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martedì 30 ottobre 2018
La Mobilitazione del Belgio, della Russia, e della Serbia e del Montenegro nel 1914
Belgio
Il Belgio ordinò la mobilitazione generale di tutte le sue forze armate nel
momento in cui constatò, il 31 luglio 1914 che fu violata la sua neutralità. Il
4 agosto successivo il Belgio si rivolse alle potenze garanti della neutralità
per una azione comune contro l’invasione tedesca.
Il Belgio poteva mobilitare sei divisioni di fanteria, ove la 3a e la 4a Divisione
si mobilitarono nelle piazzeforti di Liegi e di Namur, la 1a, la 2°, la
5a, e la 6a si raccolsero nella zona di Tirlemont, Lovanio, Wavre, Perwez, la
Divisione di Cavalleria fu spinta in avanti verso la zona di Diest-S.Trond.
Posizioni sulle quali l’Esercito belga attese l’aiuto degli Alleati.
2. Mobilitazione e piani di operazione 69
Russia
La mobilitazione parziale della Russia si ebbe a mezzogiorno del 25 luglio
1914; il 29 luglio fu ordinata la mobilitazione parziale di 13 Corpi d’Armata
destinati inizialmente ad operare contro l’Austria-Ungheria e segretamente
la mobilitazione generale che venne ordinata il 31 luglio all’alba.
La radunata delle forze di 1° linea dell’Esercito russo avvenne sulla linea
Niemen-Narew-media Vistola-Lublino-Dubno-Kamtez-Podobsk.
Sul fronte orientale la Russia schierava, al comando del Granduca Nicola
Nicolayevic le seguenti forze:
● Gruppo di Armate Nord Ovest (al comando del gen. Gilinsky) su:
- I Armata (al comando del gen. Rannenkampf) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- II Armata (al comando del gen. Samsonow) su:
. 5 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
● Gruppo di Armate Sud Ovest (al comando del gen. Ivanov) su:
- IV Armata (al comando del gen. Evert) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- V Armata (al comando del gen. Plehve) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- III Armata (al comando del gen. Russky) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- VIII Armata (al comando del gen. Brussilloff) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
70 1914. Compendio. L’anno fatale
Riserva costituita da alcuni Corpi d’Armata che poi andrà a costituire la IX
Armata nella zona di Varsavia.
In totale 60 Divisioni di Fanteria e 24 di Cavalleria. Occorre rilevare che
nel settembre 1914 rinforzate dai Corpi d’Armata provenienti dal Caucaso
e dall’Asia le forze russe raggiunsero la consistenza di 65 Divisioni che nel
Dicembre 1915 divennero 95.
Il piano russo risente delle influenze francesi. Nel 1911 dopo un viaggio
del generale francese Dubail, il piano russo prevedeva un attacco entro il
ventesimo giorno dalla mobilitazione. In ogni caso la Russia si era impegnata
a varcare la frontiera con le forze che erano disponibili entro il sedicesimo
giorno dalla mobilitazione, in armonia con il piano francese che
prevedeva una grande battaglia tra Metz e Namur tra il 15° ed il 17° giorno
dalla mobilitazione.
Il piano prevedeva inizialmente una azione offensiva in Galizia per mettere
fuori causa l’esercito austro-ungarico prima che la Germania fosse in
grado di portare le sue forze ad oriente. Successivamente fu deciso di attaccare
anche nella Prussia orientale, a seguito delle pressioni del Comando
francese, che sperava così di alleggerire la pressione tedesca sulla fronte
francese. Il piano russo può essere così sinteticamente riassunto: duplice
offensiva a nord contro le scarse truppe tedesche, con due Armate, ed a sud
contro l’esercito austro-ungarico, con quattro Armate.
Serbia e Montenegro
La mobilitazione dell’Esercito serbo fu ordinata il 25 luglio 1914. Si mobilitarono
11 Divisioni, ed in seguito fu ordinata la leva in massa. Il Montenegro
ordinò la mobilitazione generale alla fine di luglio e mobilitò 4 divisioni
per un totale di 35.000 uomini.
massimo coltrinari
(direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org
martedì 16 ottobre 2018
Due decorati al Valor MIlitare
Anno 159° – Numero 240. Lunedì 15 ottobre 2018. È un numero particolare questo della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, un numero particolare per Arezzo e per due protagonisti che hanno compiuto un gesto eroico durante le vicende belliche della seconda guerra mondiale: Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi.
Quel numero della Gazzetta Ufficiale reca infatti notizia dei due decreti presidenziali, il 2059 e il 2060 del 16 luglio 2018, con i quali è stata concessa la medaglia di bronzo al valor militare a entrambi i partigiani, il primo nato a Santa Flavia in provincia di Palermo il 27 marzo 1921 e il secondo a Capolona il 19 marzo 1923. Per Mineo, tra le motivazioni del conferimento si legge: costante esempio di dedizione alla causa e puro eroismo. Per Rosadi: nobile esempio di sentimento patriottico e di sprezzo del pericolo
Serve allora ricordare i fatti in cui Mineo e Rosadi furono coinvolti: il 26 giugno 1944, una banda autonoma di partigiani slavi, operante sulle montagne tra Arezzo e Anghiari, aveva fermato un’automobile e preso prigioniero il colonnello Maximilian von Gablenz, assieme al suo aiutante, un sergente maggiore. Il comando tedesco di Arezzo organizzò un immediato rastrellamento, che portò alla cattura di oltre 500 persone, che furono rinchiuse nella chiesa della Chiassa. Un ultimatum diramato nei paesi della zona concedeva 48 ore di tempo per la restituzione del colonnello, pena la fucilazione degli ostaggi, che intanto, grazie alla liberazione di molte donne e bambini, erano scesi a poco più di 200.
Serve allora ricordare i fatti in cui Mineo e Rosadi furono coinvolti: il 26 giugno 1944, una banda autonoma di partigiani slavi, operante sulle montagne tra Arezzo e Anghiari, aveva fermato un’automobile e preso prigioniero il colonnello Maximilian von Gablenz, assieme al suo aiutante, un sergente maggiore. Il comando tedesco di Arezzo organizzò un immediato rastrellamento, che portò alla cattura di oltre 500 persone, che furono rinchiuse nella chiesa della Chiassa. Un ultimatum diramato nei paesi della zona concedeva 48 ore di tempo per la restituzione del colonnello, pena la fucilazione degli ostaggi, che intanto, grazie alla liberazione di molte donne e bambini, erano scesi a poco più di 200.
Il comando partigiano italiano, della XXIII brigata garibaldina Pio Borri, avrebbe voluto far liberare il colonnello von Gablenz, ma non lo aveva a sua disposizione. Quando l’ultimatum stava per scadere, si era presentato al comando tedesco un giovane partigiano siciliano, Giovan Battista Mineo, che trattò con i comandanti tedeschi e li convinse a concedere una proroga di 24 ore dell’ultimatum. Esso sarebbe dunque scaduto il 29 giugno 1944, lo stesso giorno in cui i soldati nazifascisti uccidevano oltre 200 persone tra Civitella in Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio. In una piccola chiesa a pochi chilometri di distanza poteva consumarsi un altro analogo dramma.
Mineo partì alla ricerca della banda di slavi. Trovatala, iniziarono le estenuanti trattative. Alla fine, Mineo riuscì a farsi consegnare il colonnello von Gablenz e il suo aiutante. Visto che la strada era lunga e cera il rischio di arrivare tardi, von Gablenz scrisse un biglietto e Mineo corse verso la Chiassa per consegnarlo ai comandanti tedeschi. Mineo era in vista della Chiassa, quando l’ultimatum stava per scadere e i primi ostaggi venivano portati fuori della chiesa per dare inizio alle fucilazioni.
Mineo si mise a urlare, alcuni soldati gli andarono incontro, lui mostrò il biglietto del colonnello von Gablenz e le fucilazioni furono sospese. Dopo un po di tempo arrivò il colonnello con il suo aiutante, accompagnati da un altro partigiano, Giuseppe Rosadi. Von Gablenz ordinò che fossero liberati tutti gli ostaggi. Le campane della chiesa della Chiassa iniziarono a suonare a festa, mentre veniva restituita la libertà a oltre 200 civili.
La riscoperta di questi due eroi è stata tardiva: cè voluto innanzitutto il libro Vite in cambio di Santino Gallorini dove viene ricostruita nel dettaglio la drammatica vicenda della Chiassa e vengono evidenziati i meriti di Mineo e di Rosadi. Il 6 novembre 2012 il Consiglio Comunale approvava all’unanimità un atto di indirizzo del consigliere comunale Luigi Scatizzi e sottoscritto da tutti i capigruppo per la concessione di un appropriato riconoscimento al coraggio e al valore dei partigiani Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi. In seguito a questa delibera, l’amministrazione comunale stabiliva di intitolare ai due eroi il parco pubblico della Chiassa. Il 28 giugno 2014, grazie allimpegno del Comitato PatriOnorEroi Dimenticati, si tenne alla Chiassa una cerimonia alla quale partecipò il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, assieme ad altre autorità civili e militari nonché rappresentanti delle associazioni combattentistiche e darma. Fu scoperta una lapide dedicata a Mineo e a Rosadi nella piazza della chiesa. Anche larea verde pubblica del paese è diventata parco Giovan Battista Mineo e a questo nome si aggiungerà presto quello di Rosadi.
Il 9 settembre 2014 il sindaco Giuseppe Fanfani e il presidente della Provincia Roberto Vasai presentarono una domanda comune al ministro della Difesa Roberta Pinotti per richiedere una onorificenza al valor militare per Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi. In quella occasione, il ministero della Difesa dava risposta negativa. L’11 marzo 2015, ci fu allora un’integrazione alla memoria dei due partigiani, trasmessa ancora al ministero della Difesa, con 50 nuovi documenti, ma l’iter burocratico è proseguito ancora per anni.
La consegna del libro di Santino Gallorini, da parte dell’autore stesso, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contribuito a che la massima carica dello Stato si interessasse della vicenda mentre la legge 25 febbraio 2016, n. 21, ha riaperto i termini per la presentazione delle richieste per le onorificenze al valor militare per attività partigiana. Il sindaco Alessandro Ghinelli e il presidente Roberto Vasai hanno così preparato velocemente una nuova richiesta in tal senso, spedita l’11 marzo 2016 tramite il Prefetto di Arezzo. E nel maggio scorso il ministero della Difesa ha inviato alla Presidenza della Repubblica i due decreti di concessione di medaglia al valor militare, firmati dal ministro Roberta Pinotti.
Ma quando stavano per essere sottoposti al presidente Mattarella per la firma, si era insediato il nuovo Governo di Giuseppe Conte e quindi, l’Ufficio affari militari della Presidenza della Repubblica ha rinviato al nuovo ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, i due decreti per una nuova firma. Adesso sono stati finalmente pubblicati.
mercoledì 26 settembre 2018
Geografia Militare. Il confine Italo-Svizzero.
UNIVERSITA'
UNICUSAMO TELEMATICA ROMA
MASTER
I Livello
STORIA MILITARE CONTEMPORANEA 1796 1960
MODULO 3
GEOGRAFIA MILITARE
(info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
IL CONFINE
ITALO-SVIZZERO,
LA NEUTRALITÀ DELLA SVIZZERA E DELLA SAVOIA
E LE RIPERCUSSIONI
MILITARI SUL REGNO D’ITALIA
Il nuovo Stato unitario italiano, con le sue estesissime coste e, alle
frontiere terrestri, due grandi Paesi, Francia ed Austria, che ne
condizionavano la politica ulteriore, doveva naturalmente affrontare
immediatamente gravosi problemi di sicurezza militare; e ciò nelle ben note
difficoltà di consolidamento interno e di ordine finanziario.
Di primo acchito, l’avere alla frontiera terrestre settentrionale, o centrale,
un Paese dichiaratamente neutrale come la Svizzera, di minori dimensioni
territoriali e demografiche (41.324 Kmq e 2,5 milioni di abitanti), costituiva
un fattore di sicurezza apprezzabile che consentiva al nuovo Regno di
concentrare la sua attenzione altrove.
Tuttavia, nel prosieguo, le relazioni tra i due Paesi sul piano militare
andranno trovando motivi di tensione e provocando nei nostri militari non
indifferenti preoccupazioni, soprattutto per le condizioni geotopografiche della frontiera e per
le possibilità di azione strategica attraverso il territorio svizzero, connesse
con la sua posizione nel quadro delle Potenze confinanti.
Non è il caso di dilungarsi in una presentazione dettagliata del confine
italo-svizzero e dei due versanti della dorsale alpina che una buona carta ci
può dare a sufficienza; sembra necessario ricordare però quegli elementi e
quelle caratteristiche geotopografiche che, come si è detto, hanno avuto un
peso determinante nelle relazioni di ordine militare fra i due paesi. (V. carta
n. 1 e schizzi n. 3a, 3b, 3c, 4, 5).
Il confine italo-svizzero non seguiva e non segue, essendo rimasto sempre
praticamente invariato, linee di carattere naturale o etnico; esso ha carattere
esclusivamente politico ed è conseguente ad avvenimenti e situazioni storiche
evolute soprattutto nel XVI secolo nelle relazioni fra i Cantoni meridionali
svizzeri (Vallese, Ticino, Grigioni) e le regioni italiane confinanti
(Piemonte, Lombardia, Venezia). Esso, seguendo limiti di passate circoscrizioni
feudali o comunali locali, ha quindi un andamento spesso tortuoso e complesso,
non rispondente certamente a criteri di sicurezza reciproca1.
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1 Le innumerevoli contestazioni
per minuti particolari del confine vennero risolte solamente dopo un lungo
lavoro di Commissioni di delimitazione che, iniziato nel 1913 e poi sospeso per
lo scoppio della I Guerra Mondiale, fu ripreso solo nel 1923, condotto a
termine nell’anno 1933 e sancito con la Convenzione stipulata a Berna il 24
luglio 1941.
Partendo dal M. Dolent
(ad est del M. Bianco) fino alla zona dello Stelvio (P.zo Umbrail fino al 1918;
ora al Piz Lat) esso è lungo circa 700 Km e corre per soli 220 km sulla dorsale
elevata e difficile delle Alpi Centrali (Pennine e Lepontine ad ovest, Retiche
ad est). Per la parte rimanente se ne distacca in più punti per creare salienti
che si svolgono per ben 397 km sul versante italiano e per 92 km sul versante
svizzero.
I due salienti
italiani, delle valli di Lei e di Livigno, nelle Alpi Retiche, sono di minore
interesse ai fini delle comunicazioni e di eventuali operazioni militari.
Tutti i cinque salienti
svizzeri, invece, in maggiore o minore misura, conferiscono rilevanti
possibilità offensive verso il nostro Paese:
- il
saliente di Gondo o di Val di Vedro permette un controllo assoluto del Passo
del Sempione e dell’accesso alla Valle
dell’Ossola (F. Toce);
- il
grande saliente del Canton Ticino, spingendosi profondamente sul versante
padano fra Lago Maggiore e Lago di Como e giungendo col Mendrisiotto a meno di
50 km da Milano, permette il controllo indisturbato di importanti passi alpini
sull’alto e moltiplica sul basso le possibilità di passaggi della frontiera in
terreni facili;
- il
saliente della Mera o di Val Bregaglia permette di scendere rapidamente a
Chiavenna, tagliando le comunicazioni con lo Spluga, e di qui su Colico
nell’alta Valle dell’Adda;
- il
saliente di Val Poschiavo consente di puntare a tagliare agevolmente, a Tirano,
le comunicazioni della Valtellina tra Sondrio e Bormio e di aprirsi il passo
verso il Colle dell’Aprica e la conca di Edolo in Val Giudicaria;
- infine
il saliente di Val Monastero, per quanto minacciato da quello italiano di Val
Livigno, permette aggiramenti a breve raggio delle difese (Giogo di S. Maria e
Passo di Frach) allo Stelvio e di marciare, quindi, sia verso la Valtellina sia
verso la Val Venosta.
Il confine, là dove
corre sulla dorsale o su contrafforti difficilmente percorribili, garantisce
sicurezza; ma i numerosi salienti a favore della Svizzera moltiplicano i passi
percorribili: da controllare per evitare le sempre fiorenti attività del
contrabbando, o da difendere in caso di conflitto. Mentre poi alle ali, fra
Valle d’Aosta e Lago Maggiore e fra Lago di Como e lo Stelvio, le condizioni difensive
sfavorevoli per l’Italia trovano una qualche attenuazione per l’esistenza dei
rilievi che dal M. Rosa si spingono sulla destra della Val D’Ossola, e delle
impervie dorsali del- le Prealpi Orobie che corrono lungo il versante
meridionale della Valtellina; nel settore centrale, invece, il confine si
spinge fino alle basse colline fra Lugano e Varese ed alle porte di Como.
Anche i solchi lacustri e fluviali del versante meridionale, con il loro
andamento generalmente perpendicolare alla dorsale alpina, costituiscono un
elemento meno favorevole; la regione fra Ticino ed Adda adduce poi direttamente
alla sezione del Po compresa fra Casale e Cremona ed a quella Stretta di
Stradella, considerata dal tempo della battaglia di Fornovo (1495) il perno
della difesa dell’Italia, quale punto di frattura fra difesa della Valle Padana
e quella della Penisola.
Nel territorio svizzero, anche ammesso il nostro raggiungimento della
dorsale alpina con l’occupazione del Canton Ticino, ulteriori penetrazioni si
presentano difficili: sia per la maggior profondità del versante montano, sia
per l’andamento a quinte trasversali e le difficoltà delle Alpi Bernesi e di Glarona
e poi delle Prealpi Svizzere e delle Alpi Bavaresi, sia - infine - per l’andamento
dei principali corsi d’acqua. Ad ovest del nodo oroidrografico del Gottardo,
infatti, eventuali penetrazioni tendono ad essere dirottate dall’alta valle del
Rodano verso il lago di Ginevra ed il Giura franco-svizzero mentre ad est le
valli del Reno anteriore e posteriore e quella dell’Inn spingono le
penetrazioni verso la stretta di Sargans ed i monti del Voralberg, ad oriente
dell’Altopiano Svizzero.
Al di là della conca di Andermatt, a nord del S. Gottardo, si spingono solo
difficili comunicazioni per le valli dell’Aare (dopo il superamento dei passi
della Furka e del Grimsel) e della Reuss, che presentano strozzature ed
adducono a zone lacustri trasversali, di notevole osta- colo.
Dunque, dal punto di vista militare, la frontiera italo-svizzera presenta
caratteristiche del tutto negative per l’Italia, particolarmente per le azioni
possibili dal Canton Ticino.
Infatti, i due tratti laterali di frontiera sulle Pennine e sulle Reti che,
per quanto negativi, trovano compensazione negli sbarramenti in profondità;
mentre quello centrale consente la condotta di operazioni in forza,
particolarmente dopo che, con il miglioramento delle comunicazioni stradali e
ferroviarie del S. Gottardo (1882) si è reso possibile, da parte svizzera,
l’afflusso rapido di forze ingenti alla zona Locarno - Lugano - Bellinzona.
Esistono certamente alcuni fattori di qualche peso anche a nostro favore.
Uno è rappresentato dalla possibilità di esercitare azioni volte a recidere
alla base ed al centro il saliente ticinese
agendo dai nostri due salienti: ad ovest, dell’alta valle del Toce (V.
Antigorio, Val Formazza e Val Vigezzo); e ad est, del Liro (V. S. Giacomo) e
per il Passo di S. Iorio. Si tratta però di azioni difficili se non condotte di
sorpresa e se destinate a scontrarsi contro una difesa ben predisposta ed
efficiente.
L’altro fattore di maggior peso, nei riguardi della
possibilità di contrapporsi con successo ad una offensiva avversaria dal Canton
Ticino verso Milano, è costituito dalla nostra possibilità di far affluire
forze concentricamente – ad ovest, da sud e da est – attraverso la ricca rete
di comunicazioni della Valle Padana e di concentrare masse superiori contro
quelle eventualmente sboccate dal saliente ticinese nell’aperta pianura.
Ma questa possibilità non sarebbe attuabile qualora il grosso delle forze
italiane fosse fortemente impegnato ad Oriente o ad Occidente, sull’arco alpino
o sulla pianura. In tal caso una minaccia esercitata nel settore centrale, dal
saliente ticinese, si presenterebbe con caratteri di estrema gravità: per la
difficoltà di contrapporvisi tempestivamente e sufficientemente; per la
prossimità di obiettivi primari; per il suo carattere avvolgente rispetto al
grosso delle forze italiane impegnate ad est o ad ovest.
Oltre alla minaccia costituita dal saliente ticinese, il territorio svizzero
presentava, ad eventuali nostri avversari, altre possibilità, per quanto di
minore pericolosità.
Soprattutto dacché la Savoia era passata sotto la sovranità della Francia,
questa, in caso di conflitto con l’Italia, poteva cercare di estendere la sua
fronte di attacco e di esercitare una pericolosa azione avvolgente risalendo
l’alta valle del Rodano per invadere l’Italia non solo per il Gran San Bernardo
ma anche per il Sempione e, dopo l’apertura delle comunicazioni per il passo
della Furka, perfino per il Gottardo e la valle del Ticino, violando così la
neutralità della Savoia. Così, ad Oriente, fino al 1918 cioè fino a quando
l’Austria ebbe il possesso dell’Alto Adige, questa avrebbe potuto facilitare
una offensiva dallo Stelvio e dal Tonale verso la Valtellina e la Val
Giudicaria aggirandone le difese passando per le valli svizzere dei Grigioni ed
i passi mal difesi di quel confine. E’ vero che queste azioni avrebbero violato
la neutralità svizzera e, la prima, anche quella della Savoia, stabilite dal
Trattato del 1815; ma in entrambi i casi, si trattava di passaggi di forze
attraverso regioni periferiche della Svizzera.
Sicché si poteva sempre temere che circostanze interne ed esterne potessero
impedire alla Svizzera di impegnarsi a fondo per garantire la neutralità ed
opporsi a queste violazioni.
E’ da dire che con simili passaggi attraverso zone periferiche della Svizzera
potranno
apparire possibili, in
particolari circostanze che considereremo nel prosieguo, anche alle Autorità
italiane nel caso di eventuali nostre operazioni offensive contro la Francia in
combinazione con la Germania alleata.
Non ci si nascondeva, peraltro, le difficoltà dell’impresa sia per le
asperità del terreno e successivamente anche per le difese predisposte da parte
svizzera; era una impresa che si riteneva possibile essenzialmente qualora le
pressioni interne ed esterne esercitabili da parte tedesca avessero reso la
Repubblica Elvetica praticamente consenziente.
In questo caso la possibilità di attraversamento della Svizzera avrebbero
potuto consentire due possibilità:
-
o di
estendere le nostre azioni offensive (attraverso il Moncenisio, il Piccolo San
Bernardo, la Tarantasia e la Moriana) verso il fronte Grenoble - Albertville
con altre avvolgenti per il Gran San Bernardo, il Sempione e l’alta valle del
Rodano, in modo da sboccare in forze nella regione di Lione;
-
oppure di
avvalersi delle numerose linee di penetrazione e di arroccamento attraverso il
territorio svizzero per portarsi al confine nord occidentale della Svizzera ad
investire, in combinazione con le Armate tedesche alleate, le posizioni del
Giura Franco-Svizzero e della famosa Trouè de Belfort, concorrendo alla
battaglia decisiva sul Reno.
Va detto chiaramente, poi, che, nonostante le condizioni topografiche del
confine così negative, le preoccupazioni delle nostre Autorità Militari non
erano destate tanto dalle minacce esercitabili da parte della Svizzera, sulla
cui volontà e sul cui interesse a mantenere la neutralità generalmente si
confidava, quanto da quelle esercitabili attraverso il suo territorio dalle
altre grandi Potenze confinanti.
Si è detto che generalmente si confidava nella volontà e nell’interesse
della Svizzera ad osservare la neutralità; ma si temeva che essa non potesse in
certe circostanze garantirla, oppure che il quadro politico esterno ovvero le
stesse complessività della costituzione interna della Confederazione potessero
indurla a non contrapporsi decisamente a violazioni periferiche del suo
territorio, che non fossero tali da minacciare la sua esistenza o il grosso
delle sue forze arroccate nel ridotto del Gottardo o sull’Altopiano svizzero.
Si era ben convinti, dunque, che la neutralità svizzera fosse a noi
favorevole e che la sua osservanza fosse a noi conveniente; ma si paventava
ogni possibilità che la Svizzera stessa non potesse garantirla. Preoccupavano
poi tutti quei sintomi o quelle opinioni che, nella Svizzera medesima, erano
indicativi di una minore volontà di osservarla. Veniva riconosciuto che la
politica interna della Svizzera era influenzata essenzialmente dalle pressioni
interne ed esterne dell’elemento tedesco e quello francese, mentre non
mancavano, nella libera Svizzera, uomini e forze politiche orientati a vedere
ed a chiedere politiche più attive di quelle ancorate al mantenimento della
neutralità.
Di fatto, nel primo ventennio di questo secolo, una netta prevalenza
dell’elemento tedesco nella popolazione, nelle attività economiche, negli
organi di informazione e, soprattutto, nelle sfere militari, finirono per
preoccupare le nostre Autorità politiche e militari per il caso di un possibile
schieramento della Svizzera al fianco dei nostri avversari oppure di un suo
atteggiamento piuttosto consenziente verso loro iniziative.
Dinnanzi a tali prospettive acquisivano, allora, grande rilevanza tutte
quelle caratteristiche negative della frontiera italo-svizzera che abbiamo
sinteticamente ricordato.
Fonte: Alberto Rovighi, Un secolo di relazioni Italo-Svizzere 1861-1961, Roma, Ministero della Difesa Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, 19 84.
lunedì 17 settembre 2018
La mobilitazione del Belgio nel 1914
Il Belgio ordinò la
mobilitazione generale di tutte le sue forze armate nel momento in cui
constatò, il 31 luglio 1914 che fu violata la sua neutralità. Il 4 agosto
successivo il Belgio si rivolse alle potenze garanti della neutralità per una
azione comune contro la invasione tedesca.
Il Belgio poteva mobilitare sei
divisioni di fanteria, ove la 3a e la 4a Divisione si mobilitarono nelle
piazzeforti di Liegi e di Namur, la 1a, la 2°, la 5a, e la 6a si raccolsero
nella zona di Tirlemont, Lovanio, Wavre, Perwez, la Divisione di Cavalleria fu
spinta in avanti verso la zona di Diest-S.Trond. Posizioni sulle quali
l’Esercito belga attese l’aiuto degli Alleati.
sabato 8 settembre 2018
La Mobilitazione della Gran Bretagna nel 1914
2,4 Gran Bretagna.
La Gran Bretagna inviò in
Francia quello che fu definito il Corpo di Spedizione britannico (B.E.F.) al
comando del maresciallo French. Costituito da due Corpi d’Armata ( 1a 2a, 3a e
5a Divisione) ed 1a Divisione di Cavalleria; poche settimane dopo invio un
altro Corpo d’Armata (4a e 6a Divisione); pertanto la forza britannica fu di
sei Divisioni di fanteria ed una Divisione di Cavalleria.
La Gran Bretagna si era
vincolata alla Francia con una intesa che, in caso di una guerra provocata
dalla Germania, durante la quale fosse violata la neutralità del Belgio, la
Gran Bretagna avrebbe inviato forze terrestri
che si sarebbero raccolte verso l’ala sinistra dell’Esercito francese
nella regione di Avenes-Le Chateau. Le disposizioni che il Ministro della
guerra Lord Kitchener aveva dato al maresciallo French erano diametralmente
opposte a quelle dello Stato Maggiore francese: nessuna offensiva iniziale,
nella convinzione che la guerra sarebbe stata lunga e sanguinosa, risparmiare
le forze il più possibile in attesa che in Patria si costituisse un vero e
proprio esercito da impiegare al momento opportuno. Proprio il 6 agosto 1914 in
Gran Bretagna furono gettate le basi di una forza terrestre pari a 70
Divisioni. All’inizio quindi, non esisteva unità di intenti tra Francesi e
Britannici nel condurre le operazioni.
sabato 1 settembre 2018
Riga. 1 settembre 1917. Disegno di manovra
La Battaglia di Riga
fu il primo esperimento, attuato a livello di divisione,
dello Stato Maggiore Tedesco
per l'applicazione dei principi della battaglia di Canne applicati alla
Prima Guerra Mondiale
I risultati ottenuti convinsero i responsabili tedeschi ad applicare detti principi
a livello superiore
Nasce cos' il disegno di manovra che sarà applicato a Caporetto,
sul fronte italiano
L'anno successivo sarà applicato in Francia dove i risultati saranno ancora più
sbalorditivi: la V Armata britannica distrutta e la penetrazione fu di oltre 55 chilometri
Gli stessi principi furono applicati nel 1940 durante
la campagna di Francia, in cui l'Esercito tedesco ebbe ragione di quello francese
in sole sei settimane.
contatti
centrstudicesvam@istitutonastroazzurro.org
lunedì 23 luglio 2018
Progetto 3. Bibliografia.
Bibliografia
1918
AA.VV., L’Esercito Italiano dall’Unità alla Grande
Guerra (1861-1918), Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore
dell’Esercito, Ufficio Storico, 1980.
Alberti A., L’azione militare italiana nella guerra
mondiale. Esame critico di giudizi stranieri, Roma, Edizioni Pinnarò, 1924.
Alberti A., Testimonianze straniere sulla guerra
italiana 1915-1918, Roma, Ministero della Guerra, Comando del Corpo di
Stato Maggiore, edizione a cura del giornale “Le Forze Armate”, 1933.
Asprey R.B., L’Alto
Comando tedesco, Milano, Rizzoli, 1993.
Auerbach B., L’Autrische et la Hongrie pendant la
guerre depuis le debut des hostilités à la chute de la Monarchie (Aout
1914-Novembre 1918), Paris, Felx Alcan, 1925.
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domenica 1 luglio 2018
Quaderni on Line Indici giugno 2018
QUADERNI ON LINE
Pubblicazione dell'Istituto del nastro Azzurro
SOMMARIO
ANNO LXXIX, Supplemento on line, VI, n.31
Giugno 2018
www.valoremilitare.blogspot.com
Editoriale, La finalizzazione dei Progetti
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Copertina, Giugno 2018 Foto: Anzio:
Dopo la battaglia
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 30.6.2018
IL MONDO DA CUI VENIAMO:
LA MEMORIA
APPROFONDIMENTI
Redazionale, 2 Giugno:
La festa degli Italiani,
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 2.6.2018
Massimo Coltrinari, Agosto
1917. I presupposti per una offensiva italiana
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 26.6.2018
Redazionale, Prigionia Militare Italiana in Austria 1915 -
1918
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 8.6.2018
Luigi Marsibilio, La
battaglia del Piave. La vittoria del Sostizio
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 15.6.2018
ARCHIVIO
Mario Nasatti, Festa
della Repubblica, Per Non dimenticare,
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 1.6.2018
Redazionale, La Grande
Guerra a colori
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 3.6.2018
Redazionale, Omaggio
ai paracadutisti di Colbuccaro
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 17.6.2018
Redazionale, La
Fanfarina del Nastro Azzurro protagonista a Reinchelfeds
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 11.6.2018
Redazionale, Avversari
iri amici ogg. Carinzia 9 10 giugno 2018
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 10.6.2018
DIBATTITI
Massimo Coltrinari, La
prigionia di Guerra al femminile
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 21.6.2018
Redazionale, Macerata
I Bersaglieri nella Grande Guerra
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 17.6.2018
MUSEI,ARCHIVI,BIBLIOTECHE
Redazionale, Il Cimitero di Guerra di San Candito -
Innichenn
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 6.6.2018
Redazionale, Guglielmo
Oberdan. Lapide al Comune di Bologna
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 23.6.2018
IL MONDO IN CUI
VIVIAMO: LA REALTA' D'OGGI
UNA FINESTRA SUL
MONDO
Redazionale, Germania.
Il cuore dell’Europa,
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 5.6.2018
GEOPOLITICA DELLE
PROSSIME SFIDE
SCENARI,REGIONI,
QUADRANTI
CESVAM NOTIZIE
CENTRO STUDI SUL
VALORE MILITARE
Redazionale, Indici mese di giugno 2018
su www. valore militare.blogspot.com con post in data 30.6.2018
Giancarlo Ramaccia, La
Giornata del Decorato. Roma 2018
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 5.6.2018
Redazionale, Ipotesi
di progetti 2019
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 27.6.2018
Javier Ernesto Sanchz, Una
richiesta dal Nuovo Messico: la foto del gen. Scrivante
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 27.6.2018
Redazionale, Festa
delle Trasmissioni Convegni
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 22.6.2018
Redazionale, Festa
delle Trasmissioni Leonessa. Auguri a Tutti i Trasmettitori
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 20.6.2018
Redazionale, Auguri al
Nostro Presidente di Pordenone
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 19.6.2018
Redazionale, Periodico
del nastro Azzurro N. 3 del 2018. Giornata del Decorato. Roma 2018
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 18.6.2018
Redazionale, Progetto
n. 5 Lo Sbarco di Anzio. La azione dei soldati Italiani
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 14.6.2018
Redazionale, Progetto
n. 3 CESVAM Impostato l’indice del Manoscritto n. 1
su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 13.6.2018
Redazionale, Dizionario
Minimo della Grande Guerra. Copertina
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SEGNALAZIONI LIBRARIE
Rivista: Noi dei Lager,
Associazione Nazionale Ex Internati,
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AUTORI
Pecce Alessio, ricercatore
Coltrinari, Massimo direttore CESVAM
Giovan Battista Birotti, ricercatore
Baldoni, Massimo, pseudonimo
Giorgini, Desiderio pseudonimo
Alessia Biasiolo, collaboratrice CESVAM
Luigi Marsibilio, membro del Collegio dei redattori della
Rivista
Giancarlo Ramaccia, vice direttore CESVAM
Giovanni Cecini membro del Collegio dei redattori della
Rivista
Mario Nasatti, Presidente della federazione di Lecco
Numero chiuso in data 30 6 2018
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