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venerdì 20 febbraio 2015

Aprilia: 18 febbraio 2015.

La Prima Guerra al Rosselli, la conferenza

Ad un anno esatto dall’inaugurazione del Monumento ai caduti  di Aprilia presso l’Istituto

Dalla 11:30 di oggi, presso l’Aula Magna dell’istituto “Carlo e Nello Rosselli“, è in corso la conferenza organizzata dall’associazione “Un ricordo per la pace“, nell’ambito del percorso“Centenario Grande Guerra: un ricordo per la pace”.
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I relatori del Convegno
Apre la giornata l’Assessore Francesca Barbaliscia: “I ragazzi potranno affrontare una bella lezione di storia, dove poter assorbire e capire certi concetti“. Dopo i saluti della Dirigente Viviana Bombonati, interviene la presidentessa dell’Associazione promotrice, Elisa Bonacini: “Un onore poter tenere la conferenza oggi, anniversario dell’inaugurazione del Monumento ai caduti di Aprilia. Con la famiglia ho vissuto un percorso doloroso, dalla Prima Guerra con mio nonno, con mio padre, internato in un lager nella Seconda Guerra e mio zio disperso nella campagna di Russia. Poter parlare della guerra è un qualcosa non lonntano da noi. Questo percorso ci deve accomunare tutti per creare un senso forte di identità nazionale. Ricordare oggi ciò che accadde 100 anni fa è importante“.
Gli ospiti, i Generali Gianfranco Gasperini, Luigi Marsibilio e Massimo Coltrinari, sono inoltre docenti o collaboratori di istituti come l’Università La Sapienza e l’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze, ed hanno tenuto alcuni focus inerenti alla propria materia di competenza.

mercoledì 18 febbraio 2015

Aprilia 18 Febbraio 2015 Convegno Conoscere e Capire la Grande Guerra 1915 I Incontro

Introduzione
(Cenni sul personale impiegato e sulla guerra di trincea)
Aprilia, 18 febbraio 2015
(Gen.D. Dott. Gianfranco Gasperini)


Il mio compito, stamane, è quello di gestire gli interventi degli amici relatori e le eventuali vostre domande di chiarimento o approfondimento che alla fine della mattinata vorrete porre.
Prima desidero chiarire quale sarà l’oggetto della mia breve introduzione: l’uomo soldato della grande guerra e la trincea; infatti questi due elementi hanno caratterizzato in modo imponente  questo terribile primo conflitto mondiale il cui inizio -da parte italiana- celebriamo quest’anno. Altri fenomeni quali gli aspetti tecnologici innovativi delle armi utilizzate, l’uso indiscriminato dei gas, l’uso intenso del nuovo mezzo aereo, l’impiego massiccio delle donne nell’industria, quella bellica in particolare, eccetera, furono anch’essi notevoli, ma non come i due che ho scelto.

1.IL PERSONALE

Durante l'intero corso della guerra il traguardo dell'armonizzazione della quantità con la qualità fu uno dei principali problemi degli Stati Maggiori di tutti i belligeranti. Il problema dei quadri ufficiali e sottufficiali fu assillante. L'esercito italiano, procedette rapidamente all’incremento della truppa (last. 3) e in seguito a provvedimenti di ogni genere, dei quali fondamentale quello dell'istituzione di corsi accelerati integrati da concorsi tra ufficiali di complemento e da promozioni di sottufficiali, entrò in campagna(last 4,5) con 45000 ufficiali, dei quali 26000 in servizio attivo, sufficienti a mobilitare tutte le unità di arma combattente con la quantità dì ufficiali previsti, tranne l'artiglieria.
La loro provenienza sociale era molto varia, quelli usciti dalle Accademie di Modena e Torino provenivano, in gran parte dalla piccola nobiltà terriera e dalla borghesia, quelli di complemento (che avrebbero arricchito i quadri inferiori durante la guerra), appartenevano alla piccola borghesia impiegatizia cittadina e rurale.
Gli ufficiali a ruolo, all’inizio del conflitto, come si è visto, erano 45.000; questi però erano diversi per origine, provenienza, cultura e pratica del servizio; in compenso, tutti erano animati da un alto spirito del dovere che essi dimostrarono con quegli atti di sublime sacrificio che caratterizzarono le nostre battaglie e che tanti vuoti provocarono tra le file di questi magnifici giovani e dei loro soldati. I dati relativi a tali ingentissime perdite appaiono dalle successive (last. 6, 7, 8).
I nuovi comandanti (last. 9) venivano tratti in gran parte dai giovani soggetti ad obblighi di leva con titolo di studio superiore e dai sottufficiali più esperti con o senza titoli speciali di studio; si dava loro una istruzione professionale sommaria in corsi accelerati di qualche mese presso l’Accademia di Modena, o in zona di guerra e dopo un breve periodo di servizio alle truppe con il grado di aspirante si nominavano ufficiali .[1] A causa delle perdite, derivanti dalla furia della guerra, la fabbrica artigianale dei quadri continuò a sfornare per tutta la durata della guerra ufficiali che giunsero in tempi brevissimi al comando delle compagnie e addirittura dei battaglioni.
Il fabbisogno di personale qualificato non riguardò solo i quadri ufficiali, ma anche i sottufficiali e la truppa e crebbe, in proporzione geometrica in relazione all'aumento delle unità e all'introduzione di nuovi mezzi e di nuove tecniche.
Ciò che esasperò il problema della qualità, più che quella di nuovi corpi o specialità di arma, fu la creazione in tutte le armi di personale specializzato nell'impiego dei nuovi mezzi tecnici e delle armi nuove. La fanteria, l'artiglieria, il genio e l'aviazione stessa, in seguito all'aumento quantitativo delle dotazioni e dei tipi di materiale da impiegare, dovettero moltiplicare gli incarichi speciali all'interno delle unità preesistenti nei riguardi sia dell'organizzazione degli organi direttivi, sia dei reparti d'impiego.[2]

Testimonianza delle capacità e del valore dimostrato dai nostri soldati sono i dati relativi ai decorati al V.M. (last. 10, 11, 12)

2.LA GUERRA IN TRINCEA (last.13)

Fu la mitragliatrice resa quasi invulnerabile dalla fortificazione potenziata dall'ostacolo, a determinare il carattere particolare della guerra e la prevalenza dell'azione difensiva su quella offensiva. Venne meno la mobilità tattica e la fanteria cercò di riacquistarla mediante l'aumento della sua potenza di fuoco e di urto, intesa non solo come aumento del numero di armi automatiche in dotazione e del loro decentramento ai minimi livelli fra i combattenti. Quella routine giornaliera, quell' abitudine alla morte come evento frequente e quindi accettato come un rischio quasi normale dell' esistenza, faceva, sì, apprezzare come beni eccelsi i piaceri più normali, una buona dormita in un letto, un pasto caldo e ben servito, un abito decente; ma, a differenza di quanto accadeva negli attacchi sanguinosi, non raggiungeva il limite dell' insopportabilità. Ed aveva anche affratellato gli uomini, i soldati di provenienza contadina, con i giovani ufficiali inferiori, figli della modesta borghesia delle città. Il pericolo non aveva acuito l’egoismo personale, aveva anzi sviluppato un cameratismo affettuoso, che impediva di cercare la salvezza propria a scapito della vita degli altri.[3]
Il luogo paradigmatico di questi fenomeni fu principalmente la trincea. Le trincee, (last.14) compatibilmente con la natura del terreno, erano state portate quanto più possibile vicino a quelle dell' avversario: talora la distanza reciproca non superava qualche decina di metri. Reti di filo spinato costituivano la prima difesa contro l’improvvisa irruzione del nemico. Agganciate a paletti infissi nel terreno, esse potevano essere distese, salvo nei giorni nebbiosi, soltanto di notte. Per aprire in essi dei varchi, dopo le cesoie di infame memoria e i tubi di gelatina esplosiva - i soli strumenti disponibili nel 1915 - venivano largamente usate le bombarde, vere artiglierie da trincea, in grado di lanciare a breve distanza e con scarsa precisione enormi bidoni di esplosivo. Quando uno di questi barili scoppiava, erano di solito stragi paurose; ma appunto per mitigare i danni le trincee non erano costruite rettilinee, ma (last. 15) ad angolo o a labirinto.[4].
Qui i nostri fanti mangiavano, bevevano, dormivano e morivano. Camminamenti trasversali, che partivano dalle terze linee, incrociavano le seconde e le prime, per arrivare alle trincee degli avamposti, infelici, che avevano il compito - a chi toccava toccava -di subire il primo assalto di sorpresa. Lungo questi camminamenti, defilati fin dove possibile al tiro nemico, ma per forza di cose scoperti in taluni punti, che diventavano dei trabocchetti obbligatori, in cui si giocava a rimpiattino con la morte, si svolgeva un intenso traffico di rifornimenti verso i reparti più avanzati. Dinnanzi al reticolato e alla trincea, verso il nemico, si stendeva la "terra di nessuno” popolatissima dai morti e dai disertori di entrambe le parti.
Di seguito e concludo, una serie di immagini dei vari tipi di trincee che danno loro un’idea della vita che vi si svolgeva.(last. 16, ecc.)

1 Relazione sulla grande guerra, Pubblicazione Nazionale in occasione del decennale della vittoria, Vallecchi, Firenze, 1929
2 USSME (Filippo Stefani), La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’Esercito Italiano,  Roma,1984
[1] www.bibliolab.it, Laboratorio di storia, la 1^ guerra mondiale
[1] USSME, L’Esercito Italiano nella grande guerra, vol. VI, Roma, 1980










Aprilia 18 febbraio 2015 Convegno Conoscere e Capire la Grande Guerra 1915 I Incontro



 MASSIMO COLTRINARI

DALLA TRIPLICE ALLEANZA ALLA NEUTRALITA.
DAL PATTO DI LONDRA ALL'INTERVENTO*

Aprilia
 "Istituto Carlo e Nello Rosselli"
18 febbraio 2015 ore 11.

Istituto Carlo e Nello Rosselli. Aula Magna

Il primo patto fu stipulato il 20 maggio 1882 ed aveva validità quinquennale, la prima Triplice (1882-1887). Alla scadenza fu rinnovata fino al 1891, la seconda Triplice (1887-1891). Interessante in questo contesto la Convenzione militare del 1888. La memoria preliminare firmata a Berlino il 28 gennaio 1888 di questa Convenzione prevedeva che, in caso di guerra delle potenze della Triplice contro la Francia e la Russia, la maggior parte dell’Esercito Italiano avrebbe attaccato sulle Alpi la Francia, mentre il resto si sarebbe riunito alla forze tedesche destinate ad operare sul Reno. Il trasferimento riguardava 6 Corpi d’Armata e 3 Divisioni di Cavalleria da raggruppare in una o due armate dipendenti dal Comandante in capo Germanico ed il trasporto avrebbe dovuto avvenire attraverso le ferrovie austriache.[1]
Allo scadere nel 1891, fu rinnovata senza entusiasmo in quanto erano emerse parecchie difficoltà, soprattutto con gli Austriaci e delusioni. Abbiano quindi la terza Triplice (1891-1902) che durò il doppio delle precedenti. In questo periodo, tra le tante questioni, vi era quella che l’Italia, qualora l’Austria negasse il passaggio sul suo territorio per vari motivi, ipotizzava una invasione della Svizzera per portare le sue truppe in Germania. Lo Stato Maggiore Italiano mise allo studio piani in cui si ipotizzava che in 13 giorni si sarebbe avuta ragione della Svizzera e quindi proseguire per la Germania. Era un piano abbastanza azzardato, in quanto avrebbe significato una intesa Franco-Svizzera che non era da sottovalutare.[2]Nel 1902 la Triplice fu rinnovata senza entusiasmo, ed abbiamo la quarta Triplice (1902-1912). Sono anni molto intensi, in cui permane l’idea di mandare truppe in Germania attraverso la svizzera, ma si impone sulla scena la questione balcanica e sul finire del decennio arriva la guerra in Libia, che condiziona ogni cosa.
Il trattato di pace con la Turchia non aveva concluso la guerra in Libia, ove la rivolta senussita era ancora attiva soprattutto in Cirenaica. La guerra di Libia era stata onerosa ed aveva consumato una aliquota notevole di mezzi, 3 classi di leva, quelle del 1888, del 1889 e del1890 risultarono essere molto depauperate; il risultato fu che nel 1912 l’Esercito Italiano non aveva più quella esuberanza di uomini aveva costituito il presupposto per il trasferimento in Germania, in caso di guerra, di una grossa armata italiana in Germania. Un’altra conseguenza della firma del Trattato di pace fu che non esistevano più impedimenti per il rinnovo della alleanza, in quanto il governo italiano aveva portato come impedimento al rinnovo la guerra di Libia in corso. Dopo non facili trattative, in cui il capo di Stato Maggiore pro tempore, Alberto Pollio, inistette con Berlino che la nuova situazione dell’Esercito Italiano non permetteva di mandare una Armata i Germania e quindi nella nuova Convenzione questo non poteva essere compreso. La rinuncia alla Convenzione del 1888 venne accetta, anche se il Conrad nelle sue memorie non macò di criticarla, accusando apertamente l’Italia che in caso di guerra non avrebbe assolto i suoi doveri di alleata.
Ancora una volta si è notato che la presenza di alunni delle IV classi rappresenta un momento di debolezza nell'uditorio, in quanto questi ragazzi non hanno la preparazione necessaria per questo tipo di incontri.
Il 5 dicembre 2012 fu firmata la Convenzione, ovvero il rinnovo dell’alleanza, la quinta Triplice (1912-1915).in cui non era rinnovata la convenzione militare del 1888.  Il 21 dicembre 1912 il gen. Pollio scrisse a Moltke una lettera in cui chiariva le ragioni che lo avevano indotto alla decisione di trattenere in Italia la III Armata e ribadiva che in caso di guerra tutte le forze italiane di terra e di mare avrebbero attaccato la Francia. Su questo punto, durante il 1912 ed il 1913 la situazione cambiò radicalmente, tanto che nel novembre 1913 si arrivò al punto che la Convenzione del 1888 poteva essere di nuovo ripristinata. In una serie di incontri tra dicembre 2013 e febbraio 2014 a Vienna gli alleati triplicisti presero accordi per il trasporto ferroviario attraverso l’Austria di reparti italiani da inviare in Germania. A breve una delegazione italiana con a capo il gen. Zuccari si incontrò con una delegazione tedesca con a capo il gen. Waldersee che nelle riunioni del 10-11marzo 1914concordarono in 12 punti una nuova convenzione militare. In pratica l’Italia avrebbe inviato sul Reno una Armata, a fianco delle forze tedesche. A convenzione del 1914 era come quella, nella sostanza del 1888. I tedeschi nei loro piani speravano di avere la cavalleria italiana entro il 10° giorno di mobilitazione e il resto entro tre settimane. Nel loro “Progetto di impiego 1914-1915”assegnavano agli italiani obiettivi nell’Alta Mosella o le fortezza di Belfort ed Epinal ed assicuravano l’appoggio di 8 batterie di mortai  da 210. Questa convenzione era in atto tra Germania e Italia, ma gli Austriaci, che in ogni caso dovevano dare il permesso di transito, speravano, o si illudevano o forse a chiedere altre truppe italiane, che queste forze non proseguissero per la Germania ma che si dirottassero verso Oriente. Nel giugno 1914 lo Stato Maggiore Italiano valutò questa richiesta e mise allo studio l’ipotesi di inviare l’intera III Armata non in Germania ma contro la Russia. Al riguardo sorsero dei attriti e polemiche tra Italiani ed Austriaci, che insistevano anche con mezzi decisi, di avere truppe italiane per il loro fronte orientale.
L'apporto delle Insegnanti rappresenta la chiave di volta di ogni riuscita. Senza il loro appoggio ogni incontro non può avere i risultati sperati. Si ringrazia da parte della Associazione "Un Ricordo per la Pace" la Preside, le Insegnati e tutti coloro che hanno permesso e realizzato la riuscita di questo incontro.
La morte per infarto il 28 giugno 1914, il giorno dell’attentato a Sarajevo al Principe Ereditario d’Austria, del gen. Pollio mise in turbolenza una situazione che non era semplice. Gli successe Luigi Cadorna, forse per la sua rigidità la persona meno adatta a gestire situazioni come quella dell’estate del 1914. La Triplice Alleanza, da una assicurazione per la sopravvivenza dello Stato stava per diventare una trappola in cui l’Italia rischiava, nel partecipare alla rottura degli equilibri europei, molto di più della sua stessa esistenza. La Triplice non garantiva più gli interessi italiani e come tutti gli strumenti che non portano frutti fu prima vista con diffidenza poi abbandonata. Ma la convenzione uno strascico lo ebbe e vale la pena di sottolinearlo.
La locandina della manifestazione
Luigi Cadorna fu nominato l’8 luglio 1914 Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ma solo il 21 luglio ebbe tutti i crismi e di poteri della carica. Si mise la lavoro alacremente. Tenuto all’oscuro di tutto ragionava ancora come triplicitsa e con la convenzione in mano fresca di inchiostro. Il 29 luglio si premurò di prevenire l’attesa offensiva tattica francese con una serie di provvedimenti diretti a procedere all’occupazione avanzata delle linee e delle fortezze alpine, chiedendo il rientro dalla Cirenaica di 4 battaglioni alpini e prendendo altre misure di varia natura. Per Cadorna il programma era semplice: combattere con tutte le forze mobilitate a fianco della Germania contro la Francia, non a fianco dell’Austria contro la Russia. Attuazione della Convenzione e l’invio di n Armata in Germania. Come è evidente Cadorna non decideva quale nemico doveva combattere. E proseguiva attuando quanto stabilito. L’Autorità politica avrebbe avuto l’obbligo morale e il dovere professionale di aggiornare il Capo delle Forze Armate Italiane ed renderlo edotto della evolversi della situazione: questa autorità politica, il Re, il Presidente del Consiglio Salandra, il ministro degli esteri san Giuliano a fine luglio sapeva chela neutralità era “cosa fatta”, ma non ebbero la cortesia di avvertire chi stava già inviando l’Esercito alla frontiera occidentale.
Cadorna il 3 agosto 1914 fu colto completamente di sorpresa: “…immediatamente vado da Salandra. Gli dico: la neutralità che ha dichiarato significa che la guerra con la Francia non si farà più? Mi rispose Si!”.[3]  \

Dalla Tavola dei Relatori si è potuto notare, ancorchè a macchia di leopardo, molto interessa da parte dei ragazzi, confermato poi dalle domande e, a microfono spenti, dall'interesse dimostrato.


[1] Inoltre “l’Italia avrebbe pagato tutte le spese e provveduto ai rifornimenti per l’intera durata della guerra; avrebbe anche fornito il materiale rotabile. Se, però, il conflitto fosse rimasto localizzato alla Germania ed all’Italia da un lato ed alla Francia dall’altro, il governo di Vienna si riservava il diritto di rimanere neutrale e di non consentire il transito sul suo territorio.” Gabriele M., La frontiera nord-occidentale all’Unità ala Grande Guerra (1861-1915). Piani e Studi operativi italiani verso la Francia durante la Triplice Alleanza, cit., pag. 137
[2] Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Sunto degli Studi compiuti e dall’azione esplicata dal Comando del Corpo di Stato Maggiore per la difesa dello Stato dal 1906 ad oggi, 1 gennaio 1908., Cartella F 4, Ordinamento e Mobilitazione, Cartella 116 F 9 Commissione Difesa, Cartella R 1; Cartella G 23 Scacchiere Occidentale R 1, Busta 165 fascicolo 4.
[3] Cfr. Gatti A., Un Italiano a Versailles, Milano, Ceschina, 1958, pag.438-439. Mariano Gabriele, al riguardo osserva “ Per la verità, al racconto del Gatti si potrebbe obiettare che il “Corriere della Sera” di sabato 1 agosto 1914 titolava su tutta la pagina “La guerra europea sta per scoppiare. L’ultimatum tedesco alla Russia ed alla Francia. L’Italia resterà neutrale.” Si può osservare che Cadorna o non leggeva i giornali oppure, molto più verosimilmente stante il suo modo di comando, non li teneva in nessuna considerazione e si atteneva solo alle fonti ufficiali.




L'incontro è stato ripreso e registrato. Per una settimana una Radio TV che emette su tutto il Lazio, TV14 (Canale 14) trasmetterà il testo integrale delle relazioni e degli interventi e darà notizia dell'evento nei telegionali e radio giornali.


* Riportata parte della relazione preparata per il Convegno, i cui concetti essenziali sono stati esposti dal Relatore in forma sintetica all'uditorio, in un contesto di colloquialità divulgativa