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domenica 23 giugno 2013

Rassegna Stampa: L'articolo del giornale del Lazio. Dove vai son cipolle cosa porti vado a Firenze


Ritorneremo sull'argomento, ma ancora una volta quando si viene a contatto con la stampa, sopratutto quella locale, che persegue scopi e finalità che a volte non pongono in primo piano le superiori forme di ricerca scientifica, si rimane sorpresi nel constatare che di quello che si è detto si prende solo in necessario per sostenere la propria tesi ma non l'articolato ragionamento basato sui documenti proposti. Un vero peccato. ed una occasione perduta.
 Fare storia non è fare sport, ove nello sport la competitività, è la base e l'essenza. Nel fare Storia significa far emergere la realtà come si è palesata. 
 La Storia non può essere al servizio di nessuno.  
Peraltro, se l'articolista era in sala,  è un peccato che non abbia partecipato al dibattito più volte sollecitato, se ha scritto l'articolo tramite intermediari, dovrebbe richiamarli ad una maggiore professionalità e serietà per quello che gli hanno riportato.
 Sorprende che nell'articolo non sia stato fatto cenno alle fonti tedesche, più volte citate e a quelle statunitensi tutte concordi che Aprila fino al 28 mattina era in mano tedesca.
Come si possono ignorare queste fonti, per sostenere tesi diverse?
Oppure siamo di fronte all'ennesima  situazione che si hanno due diverse definizioni,  che non si è d'accordo su che cosa intendiamo per "Liberazione".
 Se una pattuglia Alleata arriva dietro le linee nemiche e dichiara che quel posto è stato liberato, o vi sono altre iniziative, peraltro documetate,  
allora è bene confrontarsi e chiarirsi per evitare  "querelle" che, con tutto il rispetto, non abbiamo nessuna intenzione ne di parteciparvi e nemmeno di esserne coinvolti.

Aprilia: La relazione introduttiva di Elisa Bonacini

 Sabato 15 Giugno 2013 - Istituto Rosselli

Vi ringrazio di aver voluto partecipare al secondo convegno “28 maggio a day to remember” dal tema "Aprilia in guerra: la battaglia di Aprilia", che si onora della consulenza storica del Generale Massimo Coltrinari Titolare di Storia Militare nella cattedra di Dottrine Strategiche e del Generale Luigi Marsibilio Vice presidente della “Sezione Studenti e Cultori della materia” della Associazione Nazionale Combattenti della guerra di liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate.
 Un convegno fortemente voluto dall'Associazione “un ricordo per la pace” e dalle Associazioni D'arma e combattentistiche di Aprilia qui presenti.
Questo secondo appuntamento assume per me una valenza diversa, poiché l'anno trascorso ha portato a compimento seppure parzialmente il progetto che ho perseguito per 14 anni con tutte le mie forze : un' esposizione museale che accogliesse i reperti e cimeli della seconda guerra mondiale collezionati  da mio fratello Ostilio Bonacini in più di trent'anni di appassionata ricerca. Il desiderio della mia famiglia dopo la sua scomparsa è stato infatti sin da subito quello di volere condividere questo patrimonio storico con la collettività,  documento di memoria delle migliaia di vittime del conflitto e delle sofferenze che dovettero subire anche i civili, costretti allo sfollamento ed a dovere affrontare a guerra finita, la gravosa opera della ricostruzione e della bonifica dei campi minati. Grazie all'impegno preso dal Comune di Aprilia ed alla disponibilità del Dirigente dell'Istituto Rosselli Dott. Galassi  si è potuto realizzare questo nuovo allestimento espositivo, inaugurato lo scorso 24 aprile, in attesa di un locale più idoneo nel centro storico di Aprilia. Tale esposizione rappresenta il primo tassello di un futuro museo civico di Aprilia,  sarà utilizzata a fini didattici, educativi e di studio, e resa accessibile al pubblico gratuitamente. Si avvarrà presto di un sistema multimediale informativo aperto che si  adatterà alle differenti tipologie di visitatori (bambini, adulti, visitatori di altre nazionalità), approfondendo gli aspetti storici e descrittivi dei reperti. E' imminente anche la creazione di una mostra on-line tramite sito internet, collegato al sito del Comune di Aprilia, che contribuirebbe ad eventuali collegamenti e scambi culturali con altri musei italiani ed esteri ed a pubblicizzare le nuove iniziative.
L'anno trascorso ha dato modo, grazie alla sensibilità dell'Amministrazione uscente, riconfermata nella figura del Sindaco Antonio Terra di realizzare quello che da tempo Aprilia attendeva, Aprilia città martire durante il secondo conflitto mondiale a soli 7 anni dalla sua fondazione, quando citando le parole dello storico apriliano Bernardino Tofani “tutto odorava ancora di calce ed i nuovo. La proposta di istituire una data nella quale celebrare annualmente la Liberazione di Aprilia il 28 maggio, a tutti gli effetti la rinascita di Aprilia era  stata presentata al Comune di Aprilia nel maggio 2012 su iniziativa dell'Associazione “Un ricordo per la Pace” e delle Associazioni d'Arma e Combattentistiche di Aprilia ed  il consenso di altre Associazioni locali .
Un ringraziamento particolare deve andare quindi alle Associazioni  che hanno aderito con entusiasmo a questo progetto, sostenendolo nel tempo con grande convinzione affinché l'Amministrazione arrivasse presto a concretizzarlo attraverso i necessari atti istituzionali.
Il Consiglio Comunale di Aprilia lo scorso 31 gennaio ha istituito,  individuandola nel 28 Maggio di ogni anno ed intitolandola “28 maggio 1944: la Battaglia di Aprilia”, in memoria dei caduti.        
L'idea  di istituire ad Aprilia una giornata del ricordo era maturata  anche  dal contatto con alcuni veterani che hanno combattuto nel nostro territorio, tra cui l'inglese Harry Shindler  e dal contatto con diversi testimoni oculari ancora viventi  residenti ad Aprilia, discendenti degli affidatari dei poderi dell'Opera Nazionale Combattenti negli anni '30. Da qualche anno sto raccogliendo queste toccanti testimonianze in video-documentari quale arricchimento multimediale della futura struttura museale.
I giovani devono capire -  sostengono le Associazioni d'Arma di Aprilia - quale fu il sacrificio di quella  generazione ed occorre l'impegno di tutti affinché non si ricommettano gli stessi errori”.
Aprilia, ed i Comuni coinvolti negli avvenimenti del 1944 sono oggi città multi-culturali  dove  è necessario non perdere le nostre radici, ed avere dei punti di riferimento della nostra identità storica.
E' un bisogno culturale che necessita di azioni concrete, di un progetto comune ,  favorire la raccolta di materiali, documentazione e delle ultime testimonianze, un patrimonio culturale collettivo da difendere e da tutelare, una risorsa per il nostro territorio.
Promuovere quindi un turismo culturale nei comuni coinvolti .
Valorizzare i centri storici con  installazioni  permanenti di pannelli artistico- fotografici che riportino al periodo, con una segnaletica chiara che possa condurre il visitatore- turista nei luoghi storicamente più importanti; offrendo  la possibilità  di percorsi guidati  ben organizzati; proponendo quindi un'  offerta di prodotti culturali adeguati alle curiosità ed alle esigenze sempre maggiori del pubblico.
Investire nel settore culturale per portare una favorevole ricaduta  sul benessere economico di questo territorio.
E' necessario, secondo la mia opinione, trovare un piano comune per accedere a grandi finanziamenti europei per favorire la realizzazione di questi progetti.
Ma questi progetti, devono essere accompagnati dall'impegno delle Istituzioni, degli operatori scolastici e delle famiglie stesse. E' fondamentale cercare di sensibilizzare i giovani, rivolgersi alle nuove generazioni, artefici del nostro futuro affinché possano con convinzione portare avanti nel tempo il nostro lavoro. E' fondamentale  educare i giovani ad una cultura di pace e di tolleranza, di rispetto per le diversità e di fraterna collaborazione per il bene comune.   Favorire la cultura del creare, del costruire insieme, ognuno con le proprie  diverse capacità ed attitudini.
Le nuove generazioni, la parte sana, il germoglio ancora integro e vitale di questa società malata.
A loro è stato rivolto il concorso “l'albero della pace”, iniziativa patrocinata dal Comune di Aprilia. I ragazzi delle Scuole medie di Aprilia hanno risposto dimostrando grande sensibilità. Ho organizzato i loro elaborati ed i loro pensieri nel video I COLORI DELLA PACE. Lascio quindi con piacere la parola ai ragazzi con un monito che è una speranza per il futuro :

Stop alla violenza ed alla guerra!

venerdì 14 giugno 2013

Il Piano Alleato per l'uscita dalla testa di ponte di Anzio 21- 31 maggio 1944


Il piano alleato relativo alla uscita dalla testa di ponte di Anzio prevedeva una finta a destra dello schieramento, per fissare sul posto le migliori divisioni tedesche, con altre finte concernenti minacce di sbarco a Terracina o alle foci del Tevere. In realtà l'attacco principale aveva per obiettivo Velletri. Se riusciva si tagliavano le vie di alimentazione logistica del fronte di Cassino e quindi tutto il fronte meridionale tedesco crollava, come in effetti avvenne




La situazione al 23  ed al 24 maggio 1944




La situazione al 25 e 26 maggio 1944





La situazione al 27 e 28 maggio 1944




 La Situazione al 29-30 maggio 1944



La situazione dal 31 maggio al 4 Giugno 1944



Aprilia come era nel maggio del 1944


Aprilia: Liberata il 28 maggio o il 23 maggio 1944 Le fonti




In merito alla ricerca volta ha stabilire se Aprilia sia stata liberata il 23 o il 28 maggio 1944, si riportano le fonti consultate, sia di parte Alleata che di parte Germanica. In particolare il Diario della 14 Armata che alla data del 23 maggio 1944 non cita minimamente che Aprilia sia sta o evacuata o addirittura persa.



       Diario della 14 Armata 23 maggio


Per gli Alleati The Factory è caduta il 28 maggio 1944i




I Primi due soldati britannici entrati ad Aprilia nella mattina del 28 maggio 1944.




mercoledì 12 giugno 2013

Quando è stata liberata Aprilia?


Secondo questo documento, si sostiene che Aprilia sia stata liberata presumibilmente il 23 maggio 1944. E' una ipotesi suggestiva. i Podestà della zona, compromessi con il fascismo e sicuri di dover rispondere delle loro prevaricazioni, lasciaro la zona tra il 21 ed il 25 maggio, riparando prima a Roma poi nel Nord Italia. Non è possibile una esegesi completa del documento, ma qui interessa che il dato che Aprila sembra essere stata liberata il 23 maggio.
Ora occorre precisasarre che cosa si intende per "liberare una città".
Se le forze di occupazione tedesche, o le autorità fasciste, lasciano una città, senza che questa sia stata occupata dalle forze Alleate, non si può parlare di liberazione ma di abbandono o ritirata.
Per liberazione, almeno nella accezione del 1944, si intende il momento in cui le forze Alleate  o le forze del CLN prendevano possesso della città. 
Vedremo in un successivo intervento che le forze Alleate e le forze tedesche il 23 maggio, così come il 24, il 25  ed il 26 maggio, in piena battagllia per l'uscita dalla testa di ponte da parte del Vi Corpo d'Armata Statunitense, ancora non avevano raggiunto Aprila. Dalla lettura del Diario di Guerra della 14 Armata tedesca risulta che il 26 maggio ancora non era stato dato l'ordine di evacuare Aprila.
Su queste basi si può approfondire il tema proposto.




La nota in cui viene pubblicato l'interessante documento del 23 maggio 1944

giovedì 6 giugno 2013

Lo Sbarco in Normandia 6 giugno 1944 Fotografie Storiche

A  69 anni dal 6 giugno 1944, alcune foto tratte da un Album di ricordi stampato negli anni subito dopo la guerra, dal punto di vista francese

Marc Elmer - Album Ricordo dello Sbarco in Normandia. Fotografie prese dai cineoperatori Alleati dopo la battaglia anni 19444-1946.


Cerimonia commemorativa sulla spiaggia alla presenza di militari Alleati



La Cerimonia commemorativa due anni dopo lo sbarco, tenuta essenzialmene dai Francesi, che sottolineano come lo sbarco dagli Anglo Americani sia chiamato l'Invasione












mercoledì 5 giugno 2013

La Legione romana.Schede di Sintesi


 La Storia delle Legioni di Roma, il proprio ordinamento e le vicende passate attraverso i secoli sono riportate in schede per l'Associazione "la Tavola Rotonda" che gestisce la  
Civica Galleria del Figurino Storico, di Osimo (Ancona)
 Ogni scheda riporta il motto, i nomi dei Comandanti, e una breve sintesi della sua storia, con una figura di riferimento
 Nel riquadro a destra l'elenco delle schede pubblicate e la data di pubblicazione su
"www.figurinostorico.blogspot.com"


venerdì 24 maggio 2013

Museo di Vienna L'automobile dell'Arciduca

L'Automobile su cui viaggiava l'Arciduca d'Austria edere al Trono il giorno dell'Attentato di Sarajevo, che diede l'avvio all'ultimatum austriaco alla Serbia, causa dello scoppio della I Guerra Mondiale. L'automobile è conservata al Museo Militare di Vienna

giovedì 9 maggio 2013

I L’approccio della Germania nei confronti della guerriglia ed alla guerra per bande



Nel quadro degli studi per la Guerra di Liberazione, intesa come una guerra su cinque fronti, si è dato mano ad una bozza di ricerca riguardante il tema in titolo. Questa ricerca è essenziale per comprendere  quello che consideriamo il II Fronte della guerra di Liberazione, cioè il movimento ribellistico, o "partigiano" che si è sviluppato nel Nord Italia. Sono quattro note, naturalmente da rivedere ed integrare. ( Per contatti: ricerca23@libero.it)

I

Prima di analizzare gli aspetti rigaurdanti il secondo fronte, ovvero la guerra partigiana condotta nel Nord Italia, occorre fare una riflessione su come la Germania, e di conseguenza, i Nazisti, affrontarono e considerarono, soprattutto da un punto di vista dottrinale e concettuale, quello che nell’anteguerra si chiamata “guerra per bande” o “guerriglia”, e che poi nel secondo dopoguerra assurse al nome di “movimenti di Resistenza”.[1]
E’ fondamentale questo passaggio per capire come mai i tedeschi in generale, ed i nazisti in particolare, si crearono così tanti nemici non in divisa, in tutti i paesi che occuparono e comprender eperchè non riuscirono, nonostante i vari governi collaborazionisti, a neutralizzare o ridurre al minimo i fenomeni di ribellione, fenomeni che sempre is manifestano quando di attua un regime di occupazione militare di territori di Stati militarmente sconfitti in battaglia o in guerra. E’ un aspetto che riserva molte sorprese ed è poco studiato.[2] Qui si può fare solo un accenno ai rapporti tra gli occupanti tedeschi, le popolazioni occupate, i movimenti di resistenza ed i collaborazionisti. Mentre, ad oltre 60 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, vi è una vasta prodruzione scientifico-letteraria sugli eventi della guerra di liberazione, che hanno studiato a fondo gli aspetti della lotta partigiana, lo sfruttamento, le atrocità, le violenze, i soprusi che hanno punteggiato la occupazione sia nazista che giapponese, e le vicende connesse con l’attività parallela dei collaborazionisti, poco o nulla è stato approfondito 3 studiato su come era organizzata l’attività repressiva germanica, quale evoluzione ha avuto nel corso della guerra, anche frutto delle esperienze acquisite sul campo, quale funzione avessero al suo interno le violenze, le rappresaglie, le atrocità, che necessariamente non erano fine a se stesse, almeno in linea di principio.
E’ evidente che non può essere accettato il semplice fatto che i Tedeschi adottassero questi sistemi di violenza, ricorrendo ad ogni sorta di crudeltà verso le popolazioni occupate e sostanzialmente inermi, non solo in Italia ma in tutta Europa compresa la Russia perche “cattivi” o ubbidienti ciecamente ad un “pazzo”. Troppo semplicistico e superficiale. I Tedeschi così rappresentati non possono essere “veri” ed il loro regime di occupazione sostanzialmente un brutto periodo da dimenticar ein fretta.
 Questa percezione è da respingere perché non è ipotizzabile pensare all’apparato poliziesco- repressivo germanico-nazista come semplicemente una formidabile macchina di violenza ed atrocità, a cui si contrappone in modo statico e, spesso nelle rievocazioni degli ultimi decenni, apologetico apparato partigiano, tutto virtù ed idealità, teso alla vittoria del bene sul male. Questo approccio sottovaluta e sottostima la capacità reattiva, di elaborazione dottrinale, di evoluzione dell’impiego delle forze, e, in sintesi, della capacità innovativa della lotta antipartigiana nazista. Perché se si accetta questo ne discende , in definitiva, che tutti i movimenti partigiani siano sottostimati e, in pratica, li si denigri nella sostanza, non riconoscendone i meriti.
E’ necessario, quindi, riproporre un quadro dinamico e e dialettico della azione condotta dai protagonisti della Guerra di Liberazione, soprattutto quelli che hanno dato vita al movimento partigiano, che noi consideriamo come Secondo Fronte. Questo anche al fine di sottolineare, ancora una volta, che il movimento partigiano non è stato condotto da una sola parte ma da tutte quelle componenti, politiche e non politiche della nostra società che non accettavano imposizioni, violenze e quant’altro i Tedeschi imponevano.
Ed ancor più per sottolineare con maggiore energia le varie categorie di lacerazioni che l’occupazione tedesca ha prodotto, e quale portata politico-sociale, economica, religiosa abbiano avuto i successi del movimento partigiano.
Questo approccio, di studiare l’azione tedesca in regime di occupazione, può aiutare ancor di più a comprendere come nella mentalità, nelle scelte, nella essenza della ideologia nazista, si può trovare la impossibilità di avere un qualsivoglia rapporto positivo ed ottimale con le popolazioni occupate. E, conseguentemente, trarre le conseguenze del caso in termini di adesione, di consenso e di aiuto da parte delle popolazioni al movimento di partigiano, al distacco e all’allantonamento dalle proposte germaniche e collaborazionistiche e, in termini più ampi, per alcuni di apologia, di rimpianto, e di negazionismo più o meno esteso.



[1] Molti esempi possono essere fatti in questa materia, riandando indietro nel tempo. Basti ricordare la guerriglia condotta dagli Spagnoli contor le truppe Napoleoniche, che praticamente furono messe in condizione di non poter controllare appieno il territorio per lumghi periodi. Questa esperienza diede vita poi a teorizzazioni anche di alto livello. Si può citare il celebre volume di Giuseppe Mazzini “La Guerra per bande” ecc.
[2]

II L’approccio della Germania nei confronti della guerriglia ed alla guerra per bande. La Guerra


 II
 L’esperienza della Guerra
 Non vi è lo spazio per uno studio approfondito, ma alcuni cenni alla soluzione delle dottrine che hanno guidato l’attività germanica in tema di attività di controguerriglia exstraurbana può aiutare a comprendere alcuni capisaldi di quello che poi in sostanza è il comportamento del “nemico” quando si parla di Guerra di Liberazione.
Una rapidia presentazione dei principali documenti, così come sono stati presentati ed elaborati dauna ricerca edita dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito,[1] può dimostrare che la Germania affrontò il problema della Guerriglia già in fase di preparazione ad una guerra futura negli anni trenta. Si tratta di una esercitazione di polizia del maggio 1936[2], presentata sotto forma di un ordine di operazioni, in cui lo scenario ipotizzato è di guerra totale, in cui occorre contrastare un ipotetico nemico che opera nelle retrovie, in coordinazione con l’esercito regolare e l’aviazione strategica, tramite bande irregolari. Lo scopo della esercitazione è di eserciatre tutti i componenti la polizia ad affrontare queste bande irregolari superando, anche d’iniziativa, conflitti di competenza e situazioni di emergenza. Si deduce dal documento che l’azione is svolge su territori nazionale e che i possibili nemici erano la Polonia e la Cecoslovacchia e che le forze armate tedesche fossero sulla difensiva.[3] L’importanza di questa esercitazione sta nel fatto che già nel 1936 si voleva preparare i quadri di polizia a fronteggiare attacchi di irregolari nelle retrovie, in un quadro di guerra totale. Cardine fondamentale adottato l’impiego brutale e spietato della forza laddove le necessità lo richiedevano. Da questi elementi, ed altri che si possono scorgere nella esercitazione, emerge il fatto che non è accettabile la tesi che la spirale di violenze reciproche abbia portato la controguerriglia tedesca a livelli di crudeltà ed efferatezza che sono noti in tutta Europa.
Secondo Politi “è stato un fattore che ha soltanto facilitato l’esprimersi di una attitudine mentale ricevuta in addestramento” [4]da cui è facile dedurre che è nella dottrina tedesca insito il fatto che la controguerriglia, in quanto tale, deve avere i caratteri della efferetazza, della crudeltà e della spietatezza, che trova ampio margine di accoglienza nella ideologia nazista.
Il primo documento tedesco che tratti di controguerriglia sulla scorta di esperienza belliche è del 22 settembre 1941 ed è intitolato “Manuale per l’addestramento delle unità di polizia riunite al combattimento di polizia”.[5], in cui si può cogliere le direttive per il comportamento delle unità tedesche nella fase iniziale della controguerriglia, con prevalenza per la difesa da imboscate  e la relativa reazione, più che ad azioni per annientare il nemico partigiano.
I vertici tedeschi, dopo due anni di guerra ormai avevano ampiamente affrontato il tema della lotta antipartigiana, tanto che si arrivò ad un accordo tra la componete militare e quella di polizia della Germania, ovvero l’accordo tra la Wehrmacht, rappresentata dal gen. Wagner e il RSHA (Reich Sicherheitshauptamt – Ufficio Centrale per la sicurezza del Reich)[6], rappresentato da Heydrich. L’accordo Wagner-Heydrich, sigliato il 26 marzo 1941, divideva le competenze nella lotta antipartigiana. La Wehrmacht era competente per la lotto contro i partigiani a ridosso e sulla linea del fronte a contatto con il nemico, l’SD[7] nel territorio retrostante con il compito primario di reperire, appena conquistato il territorio, archivi e documentazione utile a individuare le organizzazioni ostili al reich ed arrestandone i quadri, decapitando sul nascere ogni forma di guerriglia già sul nascere. Le unita SD erano aggregate ai grippi di Armate, da cui ne dipendevano logisticamente, ma erano ai diretti ordini di Himmler per l’impiego. Unico punto di contatto operativo con la Wehrmacht era quello informativo. L’accordo era sostanzialmente di natura politica, volto a dare equilibrio di potere tra la Wehrmacht e gli apparati di sicurezza del Partito Nazista; sul terreno operativo, sommato alla scarsa consistenza degli organi dello SD, e delle forze di retrovia della Wehrmacht, si rilevò pineo di lacune, lacune che permesiero le azioni inziali delle forze partigiane sovietiche. Infatti questo accordo era stato voluto proprio in funzone della invasione della Unione Sovietica, che iniziò il 22 giugno 1941, in cui nella occupazione del territorio operavano le due organizzazioni tedesche, però in modo parallelo.


[1] Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1991
[2] Il testo della esercitazione “Besprechung der prufungsarbeit fue Major-Anwarte. (Mai 1936) in Polizeiverwendung.(Von Polzeioffizierschule aufgestellt.) Aufgabe: Postdam-Groben (Luftschtz-Polzeikampf) è riportato in Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 196-225.
[3] Per la consistenza e la specifica di questa esercitazione ed i suoi contenuti si rimand ala citato volume di Politi, dalla pag. 3 a pag. 10.
[4] Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit., pag.10
[5] “Merkblatt fur die Ausbildung der geschlossenen Polizeienheiten im Polizeikampf herausgegeben vom Chef der Ordungspolizei 1941.”, riportato in italiano in Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 224-230.
[6] Nato il 27 settembre 1936 era l’organo cui faceva capo tutto il ramificato ed esteso apparato di polizia della Germania Nazista, posto sotto l’autorità del Reichfuhrer-SS H. Himmler
[7] SD Sicherheits Dienst. Servizio di Sicurezza. Era diviso in servizio  interno, con compiti di scoperta e soppressione delle opposizioni politiche, e servizio esterno, spionaggio e controspionaggio. Era in concorrenza con l’Abwehr, diretto dall’ammiraglio Canaris, che era il servisio di spionaggio e controspionaggio della Wehrmacht.

III. L’approccio della Germania nei confronti della guerriglia ed alla guerra per bande. Esperienze



III
Le ulteriori esperienze della guerra
Dopo quattro mesi di guerra, l’esperienze acquisite furono raccolte in un documento del 25 ottobre 1941 “Direttive per la lotta antipartigiana” edito dall’OKH[1]-Gen.St.d.H./Ausb.Abt (Ia) n. 1900/41 e fu diffuso  come testo di istruzione ed addestramento tra le unità di polizia apartire dal 17 novembre 1941.[2]
Il documento riprende i  principi della esercitazione di polizia del 1936 è sottolinea che la lotta antipartigiana deve essere condotta dalle sole forze di polizia, e si sottolinea che l’azione deve essere, dura, energica e spietata, mentre persiste il fatto che i rapporti con la popolazione sono sempre di scarsa importanza e posti sullo sfondo di  ogni concetto espresso.
Con l’opuscolo  “Waldkampf” (combattimento nei boschi)[3], dato 31 marzo 1942, edito dall’Oberkommando des Heres, in cui la lotta antipartigiana è focalizzata  sull’ambiente operativo e sulle implicazioni che esso ha sulla azioni di contorguerriglia. Questo documento è una ulteriore affinamento di quelli precenti ed è estremamente preciso.  Nei documenti precedenti vari concetti erano espressi in modo generalizzato, qui si chiarisce con precisione e chiarezza Ad esempio “gli uomini colpevoli di fiancheggiamento partigiano nella famiglia e a volte dell’intera stirpe vanno giustiziati. Le donne condotte in campi di concentramento, i bambini nel reich e li esaminato il loro valore razziale. I beni vengono confiscati” . Concetto che prima era confuso, ora chiarito in modo definitivo.
I tedeschi impiegarono anche unita controguerriglia, nella convizione che agendo con le stesse tecniche e formazioni partigiane avrebbero avuto facilmente partita vinta. Si tratta delle unità Jadgkommando[4], letteralmente “distaccamento di caccia. Queste unità specializzate erano composte, nella loro struttura organica,  di 39 uomini  con una dotazione di armi particolare[5] ed operavano in n ciclo di operazioni di 8-14 giorni di azione, 8 di riposo 3 di esercitazione per un toale di 10-25 giorni tra due inizi di operazione. Gli obbiettivi erano chiari: l’annientamento del maggior numero di partigiani, la scoperta dei reparti più consistenti, lo sconvolgimento della reta logistica e organizzativa dei partigiani, la diffusione della insirucrezza tra le formazioni nemiche, la creazioni di condizioni operative sempre più difficili. La tattica era semplice: lo Jadgkcommando, di notte, occultato, si stabiliva in una determinata zona, a piedi, percorrendo strade alternative. Acquisiva informazioni , e per circa 72 al massimo aspettava che unità partigiana cadessero nel tranello ed attacca, sfruttando l’elemento sorpresa usando le stesse tattiche partigiane; poi si ritirava e lasciava la zona; se si imbatteva in un reparto più consistente, non si impegna in combattimento, ma chiamava le unità di polizia territoriali e si sganciava. Ma l’impiego dello Jadgkcommando non diede i risultati sperati, anzi essi furono uno strumento che rese più sanguinosa l’azione e la vittoria partigiana in quanto senza l’appoggio di una azione politica tesa ad isolare il movimento partigiano dalla popolazione sotto occupazione e di una propaganda tale ad acquisire il consenso, cose tutte godute dal movimento aprtigiano, non si può sperare di eliminare qualsiasi movimento partigiano. I tedeschi capirono, con l’impiego di queste unità, che i sistemi di presidio, i grandi rastrellamenti ed i colpi di mano lasciano in piedi il movimento partigiano e solo mettendosi sullo stesso piano dei partigiani si può contrastare questa forma di lotta. Cosa che invece non riusci ad esser capita dai quadri e dai dirigenti militari della Repubblica Sociale Italiana nel loro contrasto al movimento partigiano.
Da notare, infine, che ai Jagdkommando furono affiancati, nel sistema repressivo tedesco, unità collaboratrici, ordinate organizzamene per meglio contrastare la guerriglia ed avere unità aguli per la controguerriglia.
Interessante un altro documento, “Der Kampf gegen die Partisanen”[6] in cui tra le tante cose affermate[7], si riafferma il principio che la totta antipartigiana e spietata. Una volta enunciato all’inizio “non si parlerà più nel resto dello scritto del carattere selvaggio di questa lotta, ma non bisogna trascurare che prima ancora delle qualità del combattente e dei suoi comandanti, conta la sua durezza. E’ facile, guardando questi documenti precdeneti, osservare la continuità di questo principio variamente espresso e accentuato , ma ben presente. Finchè per spiegare la crudeltà dei tedeschi nei paesi occupati si farà ricorso all’analisi delle sequenze di azioni partigianie e rappresaglie tedesche, ci sarà sempre spazio per spiegazioni irrazionalistiche le quali si appellano a oscure elucubrazioni sul fondo barbarico del popolo tedesco, o altre con intenti giustificazionismi che citeranno analoghe crudeltà partigiane oppure sosterranno che non era possibile agire diversamente.”[8]
 Nella lotta antipartigiana i tedeschi arrivarono ad impegare su larga scala anche la componente aerea[9], la cui importanza è notevole in quando i suoi contenuti[10], che qui non v è lo spazio di riportare, rappresentato i capostipiti delle successive teorizzazioni post-belliche, compreso l’impiego degli elicotteri.
Da questi documenti si evince un dato essenziale. La Germania, nella seconda metà degli anni ‘30 dedicò studi e riflessioni su come affrontare il fenomeno della guerriglia, in un quadro di guerra totale. Coloro che erano proposti allo studio della guerra e come condurla, cioè coloro che elaborarono la dottrina, non sfuggì questo aspetto, e non ne sottovalutarono assolutamente il peso che una qualsiasi forma di guerra non “convenzionale” avrebbe potuto avere in un grande conflitto come si andava delinenando e come si sperava che andasse. Le riflessioni dei pensatori tedeschi in quell’epocapartivano dal concetto che la componente partigiana non fosse che una versione aggiornata dei Freikorps (o corpi franchi) che tanto spazio ebbero all’indomani della Prima Guerra mondiale. Ma con questa elaborazione vennero poste le basi  dottrinali, come ad esempio l’azione coordinata di tutte le forze disponibili, ricorrendo anche alla terza dimenzione, per il contrasto e l’annimetimento degli elementi componenti la guerriglia, o dir si voglia il movimento partigiano. Emerge con sopresa, ma fino ad un certo punto, che la elaborazione tedesca del contrasto al movimento partigiano come la formulazione delle principali tecniche di rastrellamento, il corretto impiego della aviazione, a quell’epoca l’elicottero non era così sviluppato da essere impiegato a massa, la formazione di unita specializzate di controguerriglia, sono la risultante delle esperienza maturate sul campo, specialmente nei Balcani e in Russia. Nulla toglie alla validità di questa elaborazione, ancorché inserita in un quadro politico-strategico da non accettare, alla validità intrinseca dei criteri operativi e tattici adottati, tanto che si può dire che essi riemergono con altre etichette, ma sostanzialmente immuati, negli anni del primo dopoguerra in Algeria da parte delle truppe speciali francesi, nella guerra di indipendenza alegerina e soprattutto in seno all’Esercito degli Stati Uniti in Vietnam.
E’ importante sottolinearre che questa documentazione permette di affermare che l’uso del terroe quale mezzom intimiditario nella lotta antipartigiana vien previsto in funzione antibande già prima che la guerra iniziasse; questo sgombra il campo da tutte quelle asserzioni che è la guerra partigiana che alimenta la crudeltà eche i tedeschi ne furono coinvolti e costretti. Il successivamente inasprimento della guerra non farà che accentuare questa premessa di fondo. Questo si inserisce nel tradizionale pugno di ferro che gli eserciti tradizionali europeo trattano i combattenti irregolari ed i loro fiancheggiatori, specie nelle cosiddette operazioni di pacificazione dopo la conclusione delle ostilità. E’ difficile, nel comportamento dei tedeschi scindere quanto vi è nelle concezioni terroristiche da essi applicate in funzione antipartigiana, appartengono al patrimonio europeo della prassi politico-militare di repressione e quali sono invece gli elementi specificamente nazisti. Il fronte orientale fu la fonte di esperienze ed il terreno della elaborazione delle dottrine tedesche di controguerriglia, con tutti il quadro di crudeltà e violenza che in quel fronte si andava applicando. La elaborazione dottrinale si affina sempre più e raggiunge il culmine nel 1944-1945.[11]I tedeschi apprendono che la controguerriglia si basa sulla parcellizzazione delle forze e delle azioni, piuttosto che sulla concentrazione di esse nel tempo e nello spazio. Queste devono essere decise e spietate e da qui la puntule sequenza di atrocità in tutti i territori occupati dai tedeschi
Un particolare cenno occorre fare alle rappresaglie. Queste nella coscienza collettiva nazionale rappresentato ferite ancora non rimarginate. Ad ogni ricorrenza, nelle commemorazioni, spesso ci si chiede perché tanta crudeltà. E’ un problema inquietante che la rappresaglia solleva, ponendo grossi interrogativi alla coscienza umana, che totalemtne la respinge, anche con accenti permeati di parole di ripugnanza, dall’altro, se ci si mette nelle parti di chi subisce l’attacco partigiano e guerrigliero, è una continua tentazione ricorre ad essa, per le possibilità che essa offre per tentare di porre un freno al continuo stillicidio di perdite, spesso innocenti ed apparentemente non coinvolte nella lotta, causate da nemici inafferrabili e senza volto. E’ un aspetto che occorre tenere presente.
Ma nel affrontare la descrizione del fronte nemico, la componente italiana della coalizione hitleriana, ovvero la Repubblica Sociale Italiana, non si può non tenere presente come i tedeschi affrontavano gli oppositori loro e dei loro collaboratori, ovvero i fascisti repubblichini, ovvero il movimento  partigiano che noi abbiamo definto secondo fronte.
Ma un elemento ulteriore occorre sottolineare, forse il più importante, quale suggerito dalla presentazione delle dottrine antiguerriglie tedesche. I successi in questo campo hanno sempre una efficacia temporanea, non definitiva. I Nazisti, i tedeschi in genere ed i loro collaboratori e sostenitori si accorgono che l “Ordine Nuovo” attira qualche singolo, ma non dice nulla alle grandi masse, che rimangono lontane. Più che azioni di antiguerriglia, necessita un grande piano politico che attiri le masse, e su questo successo, si inerirebbe il movimento aprtigiano; allora le azioni antiguerriglia, rivolte verso pochi, isolati dalla popolazione, avrebbe successo definitivo. Ma questo piano politico  non c’è, le masse rimangono lontano , ed il solo antibolscevismo non basta, essendo solo un elemento negativo e non propositivo. I Nazisti sembrano impotenti di fronte a questo dilemma. Allora lo sterminio degli oppositori politici e la rappresaglia non diventano più una inspiegabile aberrazione, ma una possibile soluzione. Sostiene Politi “quanto essa sia logica e vantaggiosa dipende dal regime politico che la attua, dai costi politici che comporta in una data congiuntura e dia metodi adottati. Le tesi che sostengono si tratti di uan follia collettiva verificatosi sotto il regime nazista o sono giustificazioni o tendono a ignorare che in tempi  e situazioni diverse si sono usati i medesimi sistemi. Per il nazismo fu una scelta logica e perdente.”[12]


[1] Oberkommando des Herees, Comando Supremo dell’Esercito
[2] Riportato in italiano in Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 233-252. L’esegesi del documento è da pag. 16 a pag. 45

[3] Questo documento è conservato ad Udine, presso l’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione  (Misc. 2-14 numero di ingresso 898)
[4] Reichfuhrer-SS Kommandostab RF-SS Tgb. Nr. Ia 607/42 geh. St. Qu.dem 25. August 1942 Geheim “ Begehl zur Aufstellung von Jagdkommandos zur Bandenbekampfung”. Riportato in italiano in Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 4 e see. L’esegesi del documento è da pag. 283 a pag. 289
[5] 4 mitragliatori leggeri, 11 pistole mitragliatrici, 24 fucili, di cui 8/4 per il tiro di precisione.
[6] “La lotta contro i Partigiani”, di datazione controversa ma presumibilmente nella primavera del 1943, riportato  in italiano in Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 82 e segg. L’esegesi del documento è da pag. 294 a pag. 313
[7] Ad esempio, dopo aver dato alla fiamme un villaggio intero, tutti coloro che hanno opposto resistenza armata vanno fucilati durante o alla fine del combattimento. La popolazione va portata via, a meno che non vi sia l’ordine di fare “trattamento speciale” (Sonderbehanglung) che indica “l’esecuzione, anche in massa. Se gli abitanti sfuggono alla cattura, dopo la distruzione del loro centro abitato, diventano nuovi mebri delle bande partigiane, ottenendo risultati opposti a quelli che si volevano conseguire.
[8] Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 84
[9] Merkblatt Eissatz von Flugzeugen bei der Deutschen Polizei” (Impiego di aerei presso la polizia tedesca)
[10] Vds.Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 102 e segg. L’esegesi del documento è da pag. 343 a pag. 369


[11] Scrive Politi “ I procedimenti tattici furono ulteriormente affinati e codificati sia nel campo delle grandi operazioni che in quelle delle piccole.L’aerocoperazione riceve una organica sistemazione e viene portata ad un grande livello di efficacia, impostando e in parte risolvendo problemi largamente studiati solo con l’avveno dell’elicottero. Gli Jagdkommando assumono la fisionomia che manterranno, con qualche cambiamento nel nome e nell’equipaggiamento, in tutto il dopoguerra” Riportato in italiano in Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag.187


[12] Politi A., Le dottrine tedesche di controguerriglia 1936-1944, cit, pag. 188