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sabato 30 settembre 2023

il 1860 nelle Marche. II Parte

 

Massimo Coltrinari

Da una storia a La Storia

La cattura del generale De La Moriciére non fu voluta?

18 settembre 1860 (II Parte)

 

A sostegno della tesi che il generale De La Moricière non fu volutamente catturato dalle truppe sarde su ordine superiore del Comando Sardo, ovvero di Cialdini o uno dei suoi sottordinati per evitare complicazioni internazionali o altro l’Autore di questo scritto[1] porta testimoni oculari. Riportiamo le loro testimonianze:

Doga Celeste fu Antonio, pensionato garibaldino, ora ( 1910 n.d.a) residente al Poggio (frazione del Comune di Ancona) ascrisse di essere stato guida di una compagnia di soldati partiti da Camerano per troncare la ritirata del Lamoricère[2] . Al capitano gli disse che la strada breve e sicura per riuscire, era la strada di terra, tuttora esistente, detta dei Molini (lungo il torrente Boranico) che mena a quella del Trave, precisamente per dove più tardi avrebbe dovuto transitare il generale nemico. Da notarsi che il Doga per il suo mestiere di calderaio specialmente della campagna di Camerano e dintorni era molto pratico. Ma il capitano rispose che aveva l’ordine di andare a Massignano[3] e vi si fece guidare. Ivi giunto seppe che il Lamoriciere s’era fermato al convento dei Camaldolesi[4] sulla vetta del Conero da dove dopo una breve refezione era partito seguendo i sentieri del monte e costeggiando la frazione di Poggio fino al Trave.

Esclamò allora quel capitano “Che sbaglio abbiamo fatto.” come testimonia Giovanni Tangherlini fu Angelo ottantenne (siamo sempre nel 1910) ora residente al Poggio, e in quei tempi a Massignano.[5]

Questi lo guidò al Poggio stesso, ma troppo tardi che già il Lamoriciere s’era avvicinato ad Ancona, senza che si potesse più sperare di raggiungerlo.

Del tragitto percorso da Lamoriciere, come ho indicato più sopra, ho raccolto numerose testimonianze le quali tutte confermano che assolutamente si è cercato di inseguirlo, senza volerlo mai raggiungere, col troncagli la strada.[6]

Ora resta a domandarsi. Proprio vero che quel capitano di cui nessuno ha saputo dirmi il nome[7], s’era sbagliato, o è vero invece ch’egli avesse avuto ordini tassativi dai suoi superiori di lasciare liberamente entrare il Lamoriciere in Ancona per tutto predisporre alla difesa? [8] Se fosse vera questa seconda ipotesi, quali ragioni devono aver influito su tale decisione? [9]

Nella ricostruzione già fatta[10] emerge nella sua oggettività tutta la cronologia degli eventi, che permette già di rispondere a questa ricostruzione: l’intera vicenda si svolse dalle 13,30-14 alle 17,30 del 18 settembre 1860. Dal momento in cui il De La Moriciére, rendendosi conto della situazione tattica, ormai compromessa, da l’ordine di raggiungere Ancona o di mettersi in salvo a Loreto a tutte le sue truppe, fino a che non giunse in Ancona, alla Piazza del Teatro delle Muse alle 17,30. Le vie di scampo per i soldati pontifici erano tre: verso nord, verso Ancona che era l’obbiettivo per cui si erano messi in marcia il 13 settembre dall’Umbria, la via verso sud, lungo la litoranea, detta della “marina”, oppure ritornare a Loreto, da dove erano scesi quella mattina del 18 settembre. 

De La Moriciére scelse delle tre vie, quella nord, verso Ancona; passato per i poggi di Umana (Numana) raggiunse il convento dei Camaldolesi introno alle 15, si fermò quindici minuti e intorno alle 15,45-16 era al Poggio per poi proseguire su Ancona, dove arrivo alle 17,30, raccolto dai comandanti pontifici sulla piazza davanti al Teatro delle Muse.

Un dato viene dato per scontato. Nelle prime ore del pomeriggio come faceva il Doga a sapere che De La Moriciére sarebbe transitato per quella strada? Come faceva a sapere gli esiti degli scontri della mattinata a ridosso del Musone e la decisione del De La Moricière di prendere la via nord per raggiungere Ancona? Così pure, il generale Cugia di Sant’Orsola da Camerano mandava elementi della sua brigata in avanti dando l’ordine di catturare tutti i soldati pontifici incontrati impedendo loro di raggiungere Ancona. Nel contempo, verbalmente, perché per iscritto non risulta, dare l’ordine che se si fosse incontrato il gen De La Moriciére (ma lui come faceva a sapere che era per la via di Ancona?) lo si doveva tassativamente lasciarlo passare?

Nel momento in cui alle 14 - 14,30 Cialdini giunse sul campo degli scontri, che erano praticamente terminati, giungendo da Osimo, i suoi subordinati avevano già dato gli ordini per sfruttare il successo. Su ordine del generale comandante la Brigata Regina, Colonnello Brigatiere Avenati, il 9° Reggimento fanteria[11] mosse verso l’Aspio e passatelo, puntò decisamente su Numana che a quel tempo si chiamava Umana. Raggiuntela, riuscì a intercettare e disarmare 19 ufficiali e 223 soldati pontifici.[12]

Il Generale Cugia di Sant’Orsola, alle prime luci dell’alba del 18 settembre, come visto nella precedente nota, aveva occupato Camerano, ma aveva assunto un atteggiamento prettamente difensivo, dovendo garantire le spalle ai reparti che combattevano fronte sud. L’evolversi della situazione fece sì che non prima delle ore 14 il Cugia cambiasse atteggiamento, passando a quello offensivo. Da Camerano era facile bloccare ogni litoranea per Ancona. Infatti, come detto, fu dato ordine ad elementi della brigata di procedere per colonna ad occupare Massignano. Occupatela intorno alle 15,30-16, un drappello di 25 uomini al comando del cap. di Stato Maggiore Mazzoleni si spinse oltre ed occupava i poggi sopra Sirolo. Il cerchio era chiuso. Se si considera che i combattimenti cessarono intorno alle 14 e due ore dopo tutte le vie litoranee verso Ancona erano chiuse, si può dire che i comandanti Sardi agirono di iniziativa in modo veramente encomiabile.  Nei quindici rapporti esaminati dei Comandanti presenti sul campo non vi è traccia di ordini o altro relativi alla disposizione di non catturare il De La Moricière.[13] Soprattutto quello del generale Cugia di Sant’Orsola, che inviò elementi della sua Brigata a Massignano, né in quello del cap. Mazzoleni. Gli ordini erano chiari per tutti: catturare il maggior numero possibile di soldati pontifici impendo che questi raggiunsero Ancona.

Una grande operazione di omertà tacere questo ordine? Favorire l’arrivo in Ancona del Comandante in Capo, affinchè organizzasse al meglio la difesa. Certamente Fanti avrebbe chiesto precise spiegazioni a Cialdini di questo ordine che contraddiceva tutti quelli emanati in precedenza. Nel rapporto delle ore 21 del 18 settembre 1860 a Fanti, Il Cialdini, nel descrivere la giornata appena trascorsa, scrive…

“IV Gran Comando Militare. Osimo[14] 18 settembre 1860 ore 9 sera.……ho battuto De La Moricière che è tornato a Loreto……

Le mando direttamente questo rapporto onde l’E.V. manovri per tagliare la ritirata al corpo di La Moriciére che non ha altra via fuorché quella che da Loreto per Porto Recanati lungo il mare conduce a Fermo. Le sue truppe devono essere in uno stato di completa demoralizzazione. Per conto mio farò quello che posso per inseguirlo.”[15]

Cialdini mostra tutta la volontà di catturare il maggior numero di soldati pontifici compreso il loro Comandante in Capo. Inoltre è convinto che De La Moriciére sia a Loreto e l’unica via aperta è quella per Fermo. Non sa che il De la Moriciére ha preso la via di Ancona, ove è arrivato alle 17,30.

 

Il De La Moricière riuscì a raggiungere[16] Ancona perché si muoveva a cavallo, mentre le truppe sarde che furono impiegate per chiudere le strade per Ancona si muovevano a piedi. Nonostante la celerità degli ordini e la loro esecuzione immediata, il De La Moriciére riuscì a non farsi intercettare solo per poche decine di minuti, al massimo una mezz’ora. In guerra avere un po' di fortuna non gusta mai.

Sul campo da parte pontificia vi erano solo due generali, il De La Moriciére e il de Pimodan. Come facevano i testimoni oculari a sapere chi dei due generali era il De La Moriciére? Come facevano a sapere che il de Pimodan era stato ferito solo quattro ore prima ed ora era all’ambulanza delle Crocette?  Il fatto che tutti parlano decisamente del De la Moricière é veramente sospetto. L’Autore conclude il suo articolo con due bei paragrafi

“Non a me, umile raccoglitore di notizie storiche è dato significare una risposta esauriente. Ad altri quindi conoscitori profondi delle condizioni politiche nazionali ed internazionali di quei tempi lascio la parola. A me basta aver trovato conforto di testimonianze le quali ancora una volta assodino che se il generale Lamoriciere nella sua ritirata si trova fuori della portata dei cannoni, non fu abilità la sua, e che fu imperizia o altro da parte dell’esercito piemontese l’essere riuscito senza moleste a scappare da Castelfidardo ad Ancona.”

Conclusione che non può essere accettata, per evitare che si crei una nuova versione dei fatti basata su quello che si vuole che sia stato e non quello che è stato: gli ingredienti ci sono tutti: i testimoni oculari prima di tutto. Sono testimonianze da prendere con le molle. Dopo cinquant’anni dagli avvenimenti si può raccontare di tutto ed il contrario di tutto. Il De La Moriciére riuscì a sfuggire alla cattura perché aveva il vantaggio dell’iniziativa e si muoveva a cavallo. Infatti in quel tardo pomeriggio del 18 settembre ad Ancona giunsero solo e solamente dei cavalieri; i soldati a piedi giunsero nella nottata. Accusare di “imperizia l’esercito piemontese” è offensivo; è vero il contrario: i comandanti furono intelligenti, attivi e decisi. Per “o altro” (questa è dietrologia che è sempre un buon ingrediente per storie accattivanti) non è necessario spendere parole. Accusare i Comandanti sardi, non sapendo nemmeno dove fossero (Si cita il generale Morozzo Della Rocca che il 18 settembre era a Perugia in quanto il 23 settembre prende alloggio a Camerano) e quale era il loro ruolo, di aver dato l’ordine di non catturare il De La Moriciére per ragioni oscure ed inconfessabili, si aggiunge a tutto quel affastellamento di “fake news” che avvolge ancor oggi questi eventi. Ed ancora in molti ci vanno dietro.

 De La Moriciére poi non mise mai piede a Castelfidardo. Lui raggiunse Loreto dall’Umbria ed operò da Loreto e nella piana di Loreto; nelle sue memorie cita questa località poche volte, e sempre in modo indiretto e subordinato.

E’ sempre un buon esercizio l’esegesi di testi e confrontarli con le fonti, di tentare di scrivere la Storia, in generale, e la Storia Militare in particolare.[17] Ovviamente si è a disposizione per ogni eventuale approfondimenti.

 



[1] La Cattura del generale Lamoriciere non fu voluta? In “Per il primo centenario della liberazione delle marche, numero unico pubblicato dall’Associazione Marchigiana per la Storia del Risorgimento italiano, Roma, 1910.

[2] Vedi oltre. Erano i reparti della Brigata Como in azione su ordine del gen. Cugia di Sant’Orsola

[3] Ordine dato dal generale comandante la Brigata, volto a sbarrare la strada ai soldati pontifici che avevano preso la via di nord est verso Ancona.

[4] Il De La Moricière raggiunge il Convento dei Camaldolesi alle 15 circa e vi sosto 15 minuti. Come faceva il testimone a sapere quanto successo quarantacinque minuti prima?

[5] Certamente sarebbe stato un bel colpo aver catturato il Comandante in Capo nemico. Forse il rammarico sta tutto qui.

[6] Sarebbe interessante sapere le testimonianze raccolte, che certamente sono dei civili. Nei rapporti dei comandanti sardi, come si dirà oltre, non vi è traccia di questo argomento.

[7] Era il cap. di Stato Maggiore Mazzoleni, che a Massignano ebbe il compito di proseguire verso ovest e raggiungere i poggi di Sirolo con il compito di fermare tutti i soldati pontifici che incontrava e farli prigionieri.

[8] Furono impiegate diverse compagnie a comando dei loro capitani. Dare ordini tassativi a livello di compagnia, cioè ai capitani, avrebbe significato, come si dirà, che nei rapporti successivi dei predetti capitani questo sarebbe stato rilevato. In nessun rapporto emerge questo dato.

[9] Il fascino delle storie raccontate e non documentate è tutto qui: lanciare interrogativi, mettere i dubbi, creare situazioni, sperando che il sassolino inizia a rotolare e trasformarsi in valanga.

[10] Coltrinari M., La Giornata di Castelfidardo 18 settembre 1860. Il passaggio delle Marche dallo Stato preunitario allo Stato nazionale, Castelfidardo, Fondazione Duca Roberto Ferretti di Castelferretto Italia Nostra Onlus Sezione di Castelfidardo Lions Club Recanati Osimo, 2008, pag. 177 e segg.

[11][11] Due battaglioni e se compagnie al comando del ten. col. Duranti.

[12] Rapporto al Sig. Comandante generale la 4° Divisione attiva (al campo Quadrivio di San Biagio, 22 settembre 1860. Il Comandante la Brigata Regina Colonello Brigatiere Avenati, in Ministero della Guerra Corpo di Stato Maggiore Ufficio Storico, La Battaglia di Castelfidardo, Roma Tipografia del Genio, 1903.

[13] Se l’ordine era stato effettivamente dato, anche verbale, una traccia nel rapporto del subordinato ci doveva essere a giustificazione che sì era stato eseguito. 

[14] Notare che questo rapporto porta la data del 18 settembre 1860 ed indica come sede del Quartier Generale del IV Corpo Osimo.

[15] Coltrinari M., La Giornata di Castelfidardo 18 settembre 1860. Il passaggio delle Marche dallo Stato preunitario allo Stato nazionale, cit. pag. 190

[16] Il totale dei soldati pontifici che raggiunsero Ancona furono 127 Cavalieri, 29 fanti, alla spicciolata favoriti anche dalla loro esiguità, e 17 via mare nei giorni successivi. Questo risultato è la vera sconfitta per il De La Moricière: degli 8500 uomini partiti dall’Umbria che dovevano rinchiudersi in Ancona e dare vita ad una resistenza ad oltranza, giunsero solo 173 uomini pari a poco più del 2%.

[17] L’oggetto di queste due note sarà parte integrante dell’aggiornamento del Modulo di Storia del Risorgimento al Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea dal 1796 al 1960. IV Edizione attivato presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma (www.unicusano.it/master) di cui l’Autore vi è il Direttore Scientifico e Docente.

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