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domenica 8 dicembre 2013

I Guerra Mondiale. Verso il Centenario

LE OPERAZIONI TERRESTRI.  LE OPERAZIONI MARITTIME

MASSIMO COLTRINARI
(ricerca23@libero.it)

La guerra iniziatasi nell'agosto del 1914 e conclusasi nel no­vembre del 1918 fu il primo grande conflitto armato dell'epoca industriale. Fu una lotta in grande per il potere economico; chiamò in causa le maggiori potenze e ne impegnò a fondo non solo le forze militari, ma tutte le energie morali e materiali. La posta in giuoco non fu la conquista di territori, ma il predominio politi­co-economico. Le armi psicologiche ed economiche vi svolsero un ruolo non meno determinante delle mitragliatrici, del filo spinato, delle navi di superficie e subacquee. Obiettivo della guerra fu l'annientamento del potenziale economico, oltreché di quello militare del nemico.
Sul piano tecnico-militare rivoluzionò i concetti di spazio, di tempo e di massa e le nuove e diverse dimensioni non furono né previste, né subito percepite, né esattamente comprese. I grandi eserciti nazionali, creati per la salvaguardia dei diritti e degli interessi dei singoli Stati, trasci­narono con il loro semplice peso le nazioni in una lotta senza limiti. I piani di guerra, una volta messi in moto, elusero il controllo dei capi politici e militari e non si lasciarono più gover­nare. Le forze militari cessarono di essere una macchina quasi a sé stante, capace, se bene oliata, di lavoro autonomo, ma diven­nero un congegno di un meccanismo assai complicato del quale condizionarono il funzionamento e dal quale furono a loro volta condizionate in misura mai vista fino ad allora.
La visione che la guerra dette ben presto di sé fu tragica. Alla  fine del 1914, dopo appena sei mesi, il conflitto non aveva più nulla in comune con quello franco-prussiano del 1870, con quello russo-nipponico del 1904-1905 e neppure con quelli più recenti localizzati nei Balcani.
Da guerra di movimento e di rapido corso, com'era stata impostata secondo le dottrine del tempo ispirate al prevalere dell'azione offensiva, si era trasformata, contro ogni aspettativa, in guerra di posizione e di logoramento.
Fallito, per una serie di motivi sui quali si è tanto discusso, il piano dello Schlieffen la guerra giunse ad un punto morto per uscire dal quale nessuna delle due parti possedeva la chiave di volta.
Dopo gli scontri iniziali conclusisi senza decisione, la guerra ristagnò nelle trincee; mancò il mezzo per rendere tatticamente attuabile ciò che era strategicamente desiderabile. A quel punto l'alternativa fu tra la soluzione diplomatica e la lotta di logoramento

Ad un accordo onorevole non avrebbe dovuto essere d'impe­dimento l'avvenuta occupazione di qualche provincia, mentre alla lotta di logoramento avrebbero dovuto opporsi il senso politico e la consapevolezza del reale. Prevalsero l'irragionevolezza e l'incom­prensione dell'avventura alla quale si sarebbe andati incontro.
Il fallimento del piano Schlieffen ebbe una conseguenza deci­siva: impedi alla Germania di vincere la guerra. Quali ne siano stati i motivi - l'incapacità professionale del Moltke iunior  non fu l'ultimo - era troppo tardi quando il Falkenhayn, succeduto al Moltke nella carica di capo di stato maggiore il 14 settembre, volle ritentare l'impresa non riuscita al predecessore.

Quando la Dottrina non da risposte sufficienti per gestire gli avvenimenti, occorre interrompere subito questi avvenimenti e ripensare. Se si continua senza indicazioni di sorta, si va incontro a disastri, come è successo,APPUNTO, nella prima guerra mondiale

I numerosi tentativi del Moltke e del ]offre miranti ad aggirare il fianco occidentale dell'avversario erano andati a monte; ad ottobre la battaglia intrapresa attorno a Ypres non dimostrò altro che si era determinata la superiorità della difesa sull’attacco. La battaglia di Ypres permise ai franco-britannici di realizzare la continuità del fronte tra la Svizzera ed il mare determinando così quella situazione di stallo della guerra sul fronte occidentale dalla quale nessuna delle due parti , nonostante i tentativi per aggirarla o batterla, riuscì nell’intento nei successivi quattro anni di guerra.
 Elencare le battaglie che si sono succedute rappresenta un mero esercizio scolastico di elencazioni di fatti: la realtà che tutte le operazioni fino allì11 novembre 1918 sono una dimostrazione chiara della superiorità della difesa sulla offensiva, in cui non furono trovati rimedi sostanziali.
 Nel corso della guerra i tedeschi provarono a sfondare o aggirare il fronte avversario 2 volte
-                    la prima il 21 febbraio 1916 a Verdun[1]
-                    la seconda il 21 maggio del 1918 sul fronte della Somme
I Franco britannici nel 1915 lanciarono quattro offensive, due nell’Artois[2] e due nello Champagne[3]; nel 1916 la grande offensiva della Somme, che protrattasi da maggio a settembre, non ottenne che 30 km quadri di territorio strategicamente insignificanti e la perdita di 500.000 uomini contro 268.000 tedeschi
     Nel 1917, dopo quella del gen. Neville, che impegnò la 1, la 3 e la 5 armata francese e cinque Armate Britanniche conseguì vantaggi territoriali insignificanti nell’Artois e nello Champagne. Poi l’offensiva di Haig nelle Fiandre dall’ 11 luglio al 10 novembre costò 240 mila uomini  per la conquista di due alture.
 L’unica offensiva del 1917 che avrebbe potuto avere effetti strategici rilevanti fu quella tentata a Cambrai ove, senza preparazione di artiglieria, furono lanciati 300 carri armati contro la linea Sigfrido, riuscendo ad aprire una breccia di 6 km e profonda 8  catturando 10 mila prigionieri tedeschi e 200 pezzi di artigliaria contro la perdita di 1500 uomini. Ma il successo andò in fumo perché l’unica riserva disponibile per sfruttarlo era la cavalleria,quella montata, la cui mobilità era stata da tempo neutralizzata dalle armi moderne.
La scarsa attenzione dei tedeschi al carro armato fu pagata amaramente ed ebbero modo di pentirsi amaramente. L’'8 agosto 1918 il generale inglese Rawlin­son, nel quadro della controffensiva alleata, lanciò all'attacco 456 carri armati, evento che indusse successivamente il generale tedesco Zwhel a dire: «non fu il genio del maresciallo Foch a batterci, ma il generale Tank» ed il generale Ludendorff a scri­vere: «gli attacchi in massa dei carri armati... rimasero da allora in poi il nostro più pericoloso nemico» . Un poi che ebbe bre­ve durata, perché le enormi perdite subite nell'offensiva del mar­zo-luglio 1918 ma soprattutto lo scoramento che invase i Capi tedeschi in seguito all'insucces­so, ovvero alla incapacità culturale e dottrinale di fare fronte alla nuova arma, indussero i tedeschi in uno stato di prostrazione,soprattutto motivazionale, tale da confes­sarsi battuti, quando ancora vi era ampio margine di possibilità operative sole se si fosse adottata una dottrina e procedimenti d’impiego totalmente diversi ed innovativi.
(chi non desidera questo post lo comunichi a ricerca23@libero.it)




[1] La battaglia di Verdun, impegna per cingerla prima che l’impero britannico fosse in grado di intervenire con l’esercito professionale che Lord Kichcner stava preparando, ancorché condotta su un piano di battaglia estremamente intelligente e secondo la tattica appropriata all’attacco di fortezze, preponderanza della artiglieria ed economia di fanteria, ebbe termine con la vittoria della difesa. I francesi vi persero 419 uomini , mentre i tedeschi ne persero 350.000 mila. Al termine i tedeschi, che avevano inizialmente guadagnato posizioni e terreno, si ritrovarono sulle basi di partenza.
[2] La prima  20 dicembre 1914- 15 gennaio 196 e 16 febbraio-20 maggio 1915; la seconda  9 maggio- 27 maggio .
[3] Spiegatesi nell’autunno non ebbero altro risultato che la perdita di 190 mila.uomini fra gli Alleati e 50 mila fra i tedeschi.

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