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martedì 31 marzo 2026
venerdì 20 marzo 2026
Madri nelle Guerre Mondiali Il costo del Dovere
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
(In occasione dell’8 marzo dedico questo ricordo alla nonna Loretta che per tutta la vita aspettò il ritorno del figlio Benedetto disperso a Cefalonia)
Una lunga solitudine ha accompagnato la nonna Loretta Germani dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla sua morte avvenuta nel 1970, il ricordo del figlio Benedetto, Serg. Div. Acqui, che a lei facevano credere disperso in Russia perché da lì qualcuno ancora dopo anni ritornava, come un vicino ritornato dopo più di cinque anni dalla fine del conflitto.
Aspettava vestita di nero sotto un ulivo all’ingresso dell’aia guardando ormai cieca verso la via, nella speranza di sentirne passi e la voce, ogni anno al mio arrivo in contrada Tramonti ad Arce nel frosinate venivo portato davanti a lei, mi toccava il viso e le braccia poi sentenziava “cresce”, mi era stato dato come secondo nome quello dello zio Benedetto, da quel momento ero libero di correre e giocare.
Il nonno Bernardo si era, per sempre, addormentato nel sonno dieci anni prima senza mai perdere la speranza del ritorno del figlio primogenito, aveva combattuto nella Grande Guerra come bersagliere sull’Isonzo ed era stato riformato dopo un anno di fronte per motivi di salute all’Ospedale Militare di Ancona, ogni anno lui e la nonna andavano alla Madonna di Loreto in pellegrinaggio per sciogliere il voto, sulla parete di casa vi era sempre la foto del figlio Benedetto.
Durante la Seconda Guerra Mondiale tutti e quattro i figli maschi erano partiti scaglionati per il fronte, prima i due più giovani, i gemelli Donato ed Eugenio, sul fronte Greco-Albanese, poi nel 1942 per l’Africa il secondo genito Eleuterio ed infine nel 1943 per Cefalonia il primogenito Benedetto.
Con la stabilizzazione del fronte a Cassino, il loro casolare con vista sulla valle del Liri, era stato occupato dai tedeschi che ne avevano fatto un centro trasmissioni, la nonna con le tre figlie, la quarta suora a Roma, confinata in cantina curava l’orto, la casa e gli animali razziati, il nonno in fuga verso l’Abruzzo per evitare di essere catturato quale forza lavoro per le difese tedesche.
Nel tentativo di difendere la stalla lei con le figlie aveva seguito sulla strada gli animali che i tedeschi portavano via, finchè le furono puntate le armi con un ordine perentorio, rauss, che dovettero ubbidire.
Nello sfondamento della linea Gustav attorno alla cascina vi fu una battaglia d’arresto che durò due giorni, la nonna e le figlie rinserrate in cantina, alcune granate demolirono il fianco a monte del casale.
Alla nonna pesava il ricordo dell’ultimo colloquio con Benedetto quando, venuto a salutare la madre nel giugno 1943, le disse che doveva partire chiedendole consiglio, lei rispose di fare il proprio dovere per evitare rappresaglie sulla famiglia, lui ascoltò e nel partire si volse e disse “Mamma io parto, ma non tornerò” e così fu, questo fu riferito dalla figlia più giovane che assistette al colloquio.
I tre figli minori ritornarono dopo anni, due dopo una lunga prigionia sia come IMI che con gli inglesi, uno con i piedi congelati, irriconoscibili per la magrezza tanto che Eleuterio dovette farsi riconoscere dalla madre la quale lo chiamò da allora “Lazzaro”, colui che creduto morto era risorto.
Negli ultimi anni, cieca, rimaneva seduta a letto con sottoveste e cuffia bianca, stringendo tra le mani un rosario di cui faceva lentamente scorrere i grani pregando in silenzio, noi bambini aprivamo silenziosamente la porta e la guardavamo, poi gli adulti ci dicevano di non disturbare che la nonna prega nel suo dolore, noi si richiudeva piano la porta.
Nota
Sergio Benedetto Sabetta, Testimonianze e ricordi della Grande Guerra, Mattiuzzo-Sabetta, www.cesvam.org;
Sergio Benedetto Sabetta, Memorie di una famiglia del primo ‘900, www.istitutodelnastroazzurro.org
martedì 10 marzo 2026
I Carabinieri nella Guerra di Liberazione
FIESOLE
MANUEL VIGNOLA
Nel quadro degli eccidi in Toscana dal 1943 al 1945 di cui
daremo ampio conto nel volume successivo a questo un posto particolare spetta
ad un episodio che assume aspetti estremamente significativi: la fucilazione da
parte tedesca di tre carabinieri della locale Stazione nell'agosto del 1944.
Questo episodio è sintomatico del dramma, un dramma nel dramma, che hanno
vissuto i Carabinieri in questo periodo non certo facile della vita sociale e
della storia del nostro paese.
La situazione generale era di estrema difficoltà da tutti i
punti di vista: dal punto di vista dell'ordinamento militare, dal punto di
vista della situazione politica, dal punto di vista della situazione personale
e dal punto di vista delle relazioni interpersonali.
Tutto il portato della tradizione dell’Arma, era una stella
polare per ogni Carabiniere, ma riuscire a mantenere la rotta desiderata era di
estrema difficoltà per le situazioni contingenti. La prima che andiamo ad
analizzare è quella detta dal comportamento della Germania in Italia e del suo
esercito all’indomani della firma dell’Armistizio. Senza entrare in merito alla
questione armistiziale, a premessa occorre dire che sarebbe stato molto più
opportuno per i tedeschi cercare di convincere l’alleato a schierare le otto
divisioni che stanziavano inutilizzate al di là delle Alpi, e almeno qualcuna
di esse schierarla in Sicilia. Certamente una forte presenza tedesca nell’Isola
a fronteggiare uno sbarco alleato sarebbe stata determinate, Se poi si
considera che le forze italiane con l’aiuto di poche unità paracadutiste ed
aerotrasportate germaniche fatte affluire all’ultimo momento erano a un passo a
rigettare le forze sbarcate nella costa meridionale tra Agrigento e Gela e che
la Battaglia di Primo Sole dimostra quanto si era vicini ad un passo dalla
vittoria. La campagna di Sicilia dimostra che gli alleati, potevano essere
respinti con una presenza tedesca superiore. Questa mancanza di visione
strategica da parte di Berlino mentre la Gran Bretagna era via via “occupata”
da centinaia di migliaia di soldati statunitensi, è all’orine di come poi le
poche forze non inviate costringe la Germania ad inviarne un numero di gran
lunga maggiore. Il grande desiderio di arrivare ad un negoziato, mai
confessato, ma realmente perseguito fin dal 1942, con gli Alleati per arrivare
ad una pace favorevole, non si realizzò anche per le considerazioni di cui
sopra. Forse anche per questo mancato obiettivo strategico l’atteggiamento
della Germania nei confronti dell’Italia è improntato a rancore, disprezzo, ed
ogni sorta di giudizio negativo, di cui fecero le spese per primi i loro
alleati in Italia, i fascisti.
L’esercito tedesco, ed in generale il popolo tedesco, era
animato da furore teutonico contro quello che consideravano un tradimento vero
e proprio: l’uscita dalla guerra dell'Italia, un’uscita perpetuata con
l’inganno ed il raggiro. Dopo aver più volte, all'indomani della caduta del
fascismo il 25 luglio 1943, da parte del governo Badoglio e del vertice
politico militare succeduto al a Mussolini ed al Partito Nazionale fascista,
affermato la volontà di continuare la guerra a fianco della Germania, in
apparente segreto intavolava trattative segrete con gli alleati.
La famosa “calda estate del 1943” aperta dall’incontro di
Feltre il 20 luglio 1943, tra Hitler e Mussolini, incontro che dimostra la
considerazione che i nazisti avevano per il fascismo italiano e per le esigenze
italiane nel luglio del 1943. Praticamente non fu ascoltata nessuna delle
richieste che Mussolini avanzò al suo alleato tedesco. Hitler, che a livello
personale mostrò sempre una ammirazione per Mussolini, che considerava quasi un
suo Maestro, a Feltre non concesse nulla. Mussolini non riuscì nemmeno a
profferir parola, ovvero a chiedere lo sganciamento dell’Italia dall’Alleanza da
attuarsi in comune di comune accordo.
Il fallimento di Feltre fu la sua condanna. Se Hitler era
favorevolmente ben disposto verso Mussolini tutto il vertice nazista era al
contrario contro sia esponenti fascisti italiani sia contro L'Italia in genere,
I Germania le considerazioni negative e le accuse erano tante, la più
importante delle quali era quella che il 25 luglio 43 nessun fascista difese
non solo Mussolini caduto in mano ai suoi avversari ma tutto il fascismo sia
come voi movimento politico che come regime. Nessuna opposizione armata, nessun
combattimento, in pratica una resa senza condizioni. Queste accuse all'indomani
della proclamazione della Repubblica Sociale Italiana, divennero le linee guida
e la base dei rapporti che si avranno dal settembre del 43 fino al 45 tra i
tedeschi e gli italiani. Un rapporto di sudditanza del neofascismo che si ebbe
in tutti gli aspetti della vita politica e della conduzione della guerra. In
questo contesto il comportamento dei tedeschi nei confronti dei loro alleati
fascisti fu sempre altezzoso, di disprezzo, con a base sempre il tornaconto
germanico.
Vedremo di seguito i criteri che l’Esercito tedesco adotto in
Italia nella conduzione della guerra, all’origine delle violenze e delle stragi
che costellano tutto il periodo della loro presenza in Italia.
I Carabinieri si trovarono quindi ad operare con un elemento
tedesco ostile agli italiani a qualunque parte essi appartenessero compresi i
neonati fascisti repubblichini
Su piano interno i neonati fascisti repubblichina erano, per
loro natura, ostili ai Carabinieri in quanto era nota la loro fedeltà al Corona
e a Casa Savoia in particolare; questo era un dato oggettivo frutto della
conoscenza e della tradizione che l'Arma aveva in Italia-
Per chi voleva
scardinare le fondamento dello Stato e fondarne uno totalmente nuovo, da Regno
a Repubblica, certamente non poteva prendere in considerazione i Carabinieri,
come loro alleati
Pertanto i rapporti tra i Carabinieri rimasti nel territorio
della Repubblica Sociale Italiana erano improntati a diffidenza e
circospezione. Il neofascismo poi, era dominato dagli estremisti del partito,
moti emarginati nel ventennio, che adesso trovavano l’occasione di ritornare in
auge.
Il segretario generale del Partito Fascista Repubblicano,
Pavolini, nel ventennio nella cerca privilegiata del ministro degli Esteri
Ciano e di sua moglie Edda Mussolini, si rilevò un acerrimo nemico di Ciano e
vide con piacere, anche per assecondare i tedeschi, la sua condanna a morte per
tradimento ì. L’estremismo era la connotazione del neofascismo repubblichino.
Il processo di Verona, intentato ai cosiddetti “traditori” ne
è l’esempio chiaro: fu un unanime processo vendicativo e di rivalsa verso la
componente moderata e di regime del fascismo da parte della componente
estremista, di cui Mussolini stesso era prigioniero, tanto che non fece nulla
per salvare suo genero, Ciano, il padre dei suoi nipoti.
In questo contesto di rapporti non si può trascorrere un
episodio fondamentale del periodo iniziale della vita della Repubblica Sociale
Italiana: la deportazione dei Carabinieri da Roma il 7 ottobre 1943 voluta dal
capo delle SS di Roma, Kappler è dai suoi per sgombrare il campo al fine di
attuare il grande rastrellamento degli ebrei del 16 ottobre 1943 in cui furono
deportati oltre 1000 ebrei romani di cui solo 14 ritornarono.
Con i Carabinieri a Roma questo non sarebbe successo. Infatti
l'operazione fu condotta dalla PAI Polizia Africa italiana e da altre
componenti la polizia della RSI. I tedeschi, impegnati a fondo sul fronte
meridionale, non avevano le truppe per eseguire queste operazioni.
Altro episodio significativo che occorre citare è la
fucilazione del Vice Brigatiere Salvo d’Acquisto. Assunto oggi a simbolo della
situazione di come la popolazione era in balia dell’occupante tedesco, senza
nessuna tutela e protezione. Per comportamenti non certo edificanti un gruppo
di militari germanici provocarono una situazione in cui uno di loro perse la
vita. Il comando tedesco ritenne questo responsabilità della popolazione civile
e, pertanto, diede vita ad una rappresaglia rastrellando 22 civili. Accusati di
aver provocato la morte del militare tedesco furono condannati a morte.
E il canovaccio della maggior parte degli eccidi che si hanno
dal settembre 1943 alla fine della guerra: morte di uno o più militari
germanici, accuse alla popolazione civile, rappresaglia, rastrellamento,
condanna dei rastrellati senza processo, fucilazione
In quel 22 settembre del 1p43 la strage fu evitata per il
sacrificio del Vice Brigadiere Salvatore D'Acquisto che si autoaccusò
dell’accaduto. Il comando tedesco, pur consapevole della estraneità per
evidenti motivi del Vice Brigatiere Salvo d’Acquisto ai fatti lo fucilarono lo
stesso.
Salvatore d’Acquisto e la sua fucilazione sono il prototipo
del comportamento dell’esercito tedesco, della assenza di qualsiasi presenza a
difesa di inermi civili e del ruolo che anche individualmente i Carabinieri
scelsero per essere fedeli a sé stessi.
Era iniziata, la “guerra ai civili” da parte di Tedeschi e
poi dei Fascisti repubblichini, in cui i Carabinieri, invisi sia agli uni che
agli altri, scelsero di stare dalla parte dei “civili”. Il rastrellamento del 7
ottobre a Roma, Salvo D’Acquisto agli albori della guerra di liberazione, sono
i prodomi di scelte che portarono poi a Fiesole nell’agosto 1944.




