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lunedì 7 settembre 2015

FRANCO SCARIONI Un giornalista caduto nella Grande Guerra

Si accludono 2 reportages del giornalista Franco SCARIONI, Caduto nella Grande Guerra:

A) "LA TROPPO DURA SCONFITTA SUBITA DALLA JUVENTUS A GENOVA".

"Genoa batte Juventus 4 - 0.

da “La Gazzetta dello Sport” dell’11 Gennaio 1915"

"Genova, 10. La sconfitta subita in campo genoano dall’ undici juventino, sceso nella superba con
qualche velleità di conquista non proprio recondita, e grave e certamente sproporzionata, nell’esito
numerico, alla differenza che distingue l’undici vittorioso del Genoa dal plotone torinese.
Nonostante ciò si può sicuramente affermare che il match odierno superò ogni migliore attesa e se
la sfortuna si fosse un po’ meno accanita nel primo tempo contro gli striscioni torinesi, certo la gara
– che aveva già per natura sua i massimi caratteri della velocità, della spigliatezza di assieme e della
combattività vivace e tecnica – sarebbe assurto a dignità di una grande contesa e, impegnando più a
fondo il Genoa, avrebbe dato modo di stabilire un più preciso raffronto fra i due teams combattenti
e di dedurre più sicure previsioni per la lotta futura che involgerà anche i campioni d’Italia. Se
mancò il grande scontro, vi fu però un match che soddisfece ad usura le esigenze del folto pubblico
genoano, ormai specializzato in fatto di foot-ball.

UNA JUVENTUS NUOVO STILE. La Juventus nuovo stile è senza dubbio una bella e salda unità.
Oggi le facevano particolare difetto la mancanza di Dalmazzo, che valse da sola a slegare e
sconnettere tutto l’assetto rendendolo nullo proprio nel culminar delle azioni decisive iniziate di
lontano e portate con un giuoco deciso, veloce e scapigliato sin sulla porta difesa da Rolla, e la
cattiva giornata di Varalda: l’insufficienza dell’ half juventino lascio via libera da un lato al
pronunziarsi e al concretarsi del serrato e forte attacco genoano. In formazione compatta e in
giornata più felice, la Juventus avrebbe innalzato dinnanzi al Genoa una barriera non tanto
facilmente sormontabile e la vittoria non dubbia del genovesi – data la netta e sensibile supremazia
nel severo ordine tecnico – sarebbe stata assai più limitata. Un rapido esame della squadra vinta
trova buona la difesa, ben inquadrata sul trio Baldi-Bigatto-Faroppa. Il portiere, il bravo “Pony”
ebbe poi modo di prodigarsi in parate veramente classiche toccando ancora una volta quella fama di
virtuoso difensore della porta che venne sciupata una volta e purtroppo con conseguenze
indistruttibili in un disgraziato incontro internazionale disputato a Torino. Della coppia dei terzini il
migliore per correttezza e precisione di giuoco fu l’ex novarese. Bigatto e ancora troppo sbandato e
un po’ falloso nelle melèe. La linea mediana rimase in campo, nella sua reale formazione, soltanto
nel primo tempo, poiché nella ripresa l’ottimo Bona vista ormai perduta la partita corse a
rinfrancare l’attacco. Noi crediamo che se la mossa del tarchiato juventino non fosse stata ritardata
di tanto, un esito un po’ diverso avrebbe avuto la partita stessa. La presenza in prima linea di Bona
diede coesione e maggiore forza di penetrazione a tutto l’attacco e spinse incursioni rapide e decise
fino alla rete di Rolla, sciupandole purtroppo di poi in tiri imprecisi che fecero mancare sicuri goals
persino a porta indifesa. Ma, chiusa la breve parentesi, dei tre uomini della linea di sostegno il
migliore fu Boglietti II. Infaticabile, pronto e preciso, in un giuoco largo di distribuzione del pallone
e nel sostenere quasi da solo tutto il furioso contrattacco avversario; Bona a lato gli fu buon
compagno. Varalda dall’ altro manco completamente al compito suo. L’attacco svolgente fino
all’esasperazione una trama unica di assalto basato sulle incursioni velocissime e travolgenti,
manco, come gia accennammo al risultato, soprattutto per l’assenza di un uomo che potesse
raccogliere e coordinare le azioni dei due binomi di destra e di sinistra. In ogni modo agli avanti
torinesi non difetta la sicurezza nel palleggio e la rapidità di azione.

IL GENOA PARI ALLA SUA FAMA. Il Genoa fu senza alcun dubbio in una giornata ottima.
Vorremmo dire eccezionale, facendo una lodevolissima eccezione per quello che tocca da vicino il
punto ordinariamente più debole di tutto lo squadrone rosso-bleu. Anche la linea mediana, il
lamentato tallone d’Achille della equipe curata da mister Garbutt fu sul terreno soffice ed asciutto
sicurissima e fiera della riconquistata efficienza sua. Sentendosi fin dai primi approcci dell’
impetuoso scontro ben salda e unita, si prodigo fino all’ esaurimento in un gioco brillante nel quale
tutti emersero: il tarchiato Magni con un giuoco di testa preciso e con rimandi forti, sicuri e ben
calcolati nel quale cercava di curare, più che gli fosse possibile e che gli consentisse il suo giuoco
ordinariamente sbandato, la distribuzione del pallone agli avanti. Il minuscolo Pella al quale difetta
solo la statura per essere un ottimo half; il modesto e valente Leale che cela come ape laboriosa
l’indefesso suo lavoro sotto le apparenze di un giuoco per lui facile e piano. E, trovato buono cio
che ordinariamente non lo è, il resto della squadra rese quanto ordinariamente dà. Dunque,
pressoché insormontabile l’estrema difesa, ora chiusa meraviglia anche sull’ estremo vertice con un
portierino agilissimo, energico e sicuro nella presa; buona nell’ attacco, nel quale permane ancora –
e permarrà finché qualcuno che in effetto ingombra o slega le azioni più piane e facili non ne sarà
tolto – un piccolo enigma: una risultante cioè minima, povera, intisichita di forze, magnificamente
chiusa in un quintetto di uomini rotti a tutte le malizie del giuoco ed in effetto tra i migliori
forwards nostri e che dovrebbero combinare attacchi assolutamente insostenibili per le più chiuse ed
agguerrite difese.

IL GIUOCO. L’ouverture dell’ incontro e fatta su di una impetuosa discesa dei genoani che serrano di un fitto assedio la rete di Faroppa. E Baldi, nell’ assillo della difesa, arresta, con uno di quei falli infantili che non trovano difensori neppure in chi li commette, la palla con la mano. De Vecchi non manca il penalty e così al 2.o minuto il Genoa è subito in vantaggio. La Juventus si scuote ed argina contrattaccando audacemente la continua minaccia rosso-bleu. Al 35.o minuto, dopo che “Pony” ha di già infranto con un plongeon ardito un fine e pericoloso lavoro di dribbling intessuto da Sardi e Santamaria portato fin presso la rete, Benvenuto, raccogliendo il debole rimando, infila di sorpresa la rete torinese. Nella ripresa vi e un maggiore equilibrio di forze. Gli juventini sono un po’ demoralizzati dal duplice insuccesso e giuocano senza troppa convinzione. Si rianimano quando vedono piu facile la via di accesso all’ estrema area avversaria. Allora attaccano con foga ma mancano in facili occasioni; mentre Sardi al 7.o minuto non sciupa un preciso traversone di Mariani e Magni segna per la quarta e ultima volta otto minuti appresso riprendendo una palla, sgusciata da una melèe provocata da un corner, e infilandola dritta dritta nella porta di Faroppa. Verso il finish il Genoa torna ad un netto sopravvento e allora l’estrema difesa torinese argina di forza, provocando qualche grido ostile della folla. Pedroni che si lasciò sfuggire con qualche offside anche qualche fallo abbastanza grave – disse lui per non guastare la continuità del giuoco – fischiò però poco dopo il termine della brillante e movimentatissima gara. Fu però arbitro energico e coscienzioso ed il risultato dell’ incontro, per quanto riesca un po’ ostile agli sfortunati juventini; non ha di certo subito alcuna influenza d’ordine … arbitrale.

Franco Scarioni.

Gazzetta dello Sport – 11 Gennaio 1915, Milano"


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