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sabato 30 aprile 2022

Ettore Viola e l'opposizione al fascismo

 

COMBATTENTI E MUSSOLINI DOPO IL CONGRESSO DI ASSISI

 

 

Chiarimento necessario

 

L'autore di questo scritto, già presidente della Associazione Nazionale Combattenti dal Congresso di Assisi del luglio 1924 al marzo del 1925, e dal 1944 al 1958; Deputato al Parlamento nella 27^ Legislatura fascista  dal 6 aprile 1924 alla primavera del 1929; Consultore Nazionale, poi, nel 1945-1946 e ancora Deputato al Parlamento dal 18 aprile 1948 al 25 maggio 1958; l'autore di questo scritto, si diceva, essendo stato riconosciuto, dagli attuali dirigenti, il più indicato per celebrare il 50° anniversario del Congresso di Assisi (che all'Associazione Nazionale Combattenti diede lustro in un momento difficile, e al Paese una speranza che fu delusa per l'incomprensione di uomini che non meritavano di occupare posti di responsabilità al vertice dello Stato) al recente Congresso di Taranto dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci prese la parola; se non che, avendo avuto a disposizione soltanto mezz'ora di tempo, l'oratore fu costretto a concludere così: “Interrompo la celebrazione del Congresso di Assisi perché è scaduto il tempo che mi era stato assegnato per parlare in questa sede”

Ciononostante fu molto applaudito e anche onorato con una pergamena e una medaglia d'oro.

I congressisti apprezzarono particolarmente la sua obiettività e non furono pochi coloro che gli chiesero di pubblicare quanto aveva detto e avrebbe dovuto ancora dire.

Tuttavia il desiderio dei suoi amici non sarebbe stato forse appagato se alcune settimane dopo non gli fosse stato segnalato un recentissimo libro intitolato La Ventesima Legislatura -L'opposizione in Aula, firmato da un collega, Deputato come lui, nell'epoca caratterizzata dall'assassinio del Deputato Matteotti, dalla presa di posizione dell'Associazione Nazionale Combattenti al Congresso di Assisi e dalla condotta degli oppositori di Mussolini in Aula, libro tutt'altro che obiettivo e rispettoso della verità storica.

Ha perciò sentito il dovere di confutare e deplorare sia gli errori sia le calcolate omissioni dello scrittore in questione.

Quanto all'ultima parte di questo scritto l'autore ha creduto di dover riassumere le responsabilità assunte da Mussolini nell'ultimo periodo della sua vita, dalla conquista fittizia dell'Impero alla rovina irreparabile dell'Italia.

 

                                                                                                                                                       L'AUTORE

 

 

Mussolini accusò ricevuta della mia lunga lettera il 28 marzo 1936, ma solo indirettamente e per  e per mezzo di un telegramma all'Ambasciatore d'Italia a Santiago del Cile firmato Suvich. Segretario di Stato agli Esteri.

Diceva il telegramma: “Pregasi far conoscere atteggiamento attuale dell'ex deputato Viola e se egli                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                pensa di rientrare in Italia. Suvich”

Non conobbi mai la vera risposta dell'ambasciatore, ma seppi successivamente, rientrando in Patria            che nell'aprile del 1944 a guerra finita, quel che si proponeva di fare a mio danno  il dittatore.

Infatti da una “Rubrica segreta delle persone ricercate e sospette” edita a cura della P.S.  (Polizia Frontiera e Trasporti)  1° luglio 1943, pag. 838 si poteva leggere quanto segue:

“Ettore Viola di Pietro, nato a Villafranca in Lunigiana – Min Int. Cas. - ARRESTARLO”.

Detta rubrica segreta me la mostrò un funzionario della Questura di Napoli nella stessa primavera del 1944 allorché gli Alleati, d'accordo col nostro Governo, mi reintegrarono nell'ufficio di dirigente dell'Associazione Nazionale Combattenti.

Per un vero gioco della sorte Mussolini poté fare la sua guerra.

Ho accennato a un gioco della sorte perché sarebbe bastato che l'Inghilterra bloccasse il Canale di Suez con l'affondamento di una nave, per mettere in ginocchio il dittatore.

Invece, ritenendo forse di potersi intendere con un Mussolini contento e soddisfatto per la facile conquista dell'impero del Negus, fu  di altro avviso. Infatti qualche tempo dopo la celebrazione della vittoria fascista, gli inglesi presero l'iniziativa di promuovere con il Duce un incontro chiamato, se non erro, “Convegno di gentiluomini”.

Mussolini vi aderì, ma di malavoglia, convinto, com'era che l'Inghilterra gli avesse lasciato conquistare l'Etiopia perché non aveva i mezzi né forza per impedirglielo; e ora era sicuro che la stessa Inghilterra volesse allearsi con lui per difendersi dall'inquieto e già pericoloso dittatore tedesco.

Gli anni successivi registrarono il grave errore del Duce, ma intanto egli aveva potuto pavoneggiarsi dei risultati ottenuti e veder tanti italiani riconciliarsi con lui per i successi conseguiti.

 

La mia opera intesa ad amalgamare nell'Associazione gli ex combattenti della prima guerra mondiale con quelli della seconda, e a non umiliare i “forzati” volontari della  guerra di Spagna, durò lunghi anni, ma alla fine fu coronata dal successo.

Non è il caso di elencare il successivo immane lavoro svolto da me e dai miei collaboratori. Dirò soltanto che per quattordici anni rimasi inchiodato alla mia poltrona di Piazza Grazioli, come un impiegato qualsiasi e che i miei viaggi per l'Italia avevano come scopo lo sviluppo dell'Associazione degli ex combattenti e non la propaganda per essere riconfermato Deputato.

Infine, non per vantarmene, ma per la verità obiettiva, non sempre gradita ai mie detrattori, dirò che all'Associazione non feci mai spendere per me, neppure una lira perché rinunciai sempre ad ogni indennità nonché al rimborso delle spese vive; e ricorderò agli immemori che durante la mia Presidenza dell'Associazione non fu mai asservita né ai democristiani né ai comunisti, e tanto meno a un condominio tra questi due grandi partiti. Ciononostante i comunisti furono nell'Associazione sempre disciplinati, corretti e amici dello scrivente.

Anche ancorché mi dimisi volontariamente dalla Presidenza dell'Associazione nel 1958, per aver ricevuto dall'armatore Achille Lauro, allora capo di un partito monarchico, un'azione disonesta che mi impedì di essere confermato deputato, i comunisti furono ancora una volta, con me, tra i più corretti e comprensivi.

Infatti in quell'occasione, dissociandosi da coloro che vollero ad ogni costo accettare le mie dimissioni – che peraltro avevo dichiarato irrevocabili – senza seguire la prassi secondo cui, tra le persone educate e civili si usa respingerle “in prima istanza”, i comunisti dimostrarono di essere i “più umani” di tanti altri presenti in Assemblea.

 

A questo punto, per far conoscere meglio i mi miei denigratori presenterò altre prove, forse più convincenti, per dimostrare che il 18 dicembre 1926 non pronunciai alla Camera il discorso che mi si rimprovera per rientrare nelle grazie di Mussolini.

Trascriverò, all'uopo, alcuni documenti del RR.CC. Di quell'epoca:

 

 

1)

“Dalla Tenenza di Fivizzano al Comando dei CC.RR. Di Terrarossa e per conoscenza alla Tenenza di Pontremoli N. 339/10 il 4.1.1938 – IX:

“On.le Ettore Viola

“Si trascrive per opportuna  vigilanza il seguente telegramma:

“R. Questura Massa del 4 andante:

“Ex deputato medaglia d'oro Ettore Viola est rientrato stamane Regno proveniente Nizza proseguendo subito per Villafranca Lunigiana.

                                                                    

                                                                    “Il Maresciallo Maggiore a piedi

                                                                        Comandante Int. La Tenenza

                                                                        Firmato: Nardi Giulio

                                                                 (Timbro della Tenenza di Fivizzano)”.

 

2)

“R. Questura di Massa Carra N. 0209 Gab.

“Massa 19 maggio 1931 – Anno VIII

“Al Comando Stazione CC.RR. - Terrarossa

“Oggetto: Medaglia d'Oro Ettore Viola

“Noto ex deputato Medaglia d'Oro Ettore Viola è stato rintracciato a Roma.

 

                                                                    Il Reggente di Questura

                                                                         (Firma illeggibile)

 

3)

“Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Livorno

“Tenenza di Fivizzano

“N. 339/13 di prot. div. 3^

                                                                      Fivizzano lì 9.1.1931 – IX

 

“Oggetto: Medaglia d'Oro Ettore Viola

“Al Comando della Stazione dei CC.RR. di Terrarossa

“Per disposizioni di vigilanza comunicasi che medaglia d'oro Ettore Viola ha telegrafato da Milano al fratello    Pietro (era invece mio padre) a Terrarossa Scalo che giungerà colà domani sera medesimo treno.

“Pregasi segnalare arrivo.

“Si dispone che le segnalazioni di arrivo e partenza del suddetto siano fatte, d'ora in poi, direttamente da codesto Comando alla R. Questura di Massa a mezzo telegramma cifrato, dandone comunicazione a questa Tenenza con lettera.

 

                                                                   “Il Maresciallo Maggiore

                                                                 Comandante Int. La Tenenza

                                                                        Firmato: Nardi Giulio

                                                           (Timbro della Tenenza di Fivizzano)”

 

 

4)

“Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Livorno

“Tenenza di Fivizzano

“N. 339/7 di prot. div. III -

                                                                     Fivizzano lì, 1.1.1931 - IX

“Oggetto: Medaglia d'Oro Ettore Viola

“Al Comando della Stazione dei CC.RR. Di Terrarossa

“A seguito del foglio N. 339/2 del 28.12.30 si comunica per notizia seguente dispaccio Questore Napoli:

“n. 53090 at 02066 stop noto telegramma diretto On.le Viola fu spedito ieri dal Sacerdote Cileno Lanan Manuel Francesco anni 48 residente Roma che   trovasi Capri Hotel Quisisana dal 25 volgente stop.

“Costui est cugino moglie Viola et favorevolmente conosciuto Capri donde doveva partire oggi ma partenza est stata rimandata.

 

 

                                                                   “Il Maresciallo Maggiore,

                                                                Comandante Int. La Tenenza

                                                                        Firmato: Nardi Giulio

                                                           (Timbro della Tenenza di Fivizzano)”

 

5)

“Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Livorno

“Tenenza di Fivizzano

“N. 339/9/930 di prot. div. III -

                                                                   Fivizzano lì. 3.1.1931 – IX

“Oggetto: Sacerdote Cileno Lanai Manuel.

“Al Comando della Stazione  dei CC.RR. di  Terrarossa

“Si trascrive il seguente telegramma della R. Questura di Massa e si prega disporre di conseguenza riferendo:

“Questore Napoli mi telegrafa ieri sera è partito diretto codesta volta sacerdote cileno Lanai Manuel fu Francesco anni 48 da Capri ove giunse 25 dicembre spedì telegramma On. Viola dandogli appuntamento Spezia Stop Lanai è cugino della moglie dell'On. Viola e favorevolmente conosciuto a Capri.

“Informo per vigilanza e accertamenti riferendo. Analoga comunicazione telegrafica ha fatto il Questore di Spezia

 

                                                                   “Il Maresciallo Maggiore

                                                                Comandante Int. La Tenenza

                                                                        Firmato: Nardi Giulio

                                                            (Timbro della Tenenza di Fivizzano)”

 

Se non dovessero bastare le prove da me offerte per sbugiardare gli uomini in malafede, potrei riferirmi ai documenti ufficiali del primo Governo democratico residente a Salerno nel 1944.

Il filosofo Benedetto Croce, per esempio, Ministro in quel governo, mi scrisse questa lettera:

 

“Carissimo Signor Viola,

la sua posizione politica fu discussa ed esaminata a Salerno nel primo Ministero democratico e concordemente (cioè con il voto dei comunisti, dei socialisti e dei rappresentanti del Partito d'Azione) fu riconosciuto esente da biasimo e come tale confermato quale capo dell'Associazione Nazionale dei Combattenti.

“Con cordiali saluti

                                                                                                 Benedetto Croce”

 

E qualche tempo dopo il Presidente del consiglio dei Ministeri, On.le Ferruccio Parri, mi faceva pervenire quest'altra lettera:

 

“Roma, 31 agosto 1945

“All'On.le Ettore Viola

Commissario per l'associazione Nazionale Combattenti

Roma

“Le comunico che il consiglio dei Ministri, nell'ultima tornata, ha esaminato la di Lei posizione nei riguardi della Consulta Nazionale ed ha considerato come Ella non possa farne parte, quale ex parlamentare, per mancanza dei requisiti di cui all'art. 7 del Decreto Legislativo luogotenenziale 30 aprile 1945, n. 168, in quanto la dichiarazione da Lei fatta alla Camera dei Deputati nella seduta del 18 dicembre 1926, pur avendo l'unico scopo di renderLe possibile l'allontamento dall'Italia, formalmente rompeva la continuità dell'atteggiamento antifascista di fronte al pubblico.

“Debbo tuttavia darLe atto, anche a nome del Consiglio, che ciò non vale disconoscimento di tale atteggiamento, che fu da Lei ripreso all'Estero, e dei suoi meriti di patriota, che furono già oggetto di considerazione da parte del Consiglio dei Ministri quando fu deciso, nello scorso anno, di affidarle la carica di Commissario dell'Associazione Combattenti.

“Tengo in proposito a confermarLe la mia piena fiducia e stima augurandoLe, anche a nome del Governo, che Ella possa continuare a svolgere l'opera iniziata con grande passione e con assoluto disinteresse.

“Cordialmente

                                                                                         Ferruccio Parri”

 

A prescindere dal fatto che in virtù di una seconda “formalità” mi fu ugualmente riconosciuto senza difficoltà il diritto di far parte della Consulta Nazionale, sento di dover esprimere un vivo sentimento di compassione, più che di disprezzo, per chi, dopo aver combattuto nella stessa guerra del 1915-18 e nello stesso settore politico alla Camera dei Deputati in rappresentanza dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, si comporta poi come un irresponsabile qualsiasi nel contesto dei rapporti umani.

 

Ritengo di aver fatto chiaramente intendere che se, invece della via tedesca, Mussolini ne avesse percorsa altra meno satura di ricordi paurosi, tutt'ora vivi nella mente dei combattenti della prima guerra  mondiale, anche lo scrivente avrebbe forse attenuato la propria reazione perché non avrebbe avuto alcun motivo per riscartabbellare i codici delle”inumane teorie teutoniche” destinate a vincere in qualsiasi modo la guerra.

Il Führer ha perduto la guerra, ma ha facilitato ai tedeschi di oggi il compito di ripulire il loro ambiente politico inquinato nei secoli.

Il Duce non ha vinto né perduto la guerra perché era al rimorchio del confratello tedesco, ma ha rovinato l'Italia.

Quanto all'autore delle presenti pagine egli non ha ragione di dolersi per averle scritte. Tutt'altro!

 

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