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mercoledì 24 aprile 2019

Argomento di tesi. Modulol'Arte della Guerra Napoleone


“La battaglia di Austerlitz”
La battaglia dei Tre Imperatori
1805

L’Europa assolutista e conservatrice non poteva permettere che in Francia si consolidasse il potere che non discendeva da quello naturale di Dio, secondo i principi ereditati dal feudalesimo e consacrati a Westfalia,  ma dal popolo. Con l’uccisione di Loris Antoine Henri di Bourbon-Condè, Napoleone aveva dimostrato che ormai i nobili francesi non sarebbero stati più in grado di riprendere il potere con le loro sole forze. Occorreva il concorso delle altre Monarchie europee per rimettere sul trono di Francia un Borbone. Si andò così formando e catalizzando una coalizione contro la Francia, la III in ordine di tempo,  che sulla carta sembrava formidabile: Gran Bretagna, Austria e Russia e con la Prussia che poteva essere convinta ad entrarvi.
L’ ascesa di Napoleone ad Imperatore il 18 maggio 1804 e la sua incoronazione il 2 dicembre 1804 a Notre Dame, diede inizio ad una serie di avvenimenti che avrebbero raggiunto il culmine nella battaglia combattuta sulle colline vicino ad Austerlitz, un anno dopo, il 2 dicembre 1805.
Napoleone, rinunciando all’attacco ed all’invasione della Inghilterra attraverso il passaggio della Manica, preso coscienza del concentramento delle forze della colazione nel centro Europa nell’estate 1805, decise di affrontare i suoi nemici sul terreno. Attuando un piano di inganno di vaste dimensioni, dando l’illusione di voler sbarcare in Inghilterra lasciando solo un velo di truppe,  iniziò a spostare le sue truppe dai campi di Boulogne verso est.
Il Gruppo di lavoro descriva, in sintesi, secondo il metodo storico, le manovre che portarono alla resa del generale Mark, ovvero alla battaglia di Ulm (settembre 1805), intesa come la premessa della battaglia di Austerlitz. Descriva poi la situazione delle forze contrapposte nella terza decade di novembre 1805, l’ideazione e la progettazione del piano francese, l’azione informativa  del generale Savary ed il ruolo svoltovi nella preparazione della giornata di Austerlitz, le fasi della battaglia, dalle prime luci dell’alba alla sera del 2 dicembre, sia francesi che della Coalizione, i risultati della medesima in termini di Caduti, Feriti, Prigionieri e materiale perduto per entrambe le parti,  con a corredo la relativa cronologia (riferita alla sola giornata del 2 dicembre 1805).
Infine esprima sue personali considerazioni se questa battaglia, partendo dall’assunto che il vero nemico di Napoleone e della Francia era l’Inghilterra, la quale lo combatteva attraverso i suoi alleati continentali, abbia, o meno, inciso nel predetto scontro, alla luce della pace di Presburgo.

Articolazione della tesi

N.

  1.  


La Francia:
Situazione generale militare.
I Capi. (Ad Austerlitz)
  1.  


L’Austria:
Situazione generale militare.
I Capi. (Ad Austerlitz)
  1.  


La Russia:
Situazione generale militare.
I Capi. (Ad Austerlitz)
  1.  


La Francia:
Situazione generale militare.
I Quadri. (Ad Austerlitz)
  1.  


L’Austria:
Situazione generale militare.
I Quadri. (Ad Austerlitz)
  1.  


La Francia:
Situazione generale militare.
Le forze terrestri (Ad Austerlitz).
La Cavalleria
  1.  


La Francia:
Situazione generale militare.
Le forze terrestri (Ad Austerlitz).
La Fanteria
  1.  


L’Austria:
Situazione generale militare.
Le forze terrestri (Ad Austerlitz)
L’Artiglieria
  1.  


La Russia:
Situazione generale militare.
Le forze terrestri (Ad Austerlitz)
La Fanteria
  1.  


I piani operativi della Coalizione
  1.  


Il piano operativo francese. (Ad Austerlitz)
  1.  


La Francia:
Situazione generale militare.
Le forze terrestri (Ad Austerlitz).
L’artiglieria
  1.  


La Russia:
Situazione generale militare.
Le forze terrestri (Ad Austerlitz)
La Cavalleria
  1.  


L’Austria:
Situazione generale militare.
Le forze terrestri (Ad Austerlitz)
La Fanteria
  1.  


L’Austria:
Situazione generale militare.
Le forze terrestri (Ad Austerlitz)
La Cavalleria


Bibliografia Generale
Bovio O., L’apporto dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito alla storiografia militare italiana, Memorie Storiche Militari 1981, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1982, pag. 9 e segg.
Chandler D.G.. “The campaigns of Napoleon”, New York e London 1967;
Esposito V.J. R., “A military history of  the Napoleonic wars” New York e London 1964 (Atlante) 1978, 1980.
Chandler D.G., “Dictionary of the Napoleonic wars”;
Chandler D.G., “Battle of the emperors”, London 1957;
Elstein  R., “Napoleonic Military History”: “A bibliography”, London, D.D. Horward, 1986;


Bibliografia di Riferimento
Stutterheim J., Adetriled account of the Battle of Austerlitz, Cambridge University, Cambridge Press,
Eltitg J., Swords around the throne, New York, London 1988.
Tolstoy  L., “Guerra e Pace”, varie edizioni (la prima parte del libro);



Bibliografia di Pertinenza:
Cau P., Napoleone Tra rivoluzione e impero, Milano, Giunti, 2006
Chandler D.G., “Battle of the emperors”, London 1957; (Versione Italiana ridotta:Eserciti e Battaglie Austerliz 1805 3  Edizioni del Prado)*
Frasca F., Le operazioni dell’Armée d’Italie nelle campagne del 1805 e del 1809 della Grane Armée, (Parte II) in, Memorie Storiche Militari 1992, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1994, pag. 149 e segg.
Galletta R., Strategia e Tattica nella manovra napoleonica, in Memorie Storiche Militari 1994, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1996, pag. 9 e segg.
Guerrini D., La manovra napoleonica di Ulm (1805), Roma, Providdeditorato Generale dello Stato, Libreria, 1925*
Montanari M., La logistica della Grande Armée durante le campagne del 1805 e 1806-1807, Memorie Storiche Militari 1979, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1980, pag. 127
Montù C., ( poi  Comitato per la Storia dell’Artiglieria Italiana), Storia dell’Artiglieria Italiana,Roma, Rivista d’Artiglieria e Genio, 1934-1955, 16 Vol.

sabato 20 aprile 2019

Argomenti di tesi. Modulo Prima Guerra Mondiale


“La conclusione della I Guerra Mondiale. La battaglia di Vittorio Veneto, dalla fine della battaglia del Solstizio all’offensiva finale.”

Il Gruppo di lavoro, secondo il metodo storico, dopo aver analizzato i motivi che hanno portato l’Esercito Italiano a fermarsi sulla linea di massima resistenza detta del Piave (operazioni concernenti la 12° battaglia dell’Isonzo e conseguenze relative), resistendo e vincendo la cosiddetta battaglia di Arresto (dic. 1917) e poi resistendo alla offensiva austroungarica che dette vita alla battaglia del Solstizio, il Gruppo di lavoro, esprimendo proprie considerazioni, deve analizzare e descrivere le fasi della battaglia di Vittorio Veneto, dal 24 ottobre al 4 novembre 1918 nei suoi particolari tattici. Si evidenzino, quindi, i contenuti del Piano detto del gen. Caviglia, sottolineando e commentando il principio ispiratore, ovvero la conquista della Sella di Fadalto, conquistata la quale le truppe austriache della montagna furono divise da quelle della pianura, tramutando un successo tattico in uno strategico.
Articolazione della Tesi


N.

  1.  


L’Italia:
Situazione generale militare.
I Capi.
  1.  


L’Italia:
Situazione generale militare.
Gli SM.
  1.  


L’Italia:
Situazione generale militare.
I Quadri.
  1.  


L’Austria:
Situazione generale militare.
I Capi.
  1.  


L’Austria:
Situazione generale militare.
Gli SM.
  1.  


L’Austria:
Situazione generale militare.
I Quadri.
  1.  


Il piano operativo dell’Italia
  1.  


Il piano operativo dell’Austria
  1.  


L’Italia.
Le forze in campo.
Entità e qualità.
  1.  


L’Austria.
Le forze in campo.
Entità e qualità.
  1.  


Le operazioni di guerra terrestri.
  1.  


L’ambiente operativo.
Caratteristiche fisiche.
  1.  


L’ambiente operativo.
Delimitazione ed inquadramento
  1.  


Considerazioni finali riferite all’epoca del conflitto
  1.  


Precedenti storici



Bibliografia Generale
Alberti A., Testimonianze straniere sulla grande guerra italiana 1915-1918, Roma, Ministero della Guerra, Comando del Corpo di S.M, edito da “Le Forze Armate”, Roma, 1933
Bencivenga R., Saggio critico sulla nostra Guerra, Roma, Tipografia Agostiniana, Roma 1930
Berti A., 1915-1917. Guerra in Ampezzo e Cadorem Milano Arcana Editrice, 1982
Botti F., L’arte Militare del 2000, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Rivista Militare, 2000,
Bovio O., L’apporto dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito alla storiografia militare italiana, Memorie Storiche Militari 1981, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1982, pag. 9 e segg.
Dellmensingen  (von) K., 1917. Lo sfondamento dell’Isonzo, Milano. Arcana Editrice, 1981
Gatti A., Caporetto. Diario di guerra inedito, Bologna, Cappelli, 1964
Liuzzi G., Storia della Guerra Italiana. I servizi Logistici nella Guerra., Milano, Corbaccio, 1934
Luigetti L., Geografia Regionale Militare, Firenze, Istituto Geografico Militare Italiano, 1978
Mazzetti M., L’industria italiana nella grande guerra, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1977
Melograni P., Storia politica della Grande Guerra 1914-1918, Bari, Laterza,1905
Mondini L., La preparazione dell’esercito e lo sforzo militare nella prima guerra mondiale, in 1915-1918. L’Italia nella grande guerra, Roma 1968, ora in L’esercito italiano dall’Unità alla grande guerra (1861-1918), Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1980
Monticone A., Forcella E., Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale, Bari, Laterza, 1968
Montù C., ( poi  Comitato per la Storia dell’Artiglieria Italiana), Storia dell’Artiglieria Italiana, Roma, Rivista d’Artiglieria e Genio, 1934-1955, 16 Vol.
Pieri P., L’Italia nella prima guerra mondiale, Torino, Einaudi, 1965
Pieri P., La prima Guerra Mondiale. Problemi di Storia Militare, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1986
Rochat G., L’Esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini (1919-1925), Bari, Laterza, 1967
Scala E., Storia delle Fanterie Italiane, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ispettorato dell’Arma di Fanteria, 1955, Vol. I-XXI
Stefani F., La Storia della dottrina e degli ordinamenti dell’esercito Italiano, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1985, Vol. I, Vol. II, Vol.III Tomo I, Vol. III Tomo II, Vol. IV. Vol. V

Bibliografia di Riferimento
Acerbi E., Le Truppe da Montagna dell’Esercito Austro-Ungarico nella grande guerra 1914-1918, Novale (Vicenza), Gino Rossato Editore, 1998*
Botti F., La Logistica dell’Esercito Italiano (1831-1981), Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1991, in particolare, Vol.II, Parte IV, Cap. XVI pag. 679 e segg.*
Corsini U., Guglielmo Pecori-Giraldi Governatore Militare del “Trentino, Ampezzano e Alto Adige, in Memorie Storiche Militari 1979, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1980, pag. 229
Ilari V., Storia del servizio Militare Italiano, la “Nazione Armata” (1871-1918), Roma, Centro Militare Studi Strategici, Rivista Militare, 1990, Vol. III*
Mazzetti M., Note alla interpretazione interventista della grande guerra, in Memorie Storiche Militari 1979, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1980, pag. 95
Rech M., Da Caporetto al Grappa. Erwin Rimmel e il battaglione da montagna del Wuttenberg sul fronte italiano nella Grande Guerra, Novale (Vicenza), Gino Rossato Editore, 1998
Vaccarezza G., La vita di trincea nella prima guerra mondiale, in Memorie Storiche Militari 1996, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1998, pag. 9 e segg.
Viola G., Storie della Ritirata nel Friuli della Grande Guerra. Diari e memorie dell’invasione austrotedesca, Udine, Gaspari Editore 1998*



Bibliografia di Pertinenza
Bompiani G., Prepositi C., Le Ali della Guerra, Milano, Mondadori, 1931*
Caviglia E., Le Tre Battaglie del Piave, Milano, Mondatori, 1934*
Della Volpe N., Esercito e propaganda nella grande guerra, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1989
 Di Martino B., Ali sulle trincee. Ricognizione tattica ed osservazione aerea nell’aviazione italiana durante la Grande Guerra, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Aeronautica, Ufficio Storico,  1998, *
Manca F., L’dea meravigliosa di Francesco Baracca, Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1984*
Fadini F., Caporetto dalla parte del vincitore. Il generale otto von Below e il suo Diario inedito, Milano, Mursia, 1992*
Marchetti O., Il Servizio Informazioni dell’Esercito Italiano nella Grande Guerra, Roma, Tipografia Regionale, 1937
Ministero della Guerra, L’Esercito Italiano nella Guerra 1915-1918. Relazione Ufficiale.(Piano dei volumi allegato)*
Regio Esercito Italiano. Comando Supremo, La Battaglia di Vittorio Veneto. 24 ottobre 4 novembre 1918, Roma, 1921*


Argomento di Tesi. Modulo Tra le Due Guerre


La Guerra Civile Spagnola. Alcuni aspetti

Nella primavera del 1936 tutti gli osservatori erano concordi nel ritenere che ormai uno scontro armato era inevitabile tra le forze di destra e le forze di sinistra in Spagna. Il governo repubblicano a Madrid era incapace di contenere tutte le spinte eversive ed estremistiche e dell’altra di imporre un minimo di legalità. L’ondata di assassini politici divenne incalcolabile, e raggiunse il suo culmine nel luglio 1936. Il 12 luglio 1936 fu ucciso Calvo Sotelo notissimo deputato monarchico.
La componente dominante dell’estrema sinistra mirava ad imporre un governo comunista di tipo staliniano. A questa si opponeva un gruppo di alti Ufficiali, la Union Milidar Espagnola (U.M.E.). La situazione divenne insostenibili politicamente: a metà luglio 1936 l’unico vero quesito era chi delle due fazioni avesse colpito per prima.
Il Gruppo di Lavoro, secondo il metodo storico, dopo aver fatto una sintetica analisi dei principali  avvenimenti  caratterizzanti la guerra civile spagnola, ed in modo succinto, descriva il profilo operavo ed ordinativo del Corpo Truppe Volontarie Italiano,  analizzi e ricostruisca, a sua scelta, gli aspetti tattici ed operativi di una battaglia o di un fatto d’arme significativo, (es. La battaglia  di Malaga oppure gli eventi che vanno dal 7 al 25 marzo 1937 detti anche Battaglia di Guadalajara, o la partecipazione italiana alle operazioni in Biscaglia e in Estremadura, o la Battaglia di Santander, ) con una cronologia degli avvenimenti principali dal luglio 1936 alla fine della guerra, nel 1939.

Sottotemi con cui articolare la tesi


N.




  1.  


Germania
La Legione Condor

  1.  


URSS
I “volontari” sovietici nelle truppe repubblicane


  1.  


I belligeranti.
La storia dal 1918 al 1936.

  1.  


Le origini del conflitto.
Gli antefatti.

  1.  


Le origini del conflitto.
Le cause reali.

  1.  


Le forze repubblicane.
Situazione generale militare.
I Capi.

  1.  


Le forze repubblicane.
Situazione generale militare.
I Quadri.

  1.  


Le forze repubblicane.
Situazione generale militare.
Gli SM.

  1.  


Le forze Franchiste.
Situazione generale militare.
I Capi.

  1.  


Le forze Franchiste.
Le forze in campo.
Entità e qualità.

  1.  


Le forze repubblicane.
Le forze in campo.
Entità e qualità.

  1.  


Le forze Franchiste.
Le forze in campo.
Dislocazione iniziale.

  1.  


Le forze regolari.
Le forze in campo.
Dislocazione iniziale.

  1.  


Italia
Il Corpo Truppe Volontarie

  1.  


Le brigate internazionali

Bibliografia Generale
Alcofar Nassaes J., CTV, Los legionarios italianos en la guerra des Espana, Barcellona, Dipesa, 1972
Alcofar Nassaes J., La marina italiana en la guerra de Espana, Barcellona, Euros, 1976
Aznar M., Historia militar de la guerra de Espana, Madrid, Editoria Nacional, 3 Voll.
Bovio O., L’apporto dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito alla storiografia militare italiana, Memorie Storiche Militari 1981, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1982, pag. 9 e segg.
Coverdale J.F., I fascisti Italiani alla guerra di Spagna, Torino, Einaudi, 1977
Mack Smith D., Le guerre del Duce,Bari, Laterza, 1976. In particolare il cap. VII, pag. 133

Bibliografia di Riferimento
Botti F., La Logistica dell’Esercito Italiano (1831-1981), Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1991, in particolare, Vol.III,  Cap. XI pag. 707 e segg.
Montanari M., L’impegno italiano nella guerra di Spagna, Memorie Storiche Militari 1980, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1981, pag. 121 e segg.
Montù C., ( poi  Comitato per la Storia dell’Artiglieria Italiana), Storia dell’Artiglieria Italiana, Roma, Rivista d’Artiglieria e Genio, 1934-1955, 16 Vol.
Astolfi S., Da Malaga a Gaudalajara, Bologna, S.I.A., 1940
Bardi U., La guerra civile di Spagna, Urbino, Aralia, 1974
Attanasio  S., Gli Italiani e la guerra di Spagna, Milano, Mursia, 1974
Pesce G.,  La Spagna nel nostro cuore. 1936-1939. Tre anni di Storia da non dimenticare. Prefazione Leo Valiani, Milano Roma, Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna, 1995



Bibliografia di Pertinenza
Belforte F., (ma Biondi Morra F.), La guerra civile in Spagna. I. La disintegrazione dello Stato. II. Gli interventi stranieri nella Spagna rossa. III. La campagna dei volontari italiani (dalle Baleari a Teruel). IV La campagna dei volontari italiani e la vittoria di Franco. 1939, Milano, ISPI, 1938-1939
Manca di Morres E., L’impiego dell’artiglieria italiana nella guerra di Spagna, Roma, Tipografia Regionale, 1941
Stefani F., Rovigli A., La Partecipazione Italiana alla Guerra Civile Spagnola (1936-1939), Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1992* ( con annessa bibliografia di riferimento e di pertinenza).



giovedì 18 aprile 2019

Critica al Metodo Storico






I Pericoli del dogmatismo

Sarà dedicato un volume dedicato alla dirigenza militare italiana della grande guerra nei suoi aspetti ordinamentali, con l'intento di attirare l’attenzione per una riflessione più dettagliata su uno degli aspetti più dibattuti della Grande Guerra: l’azione dei vertici militari nella condotta della guerra, e quindi nella condotta delle truppe e nell’impiego dei materiali. Oggi vi è la tendenza a considerarlo non solo improprio, ma anche insensato. Vite umane gettate via (al pari oggi dei migranti in mare respinti e lasciati al loro destino) senza nessuna considerazione per l’uomo, i suoi sentimenti, la sua voglia di vivere, il suo futuro, la sua famiglia; i materiali sperperati per niente, impoverendo ancor più una economia già povera per se stessa. La critica è alla guerra di logoramento in quanto soluzione adottata dai tecnici, i generali, rispetto ad altro tipo di guerra (di manovra, ecc.) considerata dispendiosa oltre ogni limite. Rimane fermo che la guerra, a prescindere da come viene condotta non è decisa dai militari, ma dalla classe politica, su cui ricade “in toto” la responsabilità di questa soluzione dei problemi politici internazionali. La condanna di questa classe dirigente, i generali della Prima guerra mondiale, è quasi unanime, senza appello; In Italia particolarmente ha permeato l’opinione pubblica in modo molto profondo, agevolato questo processo anche dalle vicende della seconda guerra mondiale. In cui una dittatura in divisa ha portato le forze armate italiane a raccogliere solo sconfitte nel dileggio dell’alleato del tempo, mascherate poi dal Valore militare a titolo assolutorio, concludendo questa parabola con una fine ingloriosa senza che nessuno dei suoi 42 milioni di iscritti si prendesse la briga di difenderla o almeno abbozzare una qualsiasi tipo di opposizione. Chi sostituì il fascismo, sempre in divisa, fece ancora peggio arrivando a quella crisi armistiziale del settembre 1943 che ancora oggi è una ferita non rimarginata, aprendo le porte ad eserciti stranieri che trasformarono l’Italia in un campo di battaglia. Due anni di tragedie, lutti  e disperazione, in cui gli Italiani, meno i soliti opportunisti, combatterono quella guerra di liberazione, così fu chiamata, per liberarsi da chi aveva generato tante disgrazie. Nacque la Repubblica attuale che ha dato pace, benessere e sicurezza per oltre 75 anni, in cui la dirigenza militare ha dato prove su prove ampie e riconosciute in Italia e all’estero, le cosiddette “missioni di pace” che di pace hanno solo il nome, di equilibrio, efficienza, dedizione, tolleranza e senso di appartenenza. In apparenza apprezzato tutto questo  da tutti, ma in realtà non sufficiente per ribaltare il profondo disprezzo che gli italiani, con una parte che ostenta adesione e consenso ma che è solamente militarismo di bassa lega,  hanno per i loro militari. Rancore, invidia, odio abilmente alimentato a fini di parte per una classe che trova via via sempre più adesioni fino all’attuale governo che, ignaro di tutti i trattati esistenti (ennesimo giro di valzer spensierato di una classe politica di basso profilo) che propongono, in nome di questioni finanziarie e soprattutto sulla utilità o meno di questo strumento, la trasformazione delle Forze Armate, infarcite da quell’ibrido equivoco,  che solo l’Italia ha, militarpoliziesco rappresentato dall’Arma dei Carabinieri, in  una ONG (Organizzazione non Governativa) di non ben definite funzioni. Espressione di questo le chiare espressioni di disistima di esponenti di vertice del Governo verso i generali, i tagli agli investimenti ( che peraltro sono tagli di posti di lavoro) di accuse di sprechi, di dileggio verso usi e tradizioni, di tagli ai trattamenti di quiescenza acquisiti peraltro in base a leggi, indicati alla pubblica opinione come azione di moralità pubblica, che ha il “recto” di presentare il “generali” come una categoria di persone poco perbene ed approfittatori. Espressioni queste che trovano il plauso nella pubblica opinione. Se prendiamo in esame il metodo storico vediamo che tutti questi approcci adottati verso le scelte per le Forze Armate oggi in Italia hanno portato a tragedie, disastri e lutti, con la scia poi di giustificazioni postume, senza che nessuno risponda mai del proprio operato, come sta a dimostrare il fatto che, mentre in Germania una classe politico-militare è stata chiamata a rispondere delle sue scelte con il Processo di Norimberga, in Giappone lo stesso con il processo di Tokyo, in Italia nulla. Approcci quindi che trovano la loro radice molto lontano, fino ad arrivare alla dirigenza militare della Prima Guerra mondiale. Perché questi approcci vengono suggeriti dal metodo storico errati. E perché hanno portato a disastri. Oltre alla facile ed ovvia ipotesi che stiamo andando incontro a simili situazioni, occorre trovare elementi per poter poi intervenire e cercare di portare correzioni.
Il punto di partenza che proponiamo per comprendere i comportamenti della classe militare italiana nella Grande Guerra parte da quanto il Clausewitz sintetizza: ogni strategia deve ricorre all’esperienza e rivolgere la propria attenzione alle combinazioni che la storia della guerra già può offrire. Quindi il metodo storico applicato ci permette di capire gli errori del passato, che dovrebbe poi portare a non commettere errori nel presente. Questo non deve essere un assioma incontestato. Insistere nel considerare la frase di Mahan che “ la sconfitta grida ad alta voce perché pretende spiegazioni” può portare ad altri errori. Per la Prima guerra mondiale, basta constatare quante pagine sono state scritte su Vittorio Veneto, la brillante vittoria strategica italiana, e quante sono state scritte su Caporetto, la pesante sconfitta tattica italiana. Il bilancio è fortemente a favore di Caporetto. I pericoli in una fede cieca sul metodo storico, che ci permette di evitare approcci che ci portano all’errore, e riduce “per difetto” il numero delle opzioni tra cui scegliere sono evidenti prendendo in esame le conclusioni di vari storici, tutti osservanti di tale metodo, che per uno stesso evento militare giungono a valutazioni divergenti tra loro. Per questo si può dire che per uno stesso evento le valutazioni possono essere diverse. Tutto questo porta a dire del più grande pericolo del metodo storico. L’amore viscerale e completo per il precedente porta ad una eccessiva fiducia in questo aspetto che fatalmente porta ad dogmatismo, che è assolutamente da evitare. “Si è fatto sempre così” è la frase che rileva tutto questo. Nella strategia quello che è fondamentale è fare quello che l’avversario non si aspetta, non quello che è considerato giusto. Da qui la prima critica ai generali della Grande guerra che ha permesso a Clemanceau di pronunciare la sua famosa frase su di loro, su generali che si preparano a vincere le guerre del passato, che deriva appunto da una applicazione del metodo storico, della valutazione del passato, in modo dogmatico.