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mercoledì 20 settembre 2023

Il 1860 nelle Marche

 


Da una storia a La Storia

La cattura del generale De La Moriciére non fu voluta?

18 settembre 1860  (I Parte)

 

Massimo Morroni dovrà mettere in campo tutta la sua cortesia ed il suo autocontrollo se, dopo dieci anni dalla richiesta, provvedo a dargli una risposta. Correva l’anno 2011 ed eravamo nel pieno delle celebrazioni del 150° anniversario degli avvenimenti del 1860. In questo contesto, mi arrivò la richiesta di Massimo Morroni: chiedeva di dare una risposta parere  ad un articolo dell’agosto 1910, scritto in occasione del 50° anniversario,   dal titolo “La cattura del generale Lamoricière non fu voluta?”[1] Ora per allora provvedo, riportando il testo dell’articolo in corsivo  ed i commento relativo al contenuto.

La conclusione dell’articolo così recita. “… a me basta aver trovato conforto di testimonianze le quali ancora una volta assodino, che se il generale Lamoriciere nella sua ritirata, si trovò fuori dal tiro dei cannoni, non fu abilità la sua, e che imperizia o altro da parte dell’esercito piemontese, l’essere riuscito senza molestie a scappare da Castelfidardo ad Ancona”[2]

Senza por tempo in mezzo, si può dire che in questa conclusione non vi è niente di vero.

Il tema, in ogni caso, è quanto mai intrigrante. Un vero giallo. In pratica si sostiene che dopo gli eventi dello scontro del 18 settembre 1860 il Comando sardo diede disposizioni per non catturare il Capo dell’armata pontificia. A sostegno di ciò si portano testimonianze (raccolte nel 1910) di testimoni oculari che asserivano questa tesi. Per giungere alla conclusione di cui sopra, dalla quale discendete il pesante giudizio di “imperizia “ di un Esercito.

Capoverso per capoverso, come detto scritto in corsivo, riporto il testo inviatomi dell’articolo inviatomi per dare al cortese lettore riscontro oggettivo affinché si formi la sua opinione. L’articolo così inizia

“E’ noto come, non appena decisa la battaglia di Castelfidardo. Il generale Lamoriciere, con parte del suo Stato Maggiore tentasse la ritirata in Ancona, prendendo la via della marina, cioè Numana, Sirolo, Monte Conero strada Trave, Ancona”

Il comandante in capo dell’Esercito pontifico gen. Cristoforo De la Moricière[3], che  quel 18 settembre 1860 aveva come obbiettivo di portare in Ancona il maggior numero dei 8500 soldati partiti con lui dall’Umbria il 13 settembre, verso le 12-12,30 (lo scontro era iniziato alle 9,20) dopo il ferimento a morte del gen. De Pimodan alle 11,30, finalmente, vista la situazione, diede l’ordine a tutti i combattenti, di cercare di svincolarsi dai combattimenti e puntare verso nord, cioè verso Ancona. Non vi è qui lo spazio per la descrizione del bel piano tattico che ideò e che verso le 11.00 era riuscito ad attuare. Un ordine arrivato troppo tardi che costò caro ai pontifici. In Ancona degli 8500 uomini ne arrivarono solo 127 il quel 18 settembre più una decina nei giorni successivi. Non si tratto quindi di una “ritirata”, ma di una “avanzata” per raggiungere Ancona, che è alla base del piano strategico messo in atto il 12 settembre. Dato l’ordine, il De La Morciére ed i suoi ufficiali e le truppe a lui vicine lo misero in atto. L’articolo così prosegue:

“Ebbene, più volte mi sono chiesto come da Camerano, dove erano 8 pezzi di artiglieria, ed un generale, Il Della Rocca che risiedeva nella casa del marchese Giulio Manciforte, non si fosse fermato il fuggiasco e catturato. Non sapevo spiegare questo fatto se non con l’ammettere che nessuno s’era accorto della ritirata del Lamoriciere o che assolutamente, forse per evitare complicazioni internazionali, non fi fosse voluto arrestare. Sempre piùm però mi venivo confermando in questa seconda ipotesi perché contenporanei della battaglia, tuttora viventi, tra il quali il segretario del comune di Camerano, signor Leonardo Zoppo, ricordano di aver veduto benissimo a occhio nudo, il Lamoriciere e gli altri a cavallo e di aver scorto col cannocchiale perfino i filetti delle monture. Dunque?

Di questi giorni,[4] In questa rinnovata primavera della patria, ho voluto procedere ad una inchiesta sul fatto, e benché nulla ( mi è stato assicurato) risulti negli archivi del Comune di Camerano, ne alcuna memoria scritta risulti in proposito in casa del marchese Manciforte, da testimonianze di vecchi che conservano piena lucidità di mente, m’è stato confermato che non si è voluto assolutamente arrestare il capo delle orde papaline.”

La tesi oggetto dell’articolo è che il Comando Sardo diede ordini di non catturare De La Moricière e di lasciarlo libero per raggiungere Ancona.

Vedremo in una prossima nota le testimonianze oculari portate a sostegno di questa tesi. Adesso si può inizialmente dire che dare ordine di non catturare il Comandante in Capo nemico sul campo e lasciarlo libero di entrare in Ancona, dove avrebbe assunto il comando della difesa, sarebbe stato un grave errore. Si permetteva al nemico di avere un generale, il Comandante in Capo per giunta, al comando della piazzaforte che si doveva investire, non è certo una scelta intelligente, contrario agli interessi propri. Cialdini pochi giorni prima aveva fatto arrestare a Pesaro mons. Bella, delegato apostolico, e trattato in modo insultante ed indecoroso. Si sostiene che potevano esserci delle complicazioni internazionali. L’estensore dell’articolo sapeva che De La Moricière fu fatto prigioniero il 29 settembre successivo ed imbarcato su una nave il 3 ottobre ed inviato a Genova per essere messo in libertà.

Ma l’errore grave dell’estensore è di carenza di conoscenza dell’evolversi dei fatti. Il responsabile di tale ordine dovrebbe essere, secondo lui, il gen. Morozzo della Rocca, che aveva preso alloggi a Camerano nella villa dei marchesi di Manciforte.

Ebbene quel 18 settembre 1860 il gen. Morozzo della Rocca, comandante il V Corpo d’Armata era al suo Q.G. a Perugia. Il giorno dopo 19 settembre, lo raggiunse l’ordine, dopo gli esiti dello scontro di Castelfidardo, di dirigere il suo Corpo d’Arma nelle Marche. Cosa che fece ripercorrendo la strada che il De La Moriciére con i suoi uomini aveva percorso dieci giorni prima. IL 23 settembre si incontrò a Loreto, con Cialdini, Persano e Fanti, e ricevette l’ordine di portare lungo la marina le sue truppe, per dare l’assalto finale ad Ancona. Raggiunse Camerano il 24 settembre e prese alloggi presso la villa del marchese Manciforte.

Quindi un errore macroscopico asserire che Morozzo della Rocca diede l’ordine di non catturare il De La Moricière. Morozzo della Rocca il 18 settembre 1860 non era presente,  era a Perugia.

Camerano, il 18 settembre 1860 era stata occupata alle prime ore del 18 settembre dal 23° Reggimento fanteria della Brigata “Como” con la sua batteria (qui il dato è esatto, 8 pezzi) su ordine del Generale Cugia di Sant’Orsola, che ricevette gli elogi del Cialdini per questa iniziativa. Ma era una mossa preventiva per contrastare eventuali uscite pontificie da Ancona come era successo il giorno innanzi. Cugia occupò Camerano nella prima mattina del 18 settembre, ma basta guardare la carta, non era assolutamente in grado di sbarrare il cammino di De La Moriciére, ammesso che Cugia alle 16 del 18 settembre avesse avuto le notizie che De La Moriciére si stava dirigendo su Ancona.

Tirando le somme di questa prima parte al commento dell’articolo si può dire che l’impianto di ricerca dell’Autore è completamente errato, e quindi, le relative conclusioni errate. Vedremo nella prossima nota come questa narrazione sia stata suffragata da testimoni oculari.

   

 



[1] Pubblicata su “Per il primo cinquantenario della liberazione delle Marche”, numero unico pubblicato dall’Associazione Mrchigiana per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma, 1910”

[2] Ibidem

[3] La scritta “Lamoriciere” è una storpiatura del vero nome, De La Moricièere.

[4] Siamo nel 1910 nei giorni che si celebravano il cinquatenario degli avvenimenti.

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