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martedì 30 ottobre 2018

La Mobilitazione del Belgio, della Russia, e della Serbia e del Montenegro nel 1914




Belgio

Il Belgio ordinò la mobilitazione generale di tutte le sue forze armate nel
momento in cui constatò, il 31 luglio 1914 che fu violata la sua neutralità. Il
4 agosto successivo il Belgio si rivolse alle potenze garanti della neutralità
per una azione comune contro l’invasione tedesca.
Il Belgio poteva mobilitare sei divisioni di fanteria, ove la 3a e la 4a Divisione
si mobilitarono nelle piazzeforti di Liegi e di Namur, la 1a, la 2°, la
5a, e la 6a si raccolsero nella zona di Tirlemont, Lovanio, Wavre, Perwez, la
Divisione di Cavalleria fu spinta in avanti verso la zona di Diest-S.Trond.
Posizioni sulle quali l’Esercito belga attese l’aiuto degli Alleati.
2. Mobilitazione e piani di operazione 69


Russia

La mobilitazione parziale della Russia si ebbe a mezzogiorno del 25 luglio
1914; il 29 luglio fu ordinata la mobilitazione parziale di 13 Corpi d’Armata
destinati inizialmente ad operare contro l’Austria-Ungheria e segretamente
la mobilitazione generale che venne ordinata il 31 luglio all’alba.
La radunata delle forze di 1° linea dell’Esercito russo avvenne sulla linea
Niemen-Narew-media Vistola-Lublino-Dubno-Kamtez-Podobsk.
Sul fronte orientale la Russia schierava, al comando del Granduca Nicola
Nicolayevic le seguenti forze:
● Gruppo di Armate Nord Ovest (al comando del gen. Gilinsky) su:
- I Armata (al comando del gen. Rannenkampf) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- II Armata (al comando del gen. Samsonow) su:
. 5 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
● Gruppo di Armate Sud Ovest (al comando del gen. Ivanov) su:
- IV Armata (al comando del gen. Evert) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- V Armata (al comando del gen. Plehve) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- III Armata (al comando del gen. Russky) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
- VIII Armata (al comando del gen. Brussilloff) su:
. 4 Corpi d’Armata
. Divisioni di Cavalleria (imprecisato)
. Divisioni di Riserva (imprecisato)
70 1914. Compendio. L’anno fatale
Riserva costituita da alcuni Corpi d’Armata che poi andrà a costituire la IX
Armata nella zona di Varsavia.
In totale 60 Divisioni di Fanteria e 24 di Cavalleria. Occorre rilevare che
nel settembre 1914 rinforzate dai Corpi d’Armata provenienti dal Caucaso
e dall’Asia le forze russe raggiunsero la consistenza di 65 Divisioni che nel
Dicembre 1915 divennero 95.
Il piano russo risente delle influenze francesi. Nel 1911 dopo un viaggio
del generale francese Dubail, il piano russo prevedeva un attacco entro il
ventesimo giorno dalla mobilitazione. In ogni caso la Russia si era impegnata
a varcare la frontiera con le forze che erano disponibili entro il sedicesimo
giorno dalla mobilitazione, in armonia con il piano francese che
prevedeva una grande battaglia tra Metz e Namur tra il 15° ed il 17° giorno
dalla mobilitazione.
Il piano prevedeva inizialmente una azione offensiva in Galizia per mettere
fuori causa l’esercito austro-ungarico prima che la Germania fosse in
grado di portare le sue forze ad oriente. Successivamente fu deciso di attaccare
anche nella Prussia orientale, a seguito delle pressioni del Comando
francese, che sperava così di alleggerire la pressione tedesca sulla fronte
francese. Il piano russo può essere così sinteticamente riassunto: duplice
offensiva a nord contro le scarse truppe tedesche, con due Armate, ed a sud
contro l’esercito austro-ungarico, con quattro Armate.


Serbia e Montenegro
La mobilitazione dell’Esercito serbo fu ordinata il 25 luglio 1914. Si mobilitarono
11 Divisioni, ed in seguito fu ordinata la leva in massa. Il Montenegro
ordinò la mobilitazione generale alla fine di luglio e mobilitò 4 divisioni
per un totale di 35.000 uomini.


massimo coltrinari
(direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org

martedì 16 ottobre 2018

Due decorati al Valor MIlitare

Anno 159° – Numero 240. Lunedì 15 ottobre 2018. È un numero particolare questo della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, un numero particolare per Arezzo e per due protagonisti che hanno compiuto un gesto eroico durante le vicende belliche della seconda guerra mondiale: Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi.

Quel numero della Gazzetta Ufficiale reca infatti notizia dei due decreti presidenziali, il 2059 e il 2060 del 16 luglio 2018, con i quali è stata concessa la medaglia di bronzo al valor militare a entrambi i partigiani, il primo nato a Santa Flavia in provincia di Palermo il 27 marzo 1921 e il secondo a Capolona il 19 marzo 1923. Per Mineo, tra le motivazioni del conferimento si legge: “costante esempio di dedizione alla causa e puro eroismo”. Per Rosadi: “nobile esempio di sentimento patriottico e di sprezzo del pericolo”


 Serve allora ricordare i fatti in cui Mineo e Rosadi furono coinvolti: il 26 giugno 1944, una banda autonoma di partigiani slavi, operante sulle montagne tra Arezzo e Anghiari, aveva fermato un’’automobile e preso prigioniero il colonnello Maximilian von Gablenz, assieme al suo aiutante, un sergente maggiore. Il comando tedesco di Arezzo organizzò un immediato rastrellamento, che portò alla cattura di oltre 500 persone, che furono rinchiuse nella chiesa della Chiassa. Un ultimatum diramato nei paesi della zona concedeva 48 ore di tempo per la restituzione del colonnello, pena la fucilazione degli ostaggi, che intanto, grazie alla liberazione di molte donne e bambini, erano scesi a poco più di 200.
Il comando partigiano italiano, della XXIII brigata garibaldina Pio Borri, avrebbe voluto far liberare il colonnello von Gablenz, ma non lo aveva a sua disposizione. Quando l’’ultimatum stava per scadere, si era presentato al comando tedesco un giovane partigiano siciliano, Giovan Battista Mineo, che trattò con i comandanti tedeschi e li convinse a concedere una proroga di 24 ore dell’’ultimatum. Esso sarebbe dunque scaduto il 29 giugno 1944, lo stesso giorno in cui i soldati nazifascisti uccidevano oltre 200 persone tra Civitella in Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio. In una piccola chiesa a pochi chilometri di distanza poteva consumarsi un altro analogo dramma.
Mineo partì alla ricerca della banda di slavi. Trovatala, iniziarono le estenuanti trattative. Alla fine, Mineo riuscì a farsi consegnare il colonnello von Gablenz e il suo aiutante. Visto che la strada era lunga e c’era il rischio di arrivare tardi, von Gablenz scrisse un biglietto e Mineo corse verso la Chiassa per consegnarlo ai comandanti tedeschi. Mineo era in vista della Chiassa, quando l’’ultimatum stava per scadere e i primi ostaggi venivano portati fuori della chiesa per dare inizio alle fucilazioni.
Mineo si mise a urlare, alcuni soldati gli andarono incontro, lui mostrò il biglietto del colonnello von Gablenz e le fucilazioni furono sospese. Dopo un po’ di tempo arrivò il colonnello con il suo aiutante, accompagnati da un altro partigiano, Giuseppe Rosadi. Von Gablenz ordinò che fossero liberati tutti gli ostaggi. Le campane della chiesa della Chiassa iniziarono a suonare a festa, mentre veniva restituita la libertà a oltre 200 civili.
La riscoperta di questi due eroi è stata tardiva: c’è voluto innanzitutto il libro “Vite in cambio” di Santino Gallorini dove viene ricostruita nel dettaglio la drammatica vicenda della Chiassa e vengono evidenziati i meriti di Mineo e di Rosadi. Il 6 novembre 2012 il Consiglio Comunale approvava all’’unanimità un atto di indirizzo del consigliere comunale Luigi Scatizzi e sottoscritto da tutti i capigruppo per la concessione di un appropriato riconoscimento al coraggio e al valore dei partigiani Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi. In seguito a questa delibera, l’’amministrazione comunale stabiliva di intitolare ai due eroi il parco pubblico della Chiassa. Il 28 giugno 2014, grazie all’impegno del Comitato PatriOnorEroi Dimenticati, si tenne alla Chiassa una cerimonia alla quale partecipò il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, assieme ad altre autorità civili e militari nonché rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma. Fu scoperta una lapide dedicata a Mineo e a Rosadi nella piazza della chiesa. Anche l’area verde pubblica del paese è diventata parco Giovan Battista Mineo e a questo nome si aggiungerà presto quello di Rosadi.
Il 9 settembre 2014 il sindaco Giuseppe Fanfani e il presidente della Provincia Roberto Vasai presentarono una domanda comune al ministro della Difesa Roberta Pinotti per richiedere una onorificenza al valor militare per Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi. In quella occasione, il ministero della Difesa dava risposta negativa. L’’11 marzo 2015, ci fu allora un’’integrazione alla memoria dei due partigiani, trasmessa ancora al ministero della Difesa, con 50 nuovi documenti, ma l’’iter burocratico è proseguito ancora per anni.
La consegna del libro di Santino Gallorini, da parte dell’’autore stesso, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contribuito a che la massima carica dello Stato si interessasse della vicenda mentre la legge 25 febbraio 2016, n. 21, ha riaperto i termini per la presentazione delle richieste per le onorificenze al valor militare per attività partigiana. Il sindaco Alessandro Ghinelli e il presidente Roberto Vasai hanno così preparato velocemente una nuova richiesta in tal senso, spedita l’’11 marzo 2016 tramite il Prefetto di Arezzo. E nel maggio scorso il ministero della Difesa ha inviato alla Presidenza della Repubblica i due decreti di concessione di medaglia al valor militare, firmati dal ministro Roberta Pinotti.
Ma quando stavano per essere sottoposti al presidente Mattarella per la firma, si era insediato il nuovo Governo di Giuseppe Conte e quindi, l’’Ufficio affari militari della Presidenza della Repubblica ha rinviato al nuovo ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, i due decreti per una nuova firma. Adesso sono stati finalmente pubblicati.

mercoledì 26 settembre 2018

Geografia Militare. Il confine Italo-Svizzero.


UNIVERSITA' 
UNICUSAMO TELEMATICA ROMA
MASTER
I Livello
STORIA MILITARE CONTEMPORANEA 1796 1960
MODULO 3
GEOGRAFIA MILITARE
(info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)

IL CONFINE ITALO-SVIZZERO, 

LA NEUTRALITÀ DELLA SVIZZERA E DELLA SAVOIA 
E LE RIPERCUSSIONI MILITARI SUL REGNO D’ITALIA



Il nuovo Stato unitario italiano, con le sue estesissime coste e, alle frontiere terrestri, due grandi Paesi, Francia ed Austria, che ne condizionavano la politica ulteriore, doveva naturalmente affrontare immediatamente gravosi problemi di sicurezza militare; e ciò nelle ben note difficoltà di consolidamento interno e di ordine finanziario.
Di primo acchito, l’avere alla frontiera terrestre settentrionale, o centrale, un Paese dichiaratamente neutrale come la Svizzera, di minori dimensioni territoriali e demografiche (41.324 Kmq e 2,5 milioni di abitanti), costituiva un fattore di sicurezza apprezzabile che consentiva al nuovo Regno di concentrare la sua attenzione altrove.
Tuttavia, nel prosieguo, le relazioni tra i due Paesi sul piano militare andranno trovando motivi di tensione e provocando nei nostri militari non indifferenti preoccupazioni, soprattutto per le condizioni geotopografiche della frontiera e per le possibilità di azione strategica attraverso il territorio svizzero, connesse con la sua posizione nel quadro delle Potenze confinanti.
Non è il caso di dilungarsi in una presentazione dettagliata del confine italo-svizzero e dei due versanti della dorsale alpina che una buona carta ci può dare a sufficienza; sembra necessario ricordare però quegli elementi e quelle caratteristiche geotopografiche che, come si è detto, hanno avuto un peso determinante nelle relazioni di ordine militare fra i due paesi. (V. carta n. 1 e schizzi n. 3a, 3b, 3c, 4, 5).
Il confine italo-svizzero non seguiva e non segue, essendo rimasto sempre praticamente invariato, linee di carattere naturale o etnico; esso ha carattere esclusivamente politico ed è conseguente ad avvenimenti e situazioni storiche evolute soprattutto nel XVI secolo nelle relazioni fra i Cantoni meridionali svizzeri (Vallese, Ticino, Grigioni) e le regioni italiane confinanti (Piemonte, Lombardia, Venezia). Esso, seguendo limiti di passate circoscrizioni feudali o comunali locali, ha quindi un andamento spesso tortuoso e complesso, non rispondente certamente a criteri di sicurezza reciproca1.
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1 Le innumerevoli contestazioni per minuti particolari del confine vennero risolte solamente dopo un lungo lavoro di Commissioni di delimitazione che, iniziato nel 1913 e poi sospeso per lo scoppio della I Guerra Mondiale, fu ripreso solo nel 1923, condotto a termine nell’anno 1933 e sancito con la Convenzione stipulata a Berna il 24 luglio 1941.





Partendo dal M. Dolent (ad est del M. Bianco) fino alla zona dello Stelvio (P.zo Umbrail fino al 1918; ora al Piz Lat) esso è lungo circa 700 Km e corre per soli 220 km sulla dorsale elevata e difficile delle Alpi Centrali (Pennine e Lepontine ad ovest, Retiche ad est). Per la parte rimanente se ne distacca in più punti per creare salienti che si svolgono per ben 397 km sul versante italiano e per 92 km sul versante svizzero.
I due salienti italiani, delle valli di Lei e di Livigno, nelle Alpi Retiche, sono di minore interesse ai fini delle comunicazioni e di eventuali operazioni militari.
Tutti i cinque salienti svizzeri, invece, in maggiore o minore misura, conferiscono rilevanti possibilità offensive verso il nostro Paese:
-           il saliente di Gondo o di Val di Vedro permette un controllo assoluto del Passo del Sempione e   dell’accesso alla Valle dell’Ossola (F. Toce);
-       il grande saliente del Canton Ticino, spingendosi profondamente sul versante padano fra Lago Maggiore e Lago di Como e giungendo col Mendrisiotto a meno di 50 km da Milano, permette il controllo indisturbato di importanti passi alpini sull’alto e moltiplica sul basso le possibilità di passaggi della frontiera in terreni facili;
-       il saliente della Mera o di Val Bregaglia permette di scendere rapidamente a Chiavenna, tagliando le comunicazioni con lo Spluga, e di qui su Colico nell’alta Valle dell’Adda;
-       il saliente di Val Poschiavo consente di puntare a tagliare agevolmente, a Tirano, le comunicazioni della Valtellina tra Sondrio e Bormio e di aprirsi il passo verso il Colle dell’Aprica e la conca di Edolo in Val Giudicaria;
-       infine il saliente di Val Monastero, per quanto minacciato da quello italiano di Val Livigno, permette aggiramenti a breve raggio delle difese (Giogo di S. Maria e Passo di Frach) allo Stelvio e di marciare, quindi, sia verso la Valtellina sia verso la Val Venosta.
Il confine, là dove corre sulla dorsale o su contrafforti difficilmente percorribili, garantisce sicurezza; ma i numerosi salienti a favore della Svizzera moltiplicano i passi percorribili: da controllare per evitare le sempre fiorenti attività del contrabbando, o da difendere in caso di conflitto. Mentre poi alle ali, fra Valle d’Aosta e Lago Maggiore e fra Lago di Como e lo Stelvio, le condizioni difensive sfavorevoli per l’Italia trovano una qualche attenuazione per l’esistenza dei rilievi che dal M. Rosa si spingono sulla destra della Val D’Ossola, e delle impervie dorsali del- le Prealpi Orobie che corrono lungo il versante meridionale della Valtellina; nel settore centrale, invece, il confine si spinge fino alle basse colline fra Lugano e Varese ed alle porte di Como.
Anche i solchi lacustri e fluviali del versante meridionale, con il loro andamento generalmente perpendicolare alla dorsale alpina, costituiscono un elemento meno favorevole; la regione fra Ticino ed Adda adduce poi direttamente alla sezione del Po compresa fra Casale e Cremona ed a quella Stretta di Stradella, considerata dal tempo della battaglia di Fornovo (1495) il perno della difesa dell’Italia, quale punto di frattura fra difesa della Valle Padana e quella della Penisola.
Nel territorio svizzero, anche ammesso il nostro raggiungimento della dorsale alpina con l’occupazione del Canton Ticino, ulteriori penetrazioni si presentano difficili: sia per la maggior profondità del versante montano, sia per l’andamento a quinte trasversali e le difficoltà delle Alpi Bernesi e di Glarona e poi delle Prealpi Svizzere e delle Alpi Bavaresi, sia - infine - per l’andamento dei principali corsi d’acqua. Ad ovest del nodo oroidrografico del Gottardo, infatti, eventuali penetrazioni tendono ad essere dirottate dall’alta valle del Rodano verso il lago di Ginevra ed il Giura franco-svizzero mentre ad est le valli del Reno anteriore e posteriore e quella dell’Inn spingono le penetrazioni verso la stretta di Sargans ed i monti del Voralberg, ad oriente dell’Altopiano Svizzero.
Al di là della conca di Andermatt, a nord del S. Gottardo, si spingono solo difficili comunicazioni per le valli dell’Aare (dopo il superamento dei passi della Furka e del Grimsel) e della Reuss, che presentano strozzature ed adducono a zone lacustri trasversali, di notevole osta- colo.
Dunque, dal punto di vista militare, la frontiera italo-svizzera presenta caratteristiche del tutto negative per l’Italia, particolarmente per le azioni possibili dal Canton Ticino.
Infatti, i due tratti laterali di frontiera sulle Pennine e sulle Reti che, per quanto negativi, trovano compensazione negli sbarramenti in profondità; mentre quello centrale consente la condotta di operazioni in forza, particolarmente dopo che, con il miglioramento delle comunicazioni stradali e ferroviarie del S. Gottardo (1882) si è reso possibile, da parte svizzera, l’afflusso rapido di forze ingenti alla zona Locarno - Lugano - Bellinzona.
Esistono certamente alcuni fattori di qualche peso anche a nostro favore. Uno è rappresentato dalla possibilità di esercitare azioni volte a recidere alla base ed al centro il saliente ticinese agendo dai nostri due salienti: ad ovest, dell’alta valle del Toce (V. Antigorio, Val Formazza e Val Vigezzo); e ad est, del Liro (V. S. Giacomo) e per il Passo di S. Iorio. Si tratta però di azioni difficili se non condotte di sorpresa e se destinate a scontrarsi contro una difesa ben predisposta ed efficiente.
            L’altro fattore di maggior peso, nei riguardi della possibilità di contrapporsi con successo ad una offensiva avversaria dal Canton Ticino verso Milano, è costituito dalla nostra possibilità di far affluire forze concentricamente – ad ovest, da sud e da est – attraverso la ricca rete di comunicazioni della Valle Padana e di concentrare masse superiori contro quelle eventualmente sboccate dal saliente ticinese nell’aperta pianura.
Ma questa possibilità non sarebbe attuabile qualora il grosso delle forze italiane fosse fortemente impegnato ad Oriente o ad Occidente, sull’arco alpino o sulla pianura. In tal caso una minaccia esercitata nel settore centrale, dal saliente ticinese, si presenterebbe con caratteri di estrema gravità: per la difficoltà di contrapporvisi tempestivamente e sufficientemente; per la prossimità di obiettivi primari; per il suo carattere avvolgente rispetto al grosso delle forze italiane impegnate ad est o ad ovest.
Oltre alla minaccia costituita dal saliente ticinese, il territorio svizzero presentava, ad eventuali nostri avversari, altre possibilità, per quanto di minore pericolosità.
Soprattutto dacché la Savoia era passata sotto la sovranità della Francia, questa, in caso di conflitto con l’Italia, poteva cercare di estendere la sua fronte di attacco e di esercitare una pericolosa azione avvolgente risalendo l’alta valle del Rodano per invadere l’Italia non solo per il Gran San Bernardo ma anche per il Sempione e, dopo l’apertura delle comunicazioni per il passo della Furka, perfino per il Gottardo e la valle del Ticino, violando così la neutralità della Savoia. Così, ad Oriente, fino al 1918 cioè fino a quando l’Austria ebbe il possesso dell’Alto Adige, questa avrebbe potuto facilitare una offensiva dallo Stelvio e dal Tonale verso la Valtellina e la Val Giudicaria aggirandone le difese passando per le valli svizzere dei Grigioni ed i passi mal difesi di quel confine. E’ vero che queste azioni avrebbero violato la neutralità svizzera e, la prima, anche quella della Savoia, stabilite dal Trattato del 1815; ma in entrambi i casi, si trattava di passaggi di forze attraverso regioni periferiche della Svizzera.
Sicché si poteva sempre temere che circostanze interne ed esterne potessero impedire alla Svizzera di impegnarsi a fondo per garantire la neutralità ed opporsi a queste violazioni.
E’ da dire che con simili passaggi attraverso zone periferiche della Svizzera potranno 
apparire possibili, in particolari circostanze che considereremo nel prosieguo, anche alle Autorità italiane nel caso di eventuali nostre operazioni offensive contro la Francia in combinazione con la Germania alleata.
Non ci si nascondeva, peraltro, le difficoltà dell’impresa sia per le asperità del terreno e successivamente anche per le difese predisposte da parte svizzera; era una impresa che si riteneva possibile essenzialmente qualora le pressioni interne ed esterne esercitabili da parte tedesca avessero reso la Repubblica Elvetica praticamente consenziente.
In questo caso la possibilità di attraversamento della Svizzera avrebbero potuto consentire due possibilità:
-          o di estendere le nostre azioni offensive (attraverso il Moncenisio, il Piccolo San Bernardo, la Tarantasia e la Moriana) verso il fronte Grenoble - Albertville con altre avvolgenti per il Gran San Bernardo, il Sempione e l’alta valle del Rodano, in modo da sboccare in forze nella regione di Lione;
-          oppure di avvalersi delle numerose linee di penetrazione e di arroccamento attraverso il territorio svizzero per portarsi al confine nord occidentale della Svizzera ad investire, in combinazione con le Armate tedesche alleate, le posizioni del Giura Franco-Svizzero e della famosa Trouè de Belfort, concorrendo alla battaglia decisiva sul Reno.
Va detto chiaramente, poi, che, nonostante le condizioni topografiche del confine così negative, le preoccupazioni delle nostre Autorità Militari non erano destate tanto dalle minacce esercitabili da parte della Svizzera, sulla cui volontà e sul cui interesse a mantenere la neutralità generalmente si confidava, quanto da quelle esercitabili attraverso il suo territorio dalle altre grandi Potenze confinanti.
Si è detto che generalmente si confidava nella volontà e nell’interesse della Svizzera ad osservare la neutralità; ma si temeva che essa non potesse in certe circostanze garantirla, oppure che il quadro politico esterno ovvero le stesse complessività della costituzione interna della Confederazione potessero indurla a non contrapporsi decisamente a violazioni periferiche del suo territorio, che non fossero tali da minacciare la sua esistenza o il grosso delle sue forze arroccate nel ridotto del Gottardo o sull’Altopiano svizzero.
Si era ben convinti, dunque, che la neutralità svizzera fosse a noi favorevole e che la sua osservanza fosse a noi conveniente; ma si paventava ogni possibilità che la Svizzera stessa non potesse garantirla. Preoccupavano poi tutti quei sintomi o quelle opinioni che, nella Svizzera medesima, erano indicativi di una minore volontà di osservarla. Veniva riconosciuto che la politica interna della Svizzera era influenzata essenzialmente dalle pressioni interne ed esterne dell’elemento tedesco e quello francese, mentre non mancavano, nella libera Svizzera, uomini e forze politiche orientati a vedere ed a chiedere politiche più attive di quelle ancorate al mantenimento della neutralità.
Di fatto, nel primo ventennio di questo secolo, una netta prevalenza dell’elemento tedesco nella popolazione, nelle attività economiche, negli organi di informazione e, soprattutto, nelle sfere militari, finirono per preoccupare le nostre Autorità politiche e militari per il caso di un possibile schieramento della Svizzera al fianco dei nostri avversari oppure di un suo atteggiamento piuttosto consenziente verso loro iniziative.
Dinnanzi a tali prospettive acquisivano, allora, grande rilevanza tutte quelle caratteristiche negative della frontiera italo-svizzera che abbiamo sinteticamente ricordato.


Fonte: Alberto Rovighi, Un secolo di relazioni Italo-Svizzere 1861-1961, Roma, Ministero della Difesa Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, 19 84.

lunedì 17 settembre 2018

La mobilitazione del Belgio nel 1914





Il Belgio ordinò la mobilitazione generale di tutte le sue forze armate nel momento in cui constatò, il 31 luglio 1914 che fu violata la sua neutralità. Il 4 agosto successivo il Belgio si rivolse alle potenze garanti della neutralità per una azione comune contro la invasione tedesca.
Il Belgio poteva mobilitare sei divisioni di fanteria, ove la 3a e la 4a Divisione si mobilitarono nelle piazzeforti di Liegi e di Namur, la 1a, la 2°, la 5a, e la 6a si raccolsero nella zona di Tirlemont, Lovanio, Wavre, Perwez, la Divisione di Cavalleria fu spinta in avanti verso la zona di Diest-S.Trond. Posizioni sulle quali l’Esercito belga attese l’aiuto degli Alleati.




sabato 8 settembre 2018

La Mobilitazione della Gran Bretagna nel 1914



2,4 Gran Bretagna.
La Gran Bretagna inviò in Francia quello che fu definito il Corpo di Spedizione britannico (B.E.F.) al comando del maresciallo French. Costituito da due Corpi d’Armata ( 1a 2a, 3a e 5a Divisione) ed 1a Divisione di Cavalleria; poche settimane dopo invio un altro Corpo d’Armata (4a e 6a Divisione); pertanto la forza britannica fu di sei Divisioni di fanteria ed una Divisione di Cavalleria.
La Gran Bretagna si era vincolata alla Francia con una intesa che, in caso di una guerra provocata dalla Germania, durante la quale fosse violata la neutralità del Belgio, la Gran Bretagna avrebbe inviato forze terrestri  che si sarebbero raccolte verso l’ala sinistra dell’Esercito francese nella regione di Avenes-Le Chateau. Le disposizioni che il Ministro della guerra Lord Kitchener aveva dato al maresciallo French erano diametralmente opposte a quelle dello Stato Maggiore francese: nessuna offensiva iniziale, nella convinzione che la guerra sarebbe stata lunga e sanguinosa, risparmiare le forze il più possibile in attesa che in Patria si costituisse un vero e proprio esercito da impiegare al momento opportuno. Proprio il 6 agosto 1914 in Gran Bretagna furono gettate le basi di una forza terrestre pari a 70 Divisioni. All’inizio quindi, non esisteva unità di intenti tra Francesi e Britannici nel condurre le operazioni.




sabato 1 settembre 2018

Riga. 1 settembre 1917. Disegno di manovra


La Battaglia di Riga
fu il primo esperimento, attuato a livello di divisione,
dello Stato Maggiore Tedesco 
per l'applicazione dei principi della battaglia di Canne applicati alla
Prima Guerra Mondiale
I risultati ottenuti convinsero i responsabili tedeschi ad applicare detti principi
a livello superiore
Nasce cos' il disegno di manovra che sarà applicato a Caporetto,
sul fronte italiano
L'anno successivo sarà applicato in Francia dove i risultati saranno ancora più
sbalorditivi: la V Armata britannica distrutta e la penetrazione fu di oltre 55 chilometri
Gli stessi principi furono applicati nel 1940 durante
la campagna di Francia, in cui l'Esercito tedesco ebbe ragione di quello francese
 in sole sei settimane.

contatti
centrstudicesvam@istitutonastroazzurro.org







lunedì 23 luglio 2018

Progetto 3. Bibliografia.


Bibliografia

1918


AA.VV., L’Esercito Italiano dall’Unità alla Grande Guerra (1861-1918), Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1980.
Alberti A., L’azione militare italiana nella guerra mondiale. Esame critico di giudizi stranieri, Roma, Edizioni Pinnarò, 1924.
Alberti A., Testimonianze straniere sulla guerra italiana 1915-1918, Roma, Ministero della Guerra, Comando del Corpo di Stato Maggiore, edizione a cura del giornale “Le Forze Armate”, 1933.
Asprey R.B., L’Alto Comando tedesco, Milano, Rizzoli, 1993.
Auerbach B., L’Autrische et la Hongrie pendant la guerre depuis le debut des hostilités à la chute de la Monarchie (Aout 1914-Novembre 1918), Paris, Felx Alcan, 1925.
Avanzini G., Catalogo delle cartoline postali in franchigia (1915-1918), in “Studi Storici Militari 1990”, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1993.
Bovio O., Storia dell’Esercito Italiano (1861-2000). La difesa nazionale. I rapporti tra potere politico e militare nello sviluppo della forza armata, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 2010.
Cadorna L., La guerra alla fronte italiana alla fronte italiana fino all’arresto sulla linea del Piave e del Grappa, Milano, Fratelli Treves Editori, 1921
Candeloro G. Storia dell’Italia Moderna. La Prima Guerra Mondiale. Il Dopoguerra. L’avvento del Fascismo, Milano, Universale Economica Feltrinelli,  1978 .
Coltrinari M., Le Marche e la Prima Guerra Mondiale. Il 1914. Le brigate di fanteria “Marchigiane”. Brigate: “Marche”, “Ancona”, ”Macerata”, “Pesaro”, “Piceno”., Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2014.
De Dona G., Marcuzzo B., Musizza W., Sei mesi in guerra sulle Dolomiti. Le foto inedite dell’archivio Cerletti, Montebelluna, Edizioni DBS, 2014
De Risio C., L’Aviazione di Marina, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore della Marina, Ufficio Storico, 1995.
Etrusco, L’ultimo tradimento”, Lucifero, 11 aprile 1915.
Ferrante E., Il Grande Ammiraglio Paolo Thaon di Revel, Supplemento Rivista Marittima, 1989
Fornari A., Piccolo frutto rosso, frammento di pace. Nelle trincee del Monte Piana, la storia di un uomo, magg. Bosi Cav. Angelo, S. Vito di Cadore, Edizioni Grafica Sanvitese, 2008
Galuppini G., La Forza Aerea della Regia Marina, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore della Marina, Ufficio Storico, 2010.
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Gatti A., Uomini e folle di guerra, Milano, Fratelli Treves Editori, 1921
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Ministero della Guerra, Comando del Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, L’ultima guerra dell’Austria-Ungheria 1914-1917, relazione ufficiale compilata dall’Archivio di Guerra di Vienna. Vol. II bis. L’anno di guerra 1915, sino alla fine dell’estate (carte e schizzi). Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria, Roma 1935.
Ministero della Guerra, Comando del Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, L’ultima guerra dell’Austria-Ungheria 1914-1917, relazione ufficiale compilata dall’Archivio di Guerra di Vienna. Vol. III. L’anno di guerra 1915, sino alla fine dell’estate (narrazione). Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria, Roma 1935.
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Salandra A., L’intervento. (1915). Ricordi e Pensieri, Milano, A. Mondatori Editore, 1930
Sardagna F., I disegno di guerra italiano nell’ultima guerra contro l’Austria, Torino, Gobetti Editore, 1921.
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Severini M. (a cura di ),Trame disperse. Esperienze di viaggio, di conoscenza e di combattimento nel mondo della Grande Guerra (1914-1918), Venezia, Marsilio Editore, 2015.
Severini M., L’Anconetano, in Piccinini G. (a cura di), Le Marche e la Grande Guerra. 1915-1918, Ancona, Assemblea Legislativa delle Marche, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Comitato Provinciale di Ancona, 2008.
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Stefani F., La storia e la dottrina degli ordinamenti dell’Esercito italiano, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’esercito, Ufficio Storico, 1984, Vol. I
Tedeschini M., (a cura di), I Grandi Marchigiani. Repertorio alfabetico dei personaggi illustri dal 1800 ad oggi, Bologna, Il Resto del Carlino – Poligrafici editoriali spa, 1991.


Napoleone ed il suo Stato Maggiore alla Beresina


domenica 1 luglio 2018

Quaderni on Line Indici giugno 2018



QUADERNI ON LINE
Pubblicazione dell'Istituto del nastro Azzurro

SOMMARIO
ANNO LXXIX, Supplemento on line, VI, n.31
Giugno 2018
www.valoremilitare.blogspot.com
Editoriale, La finalizzazione dei Progetti
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Copertina, Giugno 2018  Foto: Anzio: Dopo la battaglia
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IL MONDO DA CUI VENIAMO: LA MEMORIA


APPROFONDIMENTI
Redazionale, 2 Giugno: La festa degli Italiani,
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Massimo Coltrinari, Agosto 1917. I presupposti per una offensiva italiana
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Redazionale, Prigionia Militare Italiana in Austria 1915 - 1918
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Luigi Marsibilio, La battaglia del Piave. La vittoria del Sostizio
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ARCHIVIO
Mario Nasatti, Festa della Repubblica, Per Non dimenticare,
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 1.6.2018
Redazionale, La Grande Guerra a colori
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 3.6.2018
Redazionale, Omaggio ai paracadutisti di Colbuccaro
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 17.6.2018
Redazionale, La Fanfarina del Nastro Azzurro protagonista a Reinchelfeds
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 11.6.2018
Redazionale, Avversari iri amici ogg. Carinzia 9 10 giugno 2018
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DIBATTITI
Massimo Coltrinari, La prigionia di Guerra al femminile
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Redazionale, Macerata I Bersaglieri nella Grande Guerra
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 17.6.2018

MUSEI,ARCHIVI,BIBLIOTECHE
Redazionale, Il Cimitero di Guerra di San Candito - Innichenn
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 6.6.2018
Redazionale, Guglielmo Oberdan. Lapide al Comune di Bologna
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 23.6.2018



IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA' D'OGGI

UNA FINESTRA SUL MONDO
Redazionale, Germania. Il cuore dell’Europa,
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GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE

SCENARI,REGIONI, QUADRANTI

CESVAM NOTIZIE
CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE
Redazionale, Indici mese di giugno 2018
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Giancarlo Ramaccia, La Giornata del Decorato. Roma 2018
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 5.6.2018
Redazionale, Ipotesi di progetti 2019
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 27.6.2018
Javier Ernesto Sanchz, Una richiesta dal Nuovo Messico: la foto del gen. Scrivante
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 27.6.2018
Redazionale, Festa delle Trasmissioni Convegni
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 22.6.2018
Redazionale, Festa delle Trasmissioni Leonessa. Auguri a Tutti i Trasmettitori
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 20.6.2018
Redazionale, Auguri al Nostro Presidente di Pordenone
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 19.6.2018
Redazionale, Periodico del nastro Azzurro N. 3 del 2018. Giornata del Decorato. Roma 2018
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 18.6.2018
Redazionale, Progetto n. 5 Lo Sbarco di Anzio. La azione dei soldati Italiani
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 14.6.2018
Redazionale, Progetto n. 3 CESVAM Impostato l’indice del Manoscritto n. 1
                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data 13.6.2018
Redazionale, Dizionario Minimo della Grande Guerra. Copertina
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SEGNALAZIONI LIBRARIE
Rivista: Noi dei Lager, Associazione Nazionale Ex Internati,
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AUTORI

Pecce Alessio, ricercatore
Coltrinari, Massimo direttore CESVAM
Giovan Battista Birotti, ricercatore
Baldoni, Massimo, pseudonimo
Giorgini, Desiderio pseudonimo
Alessia Biasiolo, collaboratrice CESVAM
Luigi Marsibilio, membro del Collegio dei redattori della Rivista
Giancarlo Ramaccia, vice direttore CESVAM
Giovanni Cecini membro del Collegio dei redattori della Rivista
Mario Nasatti, Presidente della federazione di Lecco

Numero chiuso in data 30 6 2018