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lunedì 21 novembre 2016

La Battaglia di Sedowa. 3.0 I precedenti

2.       SITUAZIONE PARTICOLARE
a.       Eventuali operazioni precedenti
La prima fase del conflitto tra Prussia e Austria si svolge in un Teatro apparentemente secondario, gli stati medi tedeschi alleati con l’Austria. Tra il 15 ed il 24 giugno, infatti, la sola Armata dell’Ovest al comando del 76nne Generale Edward Voghel von Falkenstein, forte di circa 40.000 uomini in tre Divisioni al comando rispettivamente del Generale Agust Goeben, Generale Gustav Beyer e Generale Edwin Manteuffel, conquista la maggior parte degli stati medi tra cui Hannover, Hessia e Turingia.
Sull’altro fronte, la campagna contro l’Austria inizia con l’invasione della Sassonia da parte dell’Armata dell’Elba e della Prima Armata che non incontrano resistenza poiché le cinque brigate Sassoni varcano il confine, come programmato, e si uniscono al Corpo d’Armata del Generale Clam Gallas ed alla Divisione di cavalleria austriaci in Boemia formando l’Armata dell’Iser.
Il primo scontro in forze sul fronte boemo si svolge il 26 giugno a Podol  per conquistare due ponti necessari alle forze prussiane per l’attraversamento dell’Iser ,che sarebbe dovuto essere protetto dall’omonima Armata, e vede vittoriosi i prussiani. E’ significativo sottolineare che il compito originale dell’Armata dell’Iser fosse quello di rallentare l’eventuale penetrazione prussiana dalla Sassonia mentre, poco prima degli scontri, Bnendek da un ordine completamente differente ovvero di resistere sul posto.
Nel mentre, l’Armata del Nord si stava spostando a seguito di ordine diretto dell’Imperatore da Olmutz, dove aspettava l’invasione prussiana, verso Koniggratz e Josephstad.
Dall’altra parte del fronte, i Monti Giganti impongono ai prussiani di passare attraverso valichi che sono rispettivamente all’altezza di Vysokov e Tratenau, paesi che divengono teatro di due ulteriori battaglie, che si risolvono rispettivamente la prima a favore dei prussiani e la seconda degli austriaci[i].
Sull’altro fronte, il 28 giugno, a Munchengratz, si assiste invece al ripiegamento del’Armata dell’Iser su due direttrici diverse ed al relativo incalzo da parte di tre corpi della 1^ Armata e dell’Armata dell’Elba che cercano di intrappolare gli austriaci in un avvolgimento[ii]. La manovra non riesce a causa dell’eccessiva stanchezza delle truppe prussiane affamate e assetate. Il Principe Carlo si fa letteralmente sfuggire l’armata dell’Iser sotto il naso dopo alcune scaramucce.
Sempre lo stesso giorno dall’altra parte del fronte presso Trautenau (Bukerdorf) continuano gli scontri tra la 2^ Armata prussiana che cerca di riordinarsi dopo l’attraversamento dei monti e il 10° Corpo austriaco in difesa del fianco destro dell’Armata del Nord, con buona sorte dei prussiani. A Skalice, sempre sul fianco austriaco un altro scontro mette in evidenza la scarsa organizzazione dei vertici imperiali  e l’efficienza dell’impatto del fuoco del fucile ad ago prussiano.
Il 29 giugno la morsa intorno alle armate austriache si stringe con la battaglia di Jicin, importante città che domina uno dei principali crocevia della zona, grazie alla determinata offensiva del generale prussiano Tumpling, comandante della 5^ Divisione, ed alla incertezza e confusione del comando austriaco. Così Benedek deve impartire l’ordine di ripiegare da Dubenec, dove aveva installato il proprio comando, verso Koniggratz facendo ritirare tutta l’armata dell’Iser dietro al fiume Bystrice. Si stanno creando le precondizioni della battaglia di Sadowa.
Durante questa manovra, con il disappunto di Moltke, i prussiani perdono il contatto con le forze nemiche e iniziano, su ordine del comandante in capo, una serie di esplorazioni di cavalleria per individuare le direttrici di manovra austriache.
Dopo una settimana di marce forzate e combattimenti, in carenza di viveri e acqua potabile, le armate prussiane si fermano per recuperare capacità operative nella speranza di vedersi recapitare i rifornimenti richiesti con insistenza a Berlino. Situazione che era anche peggiore per l’esercito austriaco, che si era ritirato su di una fronte di pochi chilometri e che pertanto non poteva sperare di sfruttare il terreno per il proprio sostentamento, tanto che lo stesso Benedek inviò un telegramma il primo di luglio all’Imperatore chiedendo un armistizio poiché l’Armata del Nord era al limite della catastrofe[iii].



[i] In verità il comandate la divisione prussiana il Generale Bonin si ritira senza impiegare la maggior parte delle proprie truppe.
[ii] Interessante il caso del 45° rgt. composto da veronesi che all’arrivo dei prussiani getta le armi e si consegna presso il villaggio di Musky.
[iii] Geoffrey Wawro, “The austro-prussian war”, Cambridge University Press, pag. 202.

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