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venerdì 27 aprile 2018

1915. Il Quadro di Battaglia dell'Esercito Italiano IV



La IV Armata schierata nella conca di Cortina ordinata su due Corpo d’Armata, su due divisioni.

IV Armata
Ten. Gen. Luigi Nava
I Corpo D’Armata
Ten.Gen. Ottavio Ragni
1a Divisione
Ten.Gen. Alfonso Petitti di Roreto
. Brigata Parma
.. 49° Reggimento fanteria
.. 50° Reggimento fanteria
. Brigata Basilicata
.. 91° Reggimento fanteria
.. 92° Reggimento fanteria
25° Reggimento artiglieria campale (5 batterie)
.. 2 batterie someggiate da 70
2a Divisione
Ten.Gen. Saverio Nasalli Rocca
. Brigata Como
.. 93° Reggimento fanteria
.. 94° Reggimento fanteria
. Brigata Umbria
.. 23° Reggimento fanteria
.. 24° Reggimento fanteria
17° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
10a Divisione
Ten.Gen. Giovanni Scrivante
. Brigata Marche
.. 55° Reggimento fanteria
.. 56° Reggimento fanteria
. Brigata Ancona
.. 69° Reggimento fanteria
.. 70° Reggimento fanteria
.. 20° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)

IX Corpo d’Armata
Ten.Gen. Pietro Marino
17a Divisione
Ten.Gen. Diomede Saveri
. Brigata Reggio
.. 45° Reggimento fanteria
.. 46° Reggimento fanteria
. Brigata Torino
.. 81° Reggimento fanteria
.. 82° Reggimento fanteria
.. 13° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
18a Divisione
Ten.Gen. Vittorio Carpi
. Brigata Alpi
.. 51° Reggimento fanteria
.. 52° Reggimento fanteria
. Brigata Calabria
.. 59° Reggimento fanteria
.. 60° Reggimento fanteria
33° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)

A disposizione del Comando di Armata:
.. 1 Reggimento fanteria Milizia Territoriale
.. 8 Battaglioni alpini
.. 1 Battaglioni della Regia Guardia di Finanza
.. 2 Gruppi di 2 batterie pesanti campali
.. 9 Batteria da montagna
.. 2 Batterie someggiate
.. 1 Compagnia pontieri
.. 5 Compagnie e mezzo di compagnie minatori

Alle dirette dipendenze del Comando Supremo
Zona Carnia
Ten.Gen. Clemente Lequio
.. 16 Battaglioni Alpini
.. 3 Battaglioni Regia Guardia di Finanza
.. 6 Batterie da montagna
.. 1 Squadrone di cavalleria
.. 2 Batterie someggiate
.. 1 Compagnia zappatori
.. 2 Compagnie minatori
.. 1 Compagnia telegrafisti


A disposizione del Comando Supremo forze paragonabili ad una altra Armata, come riserva generale


VIII Corpo D’Armata
Ten.Gen. Ottavio Briccola
16a Divisione
Magg. Gen. Luciano Secco
. Brigata Friuli
.. 87° Reggimento fanteria
.. 88° Reggimento fanteria
. Brigata Cremona
.. 21° Reggimento fanteria
.. 22° Reggimento fanteria
32° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
29a Divisione
Ten.Gen. Fortunato Marazzi
. Brigata Perugia
.. 129° Reggimento fanteria
.. 130° Reggimento fanteria
. Brigata Lazio
.. 131° Reggimento fanteria
.. 132° Reggimento fanteria
.. 37° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)

X Corpo d’Armata
Ten.Gen. Domenico Grandi
19a Divisione
Ten.Gen. Giuseppe Ciancio
. Brigata Siena
.. 31° Reggimento fanteria
.. 32° Reggimento fanteria
. Brigata Bologna
.. 39° Reggimento fanteria
.. 40° Reggimento fanteria
.. 34° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
20a Divisione
Ten.Gen. Edoardo Coardi di Carpaneto
. Brigata Savona
.. 15° Reggimento fanteria
.. 16° Reggimento fanteria
. Brigata Cagliari
.. 63° Reggimento fanteria
.. 64° Reggimento fanteria
.. 34° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)

XIII Corpo d’Armata
Ten.Gen. Gaetano Zoppi
25a Divisione
Ten. Gen. Luigi Capello
. Brigata Macerata
.. 121° Reggimento fanteria
.. 122° Reggimento fanteria
. Brigata Sassari
.. 151° Reggimento fanteria
.. 152° Reggimento fanteria
.. 46° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
30a Divisione
Ten.Gen. Arcangelo Scotti
. Brigata Piacenza
.. 111° Reggimento fanteria
.. 112° Reggimento fanteria
. Brigata Alessandria
.. 155° Reggimento fanteria
.. 156° Reggimento fanteria
39° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)
31a Divisione
Ten.Gen. Annibale Gastaldello
. Brigata Chieti
.. 123° Reggimento fanteria
.. 124° Reggimento fanteria
. Brigata Barletta
.. 137° Reggimento fanteria
.. 138° Reggimento fanteria
.. 43° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)
.. 25° Reggimento artiglieria campale (3 batterie)

XIV Corpo d’Armata
Ten.Gen. Paolo Morrone
26a Divisione
. Brigata Caltanissetta
.. 147° Reggimento fanteria
.. 148° Reggimento fanteria
. Brigata Catania
.. 145° Reggimento fanteria
.. 146° Reggimento fanteria
49° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)

Ten.Gen. Michele Salazar
27a Divisione
Ten.Gen. Guglielmo Pecori Giraldi
. Brigata Benevento
.. 133° Reggimento fanteria
.. 134° Reggimento fanteria
. Brigata Campania
.. 135° Reggimento fanteria
.. 136° Reggimento fanteria
.. 38° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)

28a Divisione
Ten.Gen. Giuseppe Queirolo
. Brigata Bari
.. 139° Reggimento fanteria
.. 140° Reggimento fanteria
. Brigata Catanzaro
.. 141° Reggimento fanteria
.. 142° Reggimento fanteria
.. 45° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)

3a Divisione di cavalleria
Ten.Gen. Carlo Guicciardi di Cervado
. 5a Brigata di cavalleria
.. 12° Reggimento cavalleria
.. 24° Reggimento cavalleria
. 6a Brigata di cavalleria
.. 3° Reggimento cavalleria
.. 8° Reggimento cavalleria
II Gruppo di batterie a cavallo
4a Divisione  di cavalleria
Ten.Gen. Alessandro Malingri di Bagnolo[1]
. 4a Brigata di cavalleria
.. 1° Reggimento cavalleria
.. 26° Reggimento cavalleria
. 8a Brigata di cavalleria
.. 19° Reggimento cavalleria
.. 28° Reggimento cavalleria
IV Gruppo di batterie a cavallo
A disposizione del Comando Supremo le seguenti ulteriori truppe:
.. 2 Brigate di fanteria (su tre reggimenti)
.. 1 Reggimento di Carabinieri Reali
.. 1 Compagna zappatori
.. 2 Compagne telegrafisti
.. 4 Compagnie pontieri
.. 1 Compagnia minatori


[1] Cfr. Ministero della Guerra, Comando del Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, L’Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918) - Le forze belligeranti, Allegati, Vol. I Bis, Roma, Ristampa 1974. All. 37

domenica 22 aprile 2018

1915 Il Quadro di Battaglia dell'Esercito Italiano III


La III Armata era ordinata su tre Corpi d’Armata, con due o tre divisioni a seconda delle esigenze.

III Armata
S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia[1]
VI Corpo D’Armata
Ten. Gen. Carlo Ruelle
11a Divisione
Ten. Gen. Ettore Manbretti
. Brigata Pistoia
.. 35° Reggimento fanteria
.. 36° Reggimento fanteria
. Brigata Re
.. 1° Reggimento fanteria
.. 2° Reggimento fanteria
..14° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
..1 Gruppi di artiglieria someggiata
..1 Gruppo artiglieria pesante campale
12a Divisione
Magg. Gen. Oreste Zavattari
. Brigata Casale
.. 11° Reggimento fanteria
.. 12° Reggimento fanteria
. Brigata Pavia
.. 11° Reggimento fanteria
.. 12° Reggimento fanteria
30° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
1a Divisione di cavalleria
. 1a Brigata di cavalleria
.. 13° Reggimento cavalleria
.. 20° Reggimento cavalleria
. 2a Brigata di cavalleria
.. 4° Reggimento cavalleria
.. 5° Reggimento cavalleria
.. 94° Reggimento fanteria (+
.. 3 Battaglioni bersaglieri ciclisti
.. II Gruppo di batterie a cavallo
. II Gruppo artiglieria

VII Corpo d’Armata
Ten.Gen. Vincenzo Garioni
13a Divisione
Ten.Gen. Cleto Angelotti
. Brigata Messina
.. 93° Reggimento fanteria
.. 94° Reggimento fanteria
. Brigata Granatieri di Sardegna
.. 1° Reggimento granatieri di Sardegna
.. 2° Reggimento granatieri di Sardegna
.. 31° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)*
.. 1 batteria da 70 A someggiata*
14a Divisione*
Magg. Gen. Giacinto Rostagno
. Brigata Pinerolo
.. 13° Reggimento fanteria
.. 14° Reggimento fanteria
. Brigata Acqui
.. 17° Reggimento fanteria
.. 18° Reggimento fanteria
.. 18° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)*

XI Corpo d’Armata
Ten.Gen. Giorgio Cigliana
21a Divisione
Ten.Gen. Carlo Mazzoli
. Brigata Pisa
.. 29° Reggimento fanteria
.. 30° Reggimento fanteria
35° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)*
22a Divisione
Ten.Gen. Vittorio Signorile
. Brigata Brescia
.. 19° Reggimento fanteria
.. 20° Reggimento fanteria
. Brigata Ferrara
.. 47° Reggimento fanteria
.. 48° Reggimento fanteria
15° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)*[2]
2a Divisione di cavalleria
Ten.Gen. Giovanni Vercellana
2a Divisione di cavalleria
. Comando brigata Regina
. 3a Brigata di cavalleria
.. 7° Reggimento cavalleria
.. 10° Reggimento cavalleria
. 4a Brigata di cavalleria
.. 6° Reggimento cavalleria
.. 25° Reggimento cavalleria
.. 10° Reggimento fanteria
.. 2 Battaglioni bersaglieri ciclisti
.. 2 Battaglioni fanteria
.. 1 Gruppo artiglieria pesante campale
.. 1 Gruppo di batteria a cavallo
.. 2 batterie someggiate
A disposizione dei Comandi d’Armata:
.. 7 battaglioni della Regia Guardia di Finanza
.. 1 Gruppo di quattro batterie di cannoni da 149G
.. 2 Gruppi di  tre batterie di obici pesanti campali
.. 2 Gruppi di due batterie di obici pesanti campali
.. 7 Batterie someggiate
.. 5 Compagnie pontieri
.. 2 Compagne minatori
.. 5 Squadriglie d’aeroplani

massimo coltrinari
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

[1] S.A.R. assunse il comando dell’Armata il 26 maggio 1915. Dal 24 maggio al 26 maggio il comando venne retto dal Gen. Garloni.
[2] * Unità non ancora sul sito di radunata il 24 maggio 1915.

giovedì 19 aprile 2018

1915. Il Quadro di Battaglia dell'Esercito Italiano II


 

La II Armata era ordinata su tre Corpi d’Armata, che inquadrano o due o tre divisioni.

II Armata
Ten. Gen Pietro Frugoni
II Corpo d’Armata
Ten. Gen. Ezio Reisoli
3a Divisione
Ten. Gen. Giovanni Prelli
. Brigata Ravenna
.. 37° Reggimento fanteria
.. 38° Reggimento fanteria
. Brigata Forlì
.. 43° Reggimento fanteria
.. 44° Reggimento fanteria
.. 23° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
4a Divisione
Ten. Gen. Cesare Del Mastro
. Brigata Livorno
.. 33° Reggimento fanteria
.. 34° Reggimento fanteria
. Brigata Lombardia
.. 73° Reggimento fanteria
.. 74° Reggimento fanteria
.26 Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
32a Divisione
Ten. Gen. Alberto Piacentini
. Brigata Spezia
.. 125° Reggimento fanteria
.. 126° Reggimento fanteria
. Brigata Firenze
.. 127° Reggimento fanteria
.. 128° Reggimento fanteria
.. 48° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)

IV Corpo d’Armata
Ten. Gen. Mario Nicola de Robilant 
7a Divisione
Ten. Gen.Nicolò D’Avanzo
. Brigata Bergamo
.. 25° Reggimento fanteria
.. 26° Reggimento fanteria
. Brigata Valtellina
.. 65° Reggimento fanteria
.. 66° Reggimento fanteria
.. 21° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
.. Gruppo Artiglieria da montagna Udine
.. 1° Reggimento pesante campale – V Gruppo (2 batteria)
8a Divisione
Ten. Gen Guglielmo Lang.
. Brigata Modena
.. 41° Reggimento fanteria
.. 42° Reggimento fanteria
. Brigata Salerno
.. 89° Reggimento fanteria
.. 90° Reggimento fanteria
.28° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
33a Divisione
Ten. Gen Carlo Ricci 
. Brigata Liguria
.. 157° Reggimento fanteria
.. 158° Reggimento fanteria
. Brigata Emilia
.. 119° Reggimento fanteria
.. 120° Reggimento fanteria
.. 40° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)
Divisione Bersaglieri
Ten. Gen. Alessandro Raspi
.. 6° Reggimento bersaglieri
.. 9° Reggimento bersaglieri
.. 11° Reggimento bersaglieri
.. 12° Reggimento bersaglieri
.. Gruppo artiglieria da montagna Mondovì

XII Corpo d’Armata
Ten. Gen. Luigi Segato 
23a Divisione
Ten. Gen. Giovanni Airaldi
. Brigata Verona
.. 85° Reggimento fanteria
.. 86° Reggimento fanteria
. Brigata Aosta
.. 5° Reggimento fanteria
.. 6° Reggimento fanteria
24a Divisione
Ten. Gen. Gustavo Fara
. Brigata Napoli
.. 75° Reggimento fanteria
.. 76° Reggimento fanteria
. Brigata Piemonte
.. 3° Reggimento fanteria
.. 4° Reggimento fanteria
Gruppo alpino A
 Colonnello Roberto Tedeschi
.. Battaglione alpini Aosta
.. Battaglione alpini Ivrea
.. Battaglione alpini Intra
.. Battaglione alpini Cividale
.. Battaglione alpini Val Natisone
.. Battaglione alpini Val Orco
.. Battaglione alpini Val Baltea
.. Battaglione alpini Val Toce
.. Gruppo artiglieria da montagna Bergamo
Gruppo alpino B
Colonnello Ernesto Alliana
.. Battaglione alpini Pinerolo
.. Battaglione alpini Susa
.. Battaglione alpini Val Pellice
.. Battaglione alpini Val Cenischia
.. Battaglione alpini Val Dora
.. Gruppo artiglieria da montagna Pinerolo

A disposizione dei Comandi d’Armata:
.. 2 Gruppi di 2 batterie  di cannoni da 149A
.. 1 Gruppo di 3 batterie di cannoni da 149G
.. 2 Gruppi di 3 batterie di obici pesanti campali
.. 2 Gruppi di 2 batterie di obici pesanti campali
.. 16 Batterie da montagna (comprese le 10 della divisione bersaglieri e dei
       gruppi alpini)
.. 8 Batterie someggiate
.. 4 Compagnie pontieri del genio
.. 4 Compagnie minatori del genio
.. 3 Squadriglie di aeroplani



domenica 18 marzo 2018

1915. Quadro di Battaglia dell'esercito Italiano I



I ARMATA

La I Armata era ordinata su due Corpi d’Armata, ciascuno su tre Divisioni, con in più la  piazzaforte di Verona, retta da un Tenente Generale
I Armata
Ten. Gen. Roberto BrasatiI
II Corpo d’Armata


Ten. Gen. Vittorio Camerana
5a Divisione
Ten. Gen. Luigi Druotti
. Brigata Cuneo
.. 7° Reggimento fanteria
.. 8° Reggimento fanteria
. Brigata Palermo
.. 67° Reggimento fanteria
.. 68° Reggimento fanteria
. 27° Reggimento Artiglieria campale (5 batterie)
6a Divisione
Ten. Gen. Oscar Ruffo
. Brigata Toscana
.. 77° Reggimento fanteria
.. 78° Reggimento fanteria
. Brigata  Sicilia
.. 61° Reggimento fanteria
.. 62° Reggimento fanteria
16° Reggimento Artiglieria (6 batterie)
33a Divisione
Ten. Gen. Felice De Chaurand de Saint Eustache
. Brigata Milano
.. 159° Reggimento fanteria
.. 160° Reggimento fanteria
. Brigata Novara
.. 153° Reggimento fanteria
.. 154° Reggimento fanteria
. 42° Reggimento Artiglieria campale (6 batterie)
. 2 squadroni di cavalleria

Fortezza di Verona
Ten. Gen. Gaetano Gobbo

V Corpo d’Armata
Ten. Gen. Fiorenzo Aliprindi
9a Divisione
Ten. Gen. Ferruccio Ferri
.Brigata Roma
.. 79° Reggimento fanteria
.. 80° Reggimento fanteria
. Brigata Puglie
.. 71° Reggimento fanteria
.. 82° Reggimento fanteria
. 29° Reggimento artiglieria campale (8 batterie)
15a Divisione
Ten. Gen Luigi Lanchantin
. Brigata Venezia
.. 83° Reggimento fanteria
.. 84° Reggimento fanteria
.. Brigata Abruzzi
.. 57° Reggimento fanteria
.. 58° Reggimento fanteria
. 19° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)
34a Divisione
Ten. Gen. Pasquale Oro
. Brigata Ivrea
.. 161° Reggimento fanteria
.. 162° Reggimento fanteria
. Brigata Treviso
.. 115° Reggimento fanteria
.. 116° Reggimento fanteria
. 41° Reggimento artiglieria campale (6 batterie)
 
A disposizione dei Comandi di Armata, le seguenti unità:
. Una Brigata di fanteria
. 16 Battaglioni alpini
. 2 Reggimenti bersaglieri
. 4 Battaglioni di Milizia Territoriale
. 7 Battaglioni della Guardia di Finanza
. 2 Compagnie autonome
. 16 Batterie da montagna
. 2 Gruppi di 2 batterie pesanti campali
. 1 Compagnia e mezzo di zappatori del genio
. 8 Compagnia e mezzo di minatori del genio
. 1 Compagnia pontieri del genio

mercoledì 14 marzo 2018

La Grande Guerra IV


 La dottrina e la Grande Guerra.



Nella Grande Guerra la logistica ebbe il sopravvento sulla strategia e sulla tattica 

La Grande Guerra, così come è stata condotta è espressione delle Dottrine e dei procedimenti di impiego sopra delineati. Le operazioni del 1914 sono, da parte tedesca altro che la applicazione, anche se non fedele, ed è questo che ha portato al non successo, del pensiero di Schlieffen, tradotto nel piano generale elaborato fin dal 1905. La battaglia della Marna, settembre 1914, ne attesta l’insuccesso, dovuto agli scostamenti che i comandanti tedeschi attuarono del piano, e che da inizio a quel fuorviante pensiero che da avvio ad un periodo nel quale acquista importanza predominante il concetto della resistenza sulle posizioni difensive appoggiate ed ancorate ad ostacoli insuperabili, sulle quali la lotta infuria nell’attesa di avere le condizioni per riprendere la manovra, e quindi l’offensiva che determinerà, una volta condotta a termine, la vittoria, cosa che, sul fronte franco-tedesco, non succederà mai.

Tra il novembre 1914 ed il novembre 1918, con l’intenzione di attrarla nel 1919, si vivrà una spasimante tensione verso la vittoria, si modifica, si corregge si adatta  alle nuove esigenze il modo di combattere, ovvero la dottrina del 1914 allo scopo di ottenere la definitiva rottura del fronte e riprendere la vera guerra offensiva. Sul fronte occidentale, come detto, questo non avverrà mai.

Quattro, quindi, a nostro avviso sono i periodi nei quali possono essere raggruppati, sotto il profilo della dottrina e dei lineamenti di impiego gli avvenimenti succedutesi fra il 1914 ed il 1918, che comunemente chiamiamo Grande Guerra:

1° Periodo: che ha come riferimento il 1914, in cui si osserva lo sforzo della Germania che tende ad ottenere al più presto possibile la conclusone della guerra con la vittoria. Le operazioni hanno una condotta tutta ispirata alla guerra di movimento ed alla offensiva, quindi caratterizzata dalla manovra. Il fronte principale è quello franco-tedesco, comunemente detto occidentale, in cui le due Potenze principali, Francia appoggiata dalla Gran Bretagna,  e Germania si fronteggiano e cercano una, la Germania, di annientare l’altra; l’altra, la Francia, di resistere a tutti i costi.

2° Periodo: inizio 1915 tarda primavera 1918, il campo di azione si allarga, la guerra viene portata in altri campi di battaglia, che danno vita ad altri fronti, sia in Europa che fuori dell’Europa. Ma sono t
utti fronti secondari, non incidenti sul quello principale che rimane quello Franco-tedesco. Sono tutte semplici diversioni perché l’equilibrio tra i contendenti è raggiunto. A rompere questo equilibrio tendono con ogni mezzo i belligeranti tra il 1915 ed il 1918. La condotta delle operazioni mira a rendere inviolabile il fronte, per impedire di giungere alla battaglia che poi deciderà la vittoria. Si vuole la lotta che logora, fino a che uno dei due crollerà. Si osserva che fronti secondari vengono “rotti”: quello austro-serbo, con l’annientamento e la “debellatio” della Serbia; quello russo-tedesco, con l’annientamento e la “debellatio” della Russia, per citare i principali, ma che essendo diversioni, non portano alla conclusione della guerra.

3° Periodo: Tarda primavera 1918 – primavera 1919. Intervento degli Stati Uniti, che vedevano in pericolo i loro crediti concessi agli Stati dell’Intesa, che correvano il pericolo di essere annientati, per via della guerra sottomarina ad oltranza dichiarata dalla Germania. Dichiarata nel 1917 gli Stati Uniti, con gli altri Stati dell’Intesa, preparano i mezzi necessari ed indispensabili per la rottura definitiva del fronte, dopo aver resistito alla offensiva risolutiva tedesca. Tutto è rimandato alla primavera del 1919. Non si ha nessuna rottura del fronte principale.

4° Periodo ottobre-novembre 1918. Quella battaglia risolutiva ricercata per anni  sul fronte occidentale è ottenuta su un fronte secondario, quello italiano. A differenza degli altri fronti secondari, ininfluenti sul fronte principale, franco-tedesco, la battaglia di Vittorio Veneto rompe il fronte, e fa prendere l’offensiva all’Esercito Italiano che, oltre a ottenere l’annientamento e la “debellatio” dell’Austria-Ungheria porta la  minaccia concreta sul tergo del fronte franco-francese, marciando su Innsbruck, Monaco, Lubiana e Vienna. Una delle famose ali dello Schlieffen. Sono undici Armate in grado di rompere gli equilibri annientando un ala dell’esercito tedesco. Per non combattere questa battaglia, i cui esiti si immaginava non postivi ed allo scopo di riportare l’Esercito tedesco intatto in Germania, il Governo di Berlino chiede l’armistizio che porterà alla pace. La battaglia di Francia è rinviata di venti anni, con i Tedeschi che il 14 giugno 1940 entrano a Parigi, ma che fa dire, in modo oggettivo, che la Grande Guerra si è risolta con la rottura di un fronte secondario, quello italiano ma che incise, con altre cause, su quello principale, franco-tedesco, determinandone il crollo del fronte, e quindi la vittoria dell’Intesa sugli Imperi centrali.    
Dal punto di vista della dottrina questa conclusione è perfettamente in linea: la ricerca di una battaglia di rottura, che annienta una delle ali e che fa riprendere la guerra di movimento e quindi, attraverso l’offensiva che permette di raggiungere a vittoria. Proprio quello che è successo a Vittorio Veneto.

domenica 18 febbraio 2018

1914 La Grande Guerra III



 La dottrina dell’Esercito Tedesco.



Di pari a quella francese (post in data 22 gennaio 2018) , la dottrina tedesca si basava sulla offensiva, unica forma che portasse alla vittoria una volta adottata la guerra di movimento. Il generale Moltke, il vecchio, passò molto tempo ad ammonire tutti in Germania che le guerre future sarebbero state lunghe e dispendiose, in tutti i pensatori militari ed in vasti strati della ufficialità che con una rapida e violenta azione la guerra futura sarebbe stata rapida e veloce. Un errore questo che permarrà ben radicato nel pensiero militare tedesco anche dopo la Prima Guerra Mondiale.
La man0vra tedesca, sostenete l’offensiva, doveva basarsi sulla vasta estensione del fronte, non dando importanza allo spostamento ed alla concentrazione delle masse. Con elementi esterni inseriti a sostegno, come quella della superiorità della razza tedesca, della disciplina e della preparazione cultura del tedesco medio superiore a tutte quelle degli altri popoli, soprattutto quelli latini e slavi, la dottrina tedesca si incentrava che per arrivare alla “debellatio” del nemico, ovvero al suo annientamento occorreva che le differenti masse impiegabili si presentassero all’urto simultaneamente, giuntevi per le vie più brevi, in quanto la vittoria doveva essere ricercata nello sviluppo stesso del fronte di attacco. Da qui ricercare più che lo schieramento in profondità quello lineare su fronte vastissima. Chi volesse trovare una spiegazione alla estensione dei fronti della Grande Guerra ( Dalla Svizzera al mare, dal Baltico al Mar Nero, Dall’Astico al mare ecc.) trova gran parte della spiegazione nei procedimenti di impiego della dottrina tedesca.

In Germania si crearono due filoni di pensiero per questo tipo di guerra decisamente offensiva: il primo faceva capo al generale von Bernhardi, minoritario, il secondo al gen. Schlieffen, capo di Stato Maggiore dal 1891 al 1906, che fu poi il filone che si impose.
von Bernardi aveva in comune con lo Schlieffen il concetto che la vittoria si sarebbe ottenuta con la guerra di movimento, e quindi con l’offensiva, che doveva essere rapida ed energica. Lo differenziava dallo Schlieffen il dato che riteneva che la manovra tipo “Canne” non era sempre possibile attuarla. Riteneva che l’azione del difensore nel 1914 era più facile rispetto al passato, riteneva che il difensore stesso si avvantaggiava della scelta del terreno, mentre l’attaccante trae vantaggi o dalla iniziativa delle operazioni e dalla potenza morale che è insita nell’attacco stesso. Per lui era necessario sorprendere l’avversario, di avere la superiorità dei numeri, ma soprattutto di esaminare la situazione in base al momento e non secondo uno schema prestabilito. Cardine del suo pensiero era che l’offensiva non doveva essere considerata una forma definita a priori, ma occorreva che si adattasse alla reale situazione, potendo assumere tanto la forma di coinvolgimento e distruzione di una o di tutte e due ali quanto quella di attacco centrale sfondante.  Adattarsi alla realtà, senza schemi preordinati, in sintesi il pensiero di questo generale tedesco che espose le sue teorie in volumi molto noti a suo tempo in Germania.[1]

Il pensiero che si affermò in Germania fu quello facente capo  al generale Schlieffen. Egli preconizzava l’avvolgimento tattico quale unica forma adatta per ottenere un successo completo e sosteneva che l’obiettivo tattico principale non doveva mai essere il fronte, ma invece i fianchi ed il retro essendo gli attacchi frontali inadatti per una decisione, anche se condotti da masse  consistenti e profonde contro forze inferiori. Le marce di stretto stampo napoleonico caratterizzate dal movimento dei battaglioni quadrati (i famosi “bataillon carré” di tradizione francese) dovevano essere bandite e sostituite da marcie eseguite su una larghissima fronte , in ordine spiegato come se si dovesse dare battaglia.


L’essenza del pensiero schleffeniano consiste nel non credere al successo dell’attacco centrale risolutivo e sfondante e, dovendo così agire per le ali, voleva forte quell’ala del suo schieramento a cui spettava di vibrare il colpo decisivo. A questo scopo accumulava le riserve proprio in prossimità di questa ala. Nelle battaglie future gli schieramenti sarebbero stati contrapposti su linee opposte ad altre linee: avrebbe vinto quell’esercito che avesse potuto aggirare il fianco, o meglio i fianchi del nemico realizzando l’avvolgimento. Da questo pensiero discende la concezione che le Armate avrebbero dovuto procedere in avanti in una lunga linea di battaglia contro la linea avversaria , molto più corta in profondità costituendo le ali scaglioni avanzati destinati a ribattersi contro i fianchi del nemico mentre la cavalleria spinta in avanti doveva cercare di guadagnare il retro dello schieramento nemico.
Le modalità di attuazione sono presto dette. Si voleva una offensiva fulminea, irresistibile, condotta con tutte le forze nemiche: l’Esercito doveva procedere in avanti in un sol blocco, come se fosse un battaglione, tutto travolgendo. Si attuava così una manovra strategica unica, condotta secondo una determinata direzione, con meta fiale una battaglia nella quale la risoluzione consisteva nella “debellatio” integrale di tutte le forze nemiche. 

Il pensiero di Schlieffen si è sviluppato attraverso lo studio sistematico della battaglia di Canne, del 216 a.C. durante la quale Annibale con soli 25.000 distrusse i due eserciti consolari forti di 80.000 uomini.[2]          

Le critiche che si possono avanzare al pensiero dello Schlieffen si incentrano sul fatto che escludeva qualsiasi adattamento agli avvenimenti, creata come era su un ragionamento a priori, mancando di elementi per fronteggiare imprevisti e sorprese e basandosi esclusivamente sulla incapacità del nemico e sulla imponenza dell’azione che doveva annichilire il nemico stesso. Il presupposto di tutto il pensiero schleffeniano era che il nemico restasse inerte, escludendo sia la volontà che la capacità del nemico di manovrare e quella, ancora più importante, di sottrarsi all’accerchiamento.

Una dottrina audace, assoluta, che escludeva iniziative individuali, poco attenta alla situazione che si sarebbe sviluppata sul campo di battagli e così determinata a conseguire l’obiettivo che ci si era dati da apparire incriticabile.

Come la dottrina francese, quindi, anche quella tedesca prevalente, si estremizza, lasciando pochissimo spazio all'azione del Capo, del Condottiero, che si considerava un mero esecutore di piani già stabiliti.


[1]Von Bernhardi R., Von heutingen Kriege, Berlin, 1912. Traduzione italiana: la Guerra, oggi, varie edizioni.
[2] Nel 216 a. C. i Romani quasi soggiogati dalle vittorie di Annibale decisero di fare un grande sforzo militare portando il loro esercito a 9 legioni. Al Comando dell'Armata furono preposti i 2 Consoli Paolo Emilio e Terenzio Varrone. Col consenso del Senato essi si recarono nell'Apulia per dare ad Annibale una battaglia decisiva. Anche in Annibale era altrettanto sentito il desiderio di una battaglia risolutiva poichè in questa guerra di avvisaglie vedeva consumarsi inutilmente le sue forze e cadere a poco a poco il suo prestigio. Perciò, venuta la primavera, con rapida azione si impossessò di Canne sull'Ofanto dove i Romani tenevano i magazzini. Questo atto esasperò i Romani e Varrone, in un giorno in cui aveva il comando dell'esercito, volle venire a battaglia malgrado i prudenti consigli di Paolo Emilio, il quale avrebbe voluto misurarsi col nemico, ma in terreno più accidentato, ove poco valesse la superiorità della cavalleria avversaria.   Le forze romane salivano a circa 80.000 fanti e 6.000 cavalieri, di fronte a 40.000 fanti e 10.000 cavalli di Cartaginesi.Varrone lasciò 10.000 uomini di guardia al campo sulla riva sinistra dell'Ofanto, e schierò a battaglia il resto dell'esercito sulla destra di questo fiume. Le legioni furono ordinate su 3 linee, ma con intervalli e distanze ristrette, rinunciando al vantaggio della soverchianza del fronte per avere massa più densa. Pose all'ala sinistra la migliore cavalleria, della quale prese egli stesso il comando, mentre l'ala destra venne posta agli ordini di Paolo Emilio. Annibale prese il suo dispositivo dopo aver veduto lo schieramento del nemico. Il suo piano fu questo: presentando un ordine di battaglia convesso, egli sperava di attirare i Romani su questo centro sporgente che rinforzato in tempo opportuno da un corpo di riserva avrebbe dovuto cedere senza però spezzarsi; allora le sue ali convergendo verso l'interno avrebbero stretto come in una gigantesca tenaglia l'esercito avversario.Venuti alle prese, Asdrubale si slanciò arditamente sui cavalli di Paolo Emilio, che in breve tempo riuscì a sbaragliare, mentre la cavalleria nemica, opponendo vigorosa resistenza all'attacco della numerosa cavalleria avversaria, impedì che questi guadagnasse terreno e venisse a molestare le fanterie cartaginesi. Subito dopo le legioni si azzuffarono col centro di Annibale, il quale retrocedette lentamente in modo da attirare presso a sè i Romani. Venuto il momento opportuno gli africani di destra e di sinistra effettuarono il prescritto movimento di conversione, verso l'interno, mentre i cavalieri di Asdrubale, sfilando veloci dietro le schiere avversarie, piombarono da tergo sui cavalli di Varrone che stavano combattendo con i numidi e rompevano anche quelli. Allora i fanti romani, premuti sui due fianchi dalle truppe africane e alle spalle dalla cavalleria di Asdrubale, poterono a stento difendersi. Chiusi entro quel cerchio di ferro che veniva sempre più restringendosi, i legionari non ebbero più modo né di manovrare, né di valersi delle loro armi. Invano Paolo Emilio tentò di ristabilire le sorti del combattimento, egli stesso cadde sul campo mentre Varrone riuscì a scampare con un centinaio di cavalieri. Le perdite romane furono immense, secondo Polibio salirono a 70.000 uomini.

massimo.coltrinari
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