come, ad esempio, l’istituzione a Roma  con Atto del Governo n° 23 del 13 febbraio 1877 di una “Scuola di Amministrazione e Contabilità Militare". Nel 1884 viene varato l’'ordinamento Ferrero che integra e perfeziona l'ordinamento Ricotti-Magnani dando ulteriore configurazione al Corpo di Commissariato e al Corpo Contabile Militare, in presenza di non pochi problemi.[24]
Nel primo decennio del secolo, dal 1900 al 1910,  sotto la stretta della necessità di realizzare economie di bilancio in ogni settore, , si dibatte molto sulla possibilità di semplificare  il sistema di contabilità dei Corpi, Stabilimenti e Ospedali militari, rendendo così possibile affidare solo a ufficiali inferiori d'Arma (non specializzati e non a tempo pieno) le mansioni svolte - a tempo pieno - da Ufficiali Contabili Specializzati: in tal modo, sarebbe possibile sopprimere, realizzando notevoli economie, il Corpo Contabile Militare e riordinare il Corpo di Commissariato in maniera che esso solo possa disimpegnare tutti i servizi amministrativi e contabile dell'Esercito.10
LA CREAZIONE DEL CORPO DI AMMINISTRAZIONE E OLA RIFORMA DEL CORPO CONTABILE (1910). LE DIFFICOLTA’ CONTABILI DEL PRIMO DOPOGUERRA E LE RIFORME DEGLI ANNI TRENTA FINO ALLA II GEURRA MONDIALE
La legge 531 del 17 luglio 1910, firmata dall’allora Ministro della Guerra Gen. Paolo Spingardi introduce  un nuovo ordinamento nel settore logistico-amministrativo. Con tale legge si sancisce:
-                      la soppressione del “Corpo di Commissariato Militare” e, contemporaneamente, l’istituzione al suo posto di un analogo “Corpo” detto sempre di Commissariato con una diversa configurazione organica. Si articola, infatti, in due ruoli distinti, composti uno da “Ufficiali Commissari” ed uno da “Ufficiali di Sussistenza”
-                      la soppressione del “Corpo Contabile Militare”  e, contemporaneamente la istituzione del “Corpo di Amministrazione “Militare”
I Compiti del Corpo di Commissariato Militare sono così definiti:
-                      Ruolo  Ufficiali Commissari”: sovrintendere, sotto l’Autorità dei Comandanti di Corpo d’Armata”, ai servizi di amministrazione generale e, in particolare, ai servizi delle sussistenze, del casermaggio e del vestiario e di altri approvigionamenti dell’Esercito.
-                      Ruolo Ufficiali di Sussistenza”: dare esecuzione gestionaria e tecnica del servizio delle sussistenze, comprensivo della conduzione dei relativi stabilimenti e del Comando delle Compagnie di Sussistenza, organi, quest’ultimi destinati ad assicurare i servizi di macinazione del grano, panificazione, distribuzione dei viveri, macellazione buoi e l’espletamento di quanto altro attiene al vettovagliamento delle truppe e al mantenimento dei quadrupedi”.
I Compiti del Corpo di Amministrazione Militare:
-                      tenuta dei conti presso i Corpi, Istituti e Stabilimenti Militari.
Con il Decreto Ministeriale del 18 marzo 1911 la struttura generale del settore logistico-amministrativo viene definitivamente a stabilizzarsi.[25]
Con questo ordinamento  si affronta il I Conflitto Mondiale[26], all’indomani del quale ci si accorge che si erano palesati inconvenienti nella esplicazione delle attività logistico-amministrative. Come primo rimedio si istituiscono, con Decreto legge 9 maggio 1918 n. 620  I Comitati di Revisione  per il controllo sulla gestione Amministrativa e sulla Contabilità de Ministeri della Guerra e delle Armi e Munizioni. Questi Comitati di Revisione non mettono il luce irregolarità di rilievo, ma fanno emergere due aspetti non positivi:
    a)  la gestione contabile e amministrativa militare, con particolare riguardo al gran numero di magazzini, depositi, laboratori, riesce a far fronte  ai bisogni delle truppe, ma si rileva antieconomica e non ispirata a criteri di razionalità di tipo - per così dire - industriale.
b)                  Il nuovo sistema amministrativo e contabile al livello di Corpo introdotto nel 1911, e che già aveva mostrato i suoi limiti in Libia,  viene meno nelle eccezionali circostanze della guerra, aggravate dai rimaneggiamenti organici che fanno perdere ogni possibilità di ancoraggio alla vecchia intelaiatura permanente.[27]
Il sistema amministrativo e contabile  rimane inadeguato alle speciali esigenze dei reparti di campagna: la resa dei conti da parte de Corpi in pratica non avviene  o non avviene completamente, e a un certo punto, nel dopo-guerra, per mettere fine alla maggior parte delle pratiche in sospeso si deve concedere un'amnistia contabile generale. [28]
Le sfide degli anni venti e trenta sono raccolte dai due Corpi, di Amministrazione e di Commissariato nella prospettiva di superare le difficoltà palesatasi nel primo conflitto mondiale e nel dopoguerra.
Nel 1924 viene emanato un nuovo Regolamento per l'Amministrazione  e la Contabilitàdei Corpi.
Con l’Ordinamento Diaz, Legge 7 gennaio 1923 n. 72  viene creato, nell’ambito della Direzione Generale dei Servizi Logistici del Ministero della Guerra, l’Ufficio del Generale Commissario, mentre il Decreto Ministeriale 17 gennaio 1924 viene creato un Ufficio del Colonnello Capo del Corpo di Amministrazione, primo passo verso la costituzione di un vertice e quindi una autonoma fisionomia, che si completa con la creazione , nel 1926, con la costituzione di un Ufficio Centrale dei Servizi Contabili (DM 26 novembre 1926).

Per tutti gli anni Trenta rimangono in vigore le Norme generali per l'organizzazione e il funzionamento dei Servizi in guerra del 1932, ristampate nel 1938 senza alcuna variante o aggiunta. Esse rappresentano, quindi, la regolamentazione logistica di riferimento anche per le guerre di Etiopia e di Spagna, nonostante il particolare contesto di queste due campagne:
Il 1° giugno 1940 viene diramato uno Stralcio della nuova edizione (1940) delle Norme generali per l'organizzazione e funzionamento dei sevizi in guerra in prossima pubblicazione (Circ.n. 17000 in data 1° giugno 1940 del Comando del Corpo di Stato Maggiore - Ufficio Servizi), seguito subito dopo dalla Pub. N. 2662 Norme Generali per l'organizzazione e funzionamento dei Servizi in guerra - ed 1940 (bozza di stampa). La circolare 17000 tratta solo i Servizi di campagna che sulla base della nuova impostazione sono creati ex-novo, oppure subiscono le varianti più significative. La novità più di interesse è che il Servizio di Commissariato è alleggerito e cede al Servizio di amministrazione (di nuova costituzione) la branca giuridico-amministrativa  e la branca della gestione del contante  e del materiale. Il neo Servizio di Amministrazione è un servizio di campagna, cioè opera solo a favore delle unità mobilitate14.
Nel 1940, infine, vengono emanate le "Istituzioni amministrative per le truppe di campagna, con le quali, dopo la fallimentare esperienza della Grande Guerra  si recidono ogni legame amministrativo-contabile tra gli Enti mobilitati e Centri di  mobilitazione.

IL DOPO GUERRA. LA CONTRAPPOSIZIONE DEI BLOCCHI. LA CADUTA DEL MURO DI BRLINO E GLI IMPEGNI FUORI AREA FINO ALLA UNIFICAZIONE. 1945 - 1998
La prima regolamentazione logistica del dopo guerra è la circolare 6300 "Norme Generali per l'organizzazione Logistica ed il funzionamento dei Servizi in guerra"
Il Servizio di commissariato, rispetto alle norme del 1940, non muta, Il Servizio di Amministrazione, che è sempre considerato un servizio "in guerra" è uguale al 1940 anch'esso ma con formulazioni più particolareggiate e definite. Nella organizzazione dei vertici dei Servizi Logistici dopo il 1945 fino all'emanazione dei D.P.R. n. 1477 e 1478 del 1965 non vi si riscontrano differenze sostanziali rispetto all'anteguerra e alla guerra, con Capi (e/o Capi e Ispettori) dei principali Servizi che dipendono dal Ministero nel quale inglobano e svolgono attività di consulenza, di studio e ispettiva sia per conto del ministero, che dello Stato Maggiore. "Provvisoriamente - secondo linee unitarie, armoniche e omogenee - le attribuzioni e dipendenze dei Capi dei Servizi logistici, limitatamente a:
-                      Capo e Ispettore del Servizio di commissariato;
-                      Capo del Servizio automobilistico;
-                      Capo del Servizio di amministrazione;
-                      Capo ed Ispettore del Servizio veterinario14
La Regolamentazione contabile ed amministrativa nel dopoguerra è caratterizzata dalle esigenze di decentramento e di semplificazione, che erano state al centro delle riforme degli anni venti trenta15.
Importante nel dopoguerra il mantenimento nell'ambito dei Comandi Militari territoriali,  di una Direzione di amministrazione, retta da un colonnello con funzioni di comandante di Corpo nei confronti del personale della direzione e composta interamente da Ufficiali del Corpo. Le Direzioni di Amministrazione saranno tanti quanto i Comiliter, poi Regioni Militari, ovvero 7 fino al 1998, per ridursi a3 nel 1998, quando le Regioni sono tre, fino al 2001 con l’avvento della Direzione Unica.
Le problematiche di interesse dei due Corpi in questo periodo sono incentrate:
-                      sulla unificazione, abolita negli anni venti, dei Servizi di Commissariato delle tre Forze Armate;
-                      sull'eliminazione della distinzione dei Quadri Ufficiali  in Ufficiali di Commissariato e Ufficiali di Sussistenza;
-                      l'unificazione dei Corpi di Amministrazione e di Commissariato, un tema che sarà dibattuto fino al 1998, per oltre 50 anni.
Le Direzioni di Commissariato sono costituite presso i Comiliter, poi dal 1981, Comandi di Regione Militare, con i compiti svolti prima del conflitto. Agli inizi degli anno '80 i Comandi dei Servizi d Commissariato di RM, divisione assunta questa nel 1976, sono ordinate su 8 servizi, di cui 7 costituiti  fin dal tempo di pace.17
Il 21 Aprile 1997 veniva costituito l’Ispettorato Logistico, nel quadro del processo di costituzione e programmazione dell’Area Logistica, connesso questa riorganizzazione della Forza Armata. In questo anno si procede quindi alla unificazione dei due Corpi, di Amministrazione e Commissariato, concludendo una esperienza iniziata nel 1853.
CONCLUSIONE
L'exursus proposto ha tentato di dare un quadro, di individuare un filo rosso, che lega tutte le esperienze dei Corpi di Amministrazione e di Commissariato. Partendo dalle istituzioni amministrativo-contabili del ducato di Savoia[29] poi Regno di Sardegna si è visto l’Istituto del Veedore Generale che, ai primi del settecento si è trasformato in Ufficio Generale del Soldo. Questi si affina per tutto il settecento ed è soppresso dalla organizzazione napoleonica al pari di tutte le altre istituzioni sabaude. Riportato in vita al momento della Restaurazione[30], dati le necessita  dei tempi è subito trasformato, nell’ambito della  neocostituita Azienda Generale di Guerra (1817) in Commissariato e poi Intendenza Generale ( 1816), operando per tutta la prima metà del secolo XIX. Le esperienze, anche negative, della Prima Guerra di Indipendenza,  portano, nel decennio di preparazione, a riforme radicali.  Abolita quindi l’Azienda di Guerra, le sue funzioni sono ripartite fra nuovi organismi. Nasce il Corpo di Intendenza e quello Contabile. Raggiunta l’unità della Patria e portata la Capitale a Roma, gli ordinamenti si affino ancor più: La Riforma Ricotti Magliani, crea il Corpo di Commissariato  e mantiene Contabile, ed introduce la equiparazione degli Ufficiali “dei Servizi”, prima semimilitarizzati se non addirittura civili o borghesi agli Ufficiali delle Armi Combattenti. Questo Ordinamento, perfezionato nel 1884, giunge fino alla vigilia del Primo conflitto mondiale.. Nel 1910 le riforme portano alla trasformazione del Corpo di Commissariato ed alla creazione del Corpo di Amministrazione che nelle loro strutture generali giungeranno fino al 1998, quando in presenza di eventi epocali, la caduta del muro di Berlino e gli impegni “fuoriarea, impongono radicali trasformazioni. Termina quindi nel 1998 l’esperienza iniziata nel 1853.

MASSIMO COLTRINARI



[1] Emanuele Filiberto pose i capisaldi dell’Amministrazione dello Stato e di quella militare coadiuvato da un Ufficiale Spagnolo; che aveva già conosciuto nelle Fiandre. Questo Ufficiale Don Diego Hortis de Pras.
[2] Precedentemente a capo della Azienda  finanziaria era previsto un “tesoriere e generale delle finanze”. Da lui dipendevano le aziende di spesa, principale quella di “guerra” a cui era preposto un “Tesoriere di guerra”
[3] La parola “veedore” è di chiara origine spagnola, da “VEADOR” che significa controllare
[4] Il compito suo era “di tenere buon conto e la regione che si conviene del soldo e delle altre spese che occorresse fare”. La forza alle armi era iscritta e descritta in appositi ruoli, tenuti dal veedore (controllo) dal contatore e dai capitani alle armi.
[5] Si dovette arruolare in fanteria mercenaria, e straniere, definite “truppe “ riunite in “colonnellati”. La Milizia pesante fu costituita in “milizia generale”. Da questo viene tratto un primo contingente di 8000 uomini, uno dei primi esempi di esercito   nazionale” scelti fra uomini più robusti ed alti alle armi, riuniti in 5 colonnellati ”pronti a marciare in ogni circostanza”. Vittorio Emanuele  II (1684-1730), tese a separare il potere civile da quello militare
[6] Fino ad allora il potere politico e militare accentrato dal Duca, era stato esercitato attraverso la Segreteria o Gabinetto ducali”, e una parte, quella militare, attraverso la VEEDORIA, incaricata di registrare le Patenti Ducali e quindi di seguire tutto l’andamento economico-ammistrativo dell’Azienda Militare.
[7] Presiedeva ai movimenti di truppe, con compiti di Comando e di Disciplina
[8] Le Aziende erano indipendenti dal Primo Segretario di Stato; vi sovrastava un Consiglio Generale delle Finanze, presieduto dal Primo Segretario alla Guerra e composto dal Contatore Generale, dall’Intendente Generale di artiglieria e da altri membri eventuali.

[9] Il 21 giugno 1709 venne emanato il Regolamento “Nuova Costituzione da aversi per Legge fondamentale e perpetua per l’amministrazione ed il mantenimento delle Regie Truppe”, il quale venne a stabilire le basi generali dei                          e la contabilità in contanti ed in materia.
[10] Il Regolamento del 31 ottobre 1736 aveva suddiviso l’Ufficio Generale del Soldo in 8 divisioni centrali. Quello del 16 gennaio 1752 riunì il personale periferico in 7 Dipartimenti corrispondenti ai Givernbi Territoriali (sardegna, Villafranca, Cuneo, Susa, Savoia, vercelli, Alessandria). In base al regolamento 18 novembre 1783 l’Ufficio Centrale di Torino diretto dal Contadore Generale Primo Commissario di Guerra  includeva 7 divisioni: segreteria, contabilità (libri mastri e cassa) amministrazione speciale dei grani (azienda grani) nonché 4 “banchi” (“assenti” cioè  arruolamenti, fanteria, cavalleria, intendenza).
[11] Il 27 giugno 1801 il Commissariato Generale di Guerra sardo e tutti i suoi organi venivano soppressi e le relative incombenze passarono al Commissariato Militare Francese.
[12] In questa primaria organizzazione l’Ufficio Generale del Soldo è ripartito in 6 Uffici, di cui uno a Torino ( che è il principale) e 5 nei Dipartimenti: Alessandria,Cuneo, Vercelli, Torino, Nizza). Ciascun Ufficio era a sua volta articolato in Uffici presidiari: 7 ad Alessandria, 12 a Cuneo, 8 a Vercelli 5 a Torino e 2 a Nizza.
[13] Queste sono: L’Azienda Economica dell’Interno, delle Finanze, delle Gabelle, della real casa, Generale di Guerra, d’Artiglieria, delle Fabbriche e Fortificazioni militari e della Marina.
[14] Il Regolamento che disciplina l’Azienda Generale di Guerra è del 15 Dicembre 1817
[15] Con determinazione del 27 gennaio 1818, L’Intendenza Generale di Guera, al suo vertice, si articola su:
Intendete Generale di Guerra, Vice Intendente Generale di Guerra, Vice Intendente Generale per il Contenzioso, Commissario generale anziano.
[16] Tale regolamenti sono: Il Regolamento di amministrazione e contabilità del 1822;Il Regolamento di amministrazione e contabilità del 1832;Il Regolamento di amministrazione e contabilità del 1840. Sarà con il regolamento  del 1840, con cui l'Armata Sarda affronta la guerra del '48-49, è il regolamento che, non modifica le precedenti norme, ma compendia e riepiloga in maniera organica tutta la materia amministrativo-contabile. E' il punto di arrivo non solo  della regolamentazione settecentesca di cui  si trovano abbondanti tracce, ma è la somma di tutto quanto si deve avere  e sapere per amministrare l'Armata.
[17] Questa avvenne alla morte di Carlo Felice, il 17 aprile 1831
[18] L'Ufficio Centrale era suddiviso in 10 servizi: segreteria, fanteria, cavalleria, intendenza, revisione, caserme e vestiario, trattenuti ed invalidi, libro mastro, archivi  e regio magazzino merci. Gli Uffici divisionali, erano presso le Divisioni Territoriali di  Savoia, Torino, Alessandria, Cuneo, Novara, Nizza, Genova, Sardegna.

[19]  In tale provvedimento si stabiliva che: " Le incombenze per lo addietro agli ufficio centrali ed interni di dette aziende saranno direttamente disimpegnate dagli ufficio del ministero; quelle affidate per lo addietro agli uffici esterni e dell'Azienda generale di guerra o dagli uffici di commissarie, saranno attribuiti ai nuovi uffici di intendenza militare, secondo che sarà stabilito con apposito decreto. E quelle incombenze infine che erano disimpegnate dagli uffici di commissarie d'artiglieria o delle fortificazioni, saranno attribuite o agli uffici d'intendenza militare, ovvero ai comandanti o direzioni d'artiglieria o del genio
[20] Gli uffici erano: intendenza, contratti e protocollo,servizi amministrativi, contabilità generale,contabilità dei Corpi,servizio di artiglieria e servizio genio
[21] La motivazione di tale costituzione è la seguente: "L'ottimo risultato dato dalla compagnia sussistenza,…..poiché l'esperienza dell'ultima guerra ha dimostrato il bisogno di avere al seguito dell'Armata per i diversi servizi dipendenti dall'amministrazione militare, sia  negli ospedali che presso i magazzini, individui riuniti in un corpo speciale senza dover ricorrere alle file dell'esercito ne a persone estranee alla Milizia"
[22] Ales S., L'Armata Sarda e le riforme albertine 1831 -1842, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Roma, Tipografia Regionale, 1987. Botti F., La Logistica dell'Esercito, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Roma, 1991, Vol 1, Ales S., Dall'Armata Sarda all'Esercito Italiano 1843-
1861, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Roma, Tipografia Regionale, 1989
[23] Giornale Militare n. 280, pag. 280
[24] Scrive Ferruccio Betti: "Il corpo di commissariato subisce all'inizio del secolo XX un intenso e no sempre giustificato travaglio organico, principalmente dovuto all'incertezza e instabilità degli indirizzi di fondo dell'amministrazione militare centrale, al tentativo non sempre riuscito di realizzare economie e alla necessità ripetutamente  emersa di riformare la gestione amministrativa dei copri. Dati suoi complessi  compiti che ne fanno l'erede del disciolto copro d'intendenza e insieme il vero progenitore o precursore dell'attuale corpo di amministrazione, il commissariato è una sorta di baricentro logistico-amministrativo, nel quale confluiscono da diverse parti spinte ed esigenze non sempre  di segno concorde che hanno riflessi negativi sul reclutamento, lo stato e l'avanzamento dei Quadri."
10 A questo orientamento si contrappone la linea sostenuta nel 1909 con veemenza (e non senza realismo) dal Maggiore contabile Farella, che in una serie di articoli sul diffuso periodico miliare “La Preparazione” sostiene che molto difficilmente si potrà rimediare nella pratica alla farraginosità del sistema di contabilità generale dello Stato. Di conseguenza non è condivisibile, secondo Farella, la tesi della commissione d'inchiesta che le funzioni amministrative all'interno dei corpi possono essere disimpegnate dagli stessi Ufficiali d'Arma, senza necessità di personale specializzato e senza  pregiudizio per la loro attività di comando. Secondo il Farella, gli ufficiali contabili a livello d corpo sono invece necessari per le incombenze della contabilità che i consigli di amministrazione non possono sbrigare perchè non ne hanno il tempo, visto che aumentano continuamente le esigenze del servizio e d governo del personale. In tal modo, spesso il consiglio di amministrazione del corpo non può riunirsi o si riunisce senza che i suoi componenti abbiano potuto prendere completa visione degli argomenti da trattare: e c'è bisogno di ricordare che tutta la somma del buon andamento amministrativo e contabile dei corpi stessi è posta interamente sulla schiena del direttore dei conti e del relatore? E che il direttore dei conti, a dispetto della modesta sua posizione, è un personaggio tanto importante da non potersene fare a meno neppure per poco tempo , in tutti i nostri reggimenti?
[25] - al Vertice, presso il Ministero della Guerra e lo Stato Maggiore  si ha:
       . una  Direzione Generale dei Servizi Logistici e Amministrativi;
       . un Reparto Intendenza dello Stato Maggiore
       . Un Ispettorato dei Servizi di Commissariato
       . Una Direzione Generale della Revisione dei Conti
       . Un Segretario Generale
     - a Livello territoriale: 12 direzioni di commissariato (sempre rette da Colonnelli);
ufficiali di sussistenza (di nuova istituzione:242 ufficiali di cui 12 maggiori, con mansioni di livello inferiore rispetto ai commissari, attinenti al vettovagliamento);
12 compagnie di sussistenza (sempre comandate da Ufficiali di sussistenza anziché da ufficiali contabili: Gli ufficiali contabili, il cui ruolo è soppresso, entrano a far parte dei ruoli degli ufficiali delle sussistenze..
In Caso di conflitto, creato il Comando Supremo, per le attività logistico-amministrative si creava presso il predetto Comando Supremo, una Intendenza Generale. In zona di guerra venivano a formarsi  le Intendeza di Armata presso le costituite Armate.
[26] Il Corpo di Commissariato ed il Corpo di Amministrazione affrontarono la prova della Grande Guerra  con un struttura ed una normativa ancora tutta da sperimentare. Per il Servizio di Commissariato, la Grande Guerra è una novità: la guerra di posizione ha limitato la funzione generale del servizio a quella di ricevere  e distribuire i rifornimenti che affluivano  .tutti da tergo. Ciononostante il suo funzionamento è stato tutt'altro che agevole e semplice, che ha richiesto ai Quadri doti di iniziativa e una capacità di lavoro duttile, improntata a senso pratico, che molti di essi non possedevano.
Per il Servizio di Amministrazione, specie per la parte contabile dei corpi  e degli stabilimenti, la sua resa nei termini e con le modalità fissate, da adito a concordi critiche. Il Liuzzi così sintetizzava la situazione “ La guerra, lo dichiaro senza malignità, è stata per la nostra contabilità un grosso fallimento che non vorremmo mai più ripetere”.
[27] Su quest'ultimo problema il Liuzzi parla, senza perifrasi di eccessiva burocrazia e di fallimento della contabilità:
"la guerra aveva dimostrato, e l'immediato dopo guerra ha dovuto confermare, che il sistema di considerare le unità mobilitate come distaccamenti amministrativi degli enti territoriali (depositi dei copri, ospedali, ecc.) ai quali le prime dovevano rendere i conti, era troppo pesante e complicato se non completamente inapplicabile: Tutti sappiamo che quel sistema si risolse nell'ultima guerra in un completo fallimento del controllo delle spese, le cui contabilità dovettero essere convalidate  pressoché  senza revisione, dopo aver provocato inutilmente tante preoccupazioni ai comandanti delle unità mobilitate. Riteniamo necessario di dare agli enti mobilitati la più ampia  autonomia amministrativa, facendo loro rendere direttamente i conti  ed apposite sezioni di riscontro per la contabilità di guerra. Ben distinte da quelle territoriali, e di ridurre al minimo possibile i lavori di scritturazione, i rendiconti e i controlli. Su questo argomento troppo tecnico non possiamo attardarci. Ma resti vivo in tutti noi il ricordo dell'accennato fallimento, dovuto alla pretesa di applicare in guerra un sistema organizzato esclusivamente per la pace di tempi sorpassati. Non dimentichiamo mai che l'esercito è fatto per la guerra, e che nell'esercito tutti i sistemi da adottarsi in pace devono essere applicabili in guerra, almeno nelle linee principali".
[28] Nel 1929 il capitano Bruno così riassume l'andamento del sistema contabile, che spesso non alleviava, ma aggravava le difficoltà dei reparti (e dei comandanti) al fronte:
"bisogna riconoscere infatti che, nel controllo dell'attività amministrativa dei reparti mobilitati, inconvenienti non ne mancarono; bisogna riconoscere che non sempre, in tale controllo, furono seguiti quei criteri di praticità, di semplicità, di tolleranza che erano la condizione indispensabile perché il controllo stesso non si trasformasse in una  vera persecuzione, in un fastidio immenso, che si aggiungeva alle più gravi preoccupazioni inerenti all'esercizio del comando.
In taluni casi  lo spulciamento delle contabilità… di guerra superò, in meticolosità e pedanteria, ogni più esagerato esempio del tempo di pace.
Concludendo, il sistema di controllo amministrativo e contabile sulle truppe  combattenti non fu, nell'ultima guerra, adatto e proporzionato alle speciali esigenze del momento: esso volle adattare le sue pesantissime bardature ad un copro che aveva  bisogno della massima scioltezza di movimenti, il suo lento e rigido incedere ad una situazione che mutava rapidamente e di continuo nel tempo e nello spazio: su la tartaruga che voleva tener dietro al levriero o, meglio il pachiderma che doveva inseguire l'aquila per le vie del cielo".
14 Scrive al riguardo F Betti: " La creazione  di questo nuovo Servizio di campagna, che cioè - va sottolineato - opera solo in guerra e solo in guerra e solo a favore delle unità mobiliate, pone rimedio a una carenza storica, che costringeva  i corpi e gli altri organismi a mantenere anche in guerra  - per tutte le esigenze di gestione, controllo e revisione - un legame diretto, fortemente burocratizzato, continuo  e capillare con l'organizzazione territoriale e/o con il Ministero: Per sua natura, date le distanze  e le circostanze della guerra questo legame risultava invariabilmente aleatorio e tale da non soddisfare con tempestività né le esigenze dei corpi, né quelle di una corretta , economica  e puntuale gestione amministrativa: Di qui il naufragio dell'amministrazione specie nella prima guerra mondiale, al quale più volte abbiamo fatto cenno: Il tenente colonnello di amministrazione Califano nel 1940 espone con molta efficacia le ragioni che hanno spinto a istituire il Servizio: L'esperienza acquisita nelle guerre affrontate in questi ultimi trenta anni aveva reso necessario rivedere i precedenti ordinamenti, anche per quanto riflettevano il servizio di amministrazione e contabilità in guerra, onde adeguarli alle particolari caratteristiche dell'esercito operante  e dei nuovi organi di guerra.
La nuova organizzazione di questo servizio in guerra doveva mirare  a questi scopi:
-                      svincolare, per quanto possibile, gli enti e reparti mobilitati dai propri centri di mobilitazione;
-                      seguire  da vicino la loro gestione amministrativo-contabile per rilevare in tempo gli errori, gli eccessi di spesa e tutte le altre manchevolezze , beninteso, di carattere sostanziale;
-                      dirigere e coordinare la gestione degli enti e reparti stessi per meglio guidarli ed assicurarne una regolare azione amministrativa.
L'organizzazione completata dell'unità centrale, ha indubbiamente raggiunto questi scopi: Si ha per ciò motivo di ritenere che l'organizzazione stessa, mentre assicurerà un impiego razionale ed economico del pubblico denaro, risponderà pienamente alle esigenze dell'esercito in guerra, tenendo conto degli interessi degli amministrati.
Il nuovo Servizio tende dunque a eliminare - per la verità quando già erano trascorsi parecchi anni dalla fine  della prima guerra mondiale - gli inconvenienti costantemente presenti nelle guerre precedenti, con particolare riguardo al controllo  e revisione della contabilità - agli organi territoriali:
a)                  dirigere e coordinare il servizio di amministrazione generale di tutti gli enti mobilitati;
b)                  provvedere al servizio di cassa;
c)                   provvedere al servizio di revisione della contabilità, e svolgere azione di vigilanza sulle gestioni in contanti e in materia di tutti gli enti mobilitati."
14 I capi dei Servizi esercitano la loro attività in cinque settori fondamentali:
-                      consulenza generale del Capo di SME e attività ispettiva per la sua delega, avvalendosi anche dei  generali e colonnelli a disposizione per questa esigenza, e informando dei risultati di questa attività l'Ispettorato logistico;
-                      definizione - sulla base delle esigenze operative fissate dallo SME - delle caratteristiche dei materiali del servizio, indirizzo e controllo dell'attività di ricerca e studio per la realizzazione dei prototipi , direzione della sperimentazione tecnica fino all'omologazione, designazione del personale destinato a far parte  delle commissioni per accertare la rispondenza tecnica dei prototipi  e per il collaudo, collaborazione con la competente direzione generale per le analoghe attività relative a materiali di comune interesse per le forze armate;
-                      elaborazione della normativa tecnica ;
-                      consulenza allo SME per i programmi degli approvvigionamenti e dei rifornimenti dei materiali del Servizio:
-                      attività d comando sulle Scuole del Servizio.
15 Il periodo considerato va suddiviso in due fasi nettamente distinte. Nella prima, dal 1944 al 1976, rimane in vigore . con alcune modifiche - il R.A. 1927 e successive ristampe  del 1945 e 1964, integrato dal T.U. delle leggi sull'amministrazione e contabilità de corpi, istituti e stabilimenti militari approvato dal R.D. 2 febbraio 1928, n. 263 dalle norme del 1935 e dalla Pub. N.4841 Istruzione per la contabilità  degli Enti amministrativi dell'Esercito Ed. 1951 Per il tempo di guerra rimangono valide le Istruzioni amministrative delle truppe di Campagna (ed. 1940, Le Norme per la gestione patrimoniale e finanziaria dello stato in periodo di guerra  (R.D. 26 giugno 1940, n856) e la Pub. N. 3816 Istruzioni relative ad atti giuridici dei militari nella zona delle operazioni (R.D. 19 febbraio 1940 - Ed. 1940)
la seconda fase si apre con l'entrata in vigore del RAU 1976, primo regolamento d amministrazione interforze che sviluppa alcuni concetti già presenti in nunce nelle perdette norme per la gestione patrimoniale dello Stato del 1940 e rinnova e unifica i criteri di gestione amministrative anche ai minori livelli.
17 Le sezioni sono Segreteria, vettovagliamento, vestiario ed equipaggiamento, casermaggio, combustibili e stampati, contratti e contenzioso, amministrazione, mobilitazione e piani, postale e telegrafica.
[29] Nasce in questo periodo il più antico Corpo di truppa del nostro Esercito, quello dei Granatieri.
[30] Nascono in questa data 1814 i Reali Carabinieri, segno evidente deele nuove necessità da affrontare

venerdì 9 novembre 2018

Anzio. 1944.




L'allargamento della testa di ponte 27 29 gennaio 


 Al sopraggiungere della 179° Regiment al Kombat Theme (13) (45a Divisione), il VI Corpo prelevò per questa azione la 24a Guards Brigate dalle sue riserve. Il 24 gennaio una forte pattuglia mobile sulla strada sorprese un avamposto nemico a Carroceto ed avanzò quattro miglia nell'interno fino ad una località a nord di Campoleone. Per sfruttare questa debolezza apparente del nemico, il generale Penney mandò il 25 gennaio la 24a Guards Brigate e uno squadrone del 46° Reggimento Reale Carri Armati, con l'appoggio di un Reggimento di artiglieria di medio calibro e due di artiglieria da campagna, per prendere Aprilia vicino a Carroceto, che però era stata occupata la notte precedente dal III Battaglione del 29° Reggimento Corazzato Granatieri. Il I Reggimento Scots Guards e il I Reggimento Irish Guards attraversando la strada si spinsero in un campo minato posto frettolosamente e il V Reggimento Granadier Guards cacciò il nemico da Aprilia facendo 111 prigionieri, (carta n. 4). Il nemico, sensibile alla perdita di questo importante punto contrattaccò in forze il mattino seguente.
Venti carri armati e un Battaglione del 29° Reggimento Corazzato Granatieri si gettarono contro il V Reggimento Granadier Guards ad Aprilia.  L'assalto principale fu respinto, ma i nemici continuarono a premere lungo i fianchi finché nel pomeriggio furono finalmente ricacciati. I tedeschi lasciarono sul campo 4 carri armati in fiamme, un cannone semovente, ed altri 46 prigionieri. La mattina del 28 gennaio la 24a Guards Brigade aveva progredito di un miglio e mezzo a nord di Aprilia, la Divisione allora si arrestò per radunarsi ed attaccare Campoleone.
Il 29 gennaio il VI Corpo aveva allargato la sua testa di sbarco con le avanzate della I e della III Divisione ma di stava ancora dalle 2 alle 4 miglia dai suoi obiettivi intermedi. Era evidente che per continuare la marcia sarebbe stato necessario un attacco molto più potente, perciò il VI Corpo si arrestò per riorganizzarsi (carta n.5).

Dietro le truppe di assalto che si aprivano la strada verso l'interno, genieri e truppe dei servizi lavoravano giorno e notte per attrezzare la testa di sbarco e preparare una base solida per l'attacco principale. Si riparavano strade, si creavano depositi e si cominciavano ad innalzare opere di difesa per far fronte ad ogni futuro contrattacco tedesco. Il porto, di vitale importanza per l'organizzazione di rifornimento e di rinforzo, fu messo in tale efficienza da poter accogliere contemporaneamente 8 LST e 5 LCI. Tuttavia le navi Liberty non potevano entrare nel porto dal fondale troppo basso e si continuava a scaricarle per mezzo dei DUKW e di LCT sulla spiaggia “Raggio x” e sulla spiaggia “Gialla”.  Durante la prima settimana ad Anzio il tempo fu migliore del previsto, ciò che facilitò grandemente la raccolta dei rifornimenti.
Il porto era inutilizzabile soltanto durante il cattivo tempo e in soli due giorni della prima settimana, il 24 e il 26 gennaio, le operazioni di scarico sulle spiagge furono interrotte da venti violenti e da marosi. Durante la notte del 26 gennaio una burrasca spazzò via tutti i pontoni di passaggio sulla sponda e trascinò arriva 12 LCT, 1 LST e 1 LCI.  Nonostante queste interruzioni e l'opposizione nemica, fino al 31 gennaio erano state completamente scaricate 201 LST e 7 navi Liberty. Il 29 gennaio, giorno di maggiore affluenza, erano state scaricate 6350 tonnellate di materiale, di cui 3155 attraverso il porto, 1935 sulla spiaggia “Raggio x”, e 1260 sulla spiaggia “Gialla”. La spiaggia e le zone portuali ancora entro il raggio di azione dell’artiglieria tedesca, erano bersagli vulnerabili per i bombardamenti sempre crescenti. Batterie a lunga gittata da 88 mm e da 170 mm tiravano a intervalli sulle navi al largo e sulle truppe che lavoravano lunga la spiaggia. Benché questo fuoco rappresentasse un pericolo per le truppe e ostacolasse il lavoro, nei primi giorni causò soltanto lievi danni.
Un pericolo continuo era costituito dalle Mine galleggianti che danneggiarono un cacciatorpediniere ed un dragamine. Il 24 gennaio un LST che trasportava le Compagnie C e D dell’83° Battaglione Chimico urtò una mina. La maggior parte degli uomini furono trasferiti su di un vicino LCI che urtò a sua volta una mina e affondò. Perdite totali: 8 ufficiali e 289 uomini.
 Ancora più nocive per la spiaggia e per la flotta erano le continue incursioni della Luftwaffe.  L'Aviazione tedesca organizzò il suo più grande sforzo aereo dopo la Sicilia in un tentativo di paralizzare i rifornimenti alleati. Piccoli stormi di cacciabombardieri mitragliavano e bombardavano a breve intervallo il litorale e le zone portuali; tuttavia la minaccia più seria era costituita dalle incursioni delle squadriglie dei bombardieri medi fatti giungere frettolosamente dalla Grecia, degli aerosiluranti e dei bombardieri alianti (14) provenienti dagli aeroporti della Francia meridionale. Al crepuscolo, abbassandosi fin quasi a sfiorare il mare, sfidando il fumo e il grandinare del fuoco contraereo sganciavano bombe, siluri e bombe radiocomandate sulla flotta ammassata nel porto. In tre incursioni più importanti il 23, 24 e 26 gennaio, affondarono un cacciatorpediniere inglese e una nave ospedale, danneggiarono un'altra nave ospedale e fecero arenare una nave Liberty. Le due incursioni più potenti furono effettuate al crepuscolo e alla mezzanotte del 29 gennaio quando 110 aerei tra Dornier 217, Junkers 88, e Messerschmidt 210, affondarono una nave Liberty e l'incrociatore inglese “Spartan”.
L’irrigidirsi delle difese aeree costò gravi perdite agli incursori della Luftwaffe, poiché 97 apparecchi furono abbattuti prima del primo febbraio. All'inizio il colonnello Edgard W. King del 68° Reggimento artiglieria da costa (contraerei) ed in seguito il generale di Brigata Aaron A. Bradshaw Jr, curano l'installazione di un numero sempre crescente di cannoni contraerei da 40 mm e da 90 mm e stabilirono una zona di protezione di artiglieria di 10000 m tutto intorno agli approdi più importanti e alle zone portuali. Furono alzati palloni di sbarramento per impedire il bombardamento a bassa quota e cortine di fumo avvolgevano il porto al crepuscolo e ad ogni allarme.
La tattica favorita del nemico era di arrivare furtivamente al crepuscolo, quando gli aerei alleati che avevano bisogno della luce del giorno per decollare ritornavano alle loro basi a 100 miglia di distanza. Per opporsi a queste incursioni di sorpresa, i genieri ripristinarono la vecchia scuola italiana di artiglieria contraerea a Nettuno. P-40 della 307a squadriglia caccia furono inviati verso la testa di sbarco per fornire una protezione immediata e l’aeronautica intensificò l’impiego di pattuglie notturne di Beufighters e di Spitfires addestrati per i combattimenti notturni. Il bel tempo durato quasi tutta la prima settimana ad Anzio e il vantaggio ricavato dall’utilizzazione del porto, resero possibile il rapido scarico del convoglio d'assalto ed il suo ritorno alla base per trasportare il secondo scaglione di forze.
La 45a Divisione e la 1a Divisione corazzata (eccetto il Gruppo Tattico B, che fu trattenuto per un possibile impiego a Cassino) avevano raggiunto la testa di sbarco il primo febbraio. Erano anche arrivate la artiglieria di corpo d'armata indispensabile, il genio e truppe da segnalazione. Benché verso il 30 gennaio i tedeschi nella zona di Anzio fossero superiori in numero al VI Corpo, si credeva che le loro opere difensive non avessero progredito ulteriormente e fossero costituite soltanto da blocchi stradali, affrettate fortificazioni campali e campi minati lungo i percorsi ritenuti probabili vie di infiltrazione. Le pattuglie alleate potevano ancora agire liberamente in direzione della strada statale n. 7 e Campoleone. Si credeva che le posizioni che il nemico andava organizzando lungo la strada ferrata tra Campoleone e Cisterna fossero destinate ad una azione ritardatrice, e si prevedeva che il principale ostacolo contro l'avanzata alleata sarebbe stato opposto lungo il terreno elevato circostante Cori e Velletri, più che in qualsiasi altro luogo.
In vista del rapido perfezionamento delle attrezzature nemiche, il generale Lucas decise di slanciarsi verso i Colli Laziali prima che le sue forze fossero troppo superate nel numero.
Il 30 gennaio si calcolava che le forze nemiche nella zona della testa di sbarco ammontassero a 71500 uomini; alla stessa data il VI Corpo aveva sbarcato 61332 uomini. Si stabilì di riprendere la pressione contro Cisterna il 29 gennaio ma l'attacco fu ritardato di un giorno per dar modo alla I Divisione Corazzata di ultimare i preparativi di un'offensiva coordinata. Il 30 gennaio tutte e tre le divisioni dovevano attaccare. La marcia del VI Corpo oltre la testa di sbarco di Anzio avrebbe dovuto coincidere con una ripresa dell'offensiva sul fronte meridionale; sul fronte principale della V Armata, il II Corpo stava apprestandosi ad iniziare la sua marcia su Cassino il primo febbraio con un attacco sferrato dalla 34a Divisione. Il X Corpo nel settore del Garigliano continuava a rafforzare la testa di ponte che aveva stabilito con successo in seguito ad un attacco dal 17 al 20 gennaio. Sul fronte dell'VIII Armata la I Divisione canadese doveva attaccare il 30 gennaio nel settore costiero. I tedeschi da principio avevano progettato di contrattaccare in forze la testa di sbarco alleata il 28 gennaio, ma i bombardamenti alleati su strade e ferrovie e il desiderio di aspettare l'arrivo dei rinforzi dalla Germania, li decise il 26 gennaio a rimandare l'attacco fino al primo febbraio. In preparazione di esso il nemico procedette ad organizzare la sua fanteria ed artiglieria in tre Gruppi di Combattimento.
L'assalto principale doveva essere sferrato a sud lungo la strada Albano-Anzio (esercitando la maggiore pressione su entrambi i lati di Aprilia) dal Gruppo di Combattimento Graeser composto da 17 battaglioni di fanteria fortemente appoggiati dall'artiglieria. Mentre il maggiore sforzo doveva essere esercitato al centro, i tedeschi progettarono di sferrare attacchi simultanei lungo tutto il fronte al mattino del giorno D, primo febbraio; detti attacchi dovevano essere preceduti da un tiro di preparazione di artiglieria della durata di 10 minuti.
Mentre si effettuavano gli ammassamenti delle truppe, il 30 gennaio, il VI Corpo alleato sferrò la sua offensiva, costringendo i tedeschi a rimandare il loro attacco fino a quando la marcia alleata non fosse stata arrestata.

domenica 4 novembre 2018

La Battaglia di Vittorio Veneto II

SINTESI GRAFICA

 La ricostruzione integrale della battaglia di
Vittorio Veneto
24 ottobre - 3 novembre 1918
è su

www.valoremilitare.blogspot.com

con posto in data 1, 2, 3 4 novembre 1918








info

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org







martedì 30 ottobre 2018

La Mobilitazione del Belgio, della Russia, e della Serbia e del Montenegro nel 1914




Belgio

Il Belgio ordinò la mobilitazione generale di tutte le sue forze armate nel
momento in cui constatò, il 31 luglio 1914 che fu violata la sua neutralità. Il
4 agosto successivo il Belgio si rivolse alle potenze garanti della neutralità
per una azione comune contro l’invasione tedesca.
Il Belgio poteva mobilitare sei divisioni di fanteria, ove la 3a e la 4a Divisione
si mobilitarono nelle piazzeforti di Liegi e di Namur, la 1a, la 2°, la
5a, e la 6a si raccolsero nella zona di Tirlemont, Lovanio, Wavre, Perwez, la
Divisione di Cavalleria fu spinta in avanti verso la zona di Diest-S.Trond.
Posizioni sulle quali l’Esercito belga attese l’aiuto degli Alleati.
2. Mobilitazione e piani di operazione 69


Russia

La mobilitazione parziale della Russia si ebbe a mezzogiorno del 25 luglio
1914; il 29 luglio fu ordinata la mobilitazione parziale di 13 Corpi d’Armata
destinati inizialmente ad operare contro l’Austria-Ungheria e segretamente
la mobilitazione generale che venne ordinata il 31 luglio all’alba.
La radunata delle forze di 1° linea dell’Esercito russo avvenne sulla linea
Niemen-Narew-media Vistola-Lublino-Dubno-Kamtez-Podobsk.
Sul fronte orientale la Russia schierava, al comando del Granduca Nicola
Nicolayevic le seguenti forze:
● Gruppo di Armate Nord Ovest (al comando del gen. Gilinsky) su:
- I Armata (al comando del gen. Rannenkampf) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- II Armata (al comando del gen. Samsonow) su:
. 5 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
● Gruppo di Armate Sud Ovest (al comando del gen. Ivanov) su:
- IV Armata (al comando del gen. Evert) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- V Armata (al comando del gen. Plehve) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- III Armata (al comando del gen. Russky) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- VIII Armata (al comando del gen. Brussilloff) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
70 1914. Compendio. L’anno fatale
Riserva costituita da alcuni Corpi d’Armata che poi andrà a costituire la IX
Armata nella zona di Varsavia.
In totale 60 Divisioni di Fanteria e 24 di Cavalleria. Occorre rilevare che
nel settembre 1914 rinforzate dai Corpi d’Armata provenienti dal Caucaso
e dall’Asia le forze russe raggiunsero la consistenza di 65 Divisioni che nel
Dicembre 1915 divennero 95.
Il piano russo risente delle influenze francesi. Nel 1911 dopo un viaggio
del generale francese Dubail, il piano russo prevedeva un attacco entro il
ventesimo giorno dalla mobilitazione. In ogni caso la Russia si era impegnata
a varcare la frontiera con le forze che erano disponibili entro il sedicesimo
giorno dalla mobilitazione, in armonia con il piano francese che
prevedeva una grande battaglia tra Metz e Namur tra il 15° ed il 17° giorno
dalla mobilitazione.
Il piano prevedeva inizialmente una azione offensiva in Galizia per mettere
fuori causa l’esercito austro-ungarico prima che la Germania fosse in
grado di portare le sue forze ad oriente. Successivamente fu deciso di attaccare
anche nella Prussia orientale, a seguito delle pressioni del Comando
francese, che sperava così di alleggerire la pressione tedesca sulla fronte
francese. Il piano russo può essere così sinteticamente riassunto: duplice
offensiva a nord contro le scarse truppe tedesche, con due Armate, ed a sud
contro l’esercito austro-ungarico, con quattro Armate.


Serbia e Montenegro
La mobilitazione dell’Esercito serbo fu ordinata il 25 luglio 1914. Si mobilitarono
11 Divisioni, ed in seguito fu ordinata la leva in massa. Il Montenegro
ordinò la mobilitazione generale alla fine di luglio e mobilitò 4 divisioni
per un totale di 35.000 uomini.


massimo coltrinari
(direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org

martedì 16 ottobre 2018

Due decorati al Valor MIlitare

Anno 159° – Numero 240. Lunedì 15 ottobre 2018. È un numero particolare questo della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, un numero particolare per Arezzo e per due protagonisti che hanno compiuto un gesto eroico durante le vicende belliche della seconda guerra mondiale: Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi.

Quel numero della Gazzetta Ufficiale reca infatti notizia dei due decreti presidenziali, il 2059 e il 2060 del 16 luglio 2018, con i quali è stata concessa la medaglia di bronzo al valor militare a entrambi i partigiani, il primo nato a Santa Flavia in provincia di Palermo il 27 marzo 1921 e il secondo a Capolona il 19 marzo 1923. Per Mineo, tra le motivazioni del conferimento si legge: “costante esempio di dedizione alla causa e puro eroismo”. Per Rosadi: “nobile esempio di sentimento patriottico e di sprezzo del pericolo”


 Serve allora ricordare i fatti in cui Mineo e Rosadi furono coinvolti: il 26 giugno 1944, una banda autonoma di partigiani slavi, operante sulle montagne tra Arezzo e Anghiari, aveva fermato un’’automobile e preso prigioniero il colonnello Maximilian von Gablenz, assieme al suo aiutante, un sergente maggiore. Il comando tedesco di Arezzo organizzò un immediato rastrellamento, che portò alla cattura di oltre 500 persone, che furono rinchiuse nella chiesa della Chiassa. Un ultimatum diramato nei paesi della zona concedeva 48 ore di tempo per la restituzione del colonnello, pena la fucilazione degli ostaggi, che intanto, grazie alla liberazione di molte donne e bambini, erano scesi a poco più di 200.
Il comando partigiano italiano, della XXIII brigata garibaldina Pio Borri, avrebbe voluto far liberare il colonnello von Gablenz, ma non lo aveva a sua disposizione. Quando l’’ultimatum stava per scadere, si era presentato al comando tedesco un giovane partigiano siciliano, Giovan Battista Mineo, che trattò con i comandanti tedeschi e li convinse a concedere una proroga di 24 ore dell’’ultimatum. Esso sarebbe dunque scaduto il 29 giugno 1944, lo stesso giorno in cui i soldati nazifascisti uccidevano oltre 200 persone tra Civitella in Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio. In una piccola chiesa a pochi chilometri di distanza poteva consumarsi un altro analogo dramma.
Mineo partì alla ricerca della banda di slavi. Trovatala, iniziarono le estenuanti trattative. Alla fine, Mineo riuscì a farsi consegnare il colonnello von Gablenz e il suo aiutante. Visto che la strada era lunga e c’era il rischio di arrivare tardi, von Gablenz scrisse un biglietto e Mineo corse verso la Chiassa per consegnarlo ai comandanti tedeschi. Mineo era in vista della Chiassa, quando l’’ultimatum stava per scadere e i primi ostaggi venivano portati fuori della chiesa per dare inizio alle fucilazioni.
Mineo si mise a urlare, alcuni soldati gli andarono incontro, lui mostrò il biglietto del colonnello von Gablenz e le fucilazioni furono sospese. Dopo un po’ di tempo arrivò il colonnello con il suo aiutante, accompagnati da un altro partigiano, Giuseppe Rosadi. Von Gablenz ordinò che fossero liberati tutti gli ostaggi. Le campane della chiesa della Chiassa iniziarono a suonare a festa, mentre veniva restituita la libertà a oltre 200 civili.
La riscoperta di questi due eroi è stata tardiva: c’è voluto innanzitutto il libro “Vite in cambio” di Santino Gallorini dove viene ricostruita nel dettaglio la drammatica vicenda della Chiassa e vengono evidenziati i meriti di Mineo e di Rosadi. Il 6 novembre 2012 il Consiglio Comunale approvava all’’unanimità un atto di indirizzo del consigliere comunale Luigi Scatizzi e sottoscritto da tutti i capigruppo per la concessione di un appropriato riconoscimento al coraggio e al valore dei partigiani Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi. In seguito a questa delibera, l’’amministrazione comunale stabiliva di intitolare ai due eroi il parco pubblico della Chiassa. Il 28 giugno 2014, grazie all’impegno del Comitato PatriOnorEroi Dimenticati, si tenne alla Chiassa una cerimonia alla quale partecipò il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, assieme ad altre autorità civili e militari nonché rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma. Fu scoperta una lapide dedicata a Mineo e a Rosadi nella piazza della chiesa. Anche l’area verde pubblica del paese è diventata parco Giovan Battista Mineo e a questo nome si aggiungerà presto quello di Rosadi.
Il 9 settembre 2014 il sindaco Giuseppe Fanfani e il presidente della Provincia Roberto Vasai presentarono una domanda comune al ministro della Difesa Roberta Pinotti per richiedere una onorificenza al valor militare per Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi. In quella occasione, il ministero della Difesa dava risposta negativa. L’’11 marzo 2015, ci fu allora un’’integrazione alla memoria dei due partigiani, trasmessa ancora al ministero della Difesa, con 50 nuovi documenti, ma l’’iter burocratico è proseguito ancora per anni.
La consegna del libro di Santino Gallorini, da parte dell’’autore stesso, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contribuito a che la massima carica dello Stato si interessasse della vicenda mentre la legge 25 febbraio 2016, n. 21, ha riaperto i termini per la presentazione delle richieste per le onorificenze al valor militare per attività partigiana. Il sindaco Alessandro Ghinelli e il presidente Roberto Vasai hanno così preparato velocemente una nuova richiesta in tal senso, spedita l’’11 marzo 2016 tramite il Prefetto di Arezzo. E nel maggio scorso il ministero della Difesa ha inviato alla Presidenza della Repubblica i due decreti di concessione di medaglia al valor militare, firmati dal ministro Roberta Pinotti.
Ma quando stavano per essere sottoposti al presidente Mattarella per la firma, si era insediato il nuovo Governo di Giuseppe Conte e quindi, l’’Ufficio affari militari della Presidenza della Repubblica ha rinviato al nuovo ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, i due decreti per una nuova firma. Adesso sono stati finalmente pubblicati.

mercoledì 26 settembre 2018

Geografia Militare. Il confine Italo-Svizzero.


UNIVERSITA' 
UNICUSAMO TELEMATICA ROMA
MASTER
I Livello
STORIA MILITARE CONTEMPORANEA 1796 1960
MODULO 3
GEOGRAFIA MILITARE
(info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)

IL CONFINE ITALO-SVIZZERO, 

LA NEUTRALITÀ DELLA SVIZZERA E DELLA SAVOIA 
E LE RIPERCUSSIONI MILITARI SUL REGNO D’ITALIA



Il nuovo Stato unitario italiano, con le sue estesissime coste e, alle frontiere terrestri, due grandi Paesi, Francia ed Austria, che ne condizionavano la politica ulteriore, doveva naturalmente affrontare immediatamente gravosi problemi di sicurezza militare; e ciò nelle ben note difficoltà di consolidamento interno e di ordine finanziario.
Di primo acchito, l’avere alla frontiera terrestre settentrionale, o centrale, un Paese dichiaratamente neutrale come la Svizzera, di minori dimensioni territoriali e demografiche (41.324 Kmq e 2,5 milioni di abitanti), costituiva un fattore di sicurezza apprezzabile che consentiva al nuovo Regno di concentrare la sua attenzione altrove.
Tuttavia, nel prosieguo, le relazioni tra i due Paesi sul piano militare andranno trovando motivi di tensione e provocando nei nostri militari non indifferenti preoccupazioni, soprattutto per le condizioni geotopograche della frontiera e per le possibilità di azione strategica attraverso il territorio svizzero, connesse con la sua posizione nel quadro delle Potenze confinanti.
Non è il caso di dilungarsi in una presentazione dettagliata del confine italo-svizzero e dei due versanti della dorsale alpina che una buona carta ci può dare a sufficienza; sembra necessario ricordare però quegli elementi e quelle caratteristiche geotopografiche che, come si è detto, hanno avuto un peso determinante nelle relazioni di ordine militare fra i due paesi. (V. carta n. 1 e schizzi n. 3a, 3b, 3c, 4, 5).
Il confine italo-svizzero non seguiva e non segue, essendo rimasto sempre praticamente invariato, linee di carattere naturale o etnico; esso ha carattere esclusivamente politico ed è conseguente ad avvenimenti e situazioni storiche evolute soprattutto nel XVI secolo nelle relazioni fra i Cantoni meridionali svizzeri (Vallese, Ticino, Grigioni) e le regioni italiane confinanti (Piemonte, Lombardia, Venezia). Esso, seguendo limiti di passate circoscrizioni feudali o comunali locali, ha quindi un andamento spesso tortuoso e complesso, non rispondente certamente a criteri di sicurezza reciproca1.
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1 Le innumerevoli contestazioni per minuti particolari del confine vennero risolte solamente dopo un lungo lavoro di Commissioni di delimitazione che, iniziato nel 1913 e poi sospeso per lo scoppio della I Guerra Mondiale, fu ripreso solo nel 1923, condotto a termine nell’anno 1933 e sancito con la Convenzione stipulata a Berna il 24 luglio 1941.





Partendo dal M. Dolent (ad est del M. Bianco) fino alla zona dello Stelvio (P.zo Umbrail fino al 1918; ora al Piz Lat) esso è lungo circa 700 Km e corre per soli 220 km sulla dorsale elevata e difficile delle Alpi Centrali (Pennine e Lepontine ad ovest, Retiche ad est). Per la parte rimanente se ne distacca in più punti per creare salienti che si svolgono per ben 397 km sul versante italiano e per 92 km sul versante svizzero.
I due salienti italiani, delle valli di Lei e di Livigno, nelle Alpi Retiche, sono di minore interesse ai fini delle comunicazioni e di eventuali operazioni militari.
Tutti i cinque salienti svizzeri, invece, in maggiore o minore misura, conferiscono rilevanti possibilità offensive verso il nostro Paese:
-           il saliente di Gondo o di Val di Vedro permette un controllo assoluto del Passo del Sempione e   dell’accesso alla Valle dell’Ossola (F. Toce);
-       il grande saliente del Canton Ticino, spingendosi profondamente sul versante padano fra Lago Maggiore e Lago di Como e giungendo col Mendrisiotto a meno di 50 km da Milano, permette il controllo indisturbato di importanti passi alpini sull’alto e moltiplica sul basso le possibilità di passaggi della frontiera in terreni facili;
-       il saliente della Mera o di Val Bregaglia permette di scendere rapidamente a Chiavenna, tagliando le comunicazioni con lo Spluga, e di qui su Colico nell’alta Valle dell’Adda;
-       il saliente di Val Poschiavo consente di puntare a tagliare agevolmente, a Tirano, le comunicazioni della Valtellina tra Sondrio e Bormio e di aprirsi il passo verso il Colle dell’Aprica e la conca di Edolo in Val Giudicaria;
-       infine il saliente di Val Monastero, per quanto minacciato da quello italiano di Val Livigno, permette aggiramenti a breve raggio delle difese (Giogo di S. Maria e Passo di Frach) allo Stelvio e di marciare, quindi, sia verso la Valtellina sia verso la Val Venosta.
Il confine, là dove corre sulla dorsale o su contrafforti difficilmente percorribili, garantisce sicurezza; ma i numerosi salienti a favore della Svizzera moltiplicano i passi percorribili: da controllare per evitare le sempre fiorenti attività del contrabbando, o da difendere in caso di conflitto. Mentre poi alle ali, fra Valle d’Aosta e Lago Maggiore e fra Lago di Como e lo Stelvio, le condizioni difensive sfavorevoli per l’Italia trovano una qualche attenuazione per l’esistenza dei rilievi che dal M. Rosa si spingono sulla destra della Val D’Ossola, e delle impervie dorsali del- le Prealpi Orobie che corrono lungo il versante meridionale della Valtellina; nel settore centrale, invece, il confine si spinge fino alle basse colline fra Lugano e Varese ed alle porte di Como.
Anche i solchi lacustri e fluviali del versante meridionale, con il loro andamento generalmente perpendicolare alla dorsale alpina, costituiscono un elemento meno favorevole; la regione fra Ticino ed Adda adduce poi direttamente alla sezione del Po compresa fra Casale e Cremona ed a quella Stretta di Stradella, considerata dal tempo della battaglia di Fornovo (1495) il perno della difesa dell’Italia, quale punto di frattura fra difesa della Valle Padana e quella della Penisola.
Nel territorio svizzero, anche ammesso il nostro raggiungimento della dorsale alpina con l’occupazione del Canton Ticino, ulteriori penetrazioni si presentano difficili: sia per la maggior profondità del versante montano, sia per l’andamento a quinte trasversali e le difficoltà delle Alpi Bernesi e di Glarona e poi delle Prealpi Svizzere e delle Alpi Bavaresi, sia - infine - per l’andamento dei principali corsi d’acqua. Ad ovest del nodo oroidrografico del Gottardo, infatti, eventuali penetrazioni tendono ad essere dirottate dall’alta valle del Rodano verso il lago di Ginevra ed il Giura franco-svizzero mentre ad est le valli del Reno anteriore e posteriore e quella dell’Inn spingono le penetrazioni verso la stretta di Sargans ed i monti del Voralberg, ad oriente dell’Altopiano Svizzero.
Al di là della conca di Andermatt, a nord del S. Gottardo, si spingono solo difficili comunicazioni per le valli dell’Aare (dopo il superamento dei passi della Furka e del Grimsel) e della Reuss, che presentano strozzature ed adducono a zone lacustri trasversali, di notevole osta- colo.
Dunque, dal punto di vista militare, la frontiera italo-svizzera presenta caratteristiche del tutto negative per l’Italia, particolarmente per le azioni possibili dal Canton Ticino.
Infatti, i due tratti laterali di frontiera sulle Pennine e sulle Reti che, per quanto negativi, trovano compensazione negli sbarramenti in profondità; mentre quello centrale consente la condotta di operazioni in forza, particolarmente dopo che, con il miglioramento delle comunicazioni stradali e ferroviarie del S. Gottardo (1882) si è reso possibile, da parte svizzera, l’afflusso rapido di forze ingenti alla zona Locarno - Lugano - Bellinzona.
Esistono certamente alcuni fattori di qualche peso anche a nostro favore. Uno è rappresentato dalla possibilità di esercitare azioni volte a recidere alla base ed al centro il saliente ticinese agendo dai nostri due salienti: ad ovest, dell’alta valle del Toce (V. Antigorio, Val Formazza e Val Vigezzo); e ad est, del Liro (V. S. Giacomo) e per il Passo di S. Iorio. Si tratta però di azioni difficili se non condotte di sorpresa e se destinate a scontrarsi contro una difesa ben predisposta ed efficiente.
            L’altro fattore di maggior peso, nei riguardi della possibilità di contrapporsi con successo ad una offensiva avversaria dal Canton Ticino verso Milano, è costituito dalla nostra possibilità di far affluire forze concentricamente – ad ovest, da sud e da est – attraverso la ricca rete di comunicazioni della Valle Padana e di concentrare masse superiori contro quelle eventualmente sboccate dal saliente ticinese nell’aperta pianura.
Ma questa possibilità non sarebbe attuabile qualora il grosso delle forze italiane fosse fortemente impegnato ad Oriente o ad Occidente, sull’arco alpino o sulla pianura. In tal caso una minaccia esercitata nel settore centrale, dal saliente ticinese, si presenterebbe con caratteri di estrema gravità: per la difficoltà di contrapporvisi tempestivamente e sufficientemente; per la prossimità di obiettivi primari; per il suo carattere avvolgente rispetto al grosso delle forze italiane impegnate ad est o ad ovest.
Oltre alla minaccia costituita dal saliente ticinese, il territorio svizzero presentava, ad eventuali nostri avversari, altre possibilità, per quanto di minore pericolosità.
Soprattutto dacché la Savoia era passata sotto la sovranità della Francia, questa, in caso di conflitto con l’Italia, poteva cercare di estendere la sua fronte di attacco e di esercitare una pericolosa azione avvolgente risalendo l’alta valle del Rodano per invadere l’Italia non solo per il Gran San Bernardo ma anche per il Sempione e, dopo l’apertura delle comunicazioni per il passo della Furka, perfino per il Gottardo e la valle del Ticino, violando così la neutralità della Savoia. Così, ad Oriente, fino al 1918 cioè fino a quando l’Austria ebbe il possesso dell’Alto Adige, questa avrebbe potuto facilitare una offensiva dallo Stelvio e dal Tonale verso la Valtellina e la Val Giudicaria aggirandone le difese passando per le valli svizzere dei Grigioni ed i passi mal difesi di quel confine. E’ vero che queste azioni avrebbero violato la neutralità svizzera e, la prima, anche quella della Savoia, stabilite dal Trattato del 1815; ma in entrambi i casi, si trattava di passaggi di forze attraverso regioni periferiche della Svizzera.
Sicché si poteva sempre temere che circostanze interne ed esterne potessero impedire alla Svizzera di impegnarsi a fondo per garantire la neutralità ed opporsi a queste violazioni.
E’ da dire che con simili passaggi attraverso zone periferiche della Svizzera potranno 
apparire possibili, in particolari circostanze che considereremo nel prosieguo, anche alle Autorità italiane nel caso di eventuali nostre operazioni offensive contro la Francia in combinazione con la Germania alleata.
Non ci si nascondeva, peraltro, le difficoltà dell’impresa sia per le asperità del terreno e successivamente anche per le difese predisposte da parte svizzera; era una impresa che si riteneva possibile essenzialmente qualora le pressioni interne ed esterne esercitabili da parte tedesca avessero reso la Repubblica Elvetica praticamente consenziente.
In questo caso la possibilità di attraversamento della Svizzera avrebbero potuto consentire due possibilità:
-          o di estendere le nostre azioni offensive (attraverso il Moncenisio, il Piccolo San Bernardo, la Tarantasia e la Moriana) verso il fronte Grenoble - Albertville con altre avvolgenti per il Gran San Bernardo, il Sempione e l’alta valle del Rodano, in modo da sboccare in forze nella regione di Lione;
-          oppure di avvalersi delle numerose linee di penetrazione e di arroccamento attraverso il territorio svizzero per portarsi al confine nord occidentale della Svizzera ad investire, in combinazione con le Armate tedesche alleate, le posizioni del Giura Franco-Svizzero e della famosa Trouè de Belfort, concorrendo alla battaglia decisiva sul Reno.
Va detto chiaramente, poi, che, nonostante le condizioni topografiche del confine così negative, le preoccupazioni delle nostre Autorità Militari non erano destate tanto dalle minacce esercitabili da parte della Svizzera, sulla cui volontà e sul cui interesse a mantenere la neutralità generalmente si confidava, quanto da quelle esercitabili attraverso il suo territorio dalle altre grandi Potenze confinanti.
Si è detto che generalmente si confidava nella volontà e nell’interesse della Svizzera ad osservare la neutralità; ma si temeva che essa non potesse in certe circostanze garantirla, oppure che il quadro politico esterno ovvero le stesse complessività della costituzione interna della Confederazione potessero indurla a non contrapporsi decisamente a violazioni periferiche del suo territorio, che non fossero tali da minacciare la sua esistenza o il grosso delle sue forze arroccate nel ridotto del Gottardo o sull’Altopiano svizzero.
Si era ben convinti, dunque, che la neutralità svizzera fosse a noi favorevole e che la sua osservanza fosse a noi conveniente; ma si paventava ogni possibilità che la Svizzera stessa non potesse garantirla. Preoccupavano poi tutti quei sintomi o quelle opinioni che, nella Svizzera medesima, erano indicativi di una minore volontà di osservarla. Veniva riconosciuto che la politica interna della Svizzera era influenzata essenzialmente dalle pressioni interne ed esterne dell’elemento tedesco e quello francese, mentre non mancavano, nella libera Svizzera, uomini e forze politiche orientati a vedere ed a chiedere politiche più attive di quelle ancorate al mantenimento della neutralità.
Di fatto, nel primo ventennio di questo secolo, una netta prevalenza dell’elemento tedesco nella popolazione, nelle attività economiche, negli organi di informazione e, soprattutto, nelle sfere militari, finirono per preoccupare le nostre Autorità politiche e militari per il caso di un possibile schieramento della Svizzera al fianco dei nostri avversari oppure di un suo atteggiamento piuttosto consenziente verso loro iniziative.
Dinnanzi a tali prospettive acquisivano, allora, grande rilevanza tutte quelle caratteristiche negative della frontiera italo-svizzera che abbiamo sinteticamente ricordato.


Fonte: Alberto Rovighi, Un secolo di relazioni Italo-Svizzere 1861-1961, Roma, Ministero della Difesa Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, 19 84.

lunedì 17 settembre 2018

La mobilitazione del Belgio nel 1914





Il Belgio ordinò la mobilitazione generale di tutte le sue forze armate nel momento in cui constatò, il 31 luglio 1914 che fu violata la sua neutralità. Il 4 agosto successivo il Belgio si rivolse alle potenze garanti della neutralità per una azione comune contro la invasione tedesca.
Il Belgio poteva mobilitare sei divisioni di fanteria, ove la 3a e la 4a Divisione si mobilitarono nelle piazzeforti di Liegi e di Namur, la 1a, la 2°, la 5a, e la 6a si raccolsero nella zona di Tirlemont, Lovanio, Wavre, Perwez, la Divisione di Cavalleria fu spinta in avanti verso la zona di Diest-S.Trond. Posizioni sulle quali l’Esercito belga attese l’aiuto degli Alleati.




sabato 8 settembre 2018

La Mobilitazione della Gran Bretagna nel 1914



2,4 Gran Bretagna.
La Gran Bretagna inviò in Francia quello che fu definito il Corpo di Spedizione britannico (B.E.F.) al comando del maresciallo French. Costituito da due Corpi d’Armata ( 1a 2a, 3a e 5a Divisione) ed 1a Divisione di Cavalleria; poche settimane dopo invio un altro Corpo d’Armata (4a e 6a Divisione); pertanto la forza britannica fu di sei Divisioni di fanteria ed una Divisione di Cavalleria.
La Gran Bretagna si era vincolata alla Francia con una intesa che, in caso di una guerra provocata dalla Germania, durante la quale fosse violata la neutralità del Belgio, la Gran Bretagna avrebbe inviato forze terrestri  che si sarebbero raccolte verso l’ala sinistra dell’Esercito francese nella regione di Avenes-Le Chateau. Le disposizioni che il Ministro della guerra Lord Kitchener aveva dato al maresciallo French erano diametralmente opposte a quelle dello Stato Maggiore francese: nessuna offensiva iniziale, nella convinzione che la guerra sarebbe stata lunga e sanguinosa, risparmiare le forze il più possibile in attesa che in Patria si costituisse un vero e proprio esercito da impiegare al momento opportuno. Proprio il 6 agosto 1914 in Gran Bretagna furono gettate le basi di una forza terrestre pari a 70 Divisioni. All’inizio quindi, non esisteva unità di intenti tra Francesi e Britannici nel condurre le operazioni.




sabato 1 settembre 2018

Riga. 1 settembre 1917. Disegno di manovra


La Battaglia di Riga
fu il primo esperimento, attuato a livello di divisione,
dello Stato Maggiore Tedesco 
per l'applicazione dei principi della battaglia di Canne applicati alla
Prima Guerra Mondiale
I risultati ottenuti convinsero i responsabili tedeschi ad applicare detti principi
a livello superiore
Nasce cos' il disegno di manovra che sarà applicato a Caporetto,
sul fronte italiano
L'anno successivo sarà applicato in Francia dove i risultati saranno ancora più
sbalorditivi: la V Armata britannica distrutta e la penetrazione fu di oltre 55 chilometri
Gli stessi principi furono applicati nel 1940 durante
la campagna di Francia, in cui l'Esercito tedesco ebbe ragione di quello francese
 in sole sei settimane.

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